"The Defeated", un potente dramma del dopoguerra nella Berlino spaccata del 1945

Vale la pena cimentarsi in una storia che combina due dei formati più popolari, e "The Defeated" è, allo stesso tempo, una storia di guerra e un thriller poliziesco . Ambientato a Berlino nel 1946, quando gli Alleati vittoriosi si spartiscono ciò che resta della Germania, la trama principale segue un poliziotto americano, Max McLaughin (Taylor Kitsch), che arriva per organizzare una stazione di polizia mentre è alla disperata ricerca del fratello.
La serie diretta dagli svedesi Måns Mårlind e Björn Stein vede tra i protagonisti anche Sebastian Koch e Logan Marshall-Green e riesce a ritrarre con tratti impietosi la scena della devastazione di una città divisa tra Stati Uniti, Inghilterra, Russia e Francia, in un momento storico in cui l'unica certezza è che la vita vale poco come in mezzo ai bombardamenti.
Vale la pena cimentarsi in una storia che combina due dei formati più popolari, e "The Defeated" è, allo stesso tempo, una storia di guerra e un thriller poliziesco . Ambientato a Berlino nel 1946, quando gli Alleati vittoriosi si spartiscono ciò che resta della Germania, la trama principale segue un poliziotto americano, Max McLaughin (Taylor Kitsch), che arriva per organizzare una stazione di polizia mentre è alla disperata ricerca del fratello.
La serie diretta dagli svedesi Måns Mårlind e Björn Stein vede tra i protagonisti anche Sebastian Koch e Logan Marshall-Green e riesce a ritrarre con tratti impietosi la scena della devastazione di una città divisa tra Stati Uniti, Inghilterra, Russia e Francia, in un momento storico in cui l'unica certezza è che la vita vale poco come in mezzo ai bombardamenti.
"The Defeated", che ha già una seconda stagione, è particolarmente crudo nel suo tentativo di dimostrare che la guerra non lascia spazio alle brave persone . A parte il personaggio di Taylor Kitsch e un adolescente che impara il mestiere di poliziotto, tutti sembrano avere buone ragioni per uccidere, mentire, imbrogliare, tradire e, quando possibile, trarre profitto dal disastro .
Per una volta, hanno evitato di attribuire nobiltà ad alcune delle fazioni in guerra. Una giovane donna di Berlino viene violentata dai soldati americani; il capo del distaccamento russo ricatta un agente di polizia locale per ottenere informazioni sul viceconsole americano; e quest'ultimo alterna la sua missione diplomatica con loschi affari legati alla vendita di opere d'arte sequestrate durante il conflitto.
Ciò che la guerra fa alle persone si riflette in quasi tutti i personaggi, ma soprattutto in Moritz McLaughlin, il fratello di Max, che si nasconde da tutti per portare a termine la sua vendetta, che include raffinate sessioni di tortura. Nel caso in cui ci fossero dubbi sulla natura oscura di molti dei personaggi, Mårlind ha rivelato di essere interessato a raccontare una storia di " persone distrutte " e di aver trovato il posto giusto in una città semi-distrutta.
Il clima di devastazione, esaurimento morale e crudeltà che prevale ne “I vinti” è paradossalmente ispirato, secondo il duo svedese, a “Max e Moritz”, una serie di racconti del tedesco Wilhelm Busch, pubblicati nel 1865, che venivano utilizzati per insegnare a leggere ai bambini.
Uno dei punti forti della serie è l'interpretazione dell'attore tedesco Sebastian Koch nel ruolo di Werner "Engelmacher" Gladow, un medico che lavora nell'ombra, praticando aborti e altre operazioni illegali e costringendo i suoi pazienti a unirsi a una rete di prostituzione e spionaggio che gestisce con l'abilità di un burattinaio e che gli frutta enormi profitti non solo in termini finanziari ma soprattutto in termini di informazioni.
"The Defeated" è una coproduzione franco-canadese-tedesca, con la maggior parte del cast proveniente da quest'ultimo Paese, mentre il personaggio principale è canadese. La prima stagione è disponibile su Netflix ed è composta da otto episodi, ciascuno della durata di 45 minuti.
I produttori hanno fatto di tutto per creare l' ambientazione . Lo spettatore può immaginare che a un certo punto la polvere che ricopre gli edifici distrutti dalle bombe penetrerà nello schermo. Pochi edifici sono ancora in piedi, e molti sono stati evacuati e ora sono nelle mani di altri proprietari temporanei. La stazione di polizia, ad esempio, opera in quella che un tempo era una banca ed è miracolosamente rimasta in piedi.
" The Defeated " potrebbe mancare di un pizzico di romanticismo. In questa prima stagione, quasi tutto ciò che si sono concessi sono stati un paio di baci fugaci tra la moglie del vice console americano, Claire (Tuppance Middleton), e Max, il ragazzo del film.
Trama
Il detective Max McLaughlin (Taylor Kitsch) giunge nel settore americano con l’incarico di contenere il caos del dopoguerra e con lo scopo personale di ritrovare suo fratello scomparso Moritz (Logan Marshall-Green).
Il distretto di polizia a cui è assegnato è guidato dall’inesperta Elsie (Nina Hoss) che dà la caccia agli sciacalli di una Berlino in rovina. Ma la loro collaborazione verterà presto su un criminale locale chiamato dai berlinesi “Engelmacher“, “Creatore di Angeli” (Sebastian Koch).
Con oltre 100000 stupri commessi dopo la caduta di Berlino, donne che cercano di abortire clandestinamente si rivolgono a questa oscura figura in cambio di prestazioni criminali o prostituzione.
Da ciò si evincono i toni sconfortanti dietro le relazioni tra i personaggi principali e le loro motivazioni. La cruda cornice è però proprio quello che permette alla serie di rappresentare sfacciatamente e su più livelli la desolazione del periodo immediatamente dopo l’orrore nazista.
Nella serie narrata in inglese e tedesco, tutta la scenografia è ovviamente frutto della tecnica digitale e si vede, infatti quello che un poco manca è proprio la verità del contesto e anche dei personaggi che rischiano a volte di essere manichini senza una vera forza interiore. Ma per il resto la serie è interessante e si lascia seguire con curiosità perché mescola molti stili e generi, passa dalla storia allo spionaggio, dai primordi di guerra fredda al melò familiare: al centro, infatti, tipicamente made in Usa, la storia di due fratelli americani in missione (con mamma tedesca) di cui uno è l’eroe della situazione e l’altro è schizofrenico dopo una tragedia vissuta a porte chiuse. Si chiamano Max e Moritz come i fratelli malvagi e pestiferi di un famoso fumetto pop noir tedesco. Il poliziotto in carica è Max che deve trovare, sempre a rischio vita, coi colleghi del «distretto» un pericoloso criminale, approfittatore di ragazze e boss della prostituzione e del mercato nero, nascosto nei meandri berlinesi con una rete di ragazze complici.
Il fratello è un puro e duro cacciatore di nazisti anche di quelli che si nascondono, hanno appoggi potenti, partono per il Sud America sotto falso nome con voli privati e non si risparmia neppure il nome di papa Pio XII, fra coloro che non hanno davvero combattuto Hitler ed è una vecchia polemica. Nel lungo film succede di tutto e di più, si vede un famoso hotel di Berlino col nome storpiato (quello vero si chiama Kempinski), si usa molto il meccanismo dell’inseguimento in jeep, il gioco eterno delle spie (c’è sempre un punto debole, cuore di mamma), l’eroismo del giovane ebreo che ha alle spalle la tragedia della Shoah e la poliziotta tedesca, insegnante di linguistica, che diventa l’altra metà del valore per riportare ameno temporaneamente qualcosa che somigli alla pace.
Interessante per chi non ricorda bene la storia berlinese prima del Muro del ‘61, quindi le quattro zone di influenza tra cui erano facili i contatti diplomatici e anche quelli illegali (vedi il commercio di quadri come ricompensa, metti un Klimt in soffitta), la serie ha comunque un centro drammaturgico di tipo freudiano psicanalitico. Il fulcro è nel rapporto speciale tra i due fratelli e il fatto che non si concluda ci assicura in una seconda stagione. Il cast multinazionale è nutrito anche se non di divi: Taylor Kitsch è il «buono», Michael C. Hall (noto per «Dexter» e «Six feet under») è il corrotto Tom Franklin con moglie alcolica e ninfomane, il fratello giustiziere e schizzato (ma neanche troppo) è Loran Marshall-Green, Nina Hoss, la migliore, fa la indagatrice tedesca e Sebastian Koch, forse il volto più noto per il film «Le vite degli altri», è lo scomodo e perfido «engelmacher», metaforico creatore di angeli che vende molto cara la pelle.
Manca, nella serie scritta da Mans Marlind, il fascino del mistery e anche la rabbia di Alexander Platz che verrà, ma anche se qualche fattore è debole, la loro somma è un drammone con molti personaggi a volte manovrati in modo automatico, senza la necessaria e sanguigna energia di quel momento storico. Seguirà il processo di Norimberga al nazismo e alle sue complicità, dal 20 novembre 45 al 1 ottobre 46, quello del film di Stanley Kramer «Vincitori e vinti», capolavoro del 60 che riassume il senso, la tragedia e la morale del nazismo.
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