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Londra, 13 Luglio 1985. Il LIVE AID - TuttoRock Magazine

Live Aid: Il 13 luglio 1985 tra Londra e Filadelfia

Il Live Aid, tenutosi simultaneamente il 13 luglio 1985 al Wembley Stadium di Londra e al John F. Kennedy Stadium di Filadelfia (con propaggini simboliche in altre città), è unanimemente considerato il più grande e ambizioso evento musicale della storia moderna. Ideato da Bob Geldof e Midge Ure per raccogliere fondi contro la carestia che stava devastando l'Etiopia, fu molto più di un semplice concerto: fu il primo vero "evento globale" mediatico in tempo reale.

Il Contesto Storico e la Genesi

Nei mesi precedenti, la drammatica crisi umanitaria in Etiopia aveva commosso e scosso il mondo, spingendo Bob Geldof (frontman dei Boomtown Rats) a fondare il supergruppo Band Aid e a registrare il singolo di beneficenza "Do They Know It's Christmas?" alla fine del 1984.

Visto il travolgente successo dell'iniziativa, Geldof decise di fare il passo successivo, un'idea che all'epoca sembrava folle e irrealizzabile: organizzare un concerto transoceanico collegato via satellite, capace di unire i più grandi artisti del pianeta e di raggiungere un'audience stimata in 1,9 miliardi di persone in oltre 100 nazioni.

La Giornata e la Copertura Globale

La maratona musicale durò circa 16 ore, sfruttando il fuso orario per creare un passaggio di testimone perfetto tra le due sponde dell'Atlantico:

  • Wembley Stadium (Londra): Aperto dai Status Quo con Rockin' All Over the World, ha visto sfilare leggende del rock britannico ed europeo davanti a circa 72.000 spettatori in delirio.

  • JFK Stadium (Filadelfia): Davanti a circa 90.000 persone, ha ospitato il meglio del rock, del soul e del pop americano e internazionale, aperto da Joan Baez con una memorabile esecuzione corale di Amazing Grace.

  • I Collegamenti Globali: Sul palco si inserirono anche performance da Sydney, Mosca, Tokyo e persino un'esibizione dei Status Quo a bordo di un aereo in volo, oltre al celebre collegamento con la spedizione scientifica in Antartide.

Le Performance più Iconiche
  • Queen (Wembley): La loro esibizione di 21 minuti è considerata all'unanimità la più grande performance live nella storia del rock. Freddie Mercury, con una voce stratosferica e un carisma magnetico, trascinò Wembley in un coro oceanico (da Radio Ga Ga a Bohemian Rhapsody e We Are the Champions), rubando di fatto la scena a chiunque altro.

  • U2 (Wembley): Durante il brano Bad, Bono discese dal palco per ballare con una fan tra la folla, allungando l'esecuzione del pezzo e riducendo il tempo a disposizione per altre canzoni, ma regalando uno dei momenti più intensi e intimi di connessione emotiva della giornata.

  • Phil Collins (Wembley & Filadelfia): Il batterista e cantante compì una vera e propria impresa logistica: si esibì a Londra, salì immediatamente su un elicottero, prese un volo Concorde transatlantico e arrivò in tempo per suonare sia a Filadelfia (sia da solista che come batterista per i Led Zeppelin e Eric Clapton).

  • Led Zeppelin (Filadelfia): La tanto attesa reunion della band (con Phil Collins alla batteria al posto del defunto John Bonham) fu segnata da problemi tecnici e da un'esecuzione imperfetta, ma rimase uno dei momenti più storici e discussi dell'evento.

  • Madonna (Filadelfia): Nel pieno della sua ascesa globale, infiammò lo stadio americano con un'esibizione grintosa e provocatoria, ricordando al pubblico il potere del pop di massa.

L'Impatto e l'Eredità

Il Live Aid riuscì a raccogliere inizialmente oltre 127 milioni di dollari in aiuti umanitari diretti alle popolazioni colpite dalla carestia nel Sahel. Più in generale, l'evento ridefinì gli standard della produzione televisiva e dimostrò la forza politica ed etica della cultura pop di massa.

Tuttavia, l'evento ha lasciato anche un'eredità complessa su cui storici e critici si interrogano ancora oggi: da un lato ha inaugurato l'era della solidarietà globale mediata dalle celebrità (aprendo la strada a eventi come Live 8 nel 2005); dall'altro ha sollevato dibattiti critici sul paternalismo occidentale e sulla gestione politica degli aiuti umanitari nei paesi in via di sviluppo.

"Please, get the numbers, open your purses, save the lives." — Bob Geldof (durante la diretta televisiva globale)

LIVE AID 13 LUGLIO 1985 – the day the music changed the world

Live Aid (1985): Album, Scaletta Completa e Riassunto dei Brani

A differenza del concerto di Victoria Park, per il Live Aid esiste una storia discografica ufficiale, sebbene complessa. L'evento fu trasmesso in mondovisione nel 1985, ma per motivi di diritti d'autore, licenze tra etichette discografiche e formati dell'epoca, un album ufficiale in vinile o CD dell'intero concerto non fu mai pubblicato nel 1985.

Il primo vero rilascio discografico ufficiale e completo è arrivato solo nel novembre 2004, quando la Warner Music ha pubblicato il cofanetto di 4 DVD intitolato "Live Aid", che raccoglie circa 10 ore delle esibizioni più importanti restaurate da entrambi gli stadi. Parallelamente, a fini benefici, sono stati pubblicati album audio antologici digitali e raccolte parziali.

Di seguito trovi il riassunto dettagliato della scaletta e dei brani chiave eseguiti durante quella storica giornata doppia.

Parte 1: Wembley Stadium (Londra, Regno Unito)

La maratona britannica si aprì alle 12:00 (ora di Londra) davanti a 72.000 spettatori.

  • Status Quo: Rockin' All Over the World, Caroline, Don't Waste My Time (il brano d'apertura ufficiale che diede il via all'evento globale).

  • The Style Council: Long Hot Summer, The Paris Match, Speak Like a Child, Walls Come Tumbling Down!

  • The Boomtown Rats: I Don't Like Mondays, Rat Trap (guidati da Bob Geldof, che interruppe la canzone per urlare alla folla di donare).

  • Adam Ant: Vive Le Rock.

  • Ultravox: Reap the Wild Wind, Dancing with Tears in My Eyes, One Small Day, Vienna (con Midge Ure, co-organizzatore del festival).

  • Spandau Ballet: True, Gold.

  • Elvis Costello: All You Need Is Love (una toccante interpretazione acustica del classico dei Beatles).

  • Paul Young: Do They Know It's Christmas? (intro), Everytime You Go Away, Come Back and Stay (con l'apparizione a sorpresa di Alison Moyet).

  • U2: Sunday Bloody Sunday, Bad (celebri i 12 minuti di estensione in cui Bono scese nel parterre a ballare con una fan).

  • Dire Straits: Money for Nothing, Sultans of Swing.

  • Queen: L'esibizione leggendaria di 21 minuti che rubò la show: Bohemian Rhapsody, Radio Ga Ga, Hammer to Fall, Crazy Little Thing Called Love, We Will Rock You, We Are the Champions.

  • David Bowie: TV Eye, Absolute Beginners, China Girl, Modern Love (accompagnato da una band stellare tra cui Thomas Dolby alle tastiere).

  • The Who: My Generation, Pinball Wizard, Won't Get Fooled Again.

  • Elton John: Bennie and the Jets, Rocket Man, Don't Go Breaking My Heart (con Kiki Dee), Don't Let the Sun Go Down on Me (con George Michael).

  • Gran Finale (Londra): L'esecuzione corale di Do They Know It's Christmas? cantata da tutti gli artisti britannici riuniti sul palco guidati da Bob Geldof.

Parte 2: John F. Kennedy Stadium (Filadelfia, Stati Uniti)

La sessione americana iniziò nel pomeriggio (ora locale) per incrociarsi e poi proseguire la staffetta globale dopo Londra.

  • Joan Baez: Amazing Grace, We Are the World (aperse lo stadio di Filadelfia invocando lo spirito di unità globale).

  • The Pretenders: Time the Avenger, Message of Love, Stop Your Sobbing, Back on the Chain Gang.

  • The Cars: You Might Think, Drive, Just What I Needed.

  • Neil Young: Sugar Mountain, The Needle and the Damage Done, Helpless, Rockin' in the Free World (e altri brani del suo repertorio acustico ed elettrico).

  • Bryan Adams: Kids Wanna Rock, Cuts Like a Knife, Summer of '69.

  • U.S.A. for Africa (Artisti vari): We Are the World (eseguita dal vivo come inno collettivo americano).

  • Tom Petty and the Heartbreakers: Rebels, Refugee, The Waiting.

  • The Beach Boys: California Girls, Help Me, Rhonda, Wouldn't It Be Nice, Good Vibrations.

  • George Thorogood and the Destroyers: Who Do You Love, The Sky Is Crying, Bad to the Bone.

  • Madonna: Holiday, Into the Groove, Love Makes the World Go Round (nel pieno del suo successo planetario).

  • Simple Minds: Promised You a Miracle, Ghost Dancing, Don't You (Forget About Me).

  • Eric Clapton: White Room, She's Waiting, Layla.

  • Phil Collins (dopo il volo in Concorde): Against All Odds, In the Air Tonight.

  • Led Zeppelin (con Phil Collins alla batteria): Rock and Roll, Whole Lotta Love, Stairway to Heaven (la storica reunion della band, seppur criticata per problemi tecnici).

  • Duran Duran: A View to a Kill, Union of the Snake, Save a Prayer, The Reflex.

  • Patti LaBelle: New Attitude, Stir It Up, Over the Rainbow, Forever Young.

  • Hall & Oates (con Eddie Kendricks e David Ruffin): Maneater, Get Ready, Ain't Too Proud to Beg, My Girl.

  • Bob Dylan con Ron Wood e Keith Richards: Blowin' in the Wind, Ballad of a Thin Man, When the Night Comes Falling from the Sky.

  • Gran Finale (Filadelfia): Chiusura corale guidata da Lionel Richie e tutti gli artisti americani con l'inno We Are the World.

Sintesi dell'Impatto Culturale del Progetto Discografico
  • La diffusione (Il DVD del 2004): Il cofanetto antologico pubblicato nel 2004 ha finalmente permesso di riascoltare e rivedere in alta qualità la quasi totalità dei brani, superando i limiti dei bootleg televisivi in VHS che avevano circolato per vent'anni.

  • La natura dei brani: Musicalmente, il Live Aid ha unito il rock classico degli anni '70 (Who, Led Zeppelin, Queen, Neil Young), il pop patinato degli anni '80 (Duran Duran, Madonna, Spandau Ballet) e il nuovo pop-rock d'impegno sociale (U2, Sting, Bob Geldof), creando un catalogo di esibizioni irripetibile che ha definito un'intera epoca della storia della musica moderna.

La quinta e ultima stagione è stata presentata in anteprima a maggio 2022. Trama. Pastor (Juan Minujín) e Diosito (Nicolás Furtado), s...

La quinta e ultima stagione è stata presentata in anteprima a maggio 2022.

Trama.

Pastor (Juan Minujín) e Diosito (Nicolás Furtado), separati dopo un fallito tentativo di fuga, affrontano nuovi pericoli e sfide per sopravvivere, uno all'interno delle mura della prigione e l'altro cercando di guadagnarsi da vivere all'esterno. Entrambi dovranno affrontare le conseguenze delle loro azioni e riparare i danni del passato. Nel frattempo, Mario Borges, malato e anziano, inizia a perdere potere e influenza, cosa che verrà sfruttata sia dal gruppo di José "Bardo" Muriazo (Ariel Staltari) – ex alleato del suo defunto suocero Coco e in seguito della famiglia Borges – sia dalla gang Under 21 guidata da César.

Interpreti e personaggi.

La quinta stagione di El Marginal (l'ultima) ha visto il ritorno dei protagonisti Nicolás Furtado (Diosito), Juan Minujín (Pastore), Claudio Rissi (Borges) e Gerardo Romano (Antín), insieme ad attori chiave come Martina Gusmán (Emma), Carlos Portaluppi (Morcilla), Abel Ayala (César), Daniel Pacheco (James), Ariel Staltari (Bardo) e Ana Garibaldi (Gladys), incorporando anche María Leal, Maite Lanata e Jorge Prado per chiudere la storia della prigione.

Rock Against Racism: Il Victoria Park del 1978 Il concerto tenutosi al Victoria Park di Londra il 30 aprile 1978 rappresenta uno dei mo...

Paul Simonon. Rock Against Racism Carnival, Victoria Park, London, 30/04/ 1978. Photo by Syd Shelton]

Rock Against Racism: Il Victoria Park del 1978

Il concerto tenutosi al Victoria Park di Londra il 30 aprile 1978 rappresenta uno dei momenti più alti, urgenti e riusciti di intersezione tra musica rock, punk e attivismo politico nella storia moderna. Non fu semplicemente un festival musicale, ma una vera e propria mobilitazione di massa contro l'ascesa dell'estrema destra e del razzismo nel Regno Unito.

Il Contesto Storico e Politico

Alla fine degli anni '70, la Gran Bretagna attraversava una profonda crisi economica e sociale, segnata da disoccupazione e tensioni urbane. In questo clima, il partito di estrema destra National Front stava guadagnando consensi preoccupanti, alimentando retoriche xenofobe e penetrando anche nella sottocultura giovanile, inclusi alcuni ambienti della neonata scena punk e skinhead.

Il punto di rottura arrivò nel 1976, quando il chitarrista dei Clapton, Eric Clapton, durante un concerto a Birmingham, pronunciò dal palco un famigerato sproloquio a favore del politico razzista Enoch Powell, invitando a "mantenere la Gran Bretagna bianca" e a espellere gli immigrati.

Questa provocazione scatenò una reazione immediata nel mondo della musica. I fotografi Red Saunders e Roger Lewis, insieme ad altri artisti e attivisti (tra cui l'organizzazione Anti-Nazi League), fondarono il movimento Rock Against Racism (RAR) con un celebre manifesto che recitava: “Love Music, Hate Racism”.

La Marcia e il Concerto del 30 Aprile 1978

Il culmine delle attività del RAR fu la manifestazione del 30 aprile 1978. La giornata iniziò con una marcia di protesta pacifica e colorata che partì da Trafalgar Square — dove la polizia e le autorità avevano tentato di ostacolare il raduno — per percorrere circa otto chilometri fino al Victoria Park, nel quartiere operaio e multietnico di Hackney, nell'East End di Londra.

  • La Partecipazione: Gli organizzatori stimavano poche migliaia di presenze, ma l'adesione superò ogni previsione. Si stima che tra le 80.000 e le 100.000 persone (prevalentemente giovani, sia bianchi che neri) marciarono insieme, sfilando sotto gli occhi sorpresi e ostili dei militanti del National Front.

  • Il Valore Simbolico: Fu una dimostrazione visiva e sonora che la gioventù britannica rifiutava l'odio razziale, saldando l'energia ribelle del punk con la solidarietà antirazzista.

La Line-up e l'Impatto Sonoro

Il palco del Victoria Park vide esibirsi artisti di generi diversi, uniti dallo stesso messaggio politico. Tra le esibizioni più memorabili:

  • The Clash: La punk band per eccellenza, che infiammò la folla con un set furioso e politico, sfoggiando la celebre chitarra decorata con la stella rossa e imbracciando il motto del RAR.

  • Tom Robinson Band: Guidata dal cantautore apertamente gay e attivista Tom Robinson, la cui canzone "2-4-6-8 Motorway" e brani di lotta come "Glad to Be Gay" incarnavano lo spirito di inclusione.

  • Steel Pulse e X-Ray Spex: La presenza della celebre band reggae di Birmingham (Steel Pulse) e del punk multirazziale degli X-Ray Spex (con la carismatica Poly Styrene) fu fondamentale per sancire l'alleanza tra la comunità nera britannica (spesso legata al reggae e allo ska) e la gioventù punk bianca.

  • Other People: Sul palco salirono anche i Sham 69 (sebbene il loro rapporto con il pubblico in seguito si fece complesso per via di infiltrazioni di estrema destra nei loro concerti) e i The Ruts.

L'Eredità Storica

Il concerto del Victoria Park dimostrò che la musica popolare poteva fungere da catalizzatore per il cambiamento sociale e la resistenza civile.

  • Sconfitta dell'odio nei concerti: Il movimento RAR ridimensionò drasticamente l'influenza dei reclutatori di estrema destra ai concerti rock.

  • Il modello culturale: Aprì la strada a future grandi mobilitazioni musicali a sfondo politico, influenzando generazioni di artisti impegnati nella difesa dei diritti civili e nella lotta contro le discriminazioni.

"Il rock'n'roll ha sempre avuto un'anima ribelle; il Victoria Park ha dimostrato che quella ribellione poteva essere diretta verso la giustizia sociale e l'uguaglianza anziché

The Clash - Live at Rock Against Racism, Victoria Park, Londres - 30 Avril  1978

Va precisato che il concerto del Victoria Park del 30 aprile 1978 non è stato pubblicato all'epoca come un album live ufficiale "standard" contenente l'intera scaletta di tutti gli artisti presenti. Tuttavia, l'evento è rimasto leggendario ed è ampiamente documentato da registrazioni audio d'archivio, bootleg storici, filmati di documentari (come i lavori legati ai fondatori del RAR e al fotografo Syd Shelton) e antologie dedicate al movimento punk e reggae britannico.

Di seguito trovi la ricostruzione della scaletta ideale e dei brani più emblematici eseguiti dai principali protagonisti durante quel storico pomeriggio:

1. X-Ray Spex

La band punk multirazziale guidata da Poly Styrene aprì gran parte delle ostilità sonore con la sua energia frenetica e i testi incentrati sull'identità e il consumismo:

  • Oh Bondage, Up Yours!

  • The Day the World Turned Day-Glo

  • Let's Submerge

2. Patrik Fitzgerald

Il cantautore e poeta punk rappresentò la linea più "folk-punk" e corsara del movimento, portando sul palco brani di forte contestazione sociale:

  • Safety Pin Stuck in My Heart

  • All Sewn Up

3. Steel Pulse

L'esibizione della band reggae di Birmingham fu fondamentale per cementare l'alleanza politica e culturale tra la gioventù punk bianca e la comunità nera:

  • Ku Klux Klan (uno dei loro inni più potenti contro il razzismo sistemico)

  • Prodigal Son

4. Tom Robinson Band

Il gruppo di Tom Robinson (icona dei diritti civili e LGBTQ+) infiammò il pubblico con inni generazionali improntati alla libertà e all'inclusione:

  • 2-4-6-8 Motorway

  • Glad to Be Gay

  • Up Against the Wall

5. The Clash

Headliner assoluti della giornata, i Clash tennero uno dei concerti più intensi della loro carriera, culminato in un finale leggendario nonostante i problemi tecnici e i tagli di corrente dell'ultimo minuto:

  • White Riot (eseguita anche con l'intervento sul palco di Jimmy Pursey degli Sham 69)

  • Complete Control

  • I'm So Bored with the U.S.A.

  • Career Opportunities

  • London's Burning

Dove ascoltare o ritrovare il materiale audio?
  • Bootleg storici e archivi digitali: Molti dei singoli set integrali (in particolare l'audio delle esibizioni dei Clash e degli Steel Pulse) circolano da decenni tra i collezionisti sotto forma di registrazioni radiofoniche o bootleg dal vivo del 1978.

  • Compilation tematiche: Raccolte storiche come Crammed Discs, cofanetti retrospettivi sul punk britannico e pubblicazioni curate da archivi culturali indipendenti contengono spesso tracce live estratte direttamente da quel giorno al Victoria Park.

La cuarta, con ocho episodios, se empezó a filmar el 8 de marzo de 2021 que fueron filmadas en nuevas locaciones, Trama. La cuarta te...

La cuarta, con ocho episodios, se empezó a filmar el 8 de marzo de 2021 que fueron filmadas en nuevas locaciones,

Trama.

La cuarta temporada retoma, con el lapso de unos meses, los acontecimientos que habían cerrado la primera. Los hermanos Borges (Nicolás Furtado y Claudio Rissi) han sido condenados, junto a James el Colombiano (Daniel Pacheco) y Barny (Marcelo Peralta), a cadena perpetua por sus diferentes delitos y son trasladados al complejo penitenciario de máxima seguridad de Puente Viejo. En este nuevo reclusorio, dirigido por un cínico funcionario llamado Benito Galván (Rodolfo Ranni) junto a Coco (Luis Luque) y su banda, capos de los presos, se encontrarán con un viejo conocido: Miguel Pastor Palacios (Juan Minujín). A esta confrontación se suma la filial local de la sub-21. Entretanto, el reencuentro entre Pastor y Diosito reaviva en ambos intensos sentimientos del pasado.

La quarta stagione riprende alcuni mesi dopo gli eventi della prima. I fratelli Borges (Nicolás Furtado e Claudio Rissi), insieme a James il Colombiano (Daniel Pacheco) e Barny (Marcelo Peralta), sono stati condannati all'ergastolo per i loro vari crimini e vengono trasferiti al complesso carcerario di massima sicurezza di Puente Viejo. In questa nuova prigione, gestita da un cinico funzionario di nome Benito Galván (Rodolfo Ranni), insieme a Coco (Luis Luque) e alla sua banda, i capi dei detenuti, incontrano una vecchia conoscenza: Miguel Pastor Palacios (Juan Minujín). Ad aggravare questo conflitto si aggiunge la sezione locale della squadra Under 21. Nel frattempo, la riunione tra Pastor e Diosito riaccende in entrambi intensi sentimenti del passato. Dall'esterno, Sergio Antín, ora Segretario della Sicurezza Nazionale, manovrerà per prendere il controllo del carcere, ed Emma Molinari (Martina Gusmán) aiuterà Pastor in un nuovo e pericoloso tentativo di fuga insieme a Brian (Ignacio Quesada), un giovane che, oltre a essere amico di Pastor, è costretto a lavorare come segretario del direttore.

Interpreti e personaggi.

En la cuarta temporada de El Marginal, los intérpretes principales incluyen a Juan Minujín (Pastor), Nicolás Furtado (Diosito), Martina Gusmán (Emma), Claudio Rissi (Borges), Gerardo Romano (Antín), junto a incorporaciones como Rodolfo Ranni (Galván) y Luis Luque (Coco), retomando la historia en la cárcel de Puente Viejo.

Il Concert for Bangladesh , tenutosi il 1° agosto 1971 al Madison Square Garden di New York, ha rappresentato un punto di svolta epocale:...

1972: l'album 'Concert for Bangladesh' è primo in classifica | Radio Capital

Il Concert for Bangladesh, tenutosi il 1° agosto 1971 al Madison Square Garden di New York, ha rappresentato un punto di svolta epocale: è stato il primo grande concerto di beneficenza della storia del rock, ideato per denunciare una crisi umanitaria e raccogliere fondi per i rifugiati del Bangladesh, devastati dalla guerra d'indipendenza e da una catastrofica carestia.

Organizzato da George Harrison su richiesta del maestro di sitar Ravi Shankar, l'evento ha unito la musica rock occidentale alla tradizione classica indiana, dimostrando che l'arte poteva mobilitarsi concretamente contro le sofferenze del mondo e le atrocità geopolitiche del tempo.

I Protagonisti sul Palco

Il supergruppo assemblato per l'occasione ha fatto epoca, riunendo artisti di stili differenti per un unico scopo umanitario:

  • George Harrison e Ravi Shankar: I promotori dell'evento, che hanno fuso la spiritualità e la complessità della musica indiana con il rock d'autore.

  • Bob Dylan: Il cui ritorno a sorpresa sul palco ha riacceso la forza dei suoi storici inni di protesta.

  • Eric Clapton, Leon Russell e Billy Preston: Maestri del rock, del blues e del soul che hanno dato spessore alla band di supporto.

  • Ringo Starr: Presente alla batteria per sostenere l'amico e compagno di scuderia dei Beatles.

Il Disco Storico e la Tracklist Essenziale

Il triplo album dal vivo "The Concert for Bangladesh" (pubblicato da Apple Records alla fine del 1971) ha vinto il Grammy Award come Album dell'Anno, stabilendo un modello finanziario e morale per tutte le successive grandi kermesse umanitarie.

  • Ravi Shankar & Ali Akbar Khan – Bangla Dhun (Un intenso preludio di musica classica indiana per introdurre il pubblico alla cultura del paese colpito).

  • George Harrison – Wah-Wah / My Sweet Lord (I brani di apertura del set rock, carichi di energia e spiritualità).

  • Billy Preston – That's the Way God Planned It (Un'esibizione soul e gospel travolgente che ha fatto saltare in piedi l'intero palazzetto).

  • Leon Russell – Medley: Jumpin' Jack Flash / Youngblood (Un energico tributo al rock and roll delle origini).

  • Bob Dylan – Blowin' in the Wind / Mr. Tambourine Man / Just Like a Woman (La sequenza acustica ed elettrica in cui Dylan ha riproposto i suoi capolavori di dissenso e poesia).

  • George Harrison – Bangladesh (Il brano inedito scritto appositamente da Harrison per denunciare il dramma dei rifugiati, eseguito in chiusura).

Concert for Bangladesh: Various: Amazon.it: CD e Vinili}

Il leggendario triplo album dal vivo "The Concert for Bangladesh", pubblicato nel dicembre del 1971 da Apple Records e co-prodotto da George Harrison e Phil Spector, ha immortalato integralmente lo storico doppio show tenutosi al Madison Square Garden di New York.

Di seguito trovi la tracklist completa e dettagliata di tutti i brani presenti nel disco originale, suddivisi in base alla scaletta dell'evento:

Scaletta Ufficiale dell'Album (The Concert for Bangladesh)
Parte I: La Tradizione Indiana
  1. George Harrison & Ravi Shankar – Introduction (Presentazione iniziale dello spirito e degli scopi umanitari del concerto)

  2. Ravi Shankar – Bangla Dhun (Un lungo e affascinante brano di musica classica hindustani, eseguito con il sitar da Shankar, il sarod di Ali Akbar Khan e i tabla di Alla Rakha)

Parte II: Il Set Rock e le Collaborazioni
  1. George Harrison – Wah-Wah (Tratto dall'album solista di Harrison All Things Must Pass, apre la sezione rock con grande energia)

  2. George Harrison – My Sweet Lord (Il celebre inno spirituale che unisce la lode religiosa alla melodia pop-rock)

  3. George Harrison – Awaiting on You All (Un brano dal forte spirito devozionale e di apertura interiore)

  4. Billy Preston – That's the Way God Planned It (Una travolgente esibizione soul/gospel guidata da Preston che fece scattare in piedi tutto il Madison Square Garden)

  5. Ringo Starr – It Don't Come Easy (Il batterista dei Beatles interpreta il suo fortunato successo solista)

  6. George Harrison & Leon Russell – Beware of Darkness (Un pezzo cupo e profondo sulla protezione contro le illusioni del mondo)

  7. George Harrison – Introduction of the Band (La simpatica presentazione di tutti i musicisti sul palco, inclusi Eric Clapton, Klaus Voormann e Jim Keltner)

  8. George Harrison – While My Guitar Gently Weeps (Versione memorabile impreziosita dal duetto di chitarre e dal celebre assolo di Eric Clapton)

Parte III: L'Energia di Leon Russell e il Ritorno di Bob Dylan
  1. Leon Russell – Medley: Jumpin' Jack Flash / Young Blood (Un'esplosiva fusione tra il classico dei Rolling Stones e il rock and roll delle origini)

  2. George Harrison – Here Comes the Sun (Accompagnato alla chitarra acustica da Pete Ham dei Badfinger, un raggio di luce acustico nel cuore del concerto)

  3. Bob Dylan – A Hard Rain's a-Gonna Fall (L'attesissimo ritorno di Dylan sul palco con la sua chitarra acustica, armonica e la voce tagliente di protesta)

  4. Bob Dylan – It Takes a Lot to Laugh, It Takes a Train to Cry (Un blues cadenzato che vede Harrison e Russell alla sezione ritmica/chitarre)

  5. Bob Dylan – Blowin' in the Wind (L'inno generazionale per antonomasia, cantato da un coro oceanico e commosso)

  6. Bob Dylan – Mr. Tambourine Man (La celebre gemma poetica e visionaria del periodo folk-rock di Dylan)

  7. Bob Dylan – Just Like a Woman (Un intenso momento di intimità lirica ed esecuzione corale)

Parte IV: Il Gran Finale
  1. George Harrison – Something (La celeberrima e raffinata composizione beatlesiana dedicata all'amore)

  2. George Harrison – Bangla Desh (Il brano di chiusura scritto appositamente da Harrison per denunciare e sensibilizzare il mondo sul dramma umanitario dei rifugiati bengalesi, eseguito con l'intero supergruppo al completo)

Un successo da record: L'album non solo ricevette recensioni entusiastiche e vinse il Grammy Award come Album dell'Anno nel 1973, ma permise di raccogliere e devolvere milioni di dollari all'UNICEF per i bambini profughi, stabilendo per sempre lo standard etico di come la musica rock potesse cambiare (e salvare) delle vite.

La terza stagione è stata presentata per la prima volta nel 2019, ambientata due anni dopo gli eventi della stagione precedente. Trama. ...

La terza stagione è stata presentata per la prima volta nel 2019, ambientata due anni dopo gli eventi della stagione precedente.

Trama.

La terza stagione si svolge tra la seconda e la prima parte, due anni dopo la detronizzazione di "El Sapo" e un anno prima del rapimento di Luna Lunati. Ormai saldamente affermati come capi del carcere di San Onofre, i fratelli Borges devono proteggere un detenuto appena arrivato, Cristian Pardo , figlio di un potente uomo d'affari. Nel frattempo, la banda Sub 21 cerca di strappare il controllo ai fratelli, alleandosi con Oliverio Bruni e Pantera , l'ex guardia del corpo di "El Sapo", che tutti temono. Proprio quando sembra che i giovani detenuti stiano portando a termine il loro piano per governare il carcere, la situazione si rivolta contro di loro e Mario , Diosito e i loro compagni riescono a garantire che "Moco" sconti la sua pena indenne.
La storia si sposta poi agli eventi successivi alla prima stagione, dove i fratelli Borges vengono processati e condannati all'ergastolo per i loro crimini e trasferiti al carcere di Puente Viejo . Una volta arrivati, trovano nientemeno che Miguel .

Interpreti e personaggi.

Nella terza stagione di El Marginal, gli attori principali includono Nicolás Furtado (Diosito), Claudio Rissi (Mario Borges), Gerardo Romano (Antín) e Martina Gusmán (Emma), con l'aggiunta di nuovi personaggi come Alejandro Awada (Bruni), Toto Ferro (Cristian), Ana María Picchio (Estela) e l'ex calciatore Rodrigo Mora, mentre tornano attori come Carlos Portaluppi (Morcilla), Abel Ayala (César), Brian Buley (Pedro) e Roly Serrano (Sapo).

Il Vietnam Moratorium Concert del 1969: La Voce di Mezzo Milione di Persone a Washington Il Vietnam Moratorium Day , celebrato il 15 nov...

Moratorium Day: When anti-Vietnam War march brought out 'squares' and  students

Il Vietnam Moratorium Concert del 1969: La Voce di Mezzo Milione di Persone a Washington

Il Vietnam Moratorium Day, celebrato il 15 novembre 1969 a Washington D.C., ha rappresentato una delle più grandi e coordinate manifestazioni di dissenso della storia degli Stati Uniti. Parte di un movimento nazionale ideato per fermare la macchina bellica in Vietnam, la mobilitazione nella capitale portò oltre mezzo milione di manifestanti davanti alla Casa Bianca e sul National Mall.

In questo contesto, la musica non fu un semplice contorno, ma il principale strumento di coesione, capace di unire una folla sterminata in un unico coro pacifista.

I Protagonisti e la Svolta sul Palco

Il raduno vide la partecipazione di artisti di estrazione diversa, uniti dal rifiuto della guerra:

  • Pete Seeger: Vero e proprio patriarca della folk music e attivista storico, fu il principale direttore d'orchestra emotivo della giornata.

  • Peter, Paul and Mary: Il celebre trio folk che portò sul palco le sue armonie vocali cariche di messaggi di giustizia sociale e pace.

  • Arlo Guthrie: Icona della controcultura e cantautore noto per le sue ballate di denuncia e i racconti intrisi di satira antimilitarista.

  • Earl Scruggs: La leggenda del banjo bluegrass compì un gesto politicamente dirompente allontanandosi dall'ambiente conservatore di Nashville per esibirsi davanti ai manifestanti, simboleggiando una frattura generazionale e politica anche nel cuore della musica country.

Il Momento Culmine: "Give Peace a Chance"

Il momento più memorabile e potente dell'intera giornata si ebbe quando Pete Seeger, affiancato da altri artisti, imbracciò il microfono per intonare il brano di John Lennon:

  • Oltre 500.000 persone iniziarono a cantare all'unisono "All we are saying... is give peace a chance".

  • Seeger improvvisò dei richiami diretti dal palco, gridando: «Are you listening, Nixon? Are you listening, Agnew? Are you listening in the Pentagon?» ("Ci state ascoltando, Nixon? Ci state ascoltando, Agnew? Ci state ascoltando al Pentagono?").

  • L'effetto fu quello di una "coreografia di massa" in cui cartelli, bandiere e corpi ondeggiavano a tempo, trasformando il dissenso in un rituale collettivo di straordinaria intensità.

L'Impatto Storico

A differenza di festival nati con una forte identità commerciale o artistica come Woodstock, il Moratorium Concert di Washington fu un evento politico puro, in cui la musica agì letteralmente da megafono istituzionale e morale. Dimostrò che la canzone di protesta poteva travalicare i campus universitari e i piccoli club folk per risuonare direttamente nei centri del potere politico americano.

Original 1969 "Vietnam Moratorium / No More" Protest Brochure by (Vietnam) VIETNAM  MORATORIUM COMMITTEE: Very Good Original wraps (1969) First Edition. | Back  in Time Rare Books, ABAA, FABA

A differenza di Woodstock o della Marcia su Washington del 1963, il Vietnam Moratorium Concert del 15 novembre 1969 a Washington D.C. non fu un festival musicale commerciale concepito o registrato per la pubblicazione di un album-soundtrack ufficiale dell'epoca. Trattandosi di una massiccia mobilitazione politica e di una protesta nazionale, la musica fu un elemento centrale ma "vivente", tramandato oggi attraverso gli archivi storici, i registri documentari e le registrazioni dal vivo dei singoli artisti presenti.

Non esistendo un vinile ufficiale intitolato "The Vietnam Moratorium Album", la scaletta ideale di quella giornata può essere ricostuita attraverso le performance documentate che hanno segnato il raduno di quel mezzo milione di persone.

La Scaletta e i Brani Storici del Moratorium (15 Novembre 1969)
  • Pete Seeger & Frederick Douglass Kirkpatrick – Bring 'Em Home

    • Il brano: Un duetto dal forte impatto civile in cui Seeger e il reverendo Kirkpatrick adattarono i testi del celebre inno antimilitarista per chiedere il ritorno immediato dei soldati americani dal Vietnam.

  • Earl Scruggs & Band – Foggy Mountain Breakdown (e brani bluegrass tradizionali)

    • Il brano: La leggenda del banjo compì una scelta storica rompendo con l'establishment conservatore di Nashville per suonare davanti ai manifestanti, portando la musica bluegrass nel cuore della protesta antiguerra.

  • The Fugs – Kill for Peace

    • Il brano: Del gruppo avant-garde/satirico, un pezzo crudo, ironico e provocatorio contro la logica della violenza di Stato e l'industria degli armamenti.

  • Peter, Paul and Mary – Repertorio Folk di Protesta

    • I brani: Il celebre trio portò sul palco le armonie vocali che avevano reso celebri le lotte per i diritti civili, convertendole in potenti ballate di resistenza pacifista.

  • Pete Seeger, Peter, Paul and Mary, e il Coro di 500.000 manifestanti – Give Peace a Chance

    • Il brano: Il culmine assoluto della giornata. Più di mezzo milione di persone intonò all'unisono il brano di John Lennon. In questa versione dal vivo rimasta celebre nella storia, Pete Seeger interruppe i ritornelli urlando al microfono i suoi storici richiami di accusa: "Are you listening, Nixon? Are you listening, Agnew? Are you listening in the Pentagon?"

Il valore della registrazione: Molti di questi momenti audio unici sono stati preservati negli archivi della Smithsonian Folkways e nei documentari storici sul movimento pacifista degli anni Sessanta, testimoniando come un evento politico non commerciale sia riuscito a produrre alcuni dei momenti musicali più intensi del Novecento.

Nel 2017 la serie è stata rinnovata per una seconda stagione di otto episodi, presentata in anteprima il 17 luglio 2018 come prequel della...

Nel 2017 la serie è stata rinnovata per una seconda stagione di otto episodi, presentata in anteprima il 17 luglio 2018 come prequel della precedente e che ha raggiunto 30 milioni di visualizzazioni.

Trama.

La seconda stagione è ambientata tre anni dopo gli eventi della prima stagione. Dopo la fallita fuga di Mario , questi viene ricatturato insieme al fratello Diosito e arriva per la prima volta al penitenziario di San Onofre. Con una reputazione ben nota, inizialmente devono sottomettersi alle decisioni di "El Sapo" Quiroga , il detenuto più potente dell'intera prigione, quindi è solo questione di tempo prima che l'atmosfera diventi tesa. Emma si unisce al personale del carcere per lavorare nel suo ruolo di avvocato, ma i problemi all'interno delle mura della prigione si faranno sentire.


I fratelli Borges mantengono un legame con Patricio "El Doc" Salgado , un anestesista incarcerato per un crimine che non ha commesso. Alla fine, i fratelli riescono a eliminare "El Sapo" e diventano i nuovi leader del carcere stringendo una nuova alleanza con il direttore, Antín. Tuttavia, i problemi continuano quando tradiscono i giovani detenuti del gruppo Under 21 , rimasti in carcere.


Un flashforward ci porta alla fine della prima stagione, dove Diosito viene messo su un'ambulanza dopo essere stato colpito, ma all'interno del veicolo c'era "El Doc" e lui gli salva la vita, mentre mostrano Miguel che scappa di lato sfruttando l'incendio.

Interpreti e personaggi.

Il cast principale di El Marginal 2 comprende Nicolás Furtado (Diosito), Claudio Rissi (Mario Borges), Roly Serrano (Sapo Quiroga) ed Esteban Lamothe (Patricio "Doc" Salgado), insieme a Gerardo Romano (Antín), Martina Gusmán (Emma), Carlos Portaluppi (Morcilla) e Verónica Llinás (Rita), in una stagione prequel che esplora le vicende della famiglia Borges salire al potere a San Onofre.

Woodstock 1969: L'Apice della Controcultura e della Protesta Pacifica Il Woodstock Music & Art Fair , tenutosi dal 15 al 18 agos...

Woodstock 1969: L'Apice della Controcultura e della Protesta Pacifica

Aerial view of the Woodstock music festival in Bethel, NY, 1969.

Il Woodstock Music & Art Fair, tenutosi dal 15 al 18 agosto 1969 nella fattoria di Max Yasgur a Bethel (New York), è diventato il simbolo definitivo del movimento pacifista e della controcultura degli anni Sessanta. Nato sotto lo slogan "Tre giorni di pace e musica", l'evento si è trasformato in una massiccia dichiarazione politica contro la guerra del Vietnam, l'autoritarismo e le ingiustizie sociali del tempo.

I Momenti Più Emblematici di Denuncia Sociale

Il festival ha riunito i più grandi esponenti del rock e del folk, che hanno trasformato il palco in una tribuna di resistenza civile:

  • Jimi Hendrix: La sua iconica e psichedelica esecuzione dell'inno nazionale americano (The Star-Spangled Banner) ha impiegato la distorsione della chitarra per simulare suoni di bombe, sirene e grida di guerra, diventando la più potente critica sonora al conflitto in Vietnam.

  • Country Joe and the Fish: Con la loro caustica I-Feel-Like-A-Fix-RAG (e il celebre "Fish Cheer"), hanno guidato centinaia di migliaia di spettatori in un coro ironico e tagliente contro il sistema militare.

  • Joan Baez: Incinta e con il marito David Harris incarcerato per aver rifiutato la leva militare, ha dedicato la sua performance alla resistenza non violenta e ai prigionieri politici.

  • Richie Havens: Aprendo l'intero festival con l'esibizione improvvisata di Freedom, ha impresso nella memoria collettiva il grido universale di emancipazione dei diritti civili.

Il Valore Politico della Folla

Con una partecipazione stimata a oltre 400.000 persone, Woodstock non è stato solo un trionfo musicale, ma un esperimento sociologico. Di fronte a difficoltà logistiche estreme (mancanza di cibo, pioggia battente e fango), la folla ha dimostrato che una società basata sulla cooperazione, sul pacifismo e sul rifiuto della violenza era non solo auspicabile, ma realizzabile.

Various Woodstock - Music From The Original Soundtrack And More 3 x LP  Vinyl EX/EX – Atlas Records

La documentazione sonora di Woodstock 1969 è diventata leggendaria tanto quanto l'evento stesso. Il triplo album originale in vinile intitolato "Woodstock: Music from the Original Soundtrack and More" (pubblicato nel 1970 da Cotillion Records) e il successivo "Woodstock 2" (1971) hanno immortalato non solo la musica, ma anche i suoni della folla, gli annunci dal palco e lo spirito di un'intera generazione.

I Brani e le Performance Simbolo (La Tracklist Essenziale)

La scaletta dei dischi ufficiali e delle registrazioni storiche racchiude i momenti di più forte denuncia sociale, uniti all'energia travolgente del rock dell'epoca:

  • Richie Havens – Freedom / Motherless Child

    • Il contesto: Aprendo il festival per impedire che la folla rimanesse senza musica a causa dei ritardi nei trasporti delle altre band, Havens improvvisò questo brano sul momento, trasformandolo nell'eterno inno alla libertà del raduno.

  • Country Joe McDonald – I-Feel-Like-A-Fix-RAG (The Fish Cheer)

    • Il contesto: Un momento iconico di satira e protesta esplicita. Country Joe incitò la folla a scandire a gran voce lo spelling della parola "FUCK" per protestare contro la guerra in Vietnam, prima di intonare il brano antimilitarista per eccellenza.

  • Joan Baez – Joe Hill / We Shall Overcome

    • Il contesto: La regina del folk offrì un'esibizione intensa, dedicando gran parte del suo set ai temi della resistenza non violenta e al marito David Harris, allora in prigione per aver rifiutato la chiamata alle armi.

  • Canned Heat – Going Up the Country

    • Il contesto: Considerato l'inno non ufficiale dei giovani che si mettevano in viaggio per raggiungere la fattoria di Yasgur, unendo il blues rurale al desiderio di fuga dalla società industriale.

  • Sly & the Family Stone – I Want to Take You Higher

    • Il contesto: Una delle performance più elettrizzanti e cariche di energia del festival, capace di fondere funk, soul e un forte messaggio di unità razziale e collettiva nel cuore della notte.

  • The Who – See Me, Feel Me

    • Il contesto: Estratto dalla loro rock opera Tommy, questo brano risuonò all'alba, mentre la foschia del mattino e il fango facevano da sfondo a un'esecuzione di potenza inaudita.

  • Jimi Hendrix – The Star-Spangled Banner (Improvvisazione)

    • Il contesto: La chiusura leggendaria del festival. Hendrix smontò e ricostruì l'inno nazionale americano con la sua Stratocaster, usando la distorsione, il feedback e la leva del vibrato per evocare il suono di bombardamenti, sirene e aerei militari in Vietnam. È considerata la più grande dichiarazione artistica contro la guerra di quel decennio.

Curiosità discografica: Nei decenni successivi, etichette come Rhino Records hanno pubblicato edizioni monumentali (come Woodstock: Three Days of Peace and Music e cofanetti celebrativi) che includono quasi integralmente le esibizioni di ogni singolo artista, restituendo il quadro completo di quelle tre giornate irripetibili.

La primera temporada, con 13 episodios, se estrenó en la Televisión Pública Argentina el jueves 2 de junio de 2016 y recibió críticas mayo...

La primera temporada, con 13 episodios, se estrenó en la Televisión Pública Argentina el jueves 2 de junio de 2016 y recibió críticas mayormente favorables por parte de la prensa especializada. En Latinoamérica se comenzó a emitir el 30 de enero de 2018 a través de Universal Channel. Tras finalizar esta entrega, la serie fue incorporada el 7 de octubre de 2016 en la plataforma de difusión audiovisual Netflix. A su vez, fue presentada en el certamen europeo Series Manía, obteniendo el máximo galardón. Esta buena acogida llevó a que la cadena multinacional Telemundo comprara los derechos de la serie y proyectara hacer una versión estadounidense. En 2018, se estrenó en Estados Unidos El recluso, protagonizada por el argentino Ignacio Serricchio.

Trama.

La prima stagione, trasmessa su TV Pública a metà del 2016, è iniziata con l'ex agente di polizia Miguel Palacios che entra nel carcere di San Onofre come detenuto sotto lo pseudonimo di Pastor . Una volta dentro, gli viene affidato il compito di infiltrarsi nella banda guidata da Mario Borges e suo fratello Diosito , che hanno appena rapito Luna Lunati, la figlia di un giudice corrotto. Deve scoprire dove si trova l'adolescente.


Il carcere è gestito da Sergio Antín , che ha rapporti d'affari con i fratelli Borges, coinvolti in un conflitto interno con i Sub 21 , i giovani detenuti che vivono nel cortile e cercano vendetta per eventi passati. All'interno del sistema carcerario c'è anche Emma Molinari , una donna che sviluppa una relazione sentimentale con Pastor.


Dopo aver scoperto dove si trova Luna e aver ottenuto il suo rilascio, Miguel viene tradito e lasciato indietro come un altro prigioniero, ora circondato da criminali e assassini. Il primo episodio si conclude con un clima di tensione tra la famiglia Borges e gli Under 21, che porta alla sparatoria di Diosito e alla morte della maggior parte dei ragazzi presenti nel cortile. Nel frattempo, l'ex agente di polizia riesce a fuggire e cerca di costruirsi un futuro con Emma.

Interpreti e personaggi

Los intérpretes principales de El Marginal incluyen a Juan Minujín (Pastor/Miguel Palacios), Nicolás Furtado (Diosito), Claudio Rissi (Mario Borges), Martina Gusmán (Emma), y Gerardo Romano (Antín), junto a otros actores clave como Carlos Portaluppi (Morcilla), Abel Ayala (César), y Maite Lanata (Luna), con apariciones de Roly Serrano, Verónica Llinás, y Alejandro Awada, entre muchos otros a lo largo de sus temporadas.

La Marcia su Washington del 1963: Il Soundtrack del Movimento per i Diritti Civili La Marcia su Washington per il Lavoro e la Libertà, t...

La Marcia su Washington del 1963: Il Soundtrack del Movimento per i Diritti Civili

La Marcha de Washington de 1963: la protesta pacífica que reunió 250 mil  personas y cambió a EEUU | Sociedad | BioBioChile

La Marcia su Washington per il Lavoro e la Libertà, tenutasi il 28 agosto 1963, non è stata solo una pietra miliare politica culminata nel celebre discorso "I Have a Dream" di Martin Luther King Jr., ma anche uno dei raduni musicali più influenti della storia. La musica ha funto da collante emotivo e politico, dando voce universale alla lotta per l'uguaglianza razziale.

Protagonisti e Antifone della Lotta

Il programma musicale ha riunito i massimi esponenti del folk, del gospel e della canzone di protesta americana, trasformando il National Mall in un coro collettivo:

  • Bob Dylan e Joan Baez: Icone della folk music, hanno eseguito brani di forte denuncia sociale, incarnando la voce della gioventù politicamente attiva.

  • Mahalia Jackson: La leggendaria regina del gospel ha infiammato la folla con "I've Been 'Buked and I've Been Scorned", la cui intensità emotiva ha ispirato direttamente Martin Luther King a improvvisare la celebre visione del suo discorso.

  • Peter, Paul and Mary: Hanno emozionato il pubblico con la loro interpretazione di "If I Had a Hammer", inno pacifista e di riscatto sociale.

  • Odetta e Marian Anderson: Voci potenti che hanno legato la tradizione spiritual e blues alle rivendicazioni dei diritti civili.

Il Ruolo della Musica come Resistenza

La musica durante la Marcia ha svolto funzioni fondamentali per il successo della mobilitazione:

  • Ha abbassato le barriere emotive tra i manifestanti, creando un immediato e profondo senso di unità.

  • Ha fornito una narrazione accessibile, ritmata e memorabile a un movimento complesso e frammentato.

  • Ha documentato la storia in tempo reale, trasformando la protesta in un'opera d'arte collettiva capace di trascendere i confini temporali.

Un'Eredità Duratura

L'evento ha dimostrato in modo inequivocabile che i raduni di massa e la musica popolare possono agire come catalizzatori di cambiamento politico. Ha stabilito un modello di riferimento per tutti i successivi concerti di protesta, legando per sempre l'impegno artistico all'attivismo per i diritti umani.

We Shall Overcome! Documentary of the March on Washington | Smithsonian  Folkways Recordings

Il documento sonoro ufficiale e più celebre che raccoglie le esibizioni musicali e i discorsi storici della Marcia su Washington del 28 agosto 1963 è l'album documentario "We Shall Overcome! (Documentary Of The March On Washington)", pubblicato originariamente nel 1963 da Broadside Records (e successivamente ristampato da Folkways Records).

Questo disco vinilico storico unisce la grande musica folk e spiritual dell'epoca ai discorsi chiave che hanno segnato la giornata.

Lato A
  1. Joan Baez – We Shall Overcome (Il canto corale e di lotta per antonomasia)

  2. Presidente John F. Kennedy – Press Conference (Intervento politico sul movimento e le tensioni razziali)

  3. Dr. Martin Luther King Jr. – I Have A Dream (Il celebre e storico discorso dal Lincoln Memorial)

  4. Marian Anderson – He's Got The Whole World In His Hands (La potente interpretazione della leggendaria contralto e attivista)

Lato B
  1. Odetta – Oh! Freedom (Classico canto di libertà afroamericano)

  2. Rabbi Joachim Prinz – Complete Speech (Discorso del leader ebreo-americano sui paralleli con l'Olocausto e la lotta razziale)

  3. Bob Dylan – Ballad Of Medgar Evans (Conosciuta anche come Only a Pawn in Their Game, dedicata all'attivista assassinato Medgar Evers)

  4. James Farmer – From Speech (Intervento del co-fondatore del CORE)

  5. Whitney M. Young – From Speech (Discorso del direttore della National Urban League)

  6. John Lewis – From Speech (Il vigoroso intervento del giovane leader dello SNCC)

  7. Roy Wilkins – From Speech (Discorso del direttore esecutivo dell'NAACP)

  8. Walter Reuther – From Speech (Intervento del sindacalista e sostenitore dei diritti civili)

  9. Peter, Paul & Mary – If I Had A Hammer (L'inno pacifista che infiammò la folla)

  10. Bayard Rustin – The Demand (La lettura delle richieste ufficiali della marcia)

  11. A. Philip Randolph – The Pledge (Il giuramento finale di impegno e mobilitazione)

Nota storica: Esiste anche un altro vinile discografico celebre pubblicato all'epoca (dall'etichetta Motown/Gordy con il titolo The Great March on Washington), focalizzato principalmente sui discorsi politici dei leader sindacali e di MLK, impreziosito però dalla magnifica interpretazione soul/gospel di We Shall Overcome cantata da Liz Lands accompagnata dai Voices of Salvation.

“El Marginal” è una serie TV argentina (2016–2022) che racconta in modo crudo e realistico la vita nelle carceri, mostrando violenza, corr...

“El Marginal” è una serie TV argentina (2016–2022) che racconta in modo crudo e realistico la vita nelle carceri, mostrando violenza, corruzione e dinamiche mafiose interne. La trama ruota attorno a un ex poliziotto infiltrato in un penitenziario di Buenos Aires per risolvere un caso di sequestro, ma la serie diventa anche un ritratto sociale sugli eccessi e le contraddizioni del sistema carcerario argentino

Panoramica della serie

  • Titolo: El Marginal

  • Paese: Argentina

  • Anni di produzione: 2016–2022

  • Stagioni: 5 (disponibili su Netflix)

  • Creatori: Sebastián Ortega e Israel Adrián Caetano

  • Protagonisti principali: Juan Minujín (Miguel/“Pastor”), Nicolás Furtado (Diosito), Claudio Rissi (Mario Borges), Martina Gusmán (Emma Molinari)

Trama principale

  • Infiltrazione: Miguel Palacios, ex poliziotto, entra sotto copertura in una prigione di Buenos Aires con il nome di Pastor Peña per indagare sul rapimento della figlia di un giudice.

  • Sopravvivenza: Deve guadagnarsi la fiducia dei detenuti e sopravvivere alle regole brutali del carcere.

  • Potere interno: La prigione è dominata da clan criminali (i Borges), da un direttore corrotto e da una rete di violenza e traffici.

  • Temi centrali: violenza, corruzione, lotta per la sopravvivenza, speranza di libertà.

Temi e messaggi

  • Realismo crudo: La serie si ispira alla miniserie Tumberos e mostra la realtà carceraria argentina con estetica quasi documentaristica.

  • Eccessi nelle carceri:

    • Violenza quotidiana tra bande.

    • Corruzione sistemica tra guardie e direttori.

    • Sopravvivenza basata su alleanze e tradimenti.

  • Specchio della società: Non è solo un racconto di prigione, ma una metafora delle disuguaglianze e della marginalità sociale in Argentina.

Confronto rapido

Aspetto
“El Marginal”
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Ambientazione
Carcere di Buenos Aires
“Oz” (USA), “Prison Break” (USA)

Stile
Realismo crudo, violento, sociale
“Oz” cupo e filosofico, “Prison Break” più action

Temi
Corruzione, mafia interna, sopravvivenza
“Oz”: psicologia dei detenuti; “Prison Break”: fuga e ingegno

Messaggio
Critica al sistema penitenziario argentino
“Oz”: riflessione sulla natura umana; “Prison Break”: libertà personale

⚠️ Nota critica

Molti spettatori e critici hanno sottolineato che El Marginal non è solo intrattenimento, ma una denuncia sociale: mette in luce gli eccessi e le contraddizioni del sistema carcerario argentino, dove la prigione diventa un microcosmo di violenza, potere e sopravvivenza.

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