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Il vento che accarezza l'erba (The Wind That Shakes the Barley) è un film drammatico del 2006 diretto dal regista inglese Ken Loach, vin...

Il vento che accarezza l'erba (The Wind That Shakes the Barley) è un film drammatico del 2006 diretto dal regista inglese Ken Loach, vincitore della Palma d'oro al 59º Festival di Cannes.


Il film è ambientato in Irlanda durante la guerra d'indipendenza irlandese (1919-1921) e la conseguente guerra civile (1922-1923). Il titolo originale The Wind That Shakes The Barley ("il vento che scuote l'orzo") si riferisce ad un verso di una canzone del XIX secolo di Robert Dwyer Joyce[2]. Il film è stato girato a Cúil Aodha nella contea irlandese di Cork.

The Wind That Shakes the Barley

Trama.
Damien O'Donovan è un giovane medico in procinto di lasciare l'Irlanda per lavorare in un ospedale di Londra. Suo fratello Teddy comanda la locale colonna dell'Irish Republican Army. Durante un controllo dell'esercito britannico, Damien è testimone del pestaggio mortale ai danni del suo amico Micheál Ó Súilleabháin. I suoi amici, alla luce dei fatti avvenuti, cercano di convincere invano Damien a rimanere in Irlanda e lottare per l'indipendenza, ma Damien resta convinto che sconfiggere l'esercito inglese è impossibile, soprattutto per l'inferiorità numerica dell'IRA.
Mentre attende il treno per partire verso Londra assiste ad un sopruso da parte degli inglesi che lo convincerà a restare e a combattere per l'indipendenza. Damien si unisce ai rivoltosi e all'IRA nella brigata comandata dal fratello Teddy, che organizza una rappresaglia per vendicare l'omicidio di Micheál. Il raid consiste nell'assaltare la locale caserma irlandese per recuperare alcune pistole, che vengono usate per uccidere quattro britannici ausiliari all'interno della caserma.
In seguito un proprietario terriero anglo-irlandese, Sir John Hamilton, costringe uno dei suoi servi, il membro dell'IRA Chris Reilly, a rivelare informazioni importanti sui rivoltosi all'intelligence inglese. Di conseguenza l'intera brigata di Damien è fatta prigioniera. Nella cella in cui sono rinchiusi, Damien incontra il macchinista del treno che avrebbe dovuto prendere per trasferirsi a Londra, Dan, che scopre essere un sindacalista che condivide le idee marxiste di Damien.
Intanto gli ufficiali inglesi interrogano Teddy, torturandolo nella speranza di ottenere altre informazioni, arrivando persino a strappargli le unghie delle mani con una pinza. Più tardi Johnny Gogan, un soldato scozzese di origini irlandesi dell'esercito inglese, aiuta i ribelli catturati a fuggire. Mentre Teddy è ancora convalescente per le torture subite, Damien assume temporaneamente il controllo della brigata del fratello. Catturano per vendetta Sir John Hamilton e Chris, il traditore che li aveva venduti all'esercito inglese.
Damien chiede agli inglesi, in cambio della liberazione di Sir John Hamilton, la liberazione di tre prigionieri dell'Irish Republican Army. Ma gli inglesi uccidono i rivoltosi e Damien e la sua brigata ricevono l'ordine di uccidere gli ostaggi. Nonostante la forte amicizia con Chris, Damien esegue gli ordini e uccide l'amico e Sir John Hamilton. Più tardi, Damien confessa alla sua migliore amica Sinéad Sullivan, corriere dell'Irish Republican Army, di vergognarsi di affrontare la madre di Chris per riferirle della scomparsa del figlio.
La rivolta prosegue e Teddy riprende il controllo della brigata, che assalta un convoglio armato della divisione ausiliaria inglese. L'esercito inglese risponde dando fuoco alla casa di Sinéad. Damien osserva da lontano, insieme al resto della brigata, Sinéad e la sua famiglia tenuti sotto tiro. Sebbene egli voglia intervenire per salvare l'amica e la sua famiglia, ma Teddy lo invita a restare fermo a causa della superiorità numerica dei soldati inglesi. Più tardi Damien insieme alla brigata si impegnerà a ricostruire la casa di Sinéad e tenterà di confortare la fidanzata, uscita distrutta psicologicamente dalla rappresaglia inglese. Intanto giunge la notizia di un formale cessate il fuoco tra gli inglesi e l'IRA. Mentre il paese festeggia, Damien e Sinéad si appartano e si baciano. Quando vengono resi noti i termini del trattato anglo-irlandese, l'IRA si divide sull'opportunità o meno di accettare le condizioni del trattato, che concederebbe all'Irlanda solo un'indipendenza parziale e molto debole.
Anche all'interno della brigata di Damien si presentano due fronti interni: il primo, capeggiato da Teddy, sostiene che accettare il trattato porterà la pace, garantendo la possibilità di ulteriori miglioramenti in seguito; l'altro fronte, guidato da Damien e Dan, propone invece di proseguire la lotta per l'indipendenza assoluta, opponendosi al trattato. Damien e Dan sono, inoltre, a favore della collettivizzazione dell'industria e dell'agricoltura. Prevale comunque la linea favorevole al trattato di Teddy e i suoi amici. Perciò si forma il nuovo Stato Libero d'Irlanda e l'esercito repubblicano in uniforme sostituisce quello inglese. Damien e i suoi compagni si sentono traditi dall'esercito repubblicano e scoppia la guerra civile irlandese.
Damien, Dan e i loro compagni iniziano una guerriglia contro il nuovo esercito irlandese. I disordini si intensificano e Teddy teme che gli inglesi possano tornare in Irlanda se l'esercito irlandese non riuscirà a risolvere i problemi interni al Paese. Inizia dunque una rappresaglia verso i rivoltosi, anche nei confronti di Damien e i suoi compagni. Dan viene infatti ucciso e Damien stesso finisce arrestato durante un raid presso una caserma, dove si era recato insieme ai suoi compagni per rubare qualche fucile.
Damien, imprigionato nella stessa cella in cui era stato recluso la prima volta, viene condannato a morte. Teddy supplica il fratello di rivelargli il luogo in cui i suoi compagni nascondono le armi rubate, in modo tale da evitare la condanna a morte e tornare a casa. Ma Damien si rifiuta categoricamente di tradire i suoi compagni. Teddy lascia la cella in lacrime e, di fronte all'ostinazione del fratello, invita Damien a scrivere una lettera d'addio a Sinéad. In questa lettera Damien dichiara tutto il suo amore per lei, confessando che ha sempre avuto paura di ritrovarsi dentro a questa guerra e ora che ci è entrato non riesce ad uscirne se non con la morte.
All'alba, Damien sfila davanti al plotone di esecuzione. Teddy tenta un ultimo disperato tentativo di convincere il fratello a rivelargli il luogo in cui i suoi compagni tengono nascoste le armi, ma vanamente. Teddy si rassegna e si prepara a bendare Damien, ma questi si rifiuta. In lacrime Teddy ordina al plotone di procedere con l'esecuzione. I militari sparano e Damien si accascia a terra. Quel pomeriggio Teddy consegna la lettera di Damien a Sinéad. Infuriata e con il cuore spezzato Sinéad si scaglia contro Teddy e gli ordina di andarsene per sempre da casa sua. Mentre Teddy si allontana Sinéad cade a terra, invocando Damien.

Interpreti e personaggi
Cillian Murphy: Damien O'Donovan
Padraic Delaney: Teddy
Liam Cunningham: Dan
Gerard Kearney: Donacha
William Ruane: Johnny Gogan
Orla Fitzgerald: Sinéad
Antony Byrne: The interrogator
Fiona Lawton: Lily
Martin Lucey: Congo
Mary Murphy: Bernadette
Aidan O'Hare: Steady Boy
Mary O'Riordan: Peggy
Myles Horgan: Rory
Keith Dunphy: Terence
Doppiatori italiani
Loris Loddi: Damien O'Donovan
Christian Iansante: Teddy
Angelo Maggi: Dan
Valentina Carnelutti: Sinéad
Massimo Lodolo: The interrogator
Laura Boccanera: Lily
Fabrizio Pucci: Congo
Elettra Bisetti: Bernadette
Emiliano Coltorti: Steady Boy
Serena Michelotti: Peggy
Emiliano Reggente: Rory
Marco De Risi: Terence

Necrofobia (Argentina – 2014) è un thriller psicologico che desta curiosità già dal titolo.  Il termine indica la paura dei cadaveri e del...

Necrofobia (Argentina – 2014) è un thriller psicologico che desta curiosità già dal titolo. 

Il termine indica la paura dei cadaveri e della morte, fobia che è trattata a 360° dal regista argentino Daniel De La Vega in questo suo intenso film.

 Necrofobia gode di un’ottima colonna sonora originale realizzata dal celebre compositore italiano Claudio Simonetti la cui musica si amalgama a un film tetro evidenziando ancor più il suo lato oscuro.

 Piazzato al centro della storia come uno dei suoi manichini ma animato da forti emozioni che lo trascinano in profonde crisi di identità al limite di ogni sopportazione, Luís Machín, il personaggio chiave del film, diventa specchio umano della necrofobia e riesce a coinvolgere emotivamente lo spettatore nel suo delirio.

Trama.

Il rumore di una macchina da cucire seguito dall’immagine di una stanza piena di manichini coperti da cellophane e avvolti dalla nebbia sono parte del mondo onirico di Dante, un uomo impegnato a realizzare l’abito che dovrà indossare al funerale del fratello gemello Tomas. 

Una musica tetra e asfissiante accompagna i semplici gesti del protagonista rendendoli sinistri, mentre le inquadrature cadono sui particolari di alcuni manichini e busti inquietanti che non solo hanno un uso sartoriale ma fungono anche da complemento d’arredo. Mentre indossa l’abito e si specchia circondato dai suoi fantocci usurati dal tempo, gli occhi lucidi di Machin svelano un animo sofferente. 

 Questa è l’introduzione del protagonista, un sarto, un uomo apparentemente normale e affranto dal dolore. A suggerire che si tratti di un personaggio ambiguo è sicuramente la sua immensa sartoria-casa, luogo sinistro e tetro popolato quasi esclusivamente da manichini e parti di essi. La sua personalità disturbata viene fuori nella sequenza nel cimitero, dove l’onnipresente senso di morte (amplificata dal funerale e dal cadavere del fratello nella bara durante la funzione religiosa) fa insorgere in lui la necrofobia che in seguito si manifesterà con una reazione incontrollabile. Rimasto solo tra lapidi e tombe di famiglia infatti, si lascia sopraffare dal panico. Col procedere della storia si ha una maggiore delineazione del personaggio principale che, grazie alla bravura di Luis Machin, diviene fulcro e pilastro del film.

In seguito al lutto, una serie di tristi eventi gravano su di lui come un macigno spingendolo in una lenta e inesorabile discesa nel baratro della follia, mentre un crescendo di tensione e di disperazione trovano il loro apice in un’altra location di morte. Dopo il cimitero sarà la volta anche dell’obitorio, luogo asfissiante dove la necrofobia non tarderà a manifestarsi. In questo intenso film funereo diretto dal bravissimo Daniel De La Vega, 
Leggi anche: Calvario più che un film è una opera riflessiva ed introspettiva.
Dante si aggira nelle viscere di questa storia malata come una marionetta guidata dalle mani di un destino crudele e funesto fino alla fine della storia. Il senso costante di morte che trasuda in questo film, si riflette anche in una fotografia (a cura di Mariano Suarez) altrettanto fredda, priva di colori e di vitalità, in perfetta sintonia con il tema trattato. Necrofobia è un film carico di emozioni che non dà spazio alla speranza ma solo a sensazioni devastanti e dolorose. E’ un’opera cinematografica carica di fascino ma anche di tanta tensione a causa del legame che viene a crearsi tra il protagonista e lo spettatore… quest’ultimo diventa quasi la spugna che assorbe il dolore e le negatività del personaggio principale. 

 Necrofobia è un film diverso, in continua trasformazione, la cui storia segue un percorso personale e abbraccia non solo la fobia della morte ma anche la follia in tutti i suoi stadi. Tra i chiari omaggi alla filmografia anni ’70 e ’80 (Torso, Tourist Trap, Maniac e anche film fulciani e argentiani) presenti in Necrofobia, è ben visibile l’impeccabile stile registico di Daniel De La Vega che ha già dato prova delle sue capacità in Jennifer’s Shadow. Alla solida regia si unisce un’impeccabile sceneggiatura (Daniel de la Vega, Nicanor Loreti e Germán Val) e la straordinaria e soprattutto impressionante interpretazione di Luís Machín nel ruolo di un personaggio indimenticabile.

 Nel cast, oltre a Luís Machín, anche Viviana Saccone, Hugo Aztar, Gerardo Romano, Raúl Taibo, Pablo e Ariel Juin, Fabiàn Forte. Della produzione si è occupato lo stesso regista Daniel De La Vega insieme a Néstor Sanchez Sotelo. Riuscite ed efficaci anche le sequenze più forti del film (amputazione di una mano, cadavere tagliuzzato con sforbiciate, gola tagliata con una sega), merito dell’effettista Alberto Jaceniuk e di Rebeca Martinez (Make up FX). Necrofobia rappresenta un dettagliato viaggio nelle fobie in cui è impossibile non perdersi.
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L'uomo che vide l'infinito (The Man Who Knew Infinity) è un film del 2015 scritto e diretto da Matt Brown. Basato sulla biografia ...

L'uomo che vide l'infinito (The Man Who Knew Infinity) è un film del 2015 scritto e diretto da Matt Brown.

Basato sulla biografia L'uomo che vide l'infinito - La vita breve di Srinivasa Ramanujan, genio della matematica scritta da Robert Kanigel nel 1991, il film racconta la storia vera di Srinivasa Ramanujan, un matematico che dopo essere cresciuto povero a Madras, in India, ottiene l'ammissione all'Università di Cambridge durante la prima guerra mondiale, dove diventa un pioniere nelle teorie matematiche sotto la guida del suo professore e mentore, G. H. Hardy.

Il film ha come protagonisti Dev Patel e Jeremy Irons. Il cast comprende anche Toby Jones, Stephen Fry, Jeremy Northam e Kevin McNally.

Trama.
India Coloniale 1912: il giovane matematico Ramanujan invia sue recenti scoperte al professore londinese G.H. Hardy, che è entusiasta e lo invita a studiare al Trinity College di Cambridge, nonostante Ramanujan debba affrontare la difficoltà della situazione familiare, con una madre troppo tradizionalista e la moglie fresca di nozze Janaki.

La figura del suo maestro rappresenta proprio quell'anello di congiunzione tra i due mondi. Hardy è infatti un personaggio non conforme alla società del tempo, è un pacifista e un uomo moderno, antiaccademico e, non a caso, molto amico di Bertrand Russel. 

Sarà lui infatti a proporre come fellow Ramanujan, cercando non solo di far apprezzare da tutti l'importanza del suo lavoro ma anche iniziare un processo che esorti il paese colonizzatore a guardare il colonizzato come un suo pari. 

Se con Hardy è facile costruire un rapporto egualitario che si trasformerà poi in una profonda amicizia, con il paese che lo sta ospitando Ramanujan deve faticare molto di più e servirsi di un tramite (un inglese) per farsi accettare. 

Leggi anche: 12 anni schiavo è un film sconvolgente, commovente e raccapricciante.
Il processo raccontato in questo film cela un sottotesto che rimanda al discorso coloniale ma lo accenna solo in parte e lo fa nel momento in cui si sofferma sugli sguardi e gli atteggiamenti avversi che gli inglesi rivolgono verso lo straniero. Ramanujan viene deriso per i propri abiti, chiamato straccione, picchiato da soldati dell'esercito, diventando il "diverso" su cui sfogarsi, nella cornice di un Paese distrutto e messo in ginocchio dalla guerra.

Le riprese del film sono iniziate ad agosto 2014 al Trinity College (Cambridge). Inizialmente l'attore R. Madhavan era stato selezionato per interpretare il ruolo di protagonista, ma i produttori alla fine hanno deciso per un attore maggiormente conosciuto a livello internazionale.

I matematici Manjul Bhargava e Ken Ono figurano tra i produttori associati del film.

Il film è stato presentato in anteprima al Toronto International Film Festival 2015. Successivamente è stato presentato in altri festival cinematografici internazionali, tra cui il Tribeca Film Festival. È stato distribuito nel Regno Unito l'8 aprile 2016. In Italia è stato distribuito il 9 giugno 2016.

Interpreti e personaggi.
Dev Patel: Srinivasa Ramanujan
Jeremy Irons: G. H. Hardy
Toby Jones: John Edensor Littlewood
Stephen Fry: Sir Francis Spring
Jeremy Northam: Bertrand Russell
Devika Bhise: Janaki
Arundhati Nag: Komalatammal
Kevin McNally: Percy Alexander MacMahon
Richard Johnson: Henry Jackson
Anthony Calf: Robert Alfred Herman
Enzo Cilenti: dottore
Shazad Latif: Chandra Mahalanobis

Doppiatori italiani.
Flavio Aquilone: Srinivasa Ramanujan
Mario Cordova: G. H. Hardy
Marco Mete: John Edensor Littlewood
Roberto Chevalier: Bertrand Russell
Laura Facchin: Janaki
Barbara Castracane: Komalattamal
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Il miracolo di Berna (Das Wunder von Bern) è un film di Sönke Wortmann del 2003. Di questa Germania interdetta, disincantata, spiazzata dall...

Il miracolo di Berna (Das Wunder von Bern) è un film di Sönke Wortmann del 2003.Di questa Germania interdetta, disincantata, spiazzata dall’enormità degli eventi, eppure non svuotata, e anzi intimamente così forte, così solida d’animo da rimboccarsi le maniche senza piangersi addosso né chiedere pietà, fino a ricostruirsi una verginità; di questa Germania, dicevo, il film fornisce un affresco scarno, popolaresco, efficace.

Un affresco neorealista, si potrebbe dire, perché tutto ciò lo racconta attraverso le vicende di gente semplice, di una famiglia come tante, la famiglia Lubanski, di una donna con tre figli che, col marito partito per la guerra in Russia e finito chissà come, si è vista costretta a ridisegnare la propria esistenza per mantenere i suoi cari, e lo ha fatto con dignità e successo, aprendo un piccolo bar diventato via via imprescindibile luogo di ritrovo per tanta gente della cittadina (Essen).

Trama.
Vista dagli occhi di Matthias, un bambino che incontra il suo idolo, il calciatore della nazionale tedesca Helmut Rahn, si ripercorre la vittoria della Germania Ovest ai mondiali del 1954 contro l'Ungheria nella finale disputata a Berna il 4 luglio 1954.

Matthias, figlio di un reduce, ex prigioniero di guerra, vive una realtà familiare e sociale difficile nella Germania della ricostruzione. Il rapporto con il padre, che dopo 12 anni di prigionia fatica a riadattarsi alla vita civile, è improntato ad un rigore che egli fatica sempre di più a sopportare, fino al punto di tentare di scappare di casa, trovando l'unica gioia nella passione per il calcio, cimentandosi in partitelle quotidiane con gli amici.

L'inizio dei campionati mondiali coincide con la ripresa del rapporto col genitore ed i due, il giorno della finale, partono alla volta di Berna per seguire l'incontro ma, a causa di un guasto alla macchina, ritardano l'arrivo e Matthias riesce ad entrare nello stadio solo a pochi minuti dalla fine della partita ma in tempo per vedere il gol della vittoria, segnato dal suo idolo che incontrerà in treno durante il viaggio di ritorno.

 Leggi anche:
Interpreti e personaggi.

 Louis Klamroth: Matthias Lubanski
Peter Lohmeyer: Richard Lubanski
Johanna Gastdorf: Christa Lubanski
Mirko Lang: Bruno Lubanski
Birthe Wolter: Ingrid Lubanski
Katharina Wackernagel: Annette Ackermann
Lucas Gregorowicz: Paul Ackermann
Sascha Göpel: Helmut Rahn

Doppiatori italiani.

Gemma Donati: Ingrid Lubanski
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Lo straniero è un film del 1967 diretto da Luchino Visconti e tratto dal romanzo omonimo di Albert Camus. Le vicende che ne hanno segnato ...

Lo straniero è un film del 1967 diretto da Luchino Visconti e tratto dal romanzo omonimo di Albert Camus.

Le vicende che ne hanno segnato la produzione possono spiegare, anche se solo in parte, il suo destino, questa sorta di damnatio memoriae.

Subito dopo l’improvvisa scomparsa di Camus e sull’onda del rinnovato interesse per il romanzo, Dino De Laurentis ne acquistò i diritti cinematografici ma, nel contratto Francine Camus, vedova dello scrittore, si garantì la scelta del regista e il controllo costante sul lavoro di adattamento, anche attraverso un collaboratore di sua fiducia. Per i ruoli dei protagonisti  Visconti pensò inizialmente ad Alain Delon e a Claudia Cardinale ma poi – troppo giovane lui e troppo bella lei -  furono scelti Marcello Mastroianni e  Anna Karina.
Trama.
Meursault, un modesto impiegato che vive e lavora ad Algeri, riceve l'annunzio della morte di sua madre, avvenuta in un ospizio. Senza essere particolarmente addolorato, si reca a vegliare la salma e ad accompagnarla al cimitero. Al ritorno, dopo i funerali, incontra Marie, una dattilografa sua amica, e inizia una relazione con lei. 

Un suo vicino di stanza, Raymond, che si fa mantenere dalle donne, gli offre la sua amicizia e gli chiede aiuto per vendicarsi di una ragazza araba. Meursault, indifferente e disponibile a tutto, acconsente. Una sera, Meursault e Marie sentono grida disperate provenienti dalla stanza di Raymond: è la ragazza araba che invoca aiuto e cerca scampo dall'uomo che la sta battendo a sangue. Interviene la polizia e la cosa è messa a tacere. Ma da quel giorno Raymond non si sente tranquillo: il fratello della ragazza lo segue per strada, in silenzio, da lontano.

Una domenica, Meursault, Marie e Raymond si recano al mare; l'arabo è là: Meursault, impigliato in assurde circostanze, spara sull'uomo e lo uccide. Arrestato e processato, viene condannato a morte: ma ciò che lo ha perduto non è tanto l'uccisione del giovane arabo, quanto la sua insensibilità, il suo essere diverso,"straniero" al mondo di tutti. 


Ma Meursault non si sente colpevole di fronte ai giudici che l'hanno condannato, convinto che la morte è l'unica realtà.
 Leggi anche:
Interpreti e personaggi.

Marcello Mastroianni: Arthur Meursault
Anna Karina: Marie Cardona
Bernard Blier: Avvocato difensore
Georges Wilson: Magistrato
Bruno Crémer: Prete
Pierre Bertin: Giudice
Jacques Herlin: Direttore di Casa
Marc Laurent: Emmanuel
Georges Géret: Raymond
Alfred Adam: Procuratore
Jean-Pierre Zola: Impiegato
Mimmo Palmara: Masson
Angela Luce: Madame Masson
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12 anni schiavo (12 Years a Slave) è un film del 2013 diretto da Steve McQueen.  Tratto dall'omonima autobiografia di Solomon Northup,...

12 anni schiavo (12 Years a Slave) è un film del 2013 diretto da Steve McQueen.

 Tratto dall'omonima autobiografia di Solomon Northup, opera del 1853, il film ha vinto il Premio Oscar come miglior film nel 2014.

Gli interpreti principali sono Chiwetel Ejiofor nel ruolo del protagonista, Michael Fassbender, Benedict Cumberbatch, Paul Dano, Paul Giamatti, Brad Pitt, quest'ultimo anche produttore della pellicola, e Lupita Nyong'o, vincitrice dell'Oscar alla miglior attrice non protagonista.

Il cinema americano prova a fare (veramente) i conti con la mostruosità della schiavitù, peccato originale della nazione che fa il paio col genocidio indiano. Lincoln, Django Unchained e 12 anni schiavo sono opere diverse e discordanti, la cui prossimità sortisce letture maggiori ed è qualcosa di più di una coincidenza.

Il soggetto, affrontato, aggredito, sfidato e condiviso, sottolinea la delicatezza di una vicenda storica lontana dall'essere assorbita nel Paese di Barack Obama. Se nel film di Steven Spielberg la figura e la condizione dello schiavo è nascosta tra discorsi, proroghe e mediazioni, in quelli di Quentin Tarantino e di Steve McQueen è un visione eversiva che sfida l'impero o lo subisce per dodici anni.

Distinti nelle maniere, Django è loquace e carnevalesco, Solomon è greve e silente, l'uno abbraccia l'eroismo sonante, l'altro in sordina, uno castiga, l'altro attende, i protagonisti di Jamie Foxx e Chiwetel Ejiofor condividono nondimeno un'espressione decisiva e ambigua, un'eccezionalità. Django e Solomon sono nigger speciali, schiavi fuori dal comune che finiscono proprio per questa ragione per sfuggire al destino del loro popolo.

Se Tarantino riscrive il passato e libera l'invenzione concretizzando un sogno che intercetta gli avvenimenti storici attraverso il piacere soggettivo, McQueen decide per la denuncia attraverso una rappresentazione esplicita, esibita, oscena, che mira evidentemente a risvegliare la coscienza intorpidita dello spettatore. 

Leggi anche: Remember affronta un regolamento di conti con la Storia e con una storia di privazione.
Trama.

 Nel 1841, prima della guerra di secessione, Solomon Northup, talentuoso violinista di colore, vive libero nella cittadina di Saratoga Springs (nello Stato di New York) con la moglie Anne e i figli Margaret e Alonzo. Ingannato da due falsi agenti di spettacolo viene rapito, picchiato e frustato, privato dei documenti che certificano la sua libertà e portato in Louisiana, dove rimarrà in schiavitù fino al 1853, cambiando per tre volte padrone e lavorando principalmente nella piantagione di cotone del perfido schiavista Edwin Epps. Tra la crudeltà di Epps e inaspettati quanto rari atti di bontà, Solomon lotta non solo per sopravvivere, ma anche per conservare la propria dignità. 

Nel dodicesimo anno della sua indimenticabile odissea, l'incontro casuale con l'abolizionista canadese Samuel Bass rappresenta per la sua vita una svolta insperata. Appresa la sua storia, Bass riesce a rintracciare la famiglia di Northup: Solomon è finalmente libero. Tornato a casa riabbraccia la moglie e i figli ormai adulti. Prima dei titoli di coda, veniamo informati della sua inutile battaglia legale contro i rapitori, come dell'impegno abolizionista che contraddistinse gli anni successivi alla drammatica esperienza.

Il poster e il primo trailer del film sono stati diffusi il 15 luglio 2013, mentre in lingua italiana a partire dal 12 dicembre dello stesso anno. Il film è stato presentato in anteprima al Telluride Film Festival e successivamente al Toronto International Film Festival, dove ha vinto il premio del pubblico.

La pellicola viene distribuita nei cinema statunitensi a partire dal 18 ottobre 2013, mentre in Italia dal 20 febbraio 2014.

I primi poster della versione italiana, a differenza di quella statunitense, mostrano in secondo piano il protagonista britannico Chiwetel Ejiofor, dando invece risalto a Brad Pitt e Michael Fassbender, scelta che ha causato accese polemiche, fino a far rimpiazzare i poster con un'altra versione.

Interpreti e personaggi.
Chiwetel Ejiofor: Solomon Northup
Michael Fassbender: Edwin Epps
Benedict Cumberbatch: William Ford
Paul Dano: John Tibeats
Paul Giamatti: Theophilus Freeman
Brad Pitt: Samuel Bass
Lupita Nyong'o: Patsey
Alfre Woodard: Harriet Shaw
Sarah Paulson: Mary Epps
Scoot McNairy: Brown
Taran Killam: Hamilton
Garret Dillahunt: Armsby
Michael Kenneth Williams: Robert
Quvenzhané Wallis: Margaret Northup
Ruth Negga: Celeste
Bill Camp: Ebenezer Radburn

Doppiatori italiani.
Fabio Boccanera: Solomon Northup
Alessio Cigliano: Edwin Epps
Niseem Onorato: William Ford
Emiliano Coltorti: John Tibeats
Massimo Rossi: Theophilus Freeman
Sandro Acerbo: Samuel Bass
Erica Necci: Patsey
Chiara Gioncardi: Mary Epps
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Nove regine è un film argentino del 2000 diretto da Fabián Bielinsky. Onusto di successi raccolti in vari Festival, " Nove regine &qu...

Nove regine è un film argentino del 2000 diretto da Fabián Bielinsky.

Onusto di successi raccolti in vari Festival, "Nove regine" è un bel film. Se i modelli sono dichiaratissimi (dal Mamet di "La casa dei giochi" alla commedia all'italiana di Monicelli e Risi), pure la sceneggiatura è un orologio svizzero, la regia mai banale, gli attori semplicemente strepitosi.

E l'intrigo giallo e picaresco viaggia che è un piacere verso un finale, se non proprio sorprendente, quanto meno più originale della media del genere. Consigliato
Nove regine-loc
Trama.
Juan è un truffatore alle prime armi che compie i suoi colpi per riuscire a mettere da parte la cifra necessaria a far scarcerare suo padre.

Durante una delle sue piccole truffe si imbatte in Marcos, truffatore anche lui ma più esperto, che, osservato il collega all'opera, gli propone di mettersi in società per un giorno.

Durante i loro raggiri, i due si ritroveranno tra le mani la più grossa truffa della loro vita che potrebbe porre fine per sempre ai loro problemi economici: vendere per vera, a un milionario collezionista di francobolli, una copia contraffatta delle famose nove regine, cioè nove francobolli della Repubblica di Weimar dal valore di mezzo milione di dollari. 
L'impresa non si presenterà semplice, ma anzi piena di imprevisti e con un finale del tutto inaspettato.
Leggi anche: Cari fottutissimi amici, un film particolare e originale dal maestro della commedia all'italiana.
Remake.
Il film è stato fonte di ispirazione per il film statunitense Criminal del 2004 e per il film indiano Bluffmaster del 2005.

Nel film italiano Mi fido di te è presente un riferimento a questo film tramite una truffa in un ristorante che avviene in maniera molto simile a quanto accade nel film argentino e viene infatti definita la truffa de le nove regine.

Interpreti e personaggi.
Gastón Pauls: Juan
Ricardo Darín: Marcos
Leticia Brédice: Valeria
Tomás Fonzi: Federico
Isaac Fajm: Venditore
Jorge Noya: Aníbal
Oscar Nuñez: Sandler
Ignasi Abadal: Vidal Gandolfo
Alejandro Awada: Washington

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Calvario (Calvary) è un film del 2014 diretto da John Michael McDonagh con protagonista Brendan Gleeson. È uscito nei cinema irlandesi l&#...

Calvario (Calvary) è un film del 2014 diretto da John Michael McDonagh con protagonista Brendan Gleeson.

È uscito nei cinema irlandesi l'11 aprile 2014.
Nel colonnino dei più ci sono l'interpretazione di Brendan Gleeson, che riesce a mantenere misura e dignità anche all'interno di questa trama grandguignolesca (e stiamo parlando di massacro etico, più ancora che fisico), e la fotografia di Larry Smith.

Anche la bizzarria della trama, fatta di incontri-confessioni come stazioni di una Via Crucis di evidente matrice teatrale, e l'umorismo acido che, in alcune scene, riesce a strappare una risata possono essere considerate virtù.
Trama.
Una domenica mattina, come tante altre, in una sonnolenta cittadina costiera irlandese occidentale, Padre James Lavelle è seduto nel suo confessionale per ascoltare i peccati dei suoi parrocchiani. Egli viene preso alla sprovvista quando un penitente gli annuncia che ha intenzione di ucciderlo per vendicare gli stupri subiti da bambino da parte di un altro prete oramai morto. L'uomo dà a Padre James una settimana di tempo per mettere le cose in ordine e fare pace con l'enigma spirituale e personale in cui si ritrova.

Padre James è una sorta di Giobbe contemporaneo, costretto ad ascoltare i peccati di una comunità irlandese che pare una galleria di mostri: un uomo traumatizzato dalle continue violenze di un prete nei suoi confronti, un ricco aristocratico che odia tutto e tutti, un assassino psicopatico violentatore seriale, una moglie fedifraga con la passione per il felching, un barista acido, un ispettore di polizia dotato di amante promiscuo, un medico sadico e persino la stessa figlia del parroco (concepita quando padre James era ancora un uomo sposato) con tendenze suicide. Lo stesso prelato è un ex alcolizzato che, dopo la morte della moglie, si è smarrito, per poi ritrovarsi grazie alla Fede.

Ce ne vorrà molta per sopportare le cattiverie e i rancori che gli si annidano intorno, anche perché la maggior parte degli abitanti della parrocchia è posseduto da un cinismo nero: lo stesso cinismo che sembra animare il regista e sceneggiatore angloirlandese John Michael McDonagh, nel momento in cui crocifigge incessantemente il suo protagonista circondandolo di personaggi scurrili, distruttivi e degenerati, presenti nella comunità in maniera anche solo statisticamente esagerata. McDonagh sembra accanirsi in modo particolare contro la Chiesa brulicante di pedofili, ipocriti e affaristi. A parte l'aiutante di Padre James, che è solo "spaventosamente coglione".Calvаry_(film)
Interpreti e personaggi.
Brendan Gleeson: Padre James Lavelle
Chris O'Dowd: Jack Brennan
Kelly Reilly: Fiona Lavelle
Aidan Gillen: Dr. Frank Harte
Dylan Moran: Michael Fitzgerald
Isaach De Bankolé: Simon
M. Emmet Walsh: lo scrittore
Marie-Josée Croze: Teresa
Orla O'Rourke: Veronica Brennan
Domhnall Gleeson: Freddie Joyce
David Wilmot: Padre Leary

Doppiatori italiani.
Paolo Marchese: Padre James Lavelle
Simone Mori: Jack Brennan
Benedetta Degli Innocenti: Fiona Lavelle
Massimo De Ambrosis: Dr. Frank Harte

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The Attic è un film del 2008 diretto da Mary Lambert . Mary Lambert (Helena, 13 ottobre 1951) è una regista statunitense. Il grande pass...

The Attic è un film del 2008 diretto da Mary Lambert.

Mary Lambert (Helena, 13 ottobre 1951) è una regista statunitense. Il grande passo nel mondo del cinema arriva nel 1987 quando dirige il drammatico Siesta con un folto gruppo di divi americani, capitanati da Ellen Barkin.

Tuttavia il suo più grande successo cinematografico è Cimitero vivente (Pet Sematary, 1989), da un romanzo di Stephen King (in questo caso anche sceneggiatore): una regia rigida e macabra, contrappuntata da iniezioni di ironia, permettono alla Lambert di essere paragonata ai tempi a Kathryn Bigelow, in quanto caso raro di regista donna che si dedica (e con successo) all'horror.

Rimane nel genere dirigendo un episodio da I racconti della cripta (Tales from the Crypt, 1989) e nel 1991 Kelly McGillis la chiama a dirigere il dramma in costume L'isola dell'amore (Grand Isle) tratto dal bestseller di Kate Chopin. Nel 1992 ritorna alla musica dirigendo il video My Destiny per Lionel Ritchie e nello stesso anno accontenta i fans dirigendo il seguito di Cimitero vivente (Cimitero vivente 2, Pet Sematary 2), enfatizzando il taglio ironico nella narrazione. Successivamente la Lambert resta sempre nel genere thriller- horror ma dirigendo titoli meno conosciuti (tra gli altri The in Crowd, 2000; Urban Legend 3, 2005 e The Attic, 2008. Nel 2015 dirige il nono episodio della terza stagione della serie televisiva The Blacklist.

Leggi anche: La Donna nel Ritratto.
Trama.
Emma Callan e la sua famiglia traslocano. Emma non ama la nuova casa, in particolar modo la soffitta. Proprio qui verrà attaccata da quella che sembra essere una sua gemella, e indagherà per risolvere il mistero.


Interpreti e personaggi.
Elisabeth Moss: Emma Callan
Catherine Mary Stewart: Kim Callan
John Savage: Graham Callan
Tom Malloy: Frankie Callan
Lynn-Marie Stetson: Beth
Alexandra Daddario: Ava Strauss
Jason Lewis: John Trevor
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Giustizia privata (Law Abiding Citizen) è un film del 2009 diretto da F. Gary Gray ed interpretato da Gerard Butler e Jamie Foxx. Giustizi...

Giustizia privata (Law Abiding Citizen) è un film del 2009 diretto da F. Gary Gray ed interpretato da Gerard Butler e Jamie Foxx.

Giustizia privata è indubbiamente un film ad alto tasso di intrattenimento. Nel senso che trattiene il pubblico incollato alla poltrona grazie a una triplice strategia. Inizia infatti come un legal thriller con il difficile rapporto tra l'uomo di legge e il cittadino che non riesce a capacitarsi del mancato raggiungimento di una giustizia piena.

Prosegue poi, suscitando attese sulle possibili varianti, come un ennesimo capitolo dei "Giustizieri della notte" con Clyde di nuovo a confronto con il suo trauma e Nick che tenta di ricondurlo nell'ambito della razionalità. Prosegue e termina poi costringendo lo spettatore ad esercitare ai massimi livelli la cosiddetta sospensione dell'incredulità
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Trama.
Clyde Shelton è un ingegnere che lavora per il governo americano, ma ha deciso di licenziarsi per stare con la sua famiglia. La sua vita viene sconvolta quando due criminali irrompono nella sua casa, i quali lo picchiano, lo immobilizzano e sotto i suoi occhi uno dei due stupra la moglie, la uccide e poi uccide anche la figlioletta (l'altro assiste impotente). I malviventi vengono catturati grazie all'identificazione di Shelton, che fornisce al procuratore Nick Rice tutti gli elementi possibili, ma durante il processo Rice preferisce patteggiare pur di vincere la causa, accettando la pena di morte per il complice innocente e lasciando libero dopo soli tre anni di carcere Clarence Darby, l'assassino materiale. Fuori dal tribunale, Darby stringe la mano di Rice per sbeffeggiarlo, mentre Shelton da lontano nota la scena e, equivocando, mette in dubbio l'integrità del procuratore, pensando ad un complotto che ha messo in atto con Darby e il giudice. Rice, ignaro di ciò, torna a casa dalla moglie e dalla figlia.

Dieci anni dopo arriva il giorno dell'esecuzione di uno dei due criminali e Rice preferisce assistere alla pena capitale invece che al saggio di violoncello della figlia. Inaspettatamente l'iniezione letale avviene con un composto corrosivo, e il giustiziato muore dopo un'atroce sofferenza. Non avendo alternative, la polizia si mette alla ricerca di Darby, il vero omicida di dieci anni prima, il quale viene contattato durante la fuga da un oscuro individuo, ovvero Shelton travestito da poliziotto. L'ingegnere immobilizza Darby con del veleno che paralizza solo il corpo, lasciando intatte le funzioni cerebrali e lo porta in una delle sue proprietà, dove lo tortura. Somministrandogli una soluzione salina e dell'adrenalina in vena, fa in modo di non fargli perdere i sensi affinché egli provi tutta la paura e il dolore possibile durante la tortura ed alla fine lo taglia a pezzi.

Dopo aver ripreso il tutto con una telecamera, Shelton spedisce il filmato a casa di Rice, assicurandosi però che in nessuna delle riprese del video sia possibile identificare il volto dell'uomo che seziona Darby. La polizia rintraccia Shelton, completamente nudo e lo conduce in prigione. Non essendoci prove inconfutabili, Shelton rinuncia ad essere difeso da un avvocato e con una brillante arringa riesce quasi ad essere rilasciato su cauzione. Mentre viene stabilito l'importo, Shelton inizia con grande rabbia ad offendere il giudice (lo stesso del processo che mise in libertà l'assassino dei suoi cari) e viene di conseguenza trattenuto in carcere per offese alla corte. Qui Shelton cerca di vendere delle proprie confessioni in cambio di alcuni privilegi tra cui un pasto di lusso e un materasso comodo; Rice accetta e viene a conoscenza di un uomo sepolto in una botola, l'avvocato di Darby, che però non riuscirà a salvare perché con gli agenti giungerà in ritardo sul punto comunicato da Shelton. Nel frattempo Shelton usa l'osso della bistecca pretesa come arma per accoltellare il suo compagno di cella e viene rinchiuso in isolamento.

Parlando con Rice, il detenuto rivela di voler sovvertire il sistema, che secondo lui non funziona correttamente, definendolo un "evento biblico". Nonostante l'isolamento, fuori dal carcere parecchie persone intorno a Rice iniziano a morire in trappole e congegni sofisticati, il che lascia pensare ad un possibile complice di Shelton. Rice e il procuratore distrettuale riescono a contattare e incontrare una spia ed ex-collega di Shelton all'epoca dei servizi segreti statunitensi; questi rivela che Shelton è stato il miglior ingegnere specializzato in dispositivi, armi e trappole a servizio della CIA e che si comporta come uno stratega militare dotato di una grande intelligenza e doti tattiche. Il suo obiettivo è quindi mettere a ferro e fuoco la città di Filadelfia per dimostrare che il sistema non funziona. Per concludere, la spia consiglia di giocare d'anticipo per fermarlo.

Intanto gli attentati proseguono: alcuni colleghi di Rice, tra cui la sua assistente Sarah, muoiono nell'esplosione delle loro auto, attuata tramite un telecomando che viene ritrovato nei paraggi; mentre lasciano il funerale, alcuni dei sopravvissuti vengono attaccati da un mitragliatore e lanciarazzi comandato manualmente e avviene un altro massacro in cui muore il procuratore distrettuale. Il sindaco, furioso della situazione e finito nel mirino della stampa, promuove Rice a procuratore distrettuale col solo obiettivo di fermare Shelton a tutti i costi. Rice è disorientato, ma trova una email di Sarah in cui c'è l'elenco delle proprietà di Shelton; una in particolare cattura la sua attenzione perché molto vicina al carcere. Rice e il detective Dunnigan irrompono in questo magazzino e svelano un tunnel segreto collegato alle celle di tutto il carcere e che conduce ad alcuni nascondigli con armi, monitor, travestimenti e apparecchiature. Grazie ad un documento, Rice scopre che l'attentato successivo avrà luogo nel municipio durante una riunione in cui prenderanno parte i vertici della città. Giunto sul posto con Dunnigan, trova infatti una valigetta con una bomba al napalm all'interno; torna in carcere e sorprende Shelton mentre chiude il passaggio segreto. Inizia una breve discussione tra i due e alla fine Shelton afferma di aver preso comunque le sue decisioni e di attivare la bomba; Rice chiude la cella e si allontana dopo avergli detto che conviverà con questa sua scelta per i suoi ultimi 25 secondi della sua vita. Shelton si accorge subito dopo che Rice aveva collocato la bomba sotto il letto della cella e non può nemmeno scappare dal tunnel, perché il passaggio è stato bloccato da Dunnigan: l'ingegnere si siede sul letto e, guardando il braccialetto di sua figlia, viene travolto dalle fiamme. Nell'epilogo viene mostrato Rice che assiste al concerto di sua figlia.
Leggi anche: Demolition è un film che parla di fragili equilibri dove la forza è fisica, la metafora diretta.
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Interpreti e personaggi.
Jamie Foxx: Nick Rice
Gerard Butler: Clyde Shelton
Colm Meaney: Detective Dunnigan
Bruce McGill: Jonas Cantrell
Leslie Bibb: Sarah Lowell
Michael Irby: Detective Garza
Regina Hall: Kelly Rice
Christian Stolte: Clarence Darby
Viola Davis: Sindaco
Michael Kelly: Bray
Josh Stewart: Rupert Ames
Roger Bart: Brian Bringham
Doppiatori italiani.
Roberto Draghetti: Nick Rice
Luca Ward: Clyde Shelton
Carlo Valli: Detective Dunnigan
Franco Zucca: Jonas Cantrell
Chiara Colizzi: Sarah Lowell
Monica Ward: Kelly Rice
Fabio Boccanera: Detective Garza
Christian Iansante: Clarence Darby

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Demolition - Amare e vivere (Demolition) è un film del 2015 diretto da Jean-Marc Vallée con protagonisti Jake Gyllenhaal e Naomi Watts. Il...

Demolition - Amare e vivere (Demolition) è un film del 2015 diretto da Jean-Marc Vallée con protagonisti Jake Gyllenhaal e Naomi Watts.

Il film ha aperto il Toronto International Film Festival il 10 settembre 2015.

Davis distrugge per poter ripartire, fa a pezzi l'involucro per raggiungerne il cuore, o il vuoto su cui ricostruire: se, a livello d'immagine, assistere alle mazzate che Jake Gyllenhaal inferisce alla sua cucina deluxe non manca di essere d'impatto, l'architettura mentale è basilare, monolitica; la forza è fisica, la metafora diretta. E di per sé non sarebbe certo un limite, solo che lo diventa, come un vizio: ogni volta il canadese pare non potersi accontentare.

Ha già messo un carico da mille, in termini di idee e di emozioni coinvolte, a metà film, quando presenta Chris e sposta il fuoco sul rapporto tra Davis e il ragazzo, mettendosi di fatto a raccontare un'altra storia. Non si avvede che i suoi film si reggono in equilibrio su telai leggeri, li appesantisce oltre misura e quelli cedono.
 
Come nel suo lavoro più celebrato, Dallas Buyers Club, ma -va riconosciuto- con meno retorica, la lotta contro la normalità è una fase di passaggio, mai un dato di partenza e non certo un punto di approdo.
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Trama.
La vita di Davis, un investitore di successo, viene sconvolta quando la moglie muore in un incidente stradale.
Nei giorni successivi, anche Davis s'inceppa, non sa più dire se amava la sua donna, se era soddisfatto della sua vita, non sa più nulla e si sfoga dentro lunghe lettere indirizzate alla responsabile del servizio clienti della società di distributori automatici. Quella persona si chiama Karen Moreno, ha un figlio adolescente che non capisce più, e sembra incapace di porre fine all'ascolto della vita e della crisi di Davis. Tra i due sconosciuti si crea un legame e poi una frequentazione vera e propria, via via più sincera.
Nonostante il padre lo sproni a continuare a vivere, Davis diventa sempre più depresso. Una sera, scrivendo una lettera di reclamo a una società di distributori automatici, si sfoga in una serie di lettere che rivelano sorprendenti ammissioni personali, che poi spedisce al servizio clienti della società. Le lettere di Davis catturano l'attenzione del rappresentante del servizio clienti Karen. Davis e Karen si conoscono e con l'aiuto di Chris, il figlio di Karen, Davis ricomincia a ricostruire la propria vita.


Leggi anche: Equilibrium mostra in una cornice alla 'Metropolis' una società rigorosamente divisa in servi e padroni.
Interpreti e personaggi.
Jake Gyllenhaal: Davis Mitchell
Naomi Watts: Karen Moreno
Chris Cooper: Phil Eastwood
Judah Lewis: Chris Moreno
C.J. Wilson: Carl
Polly Draper: Margot Eastwood
Heather Lind: Julia
Malachy Cleary: padre di Davis
Debra Monk: madre di Davis
Doppiatori italiani.
Stefano Crescentini: Davis Mitchell
Barbara De Bortoli: Karen Moreno
Rodolfo Bianchi: Phil Eastwood
Leonardo Della Bianca: Chris Moreno
Roberta Pellini: Margot Eastwood
Domitilla D'Amico: Julia
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Le capital è un film del 2012 diretto da Costa-Gavras. Tratto dal romanzo di Stéphane Osmont un nuovo capitolo nel cinema d'impegno ci...

Le capital è un film del 2012 diretto da Costa-Gavras.

Tratto dal romanzo di Stéphane Osmont un nuovo capitolo nel cinema d'impegno civile firmato Costa-Gavras. Marc Tourneuil, semplice impiegato bancario, diventa un manager avido, bugiardo e ossessionato dal sesso.

Pur di raggiungere il comando della Phénix, la più grande banca europea, sotto le mentite spoglie di agnello si rivela un lupo. Almeno fino a quando scopre che un fondo speculativo americano agisce con metodologie ancor più subdole delle sue. Thriller teso, tagliente tensione narrativa per un feroce ritratto del capitalismo selvaggio.
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Leggi anche: La Donna nel Ritratto.
Trama.
L’intero film ruota attorno alla figura di Marc Tourneuil, assistente di Jack Marmande, presidente di Phenix, la più grande banca europea. Nel momento in cui il cancro ai testicoli di Marmande gli impedisce di svolgere appieno i suoi compiti, il consiglio d’amministrazione dell’istituto bancario decide di nominare un sostituto.

La scelta ricade proprio su Tourneuil il quale, invece di “obbedire” al consiglio d’amministrazione che l’ha eletto, inizia a rinnovare a modo suo la banca fino ad ottenerne il controllo totale. Le Capital è, perciò, un film che si addentra nel mondo dell’alta finanza e ne denuncia, senza troppa retorica, tutto il marcio di cui è impregnato. Ne risulta una vera e propria associazione a delinquere in cui gli unici obiettivi che regnano sovrani sono il potere e i soldi. Chiunque sia invischiato in questo sistema non è mai appagato dalla posizione che ricopre e aspira a conquistare cariche sempre più alte. E anche quando si è raggiunto l’apice – è proprio il caso del protagonista – si cerca di aumentare il proprio potere attraverso un controllo dispotico e autarchico, non solo sull’istituto di cui si è a capo, ma soprattutto sui propri collaboratori e dirigenti.

Lo stesso discorso vale per i soldi, o meglio per il capitale: più ce n’è e più se ne vorrebbe. È questo il piano dei vari gruppi che hanno acquistato azioni Phenix e che, attraverso una speculazione illegale, cercano di raddoppiare se non triplicare il valore del proprio fatturato. In tutto questo squallore Marc Tourneuil non è da meno: sebbene ci siano in lui dei miraggi etici, il potere e i soldi l’hanno talmente accecato da riuscire a fare il doppio, triplo, quadruplo gioco, per stanare tutti i suoi avversari e con un’abile mossa farsi nuovamente rieleggere.

L’intera vicenda è scandita da un montaggio serrato con sequenze episodiche del “cammino” del protagonista alla conquista del potere, conferendo al film un ritmo incessante. Ed è lo stesso protagonista a farsi carico della narrazione interpellando lo spettatore ad inizio e fine del film – un po’ come accade in molti film di Martin Scorsese. Significativa è la sequenza in cui Tourneuil pranza assieme ai parenti e, mentre sono a tavola, c’è uno scambio di battute tra lui e lo zio sulla situazione attuale: la (finta?) crisi europea non è altro che un progetto ideato dagli istituti bancari, i quali hanno legato gli Stati ad una politica di impoverimento generale della popolazione per generare un aumento stratosferico della ricchezza di pochi eletti.

Interpreti e personaggi.
Gabriel Byrne : Dittmar Rigule
Gad Elmaleh : Marc Tourneuil
Bernard Le Coq : Antoine de Suze
Natacha Régnier : Diane Tourneuil
Marie-Christine Adam : Madre di Diane
Hippolyte Girardot : Raphaël Sieg
Céline Sallette : Maud Baron
Yann Sundberg : Boris Breton
Olga Grumberg : Claude Marmande
Liya Kebede : Nassim
Vincent Nemeth : Alain Faure
Daniel Mesguich : Jack Marmande
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