Dino Buzzati, scrittore e giornalista, ha creato opere indimenticabili come Il deserto dei Tartari, simbolo dell’attesa e del destino uman...

Dino Buzzati, scrittore e giornalista, ha creato opere indimenticabili come Il deserto dei Tartari, simbolo dell’attesa e del destino umano.

«Sono un pittore il quale, per hobby, durante un periodo purtroppo alquanto prolungato, ha fatto anche lo scrittore e il giornalista». Così si descrive Dino Buzzati (1906-1972) scrittore talentuoso e profondo, uno dei più belli del nostro Novecento al punto che le sue pagine, intense e ispirate, allegoriche e ammonitrici, sono tra le più amate anche dai lettori odierni. Nato a San Pellegrino, vicino a Belluno e alle amate montagne dolomitiche, che amava scalare, Dino Buzzati ha poi vissuto gran parte della sua vita a Milano, città in cui ebbe modo di osservare l’alienazione dell’uomo contemporaneo, disarcionato dal rapporto con la natura.     

Il 1970 segna uno spartiacque fondamentale nella storia dello spettacolo e della canzone d'autore italiana: con il debutto dello spet...

Giorgio Gaber ‎– Il Signor G 1970 Italy 2xVinyl LP | eBay

Il 1970 segna uno spartiacque fondamentale nella storia dello spettacolo e della canzone d'autore italiana: con il debutto dello spettacolo Il Signor G (andato in scena per la prima volta il 21 ottobre 1970 a Seregno e fortemente voluto da Paolo Grassi per il Piccolo Teatro di Milano), Giorgio Gaber inventa ufficialmente un genere del tutto nuovo, il teatro-canzone. Abbandonati i fasti leggeri della televisione e dei palcoscenici tradizionali, il "Signor G" porta sul palco un'analisi lucida, critica e ironica dell'individuo e della società borghese.

1. Il Contesto: La Svolta e il Sodalizio con Sandro Luporini

All'inizio degli anni '70, Gaber avverte una profonda insofferenza verso la canzone pop commerciale e le convenzioni dello showbusiness. L'incontro e la collaborazione artistica totalizzante con il pittore e paroliere Sandro Luporini danno vita a una formula espressiva inedita: un recital in cui canzoni e monologhi teatrali si fondono senza soluzione di continuità, trasformando il concerto in una rappresentazione drammaturgica e sociale.

2. Chi è il "Signor G"?

Il protagonista dello spettacolo è un uomo qualunque, un anti-eroe intriso di contraddizioni, nevrosi e ipocrisie piccolo-borghesi.

  • Il Personaggio: Il Signor G cerca a fatica di togliersi di dosso le abitudini e i condizionamenti della sua formazione, oscillando tra il desiderio di un autentico rinnovamento interiore e la pigrizia conformista.

  • La Forma: Sul palco, Gaber è solo (accompagnato da musicisti nascosti o discretamente in ombra), alternando momenti di intensa recitazione a brani musicali che svelano le piccole miserie e le grandi aspirazioni dell'uomo contemporaneo.

3. Il Doppi LP e la Registrazione del 1970

Il successo della tournée biennale (1970-1971) portò alla pubblicazione di uno storico doppio LP intitolato proprio "Il Signor G", che cristallizzò su disco la struttura dello spettacolo tra brani cantati e frammenti in prosa:

  • La Nascita e l'Infanzia: Da "Prima ricorrenza: Il signor G nasce" a "Giuoco di bambini: Io mi chiamo G".

  • I Brani Simbolo: Pezzi memorabili come l'ironica e disincantata Com'è bella la città (affresco acuto della frenesia urbana e delle illusioni del boom economico), Eppure sembra un uomo, Il signor G dalla parte di chi e la struggente Maria Giovanna.

  • La Fine: Chiusura circolare con la "Seconda ricorrenza: Il signor G muore", lasciando lo spettatore con il dubbio beffardo sulla reale consistenza dell'identità del personaggio.

4. L'Impatto Culturale

Il Signor G ha ridefinito il ruolo del cantautore in Italia, trasformandolo da semplice interprete di melodie o cantastorie sentimentale a intellettuale civile, capace di usare l'ironia e la provocazione teatrale come strumenti di indagine politica e psicologica. È il primo tassello di un percorso artistico monumentale che farà scuola per decenni.

 

Il doppio album Il Signor G (pubblicato nel 1970 su etichetta Carosello) cristallizza su vinile la struttura originaria dell'omonimo spettacolo teatrale scritto da Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Non si tratta di una semplice raccolta di canzoni, ma di un flusso continuo in cui brani musicali e frammenti di prosa teatrale (monologhi) si alternano per tracciare il ritratto impietoso, ironico e dolente dell'uomo contemporaneo.

Di seguito la scaletta integrale e dettagliata dell'opera, suddivisa nei quattro lati dei due dischi originali:

Disco 1
Lato A
  1. Prologo: Suona chitarra

    • Dettagli: Un'apertura strumentale e vocale che rompe gli schemi e introduce l'atmosfera intima e diretta del recital teatrale.

  2. Prima ricorrenza: Il signor G nasce

    • Dettagli: Il battesimo laico e grottesco del protagonista, che fa il suo ingresso ufficiale sulla scena sociale.

  3. Giuoco di bambini: Io mi chiamo G (Prosa)

    • Dettagli: Un monologo che esplora le radici dell'identità e i condizionamenti infantili che formano l'individuo adulto.

  4. Eppure sembra un uomo

    • Dettagli: Un brano che fotografa con lucida ironia le contraddizioni e l'apparenza dell'uomo comune, sospeso tra velleità intellettuali e una banale mediocrità quotidiana.

Lato B
  1. Una storia normale: Il signor G e l'amore

    • Dettagli: L'analisi disincantata dei sentimenti di coppia, dove la passione si scontra inevitabilmente con la routine e le convenzioni borghesi.

  2. G accusa (Prosa)

    • Dettagli: Un breve e tagliente intervento parlato in cui il personaggio punta il dito contro le ipocrisie del proprio tempo.

  3. Il signor G dalla parte di chi

    • Dettagli: Un interrogativo esistenziale e politico sul bisogno di appartenenza, sulle etichette e sulla comoda illusione di sentirsi sempre "dalla parte giusta".

  4. Il signor G sul ponte

    • Dettagli: Un momento di sospensione introspettiva, venato di malinconia urbana, in cui affiorano dubbi e solitudini.

  5. L'orgia: ore 22 secondo canale (Prosa)

    • Dettagli: Un feroce e divertito monologo sulla morbosità dei mass media e sulle fantasie piccolo-borghesi legate al sesso e allo scandalo televisivo.

Disco 2
Lato C
  1. Le nostre serate

    • Dettagli: Il ritratto spietato dei riti mondani, delle cene tra amici e della mondanità borghese fatta di chiacchiere vuote, conformismo e noia mascherata da allegria.

  2. Com'è bella la città

    • Dettagli: Uno dei capolavori assoluti di Gaber. Una canzone geniale e dal ritmo incalzante che descrive l'alienazione del boom economico, il mito della metropoli tentacolare, il traffico e le contraddizioni di un progresso che stritola l'essere umano.

  3. Il signor G incontra un albero (Parzialmente in prosa)

    • Dettagli: Un incontro surreale e simbolico con la natura che evidenzia lo scollamento dell'uomo moderno dal proprio ambiente originario.

  4. Vola vola: il signor G e le stagioni

    • Dettagli: Una riflessione sul trascorrere inesorabile del tempo, sull'usura degli anni e sul ciclo effimero delle illusioni umane.

Lato D
  1. Preghiera (Prosa)

    • Dettagli: Un testo recitato di stampo laico e dissacrante, che mette in luce la solitudine metafisica del Signor G.

  2. Io credo: autoritratto di G

    • Dettagli: Una confessione intima in cui il protagonista elenca le sue fedi minime, lontane dai grandi dogmi, ancorate unicamente alla fragilità dell'esperienza terrena.

  3. Maria Giovanna

    • Dettagli: Un brano di forte impatto emotivo, incentrato sulla figura di una donna di provincia e filtrato attraverso la compassione e la sensibilità popolare.

  4. Seconda ricorrenza: Il signor G muore

    • Dettagli: La chiusura circolare dell'opera, speculare all'apertura, che con un colpo di teatro beffardo ironizza sulla labilità e sull'inesistenza di un'identità fissa.

Il colombre è un racconto breve a firma di Dino Buzzati che dà il titolo all'intera raccolta uscita nel 1966 (Il colombre e altri cinq...

Il colombre è un racconto breve a firma di Dino Buzzati che dà il titolo all'intera raccolta uscita nel 1966 (Il colombre e altri cinquanta racconti), una delle ultime pubblicate in cui vengono riproposte le tematiche più care allo scrittore: la rappresentazione del tempo che fugge, l'angoscia dell'attesa, l'assurdità dell'esistenza, il senso della sconfitta. All'inizio "Il colombre" può sembrare una specie di giallo che solo alla fine svelerà il colpevole, in un intreccio di suspense e di mistero. Poi subentra la riflessione profonda e l'analisi più dettagliata dei significati metaforici e paradossali

L'Arte come Ponte oltre la Guerra: Il Concerto di Baghdad Il 4 dicembre 1992 il Teatro Nazionale di Baghdad ospita uno degli eventi...

FRANCO BATTIATO – CONCERTO DI BAGHDAD – Blog di Stefano Fiorucci

L'Arte come Ponte oltre la Guerra: Il Concerto di Baghdad

Il 4 dicembre 1992 il Teatro Nazionale di Baghdad ospita uno degli eventi più intensi, coraggiosi e simbolici della storia della musica moderna: il concerto di Franco Battiato nella capitale dell'Iraq. In un momento storico segnato dalle ferite ancora aperte della prima Guerra del Golfo e dal rigido isolamento internazionale del Paese, il cantautore siciliano sceglie di portare la sua musica come supremo strumento di dialogo, pace e vicinanza umana.

1. Il Contesto: Un Atto di Coraggio e Diplomazia Culturale

L'invito a suonare a Baghdad arriva tramite i canali diplomatici nell'ambito delle iniziative umanitarie (legate al comitato "Un ponte per Baghdad" a sostegno dell'infanzia irachena). Anni dopo, Battiato racconterà di aver accettato immediatamente, senza esitazioni, contravvenendo alla sua solita prudenza di fronte ai progetti complessi. In un'epoca in cui l'Iraq era tagliato fuori dai circuiti culturali globali, quel concerto rappresentò una finestra sul mondo e un segnale di umanità che superava le barriere della politica.

2. La Serata al Teatro Nazionale (4 Dicembre 1992)

La realizzazione tecnica e logistica dell'evento fu un'impresa al limite del possibile. Tra le difficoltà organizzative più celebri, Battiato ricordava spesso il pianoforte a coda che dovette essere accordato a 440 Hz anziché a 442 Hz, per paura che le condizioni climatiche o la tensione potessero compromettere lo strumento durante l'esibizione. Davanti a un pubblico composto da cittadini, intellettuali e autorità locali, il Maestro salì sul palco con un approccio di totale rispetto, privo di qualsiasi retorica trionfalistica, affidandosi interamente alla forza evocativa e spirituale della sua musica.

3. La Scaletta: Tra Occidente e Oriente

Il repertorio proposto a Baghdad fu un viaggio sonoro e mistico, cucito su misura per unire la sensibilità della canzone d'autore italiana alla tradizione e alle suggestioni del Medio Oriente:

  • Le vette mistiche: Brani fondamentali del repertorio colto e metafisico di Battiato come L'ombra della luce, Il re del mondo, Fisiognomica e L'oceano di silenzio.

  • Il dialogo linguistico: Momenti di straordinaria intensità in cui Battiato eseguì brani adattati o cantati in arabo, tra cui una versione toccante de L'ombra della luce e il brano tradizionale Fog an Nakhal (Sopra la palma), omaggio diretto alla cultura ospite.

  • Il finale simbolico: Uno dei momenti più potenti della serata fu la chiusura sul palco accanto a una bambina irachena, Aida, immagine di un'innocenza violata dalla guerra ma abbracciata dalla poesia.

4. L'Impatto e il Valore Universale

Il Concerto di Baghdad non fu un semplice live, ma un manifesto vivente della visione di Battiato: l'arte intesa come preghiera laica, come dissolvimento dei confini e come unico linguaggio capace di arrivare là dove la diplomazia fallisce. Registrato e trasmesso successivamente anche in Italia (diventando un documento imperdibile della sua discografia video e audio), rimane il testamento di come un artista possa farsi ambasciatore di pace attraverso la pura bellezza del suono.

Il Concerto di Baghdad non è stato pubblicato originariamente come un classico album in studio o CD audio commerciale, bensì come uno straordinario album video (uscito in VHS e successivamente in DVD) che documenta l'evento storico del 4 dicembre 1992 al Teatro Nazionale iracheno.

La scaletta di quel live unisce la forma canzone d'autore alle sue vette mistiche, alle arie classiche e ai Lieder ottocenteschi, accompagnato dall'orchestra de I Virtuosi Italiani e dall' Orchestra Sinfonica Nazionale d'Iraq.

La Scaletta Ufficiale del Concerto di Baghdad (1992)
  1. L'ombra della luce (eseguita parzialmente o introdotta in lingua araba)

  2. Il re del mondo

  3. Fisiognomica

  4. Prospettiva Nevski

  5. I treni di Tozeur

  6. Mesopotamia

  7. E ti vengo a cercare

  8. Gilgamesh (Trio dal II atto dell'opera lirica omonima di Battiato)

  9. Schmerzen (Lieder di Richard Wagner)

  10. Plaisir d'amour (di Jean-Paul-Égide Martini)

  11. Gestillte Sehnsucht (Lieder di Johannes Brahms)

  12. Oh, Sweet Were the Hours (di Ludwig van Beethoven)

  13. Come un cammello in una grondaia

  14. L'oceano di silenzio

  15. Fogh in Nakhal (Canto tradizionale iracheno)

Il legame con "Caffè de la Paix" (1993)

Questo repertorio così colto e orientato alla fusione tra musica colta occidentale, tradizione mediorientale e spiritualità ha fatto da ponte diretto per il successivo album in studio di Battiato, Caffè de la Paix (pubblicato nel 1993). All'interno di quel disco troverà infatti posto ufficiale in studio proprio la celebre versione di Fog el Nakhal, consacrando l'amore del cantautore per le suggestioni e le metriche musicali d'Oriente.

Passiamo in rassegna l'intricato finale di "Mr. Robot", preparato da Sam Esmail, creatore della serie con protagonista Rami Ma...

Passiamo in rassegna l'intricato finale di "Mr. Robot", preparato da Sam Esmail, creatore della serie con protagonista Rami Malek.

Fin dalla prima puntata di Mr. Robot , ci siamo resi conto che non avevamo a che fare con una serie qualunque. Con il passare delle stagioni, ce ne siamo sempre più convinti, e la stessa cosa è accaduta con la conclusione della serie . Gli episodi finali (trasmessi come uno speciale di due ore) hanno chiuso le porte alla storia di Elliot Alderson in un modo che ha sorpreso profondamente i fan della serie creata da

L'Evento che ha Ridefinito i Live negli Stadi Italiani Il concerto di Claudio Baglioni allo Stadio Flaminio di Roma nel settembre d...

Claudio Baglioni – Notte di note (Stadio Flaminio Roma) 19/9/1985

L'Evento che ha Ridefinito i Live negli Stadi Italiani

Il concerto di Claudio Baglioni allo Stadio Flaminio di Roma nel settembre del 1985 rappresenta uno dei momenti più alti, iconici e tecnicamente rivoluzionari della storia della musica leggera e d'autore italiana. Culmine del mastodontico tour Notti di note, quell'appuntamento ha consacrato Baglioni non solo come raffinato cantautore di massa, ma come pioniere di un nuovo modo di concepire lo spettacolo dal vivo in Italia.

1. Il Contesto: Un Tour da Record

Il tour del 1985 rimane a tutt'oggi uno dei più grandi successi di pubblico mai registrati nel Paese, capace di radunare complessivamente oltre 1,5 milioni di spettatori. Sulla scia del trionfo discografico dell'album La vita è adesso (pubblicato nel febbraio dello stesso anno e destinato a diventare l'album italiano più venduto di tutti i tempi), Baglioni portò negli stadi una produzione faraonica, caratterizzata da una cura maniacale per i suoni, le luci e la scenografia.

2. Le Notti del Flaminio (19-20 Settembre 1985)

Le date romane allo Stadio Flaminio furono molto più di semplici concerti: si trasformarono in un rito collettivo generazionale.

  • Il Sold Out e la Doppia Data: L'ondata di richieste fu tale che si rese necessaria una seconda serata (il 20 settembre, immortalata anche nel celebre album video/live Notte di note - Il concerto) per accogliere le migliaia di fan accorse da ogni angolo d'Italia.

  • La Copertura Mediatica: La prima serata (19 settembre) fu trasmessa in diretta radiofonica, mentre la successiva arrivò sugli schermi televisivi della Rai, unendo virtualmente l'intero Paese attorno alla musica dello stadio romano.

3. La Formazione e la Scaletta

Sul palco, Baglioni fu affiancato da una super-band di musicisti straordinari che hanno segnato la storia del pop-rock d'autore italiano:

  • La Line-up: Paolo Gianolio (chitarre e tastiere), Walter Savelli (pianoforte e tastiere), Aldo Banfi (tastiere), Maurizio Galli (basso) e Flaviano Cuffari (batteria), con la direzione del suono curata da Pasquale Minieri.

  • La Setlist: Un viaggio monumentale che univa i grandi classici del passato (Questo piccolo grande amore, Amore bello, E tu come stai?, Avrai) ai brani simbolo di La vita è adesso (Via, Uomini persi, Strada facendo, e la celebre title-track), arricchiti da lunghi medley capaci di ripercorrere l'intera evoluzione poetica del cantautore.

4. L'Impatto Culturale

Prima del 1985, i concerti negli stadi italiani soffrivano spesso di un divario tecnologico rispetto alle produzioni anglosassoni. Con Notti di note, Baglioni dimostrò che la canzone d'autore poteva abitare i grandi spazi aperti senza perdere la sua forza intima e confidenziale, stabilendo nuovi standard per i tour successivi di tutti i grandi artisti italiani.

L'album cardine di quel periodo trionfale del 1985 è "La vita è adesso", pubblicato nel febbraio dello stesso anno. Si tratta del disco di musica leggera italiana più venduto di tutti i tempi, un vero e proprio concept album incentrato sul flusso della vita quotidiana, sul tempo, sulla città e sui sentimenti collettivi.

Di seguito la scaletta ufficiale del disco con il dettaglio e il significato dei brani che hanno infiammato gli stadi, culminando nelle storiche serate del Flaminio:

Tracklist Dettagliata di "La vita è adesso" (1985)
  1. Un nuovo giorno o un giorno nuovo

    • Dettagli: Un brano d'apertura solare e ritmato che funge da risveglio collettivo. Introduce subito il tema portante dell'album: l'attesa e la speranza racchiuse nell'alba di un nuovo giorno, un inno alla rinascita quotidiana.

  2. L'amico e domani

    • Dettagli: Una riflessione profonda sul valore dell'amicizia, sul legame con le persone che ci accompagnano lungo i passaggi della vita e sulla proiezione fiduciosa verso il futuro.

  3. Uomini persi

    • Dettagli: Uno dei pezzi più intensi e malinconici del disco. Descrive con grande lucidità poetica la solitudine urbana, l'alienazione e le esistenze ai margini della grande città, con arrangiamenti raffinati ed evocativi.

  4. La vita è adesso

    • Dettagli: La title-track e il manifesto dell'intero progetto. È un affresco corale e cinematografico che descrive una giornata tipo a Roma (e in qualsiasi grande metropoli), dal risveglio all'andare a dormire, esortando a cogliere l'attimo presente ("la vita è adesso"). Un capolavoro generazionale.

  5. Tutto il calcio minuto per minuto

    • Dettagli: Un brano fortemente evocativo e di costume che sfrutta il celebre rito domenicale della radio e del calcio come metafora di un'Italia popolare, unita da passioni semplici, nostalgie e sogni condivisi.

  6. Andiamo a casa

    • Dettagli: Una canzone dal forte senso di intimità e comunità, che evoca il ritorno al rifugio sicuro degli affetti familiari e della propria tana dopo il caos della giornata.

  7. Amori in corso

    • Dettagli: Una delle tracce più amate dal pubblico, incentrata sulla freschezza, la fragilità e l'energia travolgente dei sentimenti giovanili, raccontati con una scrittura musicale estremamente orecchiabile e curata.

  8. E adesso la pubblicità

    • Dettagli: Un brano ironico e lucido che fotografa l'impatto dei mass media, della televisione e dei messaggi commerciali sulla vita di tutti i giorni, anticipando temi di grande modernità.

  9. Un treno per dove

    • Dettagli: Una canzone dal sapore errante e introspettivo, incentrata sul viaggio, sul distacco e sulla ricerca di una propria identità o di una nuova direzione esistenziale.

  10. Notte di note, note di notte

    • Dettagli: La traccia che ha dato il nome al celebre tour negli stadi (Notti di note). È una chiusura notturna, magica e sognante, in cui la musica diventa il battito segreto che accompagna le ore silenziose della città.

Ascoltare o ripercorrere questo disco significa immergersi nella massima espressione della "canzone-mondo" di Baglioni, dove la forma canzone pop si fonde con la grande cura sinfonica degli arrangiamenti (curati da Celso Valli con la collaborazione di musicisti internazionali di altissimo livello).

L'Olympia di Parigi non è un teatro qualsiasi: è il tempio sacro della chanson e dei grandi miti della musica mondiale, da Ja...

Paolo Conte Live - Compilación de Paolo Conte | Spotify

  • L'Olympia di Parigi non è un teatro qualsiasi: è il tempio sacro della chanson e dei grandi miti della musica mondiale, da Jacques Brel a Édith Piaf. Per Paolo Conte, autore profondamente legato all'immaginario transalpino, alla sua letteratura e alla tradizione del cabaret parigino, calcare quel palco ha rappresentato la consacrazione internazionale e il suggello di un idillio reciproco.

  • La Francia ha da subito riconosciuto in Conte un maestro affine alla propria sensibilità artistica, eleggendolo a icona di un'eleganza sofisticata, ironica e fuori dal tempo.

L'Estetica del Cabaret e del Jazz Retrò

  • I concerti live di Paolo Conte negli anni Ottanta erano esperienze sensoriali uniche, capaci di trasportare il pubblico in un'atmosfera sospesa tra i fumosi locali notturni degli anni Trenta, le balere di provincia e le suggestioni sudamericane.

  • Il palco diventava uno spazio scenico minimale e raffinato, dominato dal pianoforte a coda e da un'ambientazione sonora in cui il jazz di New Orleans, lo swing, il tango e i ritmi dixieland convivevano in perfetta armonia.

  • La voce roca, graffiata, ora declamata ora sussurrata, fungeva da filo conduttore per una galleria di personaggi indimenticabili: donne enigmatiche, automobilisti romantici, azzeccagarbugli e marinai distratti.

La Superband e la Virtuosità Strumentale

  • Ad accompagnare l'avvocato di Asti c'era un ensemble di musicisti jazz straordinari (con artisti del calibro di Jimmy Villotti e Andrea Allione alle chitarre, Ellade Bandini alla batteria, Ares Tavolazzi al basso e contrabbasso e Antonio Marangolo ai fiati).

  • Sul palco, la band non fungeva da semplice supporto, ma dialogava costantemente con il pianoforte di Conte, lasciando ampio spazio a improvvisazioni raffinate, stacchi ritmici travolgenti e a un virtuosismo mai accademico ma sempre al servizio dell'ironia e del ritmo.

L'album ufficiale che cattura l'energia e la magia di quel periodo di trionfi internazionali — culminato con le storiche esibizioni all'Olympia di Parigi e nei grandi club del mondo — è Live, pubblicato nel 1988.

Il disco fotografa alla perfezione l'atmosfera da club retrò, lo swing e il talento della superband che affiancava il cantautore astigiano. Ecco la scaletta dettagliata di tutte le tracce con i relativi autori:

Live (1988)
  1. Dancing

    • Autore: Paolo Conte

    • Nota: Un'apertura dal ritmo trascinante e malinconico che introduce subito nelle atmosfere della tournée.

  2. Come mi vuoi?

    • Autore: Paolo Conte

    • Nota: Uno dei brani più raffinati ed evocativi del repertorio contiano.

  3. Sud America

    • Autore: Paolo Conte

    • Nota: Suggestioni esotiche e ritmi caldi filtrati attraverso la lente ironica del pianoforte.

  4. Blue Tangos

    • Autore: Paolo Conte

    • Nota: Una lunga e ipnotica esecuzione in cui il jazz e il tango si fondono sul palco.

  5. Gli impermeabili

    • Autore: Paolo Conte

    • Nota: Un vero e proprio capolavoro visivo e narrativo, esaltato dagli arrangiamenti della band.

  6. Aguaplano

    • Autore: Paolo Conte

    • Nota: La title-track dell'omonimo doppio album, riletta qui con una forza suggestiva unica.

  7. La Negra

    • Autore: Paolo Conte

    • Nota: Un pezzo che sprigiona tutta la carica cabarettistica e ritmica del live.

  8. Jimmy, ballando

    • Autore: Paolo Conte

    • Nota: Uno swing irresistibile che vede protagonisti i fiati e la voce roca di Conte.

  9. Messico e nuvole

    • Autori: Paolo Conte, Daniele Pace e Mansueto De Ponti (Pino Virano / Giorgio Pallavicini)

    • Nota: Il celebre brano portato al successo da Enzo Jannacci, reinterpretato da Conte con un groove formidabile.

  10. Blu notte

    • Autore: Paolo Conte

    • Nota: Atmosfere notturne, fumose e rarefatte che esaltano il lato più confidenziale del concerto.

  11. Vamp

    • Autore: Paolo Conte

    • Nota: Un frammento jazz breve, elegante e sferzante.

  12. Max

    • Autore: Paolo Conte

    • Nota: Uno dei suoi pezzi più celebri e amati dal pubblico internazionale, cantato e suonato con grande brio.

  13. Don't Break My Heart (Traccia bonus presente nell'edizione CD)

    • Autore: Paolo Conte

    • Nota: Una chicca preziosa che arricchisce la versione compact disc del progetto.

    Gli insospettabili (Sleuth) è un film del 1972, l'ultimo diretto da Joseph L. Mankiewicz, tratto dalla pièce teatrale di Anthony Shaff...

    Gli insospettabili (Sleuth) è un film del 1972, l'ultimo diretto da Joseph L. Mankiewicz, tratto dalla pièce teatrale di Anthony Shaffer, che ha scritto anche l'adattamento cinematografico.

    Ha la particolarità di avere in scena per l'intera durata, oltre due ore, solo due interpreti, Laurence Olivier e Michael Caine (nei titoli di testa sono indicati altri quattro nomi, fittizi). Oltre una comparsa sporadica del commisario di polizia.

    Ha ricevuto quattro nomination agli Oscar (miglior regia, attore, per entrambi gli interpreti, colonna sonora originale) e tre nomination ai Golden Globe (miglior film, attore, per entrambi gli interpreti).

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