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Dopo la sua morte, molti amici di Larsson affermarono che il personaggio di Lisbeth Salander fosse nato da un episodio in cui Larsson, all...

Dopo la sua morte, molti amici di Larsson affermarono che il personaggio di Lisbeth Salander fosse nato da un episodio in cui Larsson, allora adolescente, assistette allo stupro di gruppo di una conoscente di nome Lisbeth e non fece nulla per impedirlo. Giorni dopo, pieno di sensi di colpa, le chiese perdono, ma lei rifiutò. L'incidente, disse, lo perseguitò per anni e lo spinse in parte a creare il personaggio con il suo nome, che era anche lei sopravvissuta a uno stupro. La veridicità di questa storia è stata messa in dubbio dopo che un collega della rivista Expo ha dichiarato a Rolling Stone che Larsson aveva affermato di aver sentito la storia e in seguito l'aveva spacciata per sua.

Nell'unica intervista rilasciata sulla serie, Larsson ha affermato di aver basato il personaggio su come immaginava Pippi Calzelunghe da adulta. Un'altra fonte di ispirazione è stata la nipote di Larsson, Therese. Adolescente ribelle, indossava solitamente abiti e trucco neri, e spesso gli diceva di volersi tatuare un drago. L'autore le scriveva email mentre scriveva i romanzi per chiederle della sua vita e di come reagiva a certe situazioni.

Un amico e collega di Larsson, Kurdo Baksi, ritiene che lo scrittore sia stato influenzato anche da due omicidi: il primo, avvenuto nel 2001, di Melissa Nordell, una modella uccisa dal suo fidanzato, e il secondo, di Fadime Şahindal, una donna svedese di origine curda uccisa dal padre nel 2002. Entrambe le donne furono uccise da uomini o vittime di delitti d'onore. Per Larsson, non c'era differenza tra la "violenza sistematica" contro le donne e questo lo ispirò a fare qualcosa contro questi crimini attraverso il suo lavoro. Eva Gabrielsson, compagna di Larsson, ha scritto: "La trilogia ha permesso a Stieg di denunciare tutti coloro che disprezzava per la loro codardia, irresponsabilità e opportunismo: attivisti del momento, guerrieri delle giornate di sole, ecc., che sceglievano le loro cause; falsi amici che lo usavano per avanzare nella loro carriera; dirigenti e azionisti aziendali senza scrupoli che si ricompensavano con lauti bonus... Vedendo questo, Stieg non avrebbe potuto trovare terapia e alleato migliore per la sua anima che scrivere i romanzi."

Chi conosceva Larsson, come Baksi e Anders Hellberg, un collega di Larsson negli anni '70 e '80, rimase sorpreso che avesse scritto i romanzi. Hellberg era così sospettoso che pensava che Larsson non fosse l'unico autore della serie, affermando che non era un bravo scrittore. Gabrielsson è stato il candidato più probabile, perché in una delle interviste ha usato alcune parole che implicavano una co-autorialità. Tuttavia, in seguito si corresse, affermando che c'era stata un'interpretazione errata. Nel 2011, Gabrielsson espresse il suo disappunto per le accuse e chiarì: "La scrittura, il lavoro, erano di Stieg. Ma il contenuto è un'altra questione. Ci sono molti dei miei pensieri, idee e lavori lì dentro". Ad esempio, disse di aver usato il suo libro incompiuto sull'architetto Per Olof Hallman per ricercare alcune location per la saga e che entrambi avevano visitato fisicamente i luoghi e discusso di dove avrebbero vissuto i personaggi.

1.- Scorsese e Di Caprio in gran forma, «The Wolf of Wall Street» diverte e convince. Il mondo della finanza secondo Martin Scorsese: il...

1.- Scorsese e Di Caprio in gran forma, «The Wolf of Wall Street» diverte e convince.

Scorsese e Di Caprio in gran forma, «The Wolf of Wall Street» diverte e convince.

Il mondo della finanza secondo Martin Scorsese: il grande regista americano si conferma uno dei più importanti autori del cinema contemporaneo con «The Wolf of Wall Street», l'unico titolo imperdibile di un weekend complessivamente sottotono, a partire dal deludente «Last Vegas» di Jon Turteltaub. Per la quinta volta in carriera, Scorsese sceglie Leonardo DiCaprio come protagonista di una sua

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2.- The Walking Dead, in un mondo post apocalittico un virus ha trasformato gli uomini in zombie.

The Walking Dead, in un mondo post apocalittico un virus ha trasformato gli uomini in zombie.

The Walking Dead è una serie televisiva statunitense prodotta dal 2010. Progettata dal regista Frank Darabont, la serie è basata sull'omonima serie a fumetti scritta da Robert Kirkman (anche produttore esecutivo dello show) e illustrata da Tony Moore e Charlie Adlard. Rispetto al fumetto, di cui comunque vengono seguite le linee guida a livello di trama, Darabont ha affermato che la serie

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3.- I 10 articoli piu letti sul sito Raccomandati Se Ti Piacciono nel mese di Dicembre 2013.

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1.- I 10 articoli piu letti sul sito Raccomandati Se Ti Piacciono nel mese di Dicembre 2013. Zoran, il mio nipote scemo, storia di una parentela che diventa amicizia nell'Italia profonda del No... "Nella cultura rurale della mia regione l'osmiza è il luogo principale di aggregazione, più del bar, perché somiglia a una casa - spiega Giuseppe Battiston, protagonista del film che segna l'esordio

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4.- Zoran, il mio nipote scemo, storia di una parentela che diventa amicizia nell'Italia profonda del Nordest.

Zoran, il mio nipote scemo, storia di una parentela che diventa amicizia nell'Italia profonda del Nordest.

"Nella cultura rurale della mia regione l'osmiza è il luogo principale di aggregazione, più del bar, perché somiglia a una casa - spiega Giuseppe Battiston, protagonista del film che segna l'esordio di Matteo Oleotto - è una specie di agriturismo del Settecento, quando l'imperatore austro-ungarico concesse ai contadini di vendere in proprio i prodotti della loro terra per otto giorni di fila. Si

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5.- I 10 articoli piu letti sul sito Raccomandati Se Ti Piacciono nel mese di Settembre 2013.

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1.- Prison Break, ingegno, azione, thriller e suspense a cui fa da sfondo il retroscena della politica (The Final Break). The Final Break Prison Break: The Final Break è un film per la televisione diretto da Brad Turner (prima parte) e da Kevin Hooks (seconda parte) che determina la fine della serie televisiva Prison Break. Talvolta i due episodi sono non ufficialmente indicati come le

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6.- Antiwar Songs, 138 canzoni contro la guerra.

Antiwar Songs, 138 canzoni contro la guerra.

Canzoni contro la guerra è un lavoro corale di raccolta di testi relativi a canti di tutto il mondo e di tutte le epoche a contenuto pacifista ed antimilitarista, in forma di Database e strutturato su contributi liberi da parte di lettori e collaboratori. Quando iniziarono a farsi più insistenti le voci di una prossima guerra in Iraq, sui newsgroup it.fan.musica.guccini e it.fan.musica.de-andre,

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7.- I 10 articoli piu letti sul sito Raccomandati Se Ti Piacciono nel mese di Agosto 2013.

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1.- Prison Break, ingegno, azione, thriller e suspense a cui fa da sfondo il retroscena della politica (The Final Break). The Final Break Prison Break: The Final Break è un film per la televisione diretto da Brad Turner (prima parte) e da Kevin Hooks (seconda parte) che determina la fine della serie televisiva Prison Break. Talvolta i due episodi sono non ufficialmente indicati come le

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8.- Keny Arkana, il rap è semplicemente qualcosa che le è capitato.

Keny Arkana, il rap è semplicemente qualcosa che le è capitato.

Keny Arkana aveva solo dodici anni quando ha iniziato a scrivere i suoi primi testi. Cresciuta in casa, senza mai essere veramente andata a scuola, è bastato poco perché la sua voglia di ribellione confluisse nei suoi primi pezzi. “Erano già parecchio anti-educazione, anti-polizia, anti-giudici, anti-il cosiddetto programma di protezione minori, tutto ciò che allora era la mia vita”, spiega

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9.- Serial killer cinematografici (3a parte).

Serial killer cinematografici (3a parte).

I serial killer nella finzione cinematografica da sempre hanno assunto un ruolo rilevante nel cinema horror. Sin dagli albori della cinematografia, infatti, la figura dello scienziato pazzo (Dr. Henry Jekyll, Dr. Mabuse) o del criminale dotato di poteri paranormali o frutto della perversione di un suo creatore (Dracula, Frankenstein, uomo invisibile) o più semplicemente scherzo della natura (uomo

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10.- Serial killer cinematografici (2a parte).

Serial killer cinematografici (2a parte).

I serial killer nella finzione cinematografica da sempre hanno assunto un ruolo rilevante nel cinema horror. Sin dagli albori della cinematografia, infatti, la figura dello scienziato pazzo (Dr. Henry Jekyll, Dr. Mabuse) o del criminale dotato di poteri paranormali o frutto della perversione di un suo creatore (Dracula, Frankenstein, uomo invisibile) o più semplicemente scherzo della natura (uomo

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La regina dei castelli di carta (in lingua originale Luftslottet som sprängdes) è un romanzo poliziesco dello scrittore e giornalista svedes...

la_regina_dei_castelli_di_cartaLa regina dei castelli di carta (in lingua originale Luftslottet som sprängdes) è un romanzo poliziesco dello scrittore e giornalista svedese Stieg Larsson. Il romanzo è il terzo della trilogia Millennium, pubblicata postuma dopo la prematura scomparsa dell'autore. Nel romanzo si ritrovano i personaggi di Lisbeth Salander e Mikael Blomkvist, già presenti negli altri due romanzi della trilogia.

Le vicende proseguono esattamente dove Larsson le aveva interrotte nel precedente romanzo. Lisbeth e Zalachenko sono sopravvissuti, e vengono ospedalizzati nella stessa struttura sanitaria, in due stanze poco distanti, le condizioni di lei sono peggiori rispetto a quelle del padre tant'è che è costretta all'immobilità a letto. La copertura di Alexander Zalachenko, rischia di saltare.

Ora che Lisbeth è stata trovata, i media e la polizia potrebbero arrivare alla verità e scoprire il segreto che la Sezione Speciale di Analisi (la Sezione, il segretissimo reparto della Säpo) nasconde dagli anni settanta, ovvero di come sia stata svenduta la libertà della dodicenne Lisbeth Salander pur di insabbiare le violenze commesse dal padre, che essendo un agente segreto disertore dell'Unione Sovietica era una preziosa miniera di informazioni. 

La Sezione si mette in moto e comincia a muovere le sue pedine, depistando gli agenti di polizia, ingannando un procuratore e preparando, con la complicità del dottor Teleborian, un'ennesima falsa perizia psichiatrica su Lisbeth. Nessuno dovrà mai sapere la verità. Ma Lisbeth non è sola. Mikael Blomkvist è ancora saldamente dalla sua parte e con l'aiuto di molte persone, fra le quali, Dragan Armanskij, amministratore delegato e capo operativo della società di sicurezza Milton Security, l'ex capo di Lisbeth e integerrimi agenti della Säpo, che vogliono eliminare le mele marce dai servizi segreti combatterà per far emergere la verità e per rendere giustizia a Lisbeth.

Se ancora non avete iniziato ad assaporare l'atmosfera cupa, violenta, intensissima, che Stieg Larsson ha saputo creare nelle pagine della sua trilogia, allora procuratevi subito il primo volume della serie, Uomini che odiano le donne. Se invece avete chiuso da un po' le pagine del secondo episodio, La ragazza che giocava con il fuoco, siete pronti a rientrare nella trama intricata della Millennium Trilogy.

Basta scorrere le prime pagine di questo terzo, conclusivo, volume, per ritrovarsi ancora nel casolare alla periferia di Stoccolma, dove Lisabeth Salander e Mikael Blomkvist hanno rischiato la vita, riuscendo a riemergere dalle profondità della terra con tutte le ossa rotte. 

Li ritroveremo tutti e due sopravvissuti, ma non sopraffatti dagli eventi, intenti a ristabilire la verità e, soprattutto, a difendersi dall'accusa sempre più pesante di omicidio. Per dimostrare l'innocenza di Lisabeth, ancora una volta Mikael dovrà fare ricorso alle sue incredibili doti di giornalista d'inchiesta e scavare a fondo in un torbido mistero che affonda le sue radici molto lontano: nella Russia degli anni Settanta, all'interno di un gruppo illegale dei servizi segreti svedesi. Una guerra fredda che ha lasciato sul campo centinaia di vittime silenziose, prima fra tutte lei, Lisabeth, rinchiusa in un ospedale psichiatrico all'età di dodici anni, violata da quelle stesse istituzioni che avrebbero dovuto proteggerla. Ora che tutti i nodi sono pronti ad essere sciolti, adesso che uno dei maggiori giornali nazionali ha le prove per incriminare gran parte della classe dirigente svedese, Mikael Blomkvist e i suoi collaboratori si preparano ad affrontare un processo epocale.

Per farlo Stieg Larsson dovrà tessere la sua trama e chiamare in causa tutti i personaggi che abbiamo visto avvicendarsi nel corso della trilogia. A cominciare da Annika Giannini, sorella di Mikael e avvocato difensore di Lisabeth, per continuare con l'eterna amante e giornalista Erika Berger, fino ai sostenitori storici di Lisabeth Salander, il suo ex datore di lavoro, Dragan Armeskij e il redivivo suo ex tutore, Holger Palmgren.

Ora che tutto è stato chiarito e si tirano le somme di un complotto che ha appassionato i lettori di mezzo mondo, resta il mistero legato alla pubblicazione di un oscuro quarto episodio (la serie, nelle intenzioni dell'autore, doveva comporsi di dieci volumi) e resta un'ultima, spaventosa coincidenza. A pagina 225 Hakan Morander, uno dei personaggi secondari del romanzo, è stroncato da un attacco di cuore mentre sta lavorando nella redazione del suo giornale… Forse una premonizione per Stieg Larsson, che morirà allo stesso modo nel 2004, prima di completare la sua monumentale, sorprendente, opera.
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Mikael Blomkvist è tornato saldamente alla direzione di Millennium, la rivista da lui fondata è ascesa alle luci della ribalta per aver smas...

Mikael Blomkvist è tornato saldamente alla direzione di Millennium, la rivista da lui fondata è ascesa alle luci della ribalta per aver smascherato i loschi traffici dei vertici della finanza svedese.

Unico rimpianto: non avere più alcun rapporto con la giovane, geniale hacker Lisbeth Salander, che gli ha salvato la vita e con cui ha avuto una breve ma intensa relazione. Lisbeth, infatti, ha tagliato ogni contatto e si trova in viaggio ormai da mesi, alle prese con il tentativo di ricostruirsi una vita dopo la travagliata (e ai lettori pressoché sconosciuta) infanzia, le violenze del tutore e una nuova emergente passione: la matematica, cui si appassiona nel tentativo di risolvere una versione del teorema di Fermat.

Il giornale è in procinto di dare alle stampe un'esplosiva inchiesta sul trafficking di prostitute dai paesi dell'Europa orientale, nata dalla collaborazione con il giornalista Dag Svennson e la sua compagna Mia Bergman. Il progetto si blocca nel modo più cruento: l'uccisione di Dag e Mia, nonché dell'avvocato Nils Bjurman, crudele tutore di Lisbeth. Le indagini di polizia e media si concentrano su quest'ultimo delitto e scatta una caccia all'uomo nazionale alla ricerca della violenta, pericolosa, vendicativa e asociale hacker.

A crederla innocente solo pochi fedelissimi tra cui Mikael, che conosce le singolari abitudini, ma la forte moralità di Lisbeth, la donna che si difende da sola e che odia gli uomini che odiano le donne. L'intrigo si fa sempre più ampio e coinvolge poliziotti, politici e perfino esponenti dei servizi segreti, trascinato dai disperati sforzi di Mikael di dimostrare l'innocenza dell'amica e forse di salvarla da un destino anche peggiore.


Era legata con cinghie di cuoio a una stretta branda con il telaio in accia-io. Le cinghie tese sopra il torace premevano. Era stesa sulla schiena. Lemani bloccate all'altezza dei fianchi.Ormai aveva rinunciato da tempo a qualsiasi tentativo di liberarsi. Erasveglia ma teneva gli occhi chiusi. Se li avesse aperti si sarebbe ritrovata albuio, l'unica fonte di luce era una debole striscia che filtrava da sopra laporta. Si sentiva in bocca un sapore cattivo e non vedeva l'ora di potersilavare i denti.Una parte della sua coscienza tendeva l'orecchio per cogliere il rumoredi passi che avrebbe indicato che lui stava arrivando. Non aveva la minimaidea di che ora della sera fosse, al di là del fatto che aveva l'impressioneche cominciasse a essere troppo tardi perché venisse a trovarla. Un'im-provvisa vibrazione della branda la indusse ad aprire gli occhi. Era comese un macchinario di qualche genere si fosse avviato da qualche parteall'interno dell'edificio. Ma dopo un paio di secondi non sapeva se fossestata solo un'illusione oppure se il rumore fosse stato reale.

Mentalmente spuntò un altro giorno sul calendario.Era il suo quarantatreesimo giorno di prigionia.Avvertì un prurito nel naso e girò la testa in modo da poterlo sfregarecontro il cuscino. Sudava. Nella stanza l'aria era calda e soffocante. Indos-sava una semplice camicia da notte che le si era arrotolata sotto il corpo.Spostando l'anca riusciva ad afferrare l'indumento fra l'indice e il medio ea tirarlo giù da una parte un poco alla volta. Ripeté il procedimento conl'altra mano. Ma la camicia faceva ancora una piega sotto l'osso sacro. Ilmaterasso era sformato e scomodo. Il totale isolamento faceva sì che ognipiccola impressione, che altrimenti sarebbe passata del tutto inosservata, siingigantisse pesantemente. Le cinghie erano abbastanza lasche da permet-terle di cambiare posizione e mettersi sul fianco, ma anche così era scomo-da perché doveva stare con una mano dietro la schiena e questo le facevaintorpidire il braccio.Non era spaventata. Al contrario sentiva accumularsi dentro di sé unarabbia violenta.
Ma era anche tormentata dai suoi stessi pensieri che si trasformavanocostantemente in sgradevoli fantasie su ciò che le sarebbe successo. Odia-va la sua impotenza coatta. Per quanto cercasse di concentrarsi su qual-cos'altro per far passare il tempo e reprimere il pensiero della sua situazio-ne, l'angoscia riusciva comunque a filtrare. Ristagnava intorno a lei comeuna nube di gas minacciando di infiltrarsi nei suoi pori e avvelenarle l'esi-stenza. Aveva scoperto che il modo migliore per tenere lontana l'angosciaera fantasticare di qualcosa che le desse una sensazione di forza. Chiuse gliocchi e richiamò l'odore della benzina. Lui era in macchina con il finestrino aperto. Lei gli si avventava contro,versava la benzina e accendeva un fiammifero. Questione di un attimo. Le fiamme si alzavano subito. Lui si contorceva dal dolore e lei sentiva le sueurla di terrore e sofferenza. Poteva percepire l'odore della carne bruciatae quello più aspro del rivestimento e dell'imbottitura dei sedili che si incenerivano. Probabilmente si era assopita, dal momento che non aveva sentito i pas-si, ma di colpo fu perfettamente sveglia quando la porta si aprì. La luce dalrettangolo illuminato l'accecò.Alla fine lui era venuto.Non sapeva quanti anni potesse avere, ma era grande. Aveva i capelli arruffati castano scuro, occhiali cerchiati di nero e una rada barbetta. Profumava di dopobarba. Odiava il suo odore.

 Rimase ritto in silenzio ai piedi della branda e la osservò a lungo. Odiava il suo silenzio.
 Il suo viso era in ombra nel controluce della porta aperta e lei vedeva so-lo la sua sagoma. D'un tratto le rivolse la parola. Aveva una voce nitida eprofonda che sottolineava in maniera pedante ogni parola. Odiava la sua voce.  Le disse che era il suo compleanno e che voleva farle gli auguri. La vocenon era sgarbata o ironica. Era semplicemente neutra. Lei indovinò chestava sorridendo. 

Lo odiava.

 Lui si avvicinò e girò intorno alla branda. Poggiò il dorso di una manoumidiccia sulla sua fronte e le passò le dita fra i capelli in un gesto cheprobabilmente voleva essere gentile. Era il suo regalo di compleanno perlei. Odiava il suo contatto.




 Lui cominciò a parlare. Lei vedeva la bocca muoversi ma si sforzava diescludere il suono della sua voce. Non voleva ascoltare. Non voleva ri-spondere. Lo sentì alzare il tono. Un tocco di irritazione per la sua man-canza di reazione si era insinuato nella voce dell'uomo. Stava parlando direciproca fiducia. Dopo parecchi minuti tacque. Lei ignorò il suo sguardo.Poi lui alzò le spalle e cominciò a sistemare le cinghie. Le strinse un po'sul torace e si chinò su di lei.Lei si voltò di scatto verso sinistra, più bruscamente che poté. Raccolsele ginocchia fin sotto il mento e poi scalciò forte contro la sua testa. Mira-va al pomo d'Adamo e lo colpì in un punto sotto il mento, ma lui era pre-parato e si scostò, e il risultato fu solo un colpo leggero, appena percettibile.

Cercò di scalciare di nuovo ma lui era già fuori portata.Le sue gambe sprofondarono di nuovo nella branda.Il lenzuolo pendeva sul pavimento. La camicia da notte era finita moltoal di sopra dei fianchi.Lui rimase immobile senza dire nulla. Poi le girò intorno e cominciò alegarle i piedi. Lei cercò di tirare le gambe verso di sé ma lui le afferrò unacaviglia e le abbassò di forza il ginocchio con l'altra mano, bloccandole ilpiede con una cinghia. Poi fece il giro della branda e le legò anche l'altropiede.Adesso era ridotta alla totale impotenza.Raccolse il lenzuolo e la coprì. La guardò in silenzio per due minuti. Leipoteva sentire la sua eccitazione nella penombra benché lui non ne facessemostra in alcun modo. Di sicuro aveva un'erezione. Sapeva che avrebbevoluto allungare una mano e toccarla.Poi lui si voltò e uscì chiudendosi la porta alle spalle. Sentì che chiudevacol catenaccio, cosa perfettamente inutile dal momento che non aveva nes-suna possibilità di slegarsi dalla branda.Rimase diversi minuti con lo sguardo fisso sulla sottile striscia di lucesopra la porta. Poi cominciò a muoversi per cercare di capire quanto fosse-ro strette le cinghie. Riuscì a piegare un po' le ginocchia ma quelle che lebloccavano i piedi opposero immediatamente resistenza. Si rilassò. Restòstesa assolutamente immobile, fissando nel nulla.Aspettava. Intanto fantasticava di una tanica di benzina e di un fiammifero.  Lo vide imbevuto di benzina. Poteva percepire fisicamente la scatola dei fiammiferi nella propria mano. La scosse. Ne udì il tipico rumore.

Aveva incontrato una donna che gli insegnava sia la matematica che l'ero-tismo.Aprì la porta e le sorrise estasiato.«Ti va un po' di compagnia?» domandò lei.Lisbeth Salander lasciò George Bland poco dopo le due di notte. Si sen-tiva un piacevole calore dentro e passeggiò lungo la spiaggia anziché se-guire la strada verso il Keys Hotel. Camminava da sola nel buio, sapendoche George l'avrebbe seguita a circa cento metri di distanza.Lo faceva sempre. Non si era mai fermata a dormire da lui, ma spessoGeorge esprimeva vibranti proteste contro il fatto che una donna facesse ri-torno al suo albergo da sola in piena notte, e insisteva nell'affermare cheera suo dovere riaccompagnarla in albergo. In particolare quando facevanomolto tardi. Lisbeth ascoltava paziente le sue motivazioni e poi troncava ladiscussione con un semplice no.

 Io vado dove mi pare e quando mi pare.Fine della discussione. E no, non voglio avere nessuna scorta. La primavolta che si era resa conto che lui la seguiva, si era infastidita. Ma adessovedeva nel suo istinto di protezione un certo fascino e perciò fingeva dinon sapere che lui camminava dietro di lei e che sarebbe tornato verso casasolo dopo averla vista varcare la soglia del suo albergo.Si chiedeva cosa avrebbe fatto se lei d'improvviso fosse stata aggredita.Personalmente, Lisbeth avrebbe utilizzato il martello che aveva acquista-to da MacIntyre's e che teneva nello scomparto esterno della borsa a tracol-la. C'erano poche configurazioni di minaccia fisica cui l'uso di un buonmartello non potesse porre rimedio, pensava.Il cielo era limpido e stellato, e c'era la luna piena. Lisbeth alzò lo sguar-do e identificò Regolo nella costellazione del Leone bassa sull'orizzonte.

Era quasi arrivata all'albergo quando si fermò di colpo. Aveva intravistol'ombra di una figura umana più giù sulla spiaggia, a riva, davanti all'hotel.Era la prima volta che le capitava di vedere un'anima viva sulla spiaggiadopo il calare dell'oscurità. Anche se la distanza era di quasi cento metri,non ebbe nessun problema a identificare l'uomo al chiarore della luna.Era il rispettabile dottor Forbes della stanza 32.Con pochi rapidi passi si spostò di lato e si fermò sotto gli alberi. Quan-do voltò la testa, constatò che anche George Bland si era reso invisibile. Lafigura sulla battigia si muoveva lentamente avanti e indietro. Stava fuman-do una sigaretta. A intervalli regolari si fermava e si chinava, come se stes-se esaminando la sabbia. La pantomima andò avanti per venti minuti, poil'uomo cambiò bruscamente direzione e si diresse a passi spediti verso l'in-gresso dell'albergo sulla spiaggia, sparendo.Lisbeth attese qualche minuto prima di portarsi dove il dottor Forbes a-veva passeggiato.

Descrisse un lento semicerchio esaminando il terreno.Riusciva a vedere solo sabbia, conchiglie e qualche sasso. Dopo un paio diminuti interruppe lo studio della battigia e si diresse verso l'albergo.Uscì sul suo balcone, si chinò sopra la ringhiera e sbirciò nel balcone deivicini. Tutto era tranquillo e silenzioso. Il litigio serale evidentemente erafinito. Dopo un momento andò a prendere la borsa, tirò fuori una cartina esi arrotolò uno spinello con la scorta che le aveva fornito George Bland. Sisedette sul balcone. Guardava il mare scuro dei Caraibi mentre fumava epensava.Si sentiva come un'apparecchiatura radar in stato di massima allerta.

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Mikael Blomkvist, un giornalista economico di discreto successo, perde la causa che lo vede accusato di diffamazione a mezzo stampa nei conf...

Mikael Blomkvist, un giornalista economico di discreto successo, perde la causa che lo vede accusato di diffamazione a mezzo stampa nei confronti del finanziere Wennerström e per questo motivo decide di dimettersi da direttore responsabile della rivista Millennium.

A Mikael viene proposto di occuparsi in maniera esclusiva di una storia risalente a quasi quarant'anni prima: la misteriosa scomparsa di Harriet Vanger, nipote e pupilla dell'ottantenne Henrik Vanger, un tempo magnate dell'industria svedese.

Mikael, malgrado sia sicuro di non trovare nessuna informazione in più rispetto a ciò che è stato scoperto in quarant'anni di indagini, accetta l'incarico e si trasferisce nel Gävleborg, nella cittadina immaginaria di Hedestad.

Lisbeth Salander per vivere fa la ricercatrice, in ciò supportata dalle sue capacità di hacker: su commissione si occupa di ricerche particolari allo scopo di trovare informazioni approfondite su persone o aziende.

La sua vita passata è un vero mistero, ma la certezza è che Lisbeth non può disporre in proprio dei suoi averi, nemmeno dei suoi soldi in banca, in quanto sotto tutela. Poiché l'avvocato che per anni le ha fatto da tutore, Holger Palmgren, ha avuto un ictus, a Lisbeth viene assegnato un nuovo tutore, Nils Bjurman, anch'esso avvocato, che si scoprirà essere un vero e proprio sadico. Lisbeth, grazie ai suoi metodi di ricerca, sistemerà definitivamente il nuovo tutore e tornerà a prendere possesso della sua vita.

Mikael e Lisbeth indagheranno insieme sulla scomparsa di Harriet Vanger e sugli sconvolgenti segreti della famiglia Vanger, scoprendo una realtà molto peggiore della loro più drastica immaginazione.

Sono passati molti anni da quando Harriet, nipote prediletta del potente industriale Henrik Vanger, è scomparsa senza lasciare traccia. Da allora, ogni anno l'invio di un dono anonimo riapre la vicenda, un rito che si ripete puntuale e risveglia l'inquietudine di un enigma mai risolto. 

Ormai molto vecchio, Henrik Vanger decide di tentare per l'ultima volta di fare luce sul mistero che ha segnato tutta la sua vita. L'incarico di cercare la verità è affidato a Mikael Blomkvist: quarantenne di gran fascino, Blomkvist è il giornalista di successo che guida la rivista Millennium, specializzata in reportage di denuncia sulla corruzione e gli affari loschi del mondo imprenditoriale. 

Sulle coste del Mar Baltico, con l'aiuto di Lisbeth Salander, giovane e abilissima hacker, indimenticabile protagonista femminile al suo fianco ribelle e inquieta, Blomkvist indaga a fondo la storia della famiglia Vanger. E più scava, più le scoperte sono spaventose. 

La storia di Lisbeth e Mikael proseguirà anche nei due successivi romanzi della trilogia, La ragazza che giocava con il fuoco e La regina dei castelli di carta.



Era diventato un rito che si ripeteva ogni anno. Il desti­natario del fiore ne compiva stavolta ottantadue. Quando il fiore arrivò, aprì il pacchetto e lo liberò della carta da re­galo in cui era avvolto. Quindi sollevò il ricevitore e com­pose il numero di un ex commissario di pubblica sicurezza che dopo il pensionamento era andato a stabilirsi sulle rive del lago Siljan. I due uomini non erano solo coetanei, ma erano anche nati nello stesso giorno - fatto che in quel con­testo poteva essere considerato come una sorta d'ironia. Il commissario, che sapeva che la telefonata sarebbe arrivata dopo la distribuzione della posta delle undici, nell'attesa sta­va bevendo un caffè. Quest'anno il telefono squillò già alle dieci e trenta. Lui alzò la cornetta e disse ciao senza nem­meno presentarsi.

«È arrivato.»
«Cos'è, questa volta?»
«Non so che genere di fiore sia. Lo farò identificare. È bianco.»
«Nessuna lettera, suppongo?»
«No. Nient'altro che il fiore. La cornice è la stessa del­l'anno scorso. Una di quelle cornici da poco che uno si mon­ta da solo.»
«Timbro postale?»
«Stoccolma.»
«Calligrafia?»
«Come al solito, stampatello, tutte maiuscole. Lettere dritte e ordinate.»

Con ciò l'argomento era stato esaurito e i due rimasero seduti qualche minuto in silenzio, ognuno dalla sua parte della linea telefonica. Il commissario in pensione si lasciò andare contro lo schienale della sedia davanti al tavolo del­la cucina, succhiando la pipa. Sapeva comunque che non ci si aspettava più che ponesse qualche domanda risolutiva op­pure iperintelligente, in grado di gettare nuova luce sulla faccenda. Quel tempo era passato da un pezzo, e la con­versazione fra i due anziani conoscenti aveva piuttosto il ca­rattere di un rituale intorno a un mistero che nessun altro essere umano al mondo aveva il benché minimo interesse a risolvere.

Il suo nome latino era Leptospermum (Myrtaceae) Rubi­nette. Si trattava di un arbusto piuttosto anonimo dotato di piccole foglie simili a quelle dell'erica, che produceva un fiore di due centimetri con una corolla di cinque petali. Era al­to grossomodo dodici centimetri.
La pianta era originaria delle regioni montuose e del busb australiani, dove cresceva in robusti agglomerati. In Australia la chiamavano Desert Snow. Più avanti, un'esperta del giardi-no botanico di Uppsala avrebbe constatato che si trattava di una pianta insolita, raramente coltivata in Svezia. Nella sua pe­rizia, la studiosa scriveva che l'arbusto era imparentato con il Leptospermum Flavescens, e che sovente era confuso con il ben più comune cugino Leptospermum Scoparium, che cresceva abbondante in Nuova Zelanda.
Il Rubinette era, in definitiva, un fiore sorprendentemente modesto. Era privo di valore commerciale. Non possedeva proprietà medicamentose note né effetti allucinogeni. Non si poteva mangiare, era inutilizzabile come spezia e senza utilità nella fabbricazione di coloranti vegetali. Per contro aveva una certa importanza per gli abitanti originari dell'Australia, gli aborigeni, che tradizionalmente consideravano la zona intorno ad Ayers Rock e la relativa flora come sacra. L'unico scopo della pianta sulla terra sembrava di conseguenza essere quello di fare omaggio della sua capricciosa bellezza all'ambiente circostante.

Nella sua perizia, la botanica di Uppsala constatava che quel piccolo arbusto era poco comune in Australia, in Scandinavia era addirittura raro. Personalmente non ne mai visto un esemplare, ma dopo un'indagine fra i colleghi era venuta a sapere che erano stati fatti dei tentativi di introdurre la pianta in un giardino di Gòteborg, e si immaginava venisse coltivata privatamente in luoghi diversi, da appassionati di giardinaggio e botanici diletttanti dotati di piccole serre. Era difficile da coltivare  perché esigeva un clima mite e secco, e doveva essere ricoverata al chiuso durante i mesi invernali. Non tollerava il terreno calcareo ed esigeva annaffiature dal basso direttamente sulla radice. Era una pianta per coltivare gli esperti.

Il fiore era solamente l'ultimo di una lunga serie di scon­certanti omaggi che arrivavano regolarmente dentro una bu­sta imbottita il primo di novembre. Il genere variava ogni anno, ma si trattava sempre di fiori belli e relativamente ra­ri. Al solito, il fiore era stato essiccato, montato con cura su carta da acquerello e messo sotto vetro in una cornice di ti­po semplice nel formato 29 X 16 centimetri.

Il mistero dei fiori non era mai stato reso pubblico, era noto solo a una cerchia ristretta di persone. Tre decenni pri­ma, l'arrivo annuale del fiore era diventato oggetto di ana­lisi - presso il laboratorio della scientifica, fra esperti di im­pronte digitali e grafologi, fra investigatori della polizia, e in un gruppo di parenti e amici del destinatario. Attualmente gli attori del dramma si erano ridotti a tre: l'anziano festeg­giato, il poliziotto in pensione e ovviamente la persona sco­nosciuta che inviava il regalo. Siccome almeno i primi due avevano raggiunto un'età così avanzata che ormai per loro era tempo di prepararsi all'inevitabile, la cerchia degli inte­ressati si sarebbe presto ulteriormente ridotta.

Quando si furono congedati, l'ottantaduenne festeggiato rimase seduto immobile un lungo momento a osservare il fiore, grazioso ma insignificante, del quale ancora non co­nosceva il nome. Poi alzò lo sguardo sulla parete sopra la scrivania. C'erano appesi quarantatré fiori essiccati sotto ve­tro e in cornice, in quattro file di dieci fiori ciascuna, più una fila incompleta con quattro quadretti. Nella fila più in alto mancava un quadro. Il posto numero nove era vuoto. Desert Snow sarebbe diventato il quadro numero quarantaquattro.

Per la prima volta accadde tuttavia qualcosa che ruppe lo schema di tutti quegli anni. D'un tratto e senza preavviso, il vecchio cominciò a piangere. Rimase egli stesso sorpreso di quello sfogo improvviso dopo quasi quarant'anni. 
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Stieg Larsson, nome completo Karl Stig-Erland Larsson (Skellefteå, 15 agosto 1954 – Stoccolma, 9 novembre 2004), è stato uno scrittore e gio...

Stieg Larsson, nome completo Karl Stig-Erland Larsson (Skellefteå, 15 agosto 1954 – Stoccolma, 9 novembre 2004), è stato uno scrittore e giornalista svedese.


Esperto conoscitore di organizzazioni di estrema destra e neonaziste, è stato fondatore della rivista antirazzista Expo, consulente di Scotland Yard e corrispondente dal Regno Unito, consulente del Ministero della Giustizia svedese, inviato per l'OSCE.


È morto improvvisamente per un attacco cardiaco nel 2004. Dopo la sua morte sono stati pubblicati i suoi romanzi polizieschi, facenti parte della trilogia Millennium.


È stato il secondo autore più venduto nel mondo nel 2008, dietro l'afghano Khaled Hosseini. A marzo 2010 la sua trilogia Millennium ha venduto 27 milioni di copie in oltre 40 paesi.


Cresciuto dai nonni materni, Larsson inizia a lavorare facendo i mestieri più vari. Nel 1983 diventa grafico presso l'agenzia di stampa svedese Tidningarnas Telegrambyrå. Poco alla volta si orienta verso il giornalismo diventando critico letterario (romanzi polizieschi e fumetti soprattutto).


Nel 1995, dopo l'omicidio di cinque ragazzi a Stoccolma per mano di estremisti di destra, lascia Tidningarnas Telegrambyrå per fondare la rivista trimestrale EXPO, con intenti antirazzisti, rivista che sarà schierata in prima linea contro il rigurgito neofascista in Svezia.


La battaglia di Stieg Larsson contro il razzismo, il fascismo e l'estremismo di destra è assolutamente seria: nel 1991 scrive, insieme a Anna-Lena Lodenius, Extremhögern ("Estremismo di destra"). Dieci anni dopo pubblica (a quattro mani con Mikael Ekman) Sverigedemokraterna: den nationella rörelsen ("Democratici svedesi: il movimento nazionale").


Comincia a tenere conferenze in tutto il mondo, Londra compresa, dove viene invitato da Scotland Yard, con cui inizierà a collaborare. In più occasioni riceve minacce di morte.



Politicamente, Stieg Larsson fu inizialmente un attivista della Kommunistiska Arbetareförbundet (Lega Comunista dei Lavoratori), che lasciò di sua volontà nel 1987 in contrasto con la scarsa democratizzazione dei Paesi del socialismo reale.


Grande fan di Pippi Calzelunghe, il personaggio creato nel 1945 da Astrid Lindgren, Larsson è stato anche lettore appassionato e profondo conoscitore di fantascienza.


L'autore è morto il 9 novembre 2004 a Stoccolma a causa di un infarto, nella redazione del suo giornale EXPO[4]. Il testamento del 1977, con cui egli disponeva la sua eredità a favore della sede di Umeå della sezione svedese della IV internazionale, è stato ritenuto non valido, per cui i suoi beni ed i proventi della vendita dei libri spettano al fratello ed al padre, Joakim ed Erland. Nessun diritto all'eredità è stato riconosciuto alla sua compagna di sempre, l'architetta Eva Gabrielsson, con cui aveva vissuto per 32 anni.


Sino al 2004, anno della sua morte, Larsson aveva pubblicato solamente saggi sulla democrazia svedese e sui movimenti di estrema destra. Solo poco prima di morire Larsson contattò una delle principali case editrici svedesi, la Norstedts, e consegnò una serie di tre romanzi polizieschi che costituiscono la trilogia Millennium.


Larsson aveva pensato ad una serie di dieci romanzi e prima di morire aveva già sviluppato il quarto ed il quinto volume. In seguito alla sua morte, la trilogia conobbe un enorme successo, dapprima in Svezia quindi in Francia, dove fu pubblicato dalla casa editrice Actes Sud, poi in tutta Europa divenendo il caso letterario dell'anno: finora sono stati venduti 8 milioni di copie.


Attualmente i suoi libri sono tradotti in 25 paesi. In Italia i suoi libri sono stati tutti pubblicati dalla casa editrice Marsilio.


La trilogia Millennium è composta da:


    2005 - Uomini che odiano le donne (Män som hatar kvinnor), Marsilio, 2007.


Mikael Blomkvist, un giornalista economico di discreto successo, perde la causa che lo vede accusato di diffamazione a mezzo stampa nei confronti del finanziere Wennerström e per questo motivo decide di dimettersi da direttore responsabile della rivista Millennium.


A Mikael viene proposto di occuparsi in maniera esclusiva di una storia risalente a quasi quarant'anni prima: la misteriosa scomparsa di Harriet Vanger, nipote e pupilla dell'ottantenne Henrik Vanger, un tempo magnate dell'industria svedese.


Mikael, malgrado sia sicuro di non trovare nessuna informazione in più rispetto a ciò che è stato scoperto in quarant'anni di indagini, accetta l'incarico e si trasferisce nel Gävleborg, nella cittadina immaginaria di Hedestad.


    2006 - La ragazza che giocava con il fuoco (Flickan som lekte med elden), Marsilio

Mikael Blomkvist è tornato saldamente alla direzione di Millennium, la rivista da lui fondata è ascesa alle luci della ribalta per aver smascherato i loschi traffici dei vertici della finanza svedese.


Unico rimpianto: non avere più alcun rapporto con la giovane, geniale hacker Lisbeth Salander, che gli ha salvato la vita e con cui ha avuto una breve ma intensa relazione. Lisbeth, infatti, ha tagliato ogni contatto e si trova in viaggio ormai da mesi, alle prese con il tentativo di ricostruirsi una vita dopo la travagliata (e ai lettori pressoché sconosciuta) infanzia, le violenze del tutore e una nuova emergente passione: la matematica, cui si appassiona nel tentativo di risolvere una versione del teorema di Fermat.


    2007 - La regina dei castelli di carta (Luftslottet som sprängdes), Marsilio

la_regina_dei_castelli_di_cartaLa regina dei castelli di carta (in lingua originale Luftslottet som sprängdes) è un romanzo poliziesco dello scrittore e giornalista svedese Stieg Larsson. Il romanzo è il terzo della trilogia Millennium, pubblicata postuma dopo la prematura scomparsa dell'autore. Nel romanzo si ritrovano i personaggi di Lisbeth Salander e Mikael Blomkvist, già presenti negli altri due romanzi della trilogia.

Le vicende proseguono esattamente dove Larsson le aveva interrotte nel precedente romanzo. Lisbeth e Zalachenko sono sopravvissuti, e vengono ospedalizzati nella stessa struttura sanitaria, in due stanze poco distanti, le condizioni di lei sono peggiori rispetto a quelle del padre tant'è che è costretta all'immobilità a letto. La copertura di Alexander Zalachenko, rischia di saltare.
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