Il 3 giugno 2023 , la storica piazza dello Zócalo di Città del Messico è stata teatro di uno dei concerti più grandiosi, energetici e cul...

Concierto de Los Fabulosos Cadillacs reúne a 300.000 personas en el Zócalo  de Ciudad de México | CNN

Il 3 giugno 2023, la storica piazza dello Zócalo di Città del Messico è stata teatro di uno dei concerti più grandiosi, energetici e culturalmente risonanti della storia recente della musica latinoamericana: l'esibizione gratuita della band argentina Los Fabulosos Cadillacs.

Quel sabato sera, il gruppo guidato da Vicentico e Flavio Cianciarulo ha trasformato il cuore della capitale messicana in un gigantesco dancefloor a cielo aperto, polverizzando ogni record di pubblico precedente per la location.

Il Contesto: Un Record Storico e un Legame Profondo
  • La Marea dei 300.000: L'evento ha richiamato una folla oceanica stimata in oltre 300.000 persone (comprendendo la piazza principale e le strade adiacenti equipaggiate con maxischermi), segnando un record storico di affluenza per i grandi concerti gratuiti dello Zócalo.

  • Un Amore Senza Confini: Il legame tra i Cadillacs e il pubblico messicano dura da decenni. La cultura ska, reggae e rock fusion della band argentina ha sempre trovato in Messico una seconda casa, e questo concerto ne è stato la consacrazione definitiva, celebrando decenni di successi transoceanici.

I Momenti Clou della Scaletta

Per quasi due ore, la band ha snocciolato un repertorio intergenerazionale che ha fatto saltare e cantare centinaia di migliaia di persone all'unisono:

  • "Matador": Il brano manifesto per eccellenza, cantato a squarciagola dall'intera piazza, ha generato un'energia tellurica che ha fatto tremare le fondamenta del centro storico.

  • "Siguiendo la Luna": Il momento più intimo e ipnotico della notte, in cui un mare di luci di smartphone ha accompagnato le note del celebre reggae-rock malinconico.

  • "Vasos Vacíos": Un inno collettivo cantato con un coro immenso, simbolo della passione viscerale che unisce l'Argentina e il Messico attraverso la musica.

  • "El Matador", "Mal Bicho" e "Yo no me sentaría en tu mesa": Hanno garantito l'esplosione ritmica finale, confermando la vigoria e l'incredibile tenuta live di una delle band più longeve e rispettate del continente.

L'Impatto Culturale

Il concerto dello Zócalo del 2023 non è stato soltanto un trionfo nostalgico, ma la dimostrazione di come il rock in spagnolo e i ritmi meticci latinoamericani sappiano ancora muovere le masse con una forza aggregativa ineguagliabile. L'energia di quella notte è rimasta talmente impressa nell'immaginario collettivo che la performance è stata successivamente immortalata nell'album dal vivo En vivo en el Zócalo de México.

Los Fabulosos Cadillacs tendrán concierto gratuito en el Zócalo de la CDMX  - Infobae

Il monumentale concerto dei Los Fabulosos Cadillacs allo Zócalo di Città del Messico è stato immortalato nell'album dal vivo "Zócalo 3.6.2023" (pubblicato come triplo vinile e in formato digitale).

L'opera raccoglie integralmente la scaletta di quella notte storica, ripercorrendo oltre trent'anni di ska, rock e reggae. Di seguito trovi la tracklist dettagliata di tutti i 22 brani che compongono l'album:

Scaletta Ufficiale: Zócalo 3.6.2023
  1. Cadillacs

  2. Manuel Santillán, El León

  3. Demasiada Presión

  4. El Muerto

  5. Carmela

  6. Estoy Harto De Verte Con Otros

  7. El Genio Del Dub

  8. Calaveras Y Diablitos

  9. Los Condenaditos

  10. El Aguijón

  11. Nro. 2 En Tu Lista

  12. Saco Azul

  13. Mañana En El Abasto (Versione Solo Basso - omaggio ai Sumo)

  14. Siguiendo La Luna

  15. Quinto Centenario (V Centenario)

  16. Carnaval Toda La Vida

  17. Mal Bicho

  18. Matador

  19. Mi Novia Se Cayó En Un Pozo Ciego

  20. Vasos Vacíos

  21. El Satánico Dr. Cadillac

  22. Yo No Me Sentaría En Tu Mesa

Il 20 settembre 1997 , lo stadio Monumental di Buenos Aires fu teatro di uno degli eventi più emozionanti e influenti della storia della m...

Ultimo Concierto 1997 - Estadio River Plate - Buenos Aires © Copyright - Soda  Stereo | Charly Alberti

Il 20 settembre 1997, lo stadio Monumental di Buenos Aires fu teatro di uno degli eventi più emozionanti e influenti della storia della musica latinoamericana: "El Último Concierto" dei Soda Stereo.

Questo live non ha rappresentato soltanto la fine temporanea di una delle band più innovative del continente, ma il suggello definitivo di un'epoca dorata per il rock in lingua spagnola, capace di unire intere generazioni sotto lo stendardo del pop-rock d'avanguardia, della new wave e del alternative rock.

Il Contesto: Perché "El Último Concierto" è Iconico
  • La Fine di un'Era: Dopo quindici anni di carriera travolgente, segnati da album capolavoro come Canción Animal e Dynamo, le tensioni interne e l'esaurimento del ciclo creativo spinsero Gustavo Cerati, Zeta Bosio e Charly Alberti a prendere la decisione drastica dello scioglimento.

  • Il Messaggio di Chiusura: Il concerto si aprì e si chiuse con il peso emotivo di un addio inatteso per il mercato latino. L'apice emotivo dell'evento rimane legato alle parole pronunciate da Gustavo Cerati prima di eseguire l'ultimo brano, una frase che è entrata di diritto nella storia della cultura pop latinoamericana:

    "¡Gracias totales!" (Grazie totali!)

La Scaletta e i Momenti Cclou

Davanti a oltre 60.000 fan in delirio, la band ripercorse i suoi più grandi successi con arrangiamenti raffinati, dimostrando una maturità tecnica straordinaria. Tra i brani che resero la serata immortale spiccano:

  • "De Música Ligera": Eseguita come culmine catartico della serata, con il pubblico che cantava il celebre riff e il coro finale all'unisono, trasformandosi in un inno generazionale.

  • "En la Ciudad de la Furia": Un viaggio oscuro e ipnotico, arricchito dall'inconfondibile timbro chitarristico di Cerati e da un'atmosfera metropolitana densa di malinconia.

  • "Persiana Americana": Una delle vette compositive del trio, capace di fondere un testo enigmatico e passionale con una struttura pop-rock perfetta e trascinante.

  • "Sobredosis" e "Te Hacen Falta Vitaminas": Brani che richiamavano le origini ska e post-punk degli esordi, ricordando la freschezza e l'energia degli anni ottanta.

L'Eredità e il Ritorno (2007)

L'album e il video tratti da El Último Concierto divennero immediatamente oggetti di culto, consacrando il mito di Soda Stereo come i "Beatles del rock latino".

La magia di quel sound non rimase però confinata al 1997: dieci anni dopo, nel 2007, la band si riunì per il leggendario tour celebrativo "Me Verás Volver", riempiendo nuovamente gli stadi di tutto il continente e dimostrando che l'influenza di Cerati, Bosio e Alberti sul rock ispanofono era rimasta intatta e immortale.

El 20 de septiembre de 1997, Soda Stereo dio el último concierto de su  carrera, ante un Estadio de River Plate completamente lleno, donde Gustavo  Cerati, Zeta Bosio y Charly Alberti cerraban

L'album "El Último Concierto" dei Soda Stereo è stato pubblicato originariamente nel 1997 diviso in due volumi (Lado A e Lado B), che racchiudono le esibizioni registrate durante il tour d'addio in diverse tappe del continente (tra cui il leggendario show al River Plate di Buenos Aires, Santiago del Cile e Città del Messico).

Di seguito trovi il dettaglio completo di tutti i brani che compongono i due dischi:

Disco 1: El Último Concierto A
  1. En la Ciudad de la Furia

  2. El Rito

  3. Hombre al Agua

  4. (En) el Séptimo Día

  5. Canción Animal

  6. Trátame Suavemente

  7. Paseando por Roma

  8. Lo que Sangra (la Cúpula)

  9. Zoom

  10. Signos

  11. Ella Usó Mi Cabeza Como un Revólver

Disco 2: El Último Concierto B
  1. Disco Eterno

  2. Planeador

  3. Luna Roja

  4. Té para Tres

  5. Cuando Pase el Temblor

  6. Claroscuro (Nota: traccia in studio inserita nell'edizione discografica)

  7. Persiana Americana

  8. Un Millón de Años Luz

  9. Primavera 0

  10. Cae el Sol

  11. De Música Ligera (il brano della celebre chiusura con il coro del pubblico e l'"¡Gracias totales!")

Dopo la sua morte, molti amici di Larsson affermarono che il personaggio di Lisbeth Salander fosse nato da un episodio in cui Larsson, all...

Dopo la sua morte, molti amici di Larsson affermarono che il personaggio di Lisbeth Salander fosse nato da un episodio in cui Larsson, allora adolescente, assistette allo stupro di gruppo di una conoscente di nome Lisbeth e non fece nulla per impedirlo. Giorni dopo, pieno di sensi di colpa, le chiese perdono, ma lei rifiutò. L'incidente, disse, lo perseguitò per anni e lo spinse in parte a creare il personaggio con il suo nome, che era anche lei sopravvissuta a uno stupro. La veridicità di questa storia è stata messa in dubbio dopo che un collega della rivista Expo ha dichiarato a Rolling Stone che Larsson aveva affermato di aver sentito la storia e in seguito l'aveva spacciata per sua.

Nell'unica intervista rilasciata sulla serie, Larsson ha affermato di aver basato il personaggio su come immaginava Pippi Calzelunghe da adulta. Un'altra fonte di ispirazione è stata la nipote di Larsson, Therese. Adolescente ribelle, indossava solitamente abiti e trucco neri, e spesso gli diceva di volersi tatuare un drago. L'autore le scriveva email mentre scriveva i romanzi per chiederle della sua vita e di come reagiva a certe situazioni.

Un amico e collega di Larsson, Kurdo Baksi, ritiene che lo scrittore sia stato influenzato anche da due omicidi: il primo, avvenuto nel 2001, di Melissa Nordell, una modella uccisa dal suo fidanzato, e il secondo, di Fadime Şahindal, una donna svedese di origine curda uccisa dal padre nel 2002. Entrambe le donne furono uccise da uomini o vittime di delitti d'onore. Per Larsson, non c'era differenza tra la "violenza sistematica" contro le donne e questo lo ispirò a fare qualcosa contro questi crimini attraverso il suo lavoro. Eva Gabrielsson, compagna di Larsson, ha scritto: "La trilogia ha permesso a Stieg di denunciare tutti coloro che disprezzava per la loro codardia, irresponsabilità e opportunismo: attivisti del momento, guerrieri delle giornate di sole, ecc., che sceglievano le loro cause; falsi amici che lo usavano per avanzare nella loro carriera; dirigenti e azionisti aziendali senza scrupoli che si ricompensavano con lauti bonus... Vedendo questo, Stieg non avrebbe potuto trovare terapia e alleato migliore per la sua anima che scrivere i romanzi."

Chi conosceva Larsson, come Baksi e Anders Hellberg, un collega di Larsson negli anni '70 e '80, rimase sorpreso che avesse scritto i romanzi. Hellberg era così sospettoso che pensava che Larsson non fosse l'unico autore della serie, affermando che non era un bravo scrittore. Gabrielsson è stato il candidato più probabile, perché in una delle interviste ha usato alcune parole che implicavano una co-autorialità. Tuttavia, in seguito si corresse, affermando che c'era stata un'interpretazione errata. Nel 2011, Gabrielsson espresse il suo disappunto per le accuse e chiarì: "La scrittura, il lavoro, erano di Stieg. Ma il contenuto è un'altra questione. Ci sono molti dei miei pensieri, idee e lavori lì dentro". Ad esempio, disse di aver usato il suo libro incompiuto sull'architetto Per Olof Hallman per ricercare alcune location per la saga e che entrambi avevano visitato fisicamente i luoghi e discusso di dove avrebbero vissuto i personaggi.

La storia della musica latinoamericana è costellata di esibizioni dal vivo che hanno superato il semplice fatto musicale, trasformandosi i...

Pubblico dei concerti immagini - Download gratuito su Magnific  (precedentemente Freepik)

La storia della musica latinoamericana è costellata di esibizioni dal vivo che hanno superato il semplice fatto musicale, trasformandosi in storici eventi sociali, politici e culturali.

Ecco alcuni dei concerti più memorabili e iconici della musica latinoamericana, raggruppati per il loro impatto storico:

Grandi raduni e record storici

  • Soda Stereo – El Último Concierto (1997): La leggendaria rock band argentina salutò il proprio pubblico allo stadio River Plate di Buenos Aires con un tour d'addio entrato nel mito. La frase finale di Gustavo Cerati, "¡Gracias... totales!", è diventata una delle citazioni più famose della storia del rock in spagnolo.
  • Los Fabulosos Cadillacs allo Zócalo (2023): La band ska/rock argentina ha stabilito un record storico riunendo oltre 300.000 persone nella piazza principale di Città del Messico, un concerto gratuito che ha paralizzato la capitale messicana.
  • Shakira a Central Park (2002) / Live in Paris (2011): Shakira ha portato la musica latina sui palchi più prestigiosi del mondo. Storico rimane il suo concerto a Central Park all'inizio della sua svolta crossover globale, così come le sue storiche tappe negli stadi di tutta l'America Latina.

Concerti dal profondo valore politico e sociale

  • Paz sin Fronteras (2008 / 2009): Ideati da Juanes, questi concerti gratuiti hanno lanciato potenti messaggi di pace. Il secondo, tenutosi in Plaza de la Revolución all'Avana (Cuba) nel 2009, ha riunito più di un milione di persone con artisti del calibro di Olga Tañón, Silvio Rodríguez e Miguel Bosé, abbattendo barriere culturali storiche.
  • Mercedes Sosa al Teatro Ópera (1982): Dopo anni di esilio forzato a causa della dittatura militare argentina, "La Negra" tornò in patria per una serie di 13 concerti trionfali. Fu un atto di enorme coraggio politico e un simbolo di imminente ritorno alla democrazia.
  • Silvio Rodríguez allo Stadio Nazionale del Cile (1990): Il cantautore cubano tornò a esibirsi in Cile dopo 17 anni di divieto da parte del regime di Pinochet. Il concerto celebrò visivamente e musicalmente il ritorno della democrazia nel Paese.

Eventi mitici della Salsa e del Pop

  • Fania All-Stars allo Zaire (1974): Prima del leggendario incontro di boxe tra Muhammad Ali e George Foreman a Kinshasa, il supergruppo di salsa Fania All-Stars (con Celia Cruz, Héctor Lavoe, Johnny Pacheco) tenne un concerto epico che unì la musica caraibica alle sue radici africane davanti a 80.000 persone.
  • RBD allo Stadio Maracanã (2006): Il fenomeno pop messicano è stato il primo gruppo di lingua spagnola a fare il tutto esaurito nel leggendario tempio del calcio brasiliano a Rio de Janeiro, registrando il live Live in Rio davanti ad oltre 40.000 fan scatenati.

Dept. Q è considerata una serie poliziesca unica per la sua combinazione di umorismo nero e ironico, personaggi complessi e segnati emoti...

Dept. Q è considerata una serie poliziesca unica per la sua combinazione di umorismo nero e ironico, personaggi complessi e segnati emotivamente, e un'ambientazione gotica in stile Edimburgo, piuttosto che il tipico stile nordico dei libri originali. A differenza di altri procedurali con casi autoconclusivi, esplora la discesa in campo dei protagonisti attraverso una trama fitta di colpi di scena inaspettati.

Basata su una fortunata serie di romanzi danesi, che ha avuto anche una propria serie di adattamenti cinematografici, la serie di Scott Frank è un thriller favoloso e di alta qualità, come ci si aspetterebbe da qualcuno che ha portato opere diverse come "Godless" e "La regina degli scacchi" su una piattaforma. Ora torna su Netflix con questo esemplare crime drama, dopo il suo superbo noir "Monsieur Spade".

Le caratteristiche che rendono Dept. Q "una serie unica" sono:
Adattamento di successo: la serie è stata sviluppata dall'acclamato sceneggiatore Scott Frank, noto per il suo lavoro su "La regina degli scacchi". Questo le conferisce una direzione cinematografica e un'elevata qualità produttiva.

Atmosfera unica: a differenza della classica ambientazione nordica dei romanzi originali, la serie sposta l'azione in una Edimburgo silenziosa e gotica, creando un'atmosfera molto particolare.

Protagonista atipico: il detective Carl Morck (interpretato da Matthew Goode) è un personaggio emotivamente segnato e dalla personalità rude, relegato al dipartimento dei casi irrisolti. Il suo personaggio è ben lontano dal tipico eroe della polizia e la sua personalità completa la trama ricca di suspense con un sottile senso dell'umorismo.

Enfasi sul personaggio: la trama non si concentra esclusivamente sul caso principale, ma esplora anche le complesse storie personali del detective e della sua squadra di disadattati. Questo fornisce una rara profondità emotiva.

Narrazione sorprendente: il primo episodio sorprende per la sua insolita gestione della cronologia, che tiene lo spettatore incollato fin dall'inizio.

L' MTV Unplugged in New York dei Nirvana , registrato il 18 novembre 1993 e pubblicato postumo nel novembre del 1994, rappresenta uno ...

On November 18th in 1993 Nirvana recorded their „MTV Unplugged“ set : r/ Nirvana

L'MTV Unplugged in New York dei Nirvana, registrato il 18 novembre 1993 e pubblicato postumo nel novembre del 1994, rappresenta uno dei momenti più intensi, intimi e dolorosi della storia del rock. Non fu soltanto il trionfo acustico della band simbolo del grunge, ma il testamento spirituale e artistico di un tormentato Kurt Cobain, tragicamente scomparso pochi mesi dopo.

Un'atmosfera funerea e anticonvenzionale

Mentre la maggior parte degli artisti che partecipavano al celebre programma di MTV puntava a eseguire i propri successi in versione patinata e radiofonica, i Nirvana stravolsero le regole del gioco.

  • La scenografia: Su richiesta esplicita di Kurt Cobain, il palco fu decorato con gigli bianchi, candele nere e un tendaggio di velluto, creando un'atmosfera che ricordava deliberatamente un funerale.

  • La scelta dei brani: La band decise di non suonare la celeberrima Smells Like Teen Spirit, spiazzando pubblico e network. Al suo posto, scelsero brani meno noti del loro repertorio, arrangiamenti spogli e una serie di cover inaspettate che riflettevano le radici musicali profonde di Cobain.

La consacrazione della vulnerabilità

Accompagnati dal secondo chitarrista Pat Smear e dalla violoncellista Lori Goldston, i Nirvana dimostrarono una maturità e una sensibilità musicale straordinarie.

  • Le cover memorabili: La rilettura di The Man Who Sold The World di David Bowie e i brani eseguiti insieme ai fratelli Curt e Kirk Kirkwood dei Meat Puppets (Lake of Fire, Plateau, Oh, Me) brillarono di luce propria.

  • Il finale devastante: Il concerto si chiude con Where Did You Sleep Last Night?, un tradizionale brano folk del bluesman Lead Belly. L'interpretazione vocale di Cobain — che si spezza in un urlo disperato e viscerale nell'ultimo verso («My girl, my girl, don't lie to me...») — rimane una delle performance vocali più potenti e strazianti del XX secolo.

L'eredità culturale e storica

L'MTV Unplugged ha ridefinito la percezione dei Nirvana e dello stesso Kurt Cobain:

  • Oltre il Grunge: Ha dimostrato che la band non era solo rumore, distorsione e rabbia generazionale, ma possedeva una vena melodica raffinata e una profonda malinconia d'autore.

  • Il mito eterno: Pubblicato dopo la morte di Cobain, l'album è diventato un classico immortale, fotografando un artista sull'orlo del baratro ma capace di una purezza espressiva assoluta.

Nirvana – MTV Unplugged in New York: 25 años del mejor unplugged de la  historia

Pubblicato postumo nel novembre del 1994, l'album MTV Unplugged in New York è diventato uno dei dischi dal vivo più venduti e acclamati della storia del rock. La scaletta originale ripercorre fedelmente la serata del 18 novembre 1993, alternando brani storici in versione acustica, pezzi meno noti e cover scelte con cura maniacale.

La Scaletta Ufficiale
  • About a Girl (3:37) – Il brano d'apertura, tratto dall'album d'esordio Bleach. Kurt Cobain imbraccia una chitarra acustica a 12 corde, rompendo subito il ghiaccio con un'esecuzione cristallina e melodica.

  • Come as You Are (4:13) – Uno dei singoli di maggior successo di Nevermind, rallentato e reso più intimo, con Dave Grohl che usa le spazzole sulla batteria per mantenere una cadenza soffusa.

  • Jesus Doesn't Want Me for a Sunbeam (4:37) – Una cover degli scozzesi The Vaselines (gruppo molto amato da Cobain). Qui Krist Novoselic suona la fisarmonica, mentre Kurt imbraccia la chitarra acustica.

  • The Man Who Sold the World (4:20) – La celeberrima cover di David Bowie. Questa versione divenne così famosa e intensa che lo stesso Bowie arrivò a dire che, quando la cantava dal vivo negli anni successivi, la gente pensava stesse suonando una cover dei Nirvana.

  • Pennyroyal Tea (3:40) – Un brano originariamente destinato a In Utero, eseguito qui da Kurt in completa solitudine, accompagnato solo dalla sua chitarra e dalla sua voce roca.

  • Dumb (2:52) – Tratta da In Utero, arricchita dal calore del violoncello di Lori Goldston, che si fonde perfettamente con la melodia malinconica.

  • Polly (3:16) – Un pezzo acustico di Nevermind eseguito in modo spoglio, teso e minimale, che mantiene intatta tutta la sua inquietante quiete.

  • On a Plain (3:44) – Un altro estratto da Nevermind, riarrangiato con grande cura vocale e armonica da parte di tutta la band.

  • Something in the Way (4:01) – Una versione profondamente intima e rallentata, sospesa in un clima di doloroso silenzio interiore.

  • Plateau (3:37) – La prima delle tre cover dei Meat Puppets. Sul palco salgono i fratelli Curt e Kirk Kirkwood per accompagnare i Nirvana con le loro chitarre.

  • Lake of Fire (2:55) – La seconda cover dei Meat Puppets e uno dei momenti più alti dell'intero concerto. L'assolo di chitarra di Kurt è tagliente, bluesy e pervaso da una bellezza straziante.

  • Oh, Me (3:26) – La terza e ultima collaborazione con i Meat Puppets, un brano dal ritmo ipnotico e riflessivo.

  • All Apologies (4:23) – Uno dei capolavori assoluti dei Nirvana, eseguito con il violoncello. Il testo e l'atmosfera assumono qui il sapore di un addio pacificato e definitivo.

  • Where Did You Sleep Last Night (5:08) – Il catartico e devastante epilogo. Una cover di un brano tradizionale del pioniere del blues Lead Belly. La performance vocale di Kurt — che si incrina e si spezza in un urlo viscerale nell'ultimo verso («My girl, my girl, don't lie to me...») — chiude il concerto in un crescendo di pura emozione tragica.

Ponyo è un film d'animazione giapponese, scritto e diretto dal maestro Hayao Miyazaki sotto il sigillo della qualità dello Studio Ghibli...

Ponyo è un film d'animazione giapponese, scritto e diretto dal maestro Hayao Miyazaki sotto il sigillo della qualità dello Studio Ghibli. Questo film è uscito nelle sale in Giappone nel 2008, poi è arrivato in Europa e in America tra il 2009 e il 2010. Questo film ha raccolto più di 200 milioni da $ ed è stato assegnato il premio per il miglior film d'animazione ai Japanese Academy Awards.

Il Live at Pompeii dei Pink Floyd, registrato nell'ottobre del 1971 e immortalato nell'omonimo film del 1972 diretto da Adrian Ma...

Pink Floyd: il film concerto 'Live At Pompeii' torna al cinema in versione  restaurata

Il Live at Pompeii dei Pink Floyd, registrato nell'ottobre del 1971 e immortalato nell'omonimo film del 1972 diretto da Adrian Maben, rappresenta una delle esperienze artistiche e visive più radicali della storia della musica. Più che un semplice concerto, fu un esperimento sonoro e cinematografico senza precedenti, girato nel silenzio e nella polvere di un sito archeologico millenario.

Un'esibizione senza pubblico in un luogo senza tempo

L'idea nacque quasi per caso quando il regista Adrian Maben visitò gli scavi di Pompei e si accorse che il suono della sua macchina fotografica rimbombava in modo unico nell'anfiteatro romano. Decise così di proporre ai Pink Floyd di suonare lì dentro.

  • Nessun pubblico: A differenza di Woodstock o del concerto sul tetto dei Beatles, qui non c'erano spettatori paganti. Sul set c'erano solo la band, la troupe cinematografica e pochissimi bambini del posto.

  • Un rituale isolato: Questa totale assenza di folla trasformò il concerto in un dialogo solitario e ipnotico tra il rock psichedelico della band e le pietre laviche di una città distrutta dal Vesuvio, creando un'atmosfera sospesa, quasi mistica.

Il ponte tra psichedelia e modernità

Il film e le registrazioni catturano i Pink Floyd nel bel mezzo della loro transizione fondamentale: appena reduci dal capolavoro Meddle (con la monumentale Echoes) e a un passo dal trionfo globale di The Dark Side of the Moon.

  • La strumentazione come paesaggio: Sotto il sole cocente (e poi alla luce dei fuochi e delle torce per le sessioni notturne negli studi di Parigi aggiunte in seguito), la chitarra di David Gilmour, il basso pulsante di Roger Waters, le tastiere stratificate di Rick Wright e le percussioni tribali di Nick Mason dipingono paesaggi sonori immensi.

  • La fusione con gli elementi: L'uso dei droni di ripresa e i primi piani sulle mani e sugli strumenti legarono indissolubilmente la musica dei Pink Floyd al concetto di spazio, natura ed eternità.

L'eredità culturale

Live at Pompeii ha cambiato per sempre il modo di intendere il "concerto in video":

  • Il rock come cinema d'autore: Dimostrò che la musica rock poteva essere elevata a colonna sonora di un documentario d'arte, dove la regia e l'ambiente circostante diventano co-protagonisti dell'esecuzione musicale.

  • Il mito eterno: L'immagine della band circondata dagli amplificatori tra le rovine romane è rimasta impressa nell'immaginario collettivo come l'emblema definitivo del progressive rock nella sua fase più pura e visionaria.

Pink Floyd - Live at Pompeii - The director's cut: Amazon.it: Pink Floyd,  Adrian Maben, Pink Floyd: Film e TV

A differenza di Woodstock o del concerto dei Beatles sul tetto, il Live at Pompeii dei Pink Floyd nacque primariamente come film-concerto (diretto da Adrian Maben nel 1972) e non possedeva in origine un album discografico ufficiale dedicato. Tuttavia, i brani eseguiti in quei giorni di ottobre del 1971 nell'anfiteatro romano sono stati tramandati e riproposti in edizioni audio ufficiali (tra cui i mixaggi curati per i box set e le versioni rimasterizzate come At Pompeii - MCMLXXII).

La scaletta ufficiale e dettagliata dei brani registrati live tra le rovine di Pompei comprende i seguenti pezzi:

La Scaletta del Live at Pompeii
  • Pompeii Intro – Una breve introduzione sonora e visiva che cala lo spettatore nel silenzio spettrale e maestoso delle rovine romane, tra il fumo e la polvere.

  • Echoes (Part 1) – La prima metà della monumentale suite psichedelica (estratta dall'album Meddle), che apre l'esibizione con i celebri "ping" acustici della tastiera di Richard Wright e le chitarre effettuate di David Gilmour.

  • Careful With That Axe, Eugene – Un brano cupo, teso e ipnotico, registrato al calare della sera con una minima illuminazione. La struttura si muove lenta fino a esplodere nelle urla ferali e viscerali di Roger Waters.

  • A Saucerful of Secrets – Un viaggio di pura avanguardia sonora della durata di oltre dieci minuti. È celebre la sequenza visiva in cui Waters percuote furiosamente un enorme gong e la band sperimenta rumori cosmici e dissonanze.

  • One of These Days – Un brano dal ritmo incalzante e minaccioso, dominato dal doppio basso di Roger Waters e David Gilmour, reso celebre dalla voce robotica e spettrale del batterista Nick Mason ("One of these days, I'm going to cut you into little pieces").

  • Set the Controls for the Heart of the Sun – Un brano ipnotico e dal forte sapore tribale, eseguito di notte attorno ai fuochi accesi nell'arena, con un testo minimale e un tappeto sonoro denso e orientale.

  • Mademoiselle Nobs – Una versione giocosa e insolita del brano Seamus (originariamente sull'album Meddle). Intorno ai microfoni ci sono le chitarre acustiche e, al posto del cantante, c'è Nobs, il cane levriero russo di proprietà di Steve O'Rourke (manager della band) e Richard Wright, che "canta" abbaiando e ululando.

  • Echoes (Part 2) – La seconda e conclusiva parte della suite, che chiude idealmente l'esperienza con un ritorno alla luce del sole e a melodie cosmiche di straordinaria intensità emotiva.

(Nota: Nelle versioni estese e cinematografiche, il film include anche alcune sequenze girate all'interno degli Abbey Road Studios di Londra nel 1972 durante la lavorazione di The Dark Side of the Moon, con versioni in studio e anteprime di brani come On the Run, Us and Them e Brain Damage).

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