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  Shining è il terzo romanzo dello scrittore americano Stephen King, arrivato in Italia nel 1978. Rappresenta una delle tappe più import...

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Shining è il terzo romanzo dello scrittore americano Stephen King, arrivato in Italia nel 1978. Rappresenta una delle tappe più importanti vissute dallo scrittore: l'allontanamento dal genere thriller-fantasy e l'avvicinamento all'horror, che lo porterà raggiungere livelli molto alti con alcuni lavori successivi.

Originariamente doveva essere ambientato in un parco divertimenti, ma durante una vacanza, King e sua moglie Tabitha soggiornarono allo Stanley Hotel a Estes Park, in Colorado, mentre i dipendenti si preparavano per la chiusura invernale, e l'ispirazione cambiò.

COMPLOTTO

La storia è quella di Jack Torrance che ha perso il lavoro come insegnante di letteratura inglese dopo aver aggredito uno studente, e cerca di portare a termine un lavoro a cui lavorava da tempo accettando un lavoro: traslocare come concierge invernale all'Overlook Hotel. . , un imponente hotel costruito all'inizio del XX secolo con vista sulle alte montagne del Colorado e situato a 65 chilometri dalla città più vicina.

Nell'immaginario collettivo, affrontare una situazione come questa suscita grande stupore: tre persone sole in un albergo in mezzo al nulla per un intero inverno e pochissime possibilità di contatto con gli altri membri del genere umano. Direi che le premesse per un film horror ci sono sicuramente.

Jack scappa

L'Alhambra, hotel con giardino

Il 15 settembre 1981, dove acqua e terra si incontrano, un ragazzo di nome Jack Sawyer stava con le mani nelle tasche dei jeans. Contemplava un Atlantico instancabile. Aveva dodici anni ed era alto per la sua età.

La brezza marina le scompigliava i capelli castani, forse un po' lunghi, su una bella fronte chiara. Rimase lì, in balia delle emozioni confuse e dolorose che non lo abbandonavano da tre mesi, da quando sua madre chiuse a chiave la porta di Rodeo Drive a Los Angeles e, in mezzo a un caos di mobili, assegni e agenti immobiliari , aveva affittato un appartamento a Central Park West.

Erano fuggiti da quella casa per rifugiarsi in questa tranquilla cittadina. casa per le vacanze sulla piccola costa del New Hampshire. Il mondo di Jack aveva perso ordine e regolarità e la sua vita era mutevole e non convenzionale.
Controllato come le onde davanti a lui. Sua madre lo portò dall'altra parte del mondo, lo trascinò da un posto all'altro; ma cosa ha spinto sua madre?

Sua madre correva, correva.

Jack si voltò e guardò prima a sinistra e poi a destra.

A sinistra c'era Arcadia, un parco divertimenti che chiocciava e sferragliava dal Memorial Day al Labor Day. Adesso era silenzioso e vuoto, un cuore tra due battiti. Contro quel cielo grigio e uniforme risaltava la corazza delle montagne russe con i suoi piloni che sembravano disegnati in carbone. C'era il suo nuovo amico, Speedy Parker, ma il ragazzo

Non poteva pensare a Speedy Parker in quel momento. A destra c'era l'Alhambra, un albergo con giardino, e il suo pensiero lo portava incessantemente lì. Il giorno del suo arrivo Jack aveva avuto la fuggevole impressione di vedere un arcobaleno sopra quel tetto di tegole e solai. Una sorta di presagio, la promessa di un futuro migliore. Ma non c'era stato l'arcobaleno. Una banderuola girava da destra a sinistra, da sinistra a destra, mossa da un vento trasversale. Era sceso dall'auto a noleggio, ignorando il tacito invito a occuparsi dei bagagli, e aveva guardato Better. Sopra la banderuola d'ottone della banderuola aveva visto solo un cielo piatto.

"Apri il bagagliaio e prendi le valigie", lo aveva chiamato sua madre. "Questa vecchia attrice al verde vuole fare le valigie e andare a caccia."

"Un Martini," aveva commentato Jack.

"'Non sei così vecchio', avresti dovuto dirlo." La madre stava faticosamente smontando.

"Non sei così vecchio."

Gli rivolse uno sguardo acceso e intravide l'insolente Lily.

Cavanaugh (Sawyer) del passato, regina del cinema seriale per un ventennio

Raddrizzò la schiena. "Andrà tutto bene qui, Jacky," disse.
«Andrà tutto bene. "È un bel posto."

Un gabbiano volò sul tetto dell'albergo e per un attimo Jack ebbe la strana sensazione di aver visto la banderuola prendere il volo.

"Eviteremo le telefonate per un po', vero?"

"Certo," rispose Jack. Sua madre voleva nascondersi da suo zio.
Morgan, che voleva smettere di litigare con il compagno del suo defunto marito, voleva mettersi su un letto con un martini sul corpo e gettargli delle coperte in testa...

Mamma, cosa ti succede?

C'era troppa morte, metà del mondo era fatto di morte. Il gabbiano aveva gridato nel cielo.
"Coraggio, figliolo, coraggio", lo aveva esortato. "Andiamo a fare un giro nel nostro grazioso posticino."

Poi Jack pensò: almeno lo zio Tommy è sempre lì per aiutarci se le cose si mettono davvero male.

Ma lo zio Tommy era già morto, solo che la notizia circolava ancora. All'altra estremità di un gomitolo di cavi telefonici.

LA MIA OPINIONE PERSONALE

L'elemento soprannaturale non può mai mancare nei libri di Unk. Se in “Carrie” si parlava di telecinesi, qui si tratta di qualcosa di diverso dallo spostare oggetti con la mente. Si definisce 'aura' ed è molto complicato, ogni lettore è libero di interpretarla a modo suo ma per me è come se Danny (il figlioletto di Jack) fosse a metà tra un sensitivo e un semplice essere umano. Leggi la mente delle persone e influenzale. King è molto bravo in questo gioco e sembra essere colui che legge le nostre menti per sapere cosa vogliamo sentire, cosa vogliamo leggere ogni volta. E sai cosa? Colpisce sempre nel segno perché ogni parola scritta ti cattura e ti porta negli abissi più reconditi del “buio”.

Il concetto fondamentale è quello di un edificio che abbia coscienza: un'idea già esplorata da Edgar Allan Poe ne La caduta della casa Usher, di cui Stephen King è un grande estimatore. Le pagine scorrono veloci in un susseguirsi di atti macabri e di violenza inaudita che ti accompagnano fino alla fine. La descrizione dei dettagli poi è formidabile, sembra quasi che inizi a sentire delle voci nella tua testa e ti chiedi davvero: "Sono Jack?"

La capacità di rendere terrificante ciò che apparentemente sembra innocuo è magistrale, avreste mai pensato che una siepe potesse nuocere ad un essere umano? Certamente la mente dello scrittore è decisamente contorta e talvolta perversa per poter produrre certe opere, ma che ci vuoi fare, ad ogni romanzo riesce a catapultarti nella sua follia. Uno splendido festival della morte (o Shining che dir si voglia) è il battesimo del fuoco che consacra definitivamente Stephen King come autore internazionale.

Il grande successo di questo romanzo deriva anche dal fatto che RE scrive di sé, di uno dei suoi periodi bui della vita: la dipendenza da alcol e droghe e il rapporto tra genitori e figli. Ammette coraggiosamente di aver creato il personaggio di Jack Torrance basandosi su di lui. Leggere questo libro significa entrare nella casa di uno dei più grandi e prolifici scrittori del secolo scorso. Se conoscete solo il film di Kubrick allora vi conviene leggere anche questo romanzo, non ve ne pentirete.

Fonte: https://blurtlatam.intinte.org/literature/@testarasta/4aquvv-stephen-king-s-the-sinning-is-more-of-a-successful-psychological-thriller-than-a-horror-film -nel-senso-classico-del-termine

Il talismano (The Talisman) è un romanzo dark fantasy del 1984 scritto da Stephen King e Peter Straub. Il romanzo è aperto da due citazi...

Il-Talismano-Stephen-King

Il talismano (The Talisman) è un romanzo dark fantasy del 1984 scritto da Stephen King e Peter Straub.

Il romanzo è aperto da due citazioni da Le avventure di Huckleberry Finn e chiuso da una citazione da Le avventure di Tom Sawyer, entrambi romanzi di Mark Twain. Non vi è invece alcun legame con il libro omonimo scritto da Walter Scott nel 1825, nonostante venga fatto un vago riferimento a "un romanzo di Sir Walter Scott".

Ne è stato pubblicato un seguito dal 2001, La casa del buio, nel quale il protagonista, ormai trentenne, è impegnato nella risoluzione di una serie di omicidi.

Da molti anni i diritti di produzione per la creazione di un film ispirato al romanzo sono stati acquistati da Steven Spielberg, ma il progetto non è andato in porto a causa del budget molto alto necessario per la creazione di effetti speciali adeguati.

Nel marzo 2021, l'Hollywood Reporter annuncia che la Amblin Entertainment adatterà il romanzo in una serie televisiva che verrà poi distribuita su Netflix; nella realizzazione della serie collaboreranno anche i fratelli Duffer.

Trama
Il 15 settembre 1981, un dodicenne di nome Jack Sawyer parte da Arcadia Beach, nel New Hampshire, nel tentativo di salvare sua madre Lily Cavanaugh che sta morendo di cancro, andando alla ricerca di un cristallo chiamato "il Talismano". Il viaggio di Jack "Viaggiante" lo porta contemporaneamente attraverso il cuore dell'America e "i Territori", una strana terra fantastica ambientata in un universo parallelo a quello degli Stati Uniti. Gli individui nei Territori hanno "gemelli", o individui paralleli, nel mondo di Jack. Le nascite, le morti e (si dice) altri importanti eventi della vita dei gemellanti sono di solito paralleli ed essi possono anche "flippare" o migrare nell'altro mondo, ma condividono solo il corpo dell'analogo del loro universo alternativo. Quando viene flippata, il gemellante, o la persona reale, inizierà automaticamente a parlare e a pensare la lingua in cui stanno entrando inconsciamente. In rari casi (come quello di Jack) una persona può morire in un mondo ma non nell'altro, rendendo il sopravvissuto "uniforme" con la capacità di passare avanti e indietro, corpo e mente, tra i due mondi. Al ragazzo viene insegnato a flippare da una figura misteriosa conosciuta come Speedy Parker, che è il gemellante di un pistolero di nome Parkus nei Territori. In essi anche l'amata regina Laura DeLoessian, gemellante della madre di Jack e Regina dei Territori (un'attrice cinematografica nota come la "Regina della serie B"), sta morendo.

Jacky così parte alla ricerca del mistico Talismano nei Territori con l'aiuto e l'incoraggiamento di Speedy Parker che gli dona una fiaschetta contenente un succo che lo aiuterà a flippare da un mondo ad un altro. Dopo aver incontrato un uomo di nome Osmond, che lavora per il gemellante di Morgan Sloat (ex socio del suo defunto padre che nei Territori prende il nome di Morgan di Orris che vuole mettere le mani sull'oggetto magico per i suoi piani di conquista dei Territori), il ragazzo lascia il villaggio e si dirige lungo una strada con l'aiuto di un soldato. In seguito viene quasi catturato da Morgan nel bosco e si nasconde, dove gli alberi poi lo attaccano il giovane quasi soffocandolo a morte e costringendolo a flippare negli Stati Uniti. Jack prosegue il suo viaggio negli States e trovando lavoro come barista nella città di Oatley (località immaginaria), New York. Il proprietario, Smokey Updike, è spietato e offensivo nei confronti del giovane e lo tiene come schiavo. Jack scappa da Oatley pochi giorni dopo e viene inseguito da una creatura di nome Elroy che lo ha perseguitato durante il suo soggiorno a Oatley. Sfugge a Elroy abbastanza a lungo da tornare nei Territori dove il ragazzo ricorda un altro socio di suo padre di nome Jerry Bledsoe, morto in una strana esplosione. Jack poi pensa che Morgan aveva causato l'esplosione semplicemente flippando tra i due mondi. Jack quindi torna nei Territori americani dopo essersi imbattuto di nuovo in Elroy e Morgan, dove scopre di aver inavvertitamente causato la morte di otto operai edili nelle vicinanze, questo causa un grave dolore all'interno del giovane ricordandogli Jerry Bledsoe.

In Ohio Jack incontra un cantante cieco di nome Snowball, che potrebbe essere o meno Speedy, che lo motiva a continuare il suo viaggio. Sulla strada il ragazzo incontra Morgan a una stazione di servizio e flippa nei Territori e quasi annega in un fiume. Un grande lupo mannaro sedicenne, un po' lento ma molto amabile, chiamato semplicemente Lupo (un pastore di strane pecore) lo salva. I lupi mannari, chiamati semplicemente Lupi, abitano la zona ovest dei Territori e fungono da pastori o guardie del corpo. I due fanno amicizia tra loro prima che Morgan arrivi attraverso un portale e utilizzi una piccola chiave flippata in un catalizzatore che spara fulmini. Usando l'ultimo sorso del succo Jack torna nel suo mondo con Lupo. Il ragazzo riflette se può tornare nei Territori ora che il suo succo è finito. Lupo si adatta con difficoltà agli Stati Uniti mentre raggiungono l'Indiana, dato che durante il viaggio la licantropia di Lupo costringe Jacky, nelle notti di luna piena, a rinchiuderlo in posti chiusi per proteggere se stesso.

I due vengono poi arrestati da un agente di polizia che li porta alla "Casa del Sole"; essa è una scuola maschile per disadattati gestito dal reverendo psicopatico Robert Gardner che è il gemellante di Osmond, che è alla ricerca di Jack. I ragazzi sono molestati dai prefetti della scuola, Sonny Singer e Heck Bast, tra gli altri e dopo alcuni incidenti con i essi e Gardner, in cui uno studente scappa dalla struttura e i ragazzi vengono interrogati nel cuore della notte, Jack e Lupo scappano nei Territori e scoprono che la versione alternativa della Casa del Sole è una miniera a cielo aperto utilizzata come campo di prigionia dove degli schiavi vengono utilizzati per raccogliere minerali radioattivi. I prefetti combattono Jack e Lupo in bagno e Gardner, deducendo chi è Jack, droga Lupo e rapisce il ragazzo che inizia a torturare per rivelarsi. Lupo, essendo stato infilato in una scatola nei campi, si trasforma in un lupo mannaro e devasta la scuola massacrando numerosi studenti e irrompendo nell'ufficio di Gardner, dove uccide i prefetti e il direttore, ma viene colpito a morte da Sonny, che poi muore dissanguato dalle ferite. Jack conforta Lupo morente prima di andare avanti.

Fuggito dalla Casa del Sole il ragazzo trova il figlio di Morgan Sloat, Richard, alla Thayer School, un collegio nell'Illinois. Egli tenta di convincere Richard a credere alle sue avventure e del piano di suo padre malvagio, ma senza successo. Dopo che la scuola si è trasformata in una versione grottesca di se stessa e gli studenti si sono trasformati in Lupi e creature simili a gargoyle hanno tentato di spingere Richard a cacciare via Jacky, i due scappano e flippano nei Territori; lì incontrano un uomo di nome Anders che sta inviando un carico di armi ai soldati di Morgan per una resistenza finale contro il giovane. Richard, ora credendo di avere un tumore e di avere allucinazioni, in realtà soffre di una malattia che gli è stata data dal padre. Jack decise così di prendere lui stesso la spedizione e pianificare un'imboscata. In primo luogo devono viaggiare in treno attraverso la "Contrada Maledetta" (analogo al sud-ovest americano, principalmente il New Mexico, dove è stata testata la bomba atomica), un paesaggio infernale radioattivo pieno di palle di fuoco, creature mutate e contrabbandieri.

Jacky e un Richard malaticcio, dopo avere attraversato la landa desolata col treno, bombardano la base dell'esercito, distruggendo la maggior parte dell'armata di Morgan e uccidendo il figlio di Elroy e Osmond. Jack flippa nella contea di Mendocino, in California, dove Richard finalmente ammette l'esistenza dei Territori; i due arrivano alla città in rovina di Point Venuti, sulla costa nord, e si intrufolano nell'Agincourt Hotel (simile all'Alhambra) senza essere scoperti dai restanti lupi mannari. Incontrano Speedy Parker sul lungomare, che è debole e morente. All'interno del l'albergo nero (che nei Territori aveva l'aspetto di un rudere nero), Jack, flippando costantemente nella sua versione alternativa Giasone, combatte armature di pietra a difesa del Talismano. Lo prende, innescando un terremoto, sciogliendo il resto dei Lupi che si allearono con Morgan. Jacky si rende conto che ci sono più mondi oltre ai due che conosce e il Talismano è l'asse di tutti loro. Esso è un globo di cristallo di un metro circa di circonferenza (ma la sua dimensione varia di continuo), percorso da linee che si attraversano simili a longitudini e latitudini, che irradia una luce che contiene tutti i colori. Così guarisce Richard con l'oggetto magico, uccide Gardner sui gradini nel castello e affronta Morgan sulla spiaggia. Alla fine riesce a uccidere Sloat, cura Speedy e torna nel New Hampshire in una limousine. Jack si riunisce con la madre e usa il Talismano un'ultima volta per salvare lei e la sua gemellante, la Regina.

  Una splendida festa di morte (The Shining) è il terzo romanzo dello scrittore statunitense Stephen King, che arrivò in Italia nel 1978. Ra...


 

Una splendida festa di morte (The Shining) è il terzo romanzo dello scrittore statunitense Stephen King, che arrivò in Italia nel 1978. Rappresenta una delle tappe più importanti compiute dallo scrittore: l’allontanamento dal genere thriller-fantastico e l’avvicinamento all’horror, che raggiungerà livelli altissimi con alcune successive opere. Doveva essere originariamente ambientato in un parco divertimenti, ma durante una vacanza, King e la moglie Tabitha soggiornarono allo Stanley Hotel ad Estes Park, in Colorado, mentre i dipendenti si preparavano alla chiusura invernale e l’ispirazione venne cambiata. La storia è quella di Jack Torrance che ha perso il proprio lavoro d’insegnante di letteratura inglese dopo aver aggredito uno studente, e cerca di portare a termine una commedia alla quale lavora da tempo accettando un lavoro: trasferirsi come guardiano invernale all’Overlook Hotel, un imponente albergo costruito all’inizio del XX secolo che domina le alte montagne del Colorado e situato a 65 chilometri dal più vicino centro abitato. Nell’immaginario collettivo trovarsi di fronte a una situazione del genere suscita grande soggezione: tre persone sole in un hotel sperduto chissà dove per un intero inverno e pochissime possibilità di contatto con altri membri del genere umano. Direi che le premesse per un horror ci sono eccome.


L’elemento soprannaturale non può mai mancare nei libri dello Zio. Se in “Carrie” si trattava di telecinesi qui è qualcosa di diverso dallo spostare gli oggetti con il pensiero. Viene definito come ‘aura’ ed è molto complicato, ogni lettore è libero di interpretarlo a modo suo ma per me è come se Danny (il figlioletto di Jack) fosse a metà tra un sensitivo ed un semplice umano. Leggere nella mente delle persone e influenzarle. King è bravissimo in questo gioco e sembra essere lui a leggere nella nostra mente per scoprire ciò che vogliamo sentirci dire, ciò che vogliamo leggere ogni volta. E sapete che c’è? Fa sempre centro perchè ogni parola scritta ti cattura e conduce nei meandri più reconditi del ‘buio’. Il concetto fondamentale è quello di edificio che ha coscienza: un’idea già esplorata da Edgar Allan Poe in La caduta della casa degli Usher di cui Stephen King è un grande estimatore. Le pagine scorrono veloci in un susseguirsi di atti macabri e di una violenza inaudita che ti accompagnano fino alla fine. La descrizione dei particolari è poi formidabile, sembra quasi di iniziare a sentire delle voci nella testa e chiedersi veramente: “ma sono io il Jack?”. La capacità di rendere terrificante ciò che all’apparenza sembra innocuo è magistrale, avreste mai pensato che una siepe potesse arrivare a fare del male ad un essere umano? Di certo la mente dello scrittore è decisamente contorta e a tratti perversa per riuscire a sfornare certe opere ma che ci volete fare, con ogni romanzo riesce a catapultarti nella sua follia. Una splendida festa di morte (o Shining, se preferite) è il battesimo del fuoco che consacra definitivamente Stephen King ad autore internazionale.


Il così grande successo di questo romanzo deriva anche dal fatto che il RE scrive di se stesso, di uno dei suoi periodi neri della vita: la dipendenza da alcool e droghe e il rapporto tra genitore e figli. Ammette con coraggio di aver creato il personaggio di Jack Torrance ispirandosi alla sua figura. Leggere questo libro significa entrare in casa di uno dei più grandi e prolifici scrittori dell’ultimo secolo. Se conoscete solo il film di Kubrick allora fareste meglio a recuperare anche questo romanzo, non ve ne pentirete.

L'ombra dello scorpione (The Stand) è una miniserie televisiva del 1994 diretta da Mick Garris e tratta dall'omonimo romanzo di S...


L'ombra dello scorpione (The Stand) è una miniserie televisiva del 1994 diretta da Mick Garris e tratta dall'omonimo romanzo di Stephen King.

La sigla d'apertura della serie è il brano (Don't Fear) The Reaper dei Blue Öyster Cult.

Com'è consuetudine nei film di Stephen King, lo stesso autore appare in vari camei, questa volta nel ruolo di uno dei sopravvissuti che hanno sentito il richiamo di Mamma Abigail. Oltre a King, molte altre celebrità hanno partecipato al film, chi facendo un ruolo maggiore e chi uno minore. Si possono vedere camei di John Landis, Sam Raimi, Kathy Bates e dell'ex cestista statunitense Kareem Abdul-Jabbar.

l'ombra-dello-scorpione

Trama.

Un potentissimo virus simile a quello dell'influenza creato in laboratorio e scappato al controllo dell'esercito si espande un bel giorno nell'aria estiva di una piccola cittadina del Maine. Non c'è una cura per questo virus e sembra che l'umanità sia sul punto di estinguersi.

Ma un piccolo gruppo di persone risulta immune al virus. Il primo a dare segni di sopravvivenza è Stu, un texano, che sente il richiamo di un'anziana veggente di colore, Abigail Freemantle, detta Mother Abigail.

Durante il suo cammino verso la casa di Mother Abigail, Stu incontrerà altri sopravvissuti che, come lui, hanno sentito il richiamo della veggente e vanno da lei per capire il significato del messaggio.

Insieme, i sopravvissuti si uniranno per sconfiggere le forze del male guidate da Randall Flagg, un'incarnazione del Diavolo.

Episodi.

1    The Plague    La peste  


2    The Dreams    I sogni  

 

3    The Betrayal    Il tradimento

  

4    The Stand    Il fondamento  

Differenze con il romanzo.

Nick Andros nel romanzo perde un occhio quando si scontra con Ray.
Nel romanzo, Nadine non si suicida: durante un attacco d'ira Randall Flagg la getta per errore dalla finestra.
La prima persona che Larry trova quando è a New York è Nadine. Invece nel romanzo Larry incontra una donna miliardaria che finisce per suicidarsi tramite overdose da farmaci.
Nella miniserie, Randall Flagg appare vestito come un motociclista, in blue-jeans e giubbotto dello stesso materiale, e si caratterizza per i suoi inquietanti sorrisi. Nel romanzo, l'immagine originale di Randall Flagg era quella di un uomo con abiti da monaco a cui non si vedeva mai il volto, bensì "un vuoto nero con due buchi rossi al posto degli occhi".
Mamma Abigail affrontava delle donnole, come manifestazione di Randall Flagg. Nella miniserie le donnole sono state sostituite da dei ratti.
Il personaggio di Joe, il ragazzino telepate, nel romanzo ha molto più spazio e si esprime con più precisione.
Nel romanzo, Larry incontrava Nadine assieme a Joe. Nella miniserie, Nadine e Joe non si conoscono e Lucy ha il ruolo che Nadine aveva nel romanzo.
Harold Lauder nella miniserie viene presentato come un ragazzo magro, timido e occhialuto. Nel romanzo, era un ragazzo obeso ed era segretamente innamorato di Frannie perché lei era un'amica di sua sorella.
Dopo aver abbandonato Larry, Nadine arriva con il gruppo di Teddy Weizak (interpretato da Stephen King). Nel romanzo, Nadine non abbandona mai Larry.
Nel romanzo Teddy Weizak viene ucciso dalla bomba di Harold, mentre nella miniserie sopravvive.
Susan Stern e Dayna Jurgens nel romanzo vengono salvate dal gruppo di Stu, Glen, Frannie ed Harold da un gruppo di predoni che rapiva donne per ragioni sessuali e che si faceva chiamare "Lo Zoo". Nella serie, Dayna non si sa come sia arrivata e Susan arriva con il gruppo di Nick, Ralph e Tom accompagnata dal marito e dalla figlia.
Spazzatura passa dalla parte di Flagg dopo aver passato un'esperienza umiliante e dura con un personaggio enigmatico che si faceva chiamare "Il Ragazzo", a cui piaceva abusare sessualmente di Spazzatura e minacciarlo di continuo.
Nel romanzo Julie Lawry è presentata come una teenager, nella miniserie è quasi trentenne.

Interpreti e personaggi.

Gary Sinise: Stu Redman
Molly Ringwald: Frannie Goldsmith
Jamey Sheridan: Randall Flagg
Laura San Giacomo: Nadine Cross
Ruby Dee: Abigail Freemantle, detta Mamma Abigail
Ossie Davis: giudice Richard Farris
Miguel Ferrer: Lloyd Henreid
Adam Storke: Larry Underwood
Corin Nemec: Harold Lauder
Matt Frewer: Spazzatura
Ray Walston: Glen Bateman
Rob Lowe: Nick Andros
Bill Fagerbakke: Tom Cullen
Peter Van Norden: Ralph Brentner
Rick Aviles: Ratto
Kareem Abdul-Jabbar: Profeta della Fine del Mondo
Ken Jenkins: Peter Goldsmith
Kathy Bates: Ray Flowers
Ed Harris: generale Starkey
John Landis: Russ Dorr
Stephen King: Teddy Weizak
Shawnee Smith: Julie Lawry

Doppiatori e personaggi.

Francesco Pannofino: Stu Redman
Rossella Acerbo: Frannie Goldsmith
Alessandro Rossi: Randall Flagg
Eleonora De Angelis: Nadine Cross
Miranda Bonansea: Abigail Freemantle, detta Mamma Abigail
Sandro Sardone: giudice Richard Farris
Stefano Mondini: Lloyd Henreid
Vittorio De Angelis: Larry Underwood
Simone Mori: Harold Lauder
Vittorio Stagni: Spazzatura
Gianfranco Bellini: Glen Bateman
Sandro Acerbo: Nick Andros
Marco Mete: Tom Cullen
Michele Gammino: Ralph Brentner

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Un misterioso segnale elettronico, di origine sconosciuta, diramato attraverso i telefoni cellulari di tutto il mondo, pene...




Un misterioso segnale elettronico, di origine sconosciuta, diramato attraverso i telefoni cellulari di tutto il mondo, penetra nella mente degli utenti con l'effetto di devastare in un solo istante l'intero raziocinio e di ridurre larga parte della popolazione della Terra in condizioni animalesche, vittima di istinti primordiali. Alcuni sopravvissuti all'effetto dell'Impulso tentano di trovare un modo per riorganizzarsi e sottrarsi alla barbarie ed alla feroce follia dei "telepazzi" (detti nella seconda parte anche "cellulati": il termine originale è phonecrazies), ovvero delle vittime del devastante segnale telefonico.

Clay Riddell, ex disegnatore di fumetti, è tra coloro che disdegna l'uso dei cellulari, e questa sua abitudine lo sottrae al potente messaggio distruttivo. Mentre si trova per lavoro a Boston, Clay riesce a salvarsi dalle prime violente aggressioni dei suoi nuovi pericolosi abitanti e si mette in cammino per fare ritorno a casa, nel lontano Maine, dove spera di ritrovare sani e salvi la moglie Sharon ed il figlioletto Johnny. Strada facendo si raccolgono intorno a lui alcuni altri superstiti, che divengono la sua nuova famiglia: Tom, un gay di mezza età, garbato e riflessivo; Alice, una ragazza di soli quindici anni che, superato lo shock di aver visto impazzire la madre, diventa la leader inconfessata del gruppo; e infine Jordan, un ragazzino dodicenne, che - per un po' - ha dato assistenza all'anziano preside della sua scuola, prima di vederlo cadere vittima della barbarie dei "cellulati".

Le intuizioni dei due membri più giovani della squadra si rivelano fondate e consentono, un po' alla volta, di sciogliere alcuni degli enigmi conseguenti all'incidente che ha distrutto il mondo civile e di anticipare i possibili scenari futuri che attendono l'umanità.

Nonostante lo spirito d'iniziativa del gruppo, il viaggio verso la casa di Clay si trasforma in un'odissea sempre più drammatica e pericolosa, in cui le più oscure premonizioni di morte non esitano a tradursi da eventi di portata tragica e sconvolgente ad un vero incubo ad occhi aperti.

Gli essere umani colpiti dall'Impulso, in poco tempo, sviluppano una costante metamorfosi psichica, che li trasforma in creature dotate di poteri telecinetici e di una spaventosa volontà collettiva, assetata di vendetta. Clay e i suoi amici, colpevoli di aver eliminato con un attentato incendiario un'intera moltitudine di "telepazzi", diventano reietti e vengono condannati ad un'esecuzione esemplare da parte dei loro avversari, che li braccano ovunque.

Intanto, nel percorso verso casa, Clay scopre che suo figlio Johnny è ancora vivo, ma che è stato forzatamente sottoposto agli effetti devastanti dell'Impulso telefonico. Alice, la giovane amica di Clay, viene uccisa da un gruppo di vandali. Dopo un apocalittico confronto finale con la comunità dei "telepazzi" (che per via della loro demenza e dell'incapacità a sostentarsi sono comunque destinati ad estinguersi in poco tempo), Tom e Jordan si separano da Clay, che in questo modo riesce a ritrovare il suo bambino e tenta a modo suo di guarirlo dalla follia. I tre amici si lasciano con la promessa di ritrovarsi, se il loro destino lo permetterà, cosa che la conclusione del romanzo non rivela.


Riddell fosse un giovanotto in procinto di festeggiare una piccola vittoria (o forse nemmeno tanto piccola) con un piccolo tesoro, e si sarebbe colpito di nuovo nel segno. La cosa nel sacchetto era un fermacarte di cristallo di non poco prezzo, al centro del quale era imprigionata la grigia nuvoletta di un soffione. Lo aveva comprato durante il tra­gitto di ritorno dal Copley Square Hotel alla molto più umile Atlantic Avenue Inn dove alloggiava, intimorito dal cartellino da novanta dollari legato alla base del fermacar­te e forse ancor più intimorito dalla consapevolezza che ora potesse permettersi un simile acquisto.

Consegnare la carta di credito al commesso aveva ri­chiesto un coraggio quasi fisico. Dubitava che ce l'avreb­be fatta se quel fermacarte fosse stato per sé; avrebbe bor­bottato di aver cambiato idea e sarebbe scappato dal negozio.

Ma era per Sharon, a Sharon piaceva quel genere di oggetti, e gli voleva ancora bene: Forza, piccolo, faccio il tifo per te, aveva detto il giorno prima della sua partenza per Boston. Considerato il modo di merda in cui si erano trattati l'un l'altro per un anno intero, le sue parole lo avevano commosso. Ora desiderava commuovere lei, se fosse stato ancora possibile. Il fermacarte era una piccola cosa (un piccolo tesoro), ma era sicuro che avrebbe gradito la delicata nuvoletta grigia dentro il cristallo, come un banco di nebbia in miniatura.

L'attenzione di Clay fu richiamata dallo scampanio di un furgone dei gelati. Era fermo di fronte al Four Seasons Hotel (che era ancor più sontuoso del Copley Square), dalla parte del Boston Common, che su quel lato della strada fiancheggiava la Boylston per due o tre isolati. Le parole mister softee, nei colori dell'arcobaleno, erano sovrapposte a una coppia di coni gelato danzanti. Tre bambini, con gli zaini posati per terra, erano in fremente attesa.

Alle loro spalle c'erano una donna in giacca e pan­taloni che teneva al guinzaglio un barboncino e due ragaz­ze con i jeans sotto l'ombelico, munite entrambe di iPod e di auricolare, ora appeso al collo per potersi parlare sotto­voce, senza risolini, di faccende assai serie.

Clay si fermò dietro di loro, trasformando quello che era stato un piccolo gruppo in una breve coda. Aveva com­perato un regalo alla moglie separata; prima di tornare a casa si sarebbe fermato da Comix Supreme a prendere l'ultimo numero di Spiderman per il figlio; poteva pensare un poco anche a sé. Non vedeva l'ora di dare la notizia a Sharon, ma non avrebbe potuto contattarla finché non fos­se rincasata, verso le quattro meno un quarto.

Pensava di trattenersi almeno fino al momento di parlarle, più , che altro passeggiando avanti e indietro negli angusti confini della sua stanzetta e lanciando occhiate al suo portafoglio chiuso. Nel frattempo Mister Softee gli offriva un accettabile diversivo.

Dietro di loro, nel parco, un cane abbaiò e qualcuno gridò. A Clay non sembrò un grido gioioso, ma quando si girò a guardare vide solo qualche passante, un cane che trotterel­lava stringendo tra i denti un frisbee (ma non devono esse­re al guinzaglio? si chiese), una distesa di verde soleggia­to e oasi di ombra invitante.

Gli sembrò un ottimo posto dove un uomo che aveva appena venduto il suo primo ro­manzo a fumetti - nonché il suo seguito, entrambi per una somma sbalorditiva - avrebbe potuto andare a sedersi a mangiare un cono di gelato al cioccolato.

Quando tornò a guardare dall'altra parte, i tre bambini se ne erano andati e la signora con l'abito da donna in car­riera stava ordinando una coppa guarnita. Una delle due ragazze dietro di lei aveva un telefonino rosa agganciato al fianco e la rampante in carriera aveva il suo incollato al­l'orecchio.

Come gli accadeva quasi ogni volta in cui era testimone di una delle mille varianti di quel comporta­mento, Clay riflette che stava assistendo a un gesto che, se fino a poco tempo prima sarebbe stato giudicato di una maleducazione quasi intollerabile, seppure nel corso di una marginale transazione con un perfetto sconosciuto, stava ormai diventando un'accettabile ricorrenza della quotidianità.

Mettilo in Dark Wanderer, tesoro, disse Sharon.
   
Boston, 1° ottobre. È un bel pomerìggio di sole e, per Clayton Riddell, una giornata magnifica. E pro­prio in quell'istante il mondo finisce.

A milioni, tut­ti coloro che hanno un cellulare all'orecchio impaz­ziscono improvvisamente, regredendo allo stadio di belve feroci. Un misterioso impulso irradiato dagli apparecchi distrugge infatti il cervello in un attimo, azzerando la mente, la personalità, migliaia di anni di evoluzione.

Al posto dell'homo sapiens ora c'è un branco di sanguinali subumani privi della paro­la. Ma presto costoro cominciano a mutare e a orga­nizzarsi. Insieme ad altri scampati, Clayton percor­re di notte le città svuotate, in preda a un pensiero fisso: salvare la moglie e il figlio, rimasti soli nel Maine in balia di un telefonino... e conquistare al­l'umanità il diritto di coesistere con la nuova specie dominante.

Un capolavoro del Re, dove la fantasia e la riflessione sui falsi miti del nostro tempo danno vita a una storia terribilmente plausibile.

La civiltà scivolò nella sua seconda era di tenebre su una prevedibile scia di sangue, ma a una velocità che nemmeno i futurologi più pessimistici avrebbero potuto pronosticare. Fu quasi come se non vedesse l'ora di finirci. Il primo giorno di ottobre, Dio era nel Suo para­diso, l'indice di Borsa era a 10,140 e quasi tut­ti gli aerei erano puntuali (eccetto quelli che at­terravano o decollavano da Chicago, e c'era da aspettarselo).

Due settimane dopo il cielo apparteneva di nuovo agli uccelli e il mercato azionario era un ricordo. A Halloween, tutte le metropoli del mondo, da New York a Mosca, puzzavano fino alle stelle e il mondo di prima era un ricordo.

Il fenomeno che in seguito avrebbe preso il nome di Im­pulso ebbe inizio alle 15.03 del 1° ottobre, ora di New York. La definizione era naturalmente imprecisa, ma a dieci ore dall'evento quasi tutti gli scienziati in grado di farlo notare erano o morti o impazziti. In tutti i casi il no­me contava poco. Quello che contava era l'effetto.

Alle tre di quel pomeriggio, un giovane di non partico­lare importanza per la storia scendeva per Boylston Street, a Boston, con un passo elastico che era quasi una danza. Si chiamava Clayton Riddell.

L'evidente espressione sod­disfatta che aveva sul viso s'accordava con la spigliatezza dell'andatura. Nella mano sinistra impugnava la maniglia di un portfolio da artista, di quelli che si chiudono con delle serrature a scatto e diventano una valigetta. Attorei­gliato alle dita della sinistra aveva il laccio di un sacchetto di plastica marrone sul quale, per chi si fosse preso il di­sturbo di leggerlo, c'era il logo piccoli tesori.



La Sharon che conservava nella mente parlava spesso ed era prevedibile che dicesse la sua. Tanto era vero anche della Sharon reale, con o senza separazione.

Non però chia­mandolo sul cellulare. Clay non l'aveva.

La proprietaria del telefono che squillava se lo staccò dal fianco e disse: «Beth?» Ascoltò, sorrise, poi disse all'arnica: «È Beth». Allora l'altra ragazza si sporse in avanti e ascolta­rono insieme, capelli corti e sfrangiati tutte e due, pettina­ture quasi identiche (a Clay sembravano quasi personaggi di un cartone del sabato mattina), accarezzati dallo stesso venticello pomeridiano.

«Maddy?» disse quasi contemporaneamente la donna in completo. Il suo barboncino era ora seduto in un atteg­giamento contemplativo all'estremità del suo guinzaglio (il guinzaglio era rosso con i brillantino, a osservare il traffico di Boylston Street.

Sull'altro lato della strada, al Four Seasons, un portiere in uniforme marrone - sembra­va che dovessero essere sempre o marrone o blu - agitava il braccio, probabilmente per fermare un taxi.

Un caratteristico anfibio Duck Boat, stipato di turisti, altìssimo e im­probabile sulla terraferma, veleggiò via con il conducente che gridava nel megafono qualcosa di argomento storico.

Le due ragazze che ascoltavano il telefonino color menta si guardarono e sorrisero per qualcosa che stavano uden­do, però ancora senza ridacchiare.

«Maddy? Mi sentì? Mi sentì...»

La donna in carriera alzò la mano in cui stringeva il guinzaglio e si ficcò il dito, con l'unghia lunga, nell'orecchio libero.

Clay rabbrividì temendo per il suo timpano.









Immaginò di disegnarla: il cane al guinzaglio, il completo e pantaloni, i capelli corti alla moda... e un rivolino (li sangue intorno al dito nell'orecchio. La Duck Boat sul margine e il portiere in secondo piano, tutte quelle cose Che danno verosimiglianza a una vignetta. Sì, era quel che el voleva.

«Maddy, non ti ricevo! Volevo solo dirti che mi sono fatta fare i capelli da quel nuovo... i miei capelli?... I MIEI...»

Il tizio sul furgone si protese a porgerle la coppa guar­nita: un Monte Bianco dalle pendici solcate da cioccolato e crema di fragola. La sua faccia ruvida di barba non rasa­ta era impassibile. Diceva che aveva già visto tutto quanto, e perlomeno due volte. Clay ne era certo. Nel parco qual­cuno gridò. Clay si girò di nuovo a guardare dicendo a se stesso che era stato un grido di gioia. Alle tre del pomerig­gio, un pomeriggio di sole al Boston Common, non pote­va non essere un grido di gioia. Giusto?



La donna disse a Maddy qualcosa di incomprensibile e richiuse il cellulare con un esercitato colpo del polso. Lo lasciò ricadere nella borsetta, poi rimase lì, come se aves­se dimenticato che cosa stesse facendo o forse persino do­ve si trovasse.

«Fanno quattro e cinquanta», disse il gelataio che anco­ra le porgeva pazientemente la coppa. Clay ebbe tempo di riflettere su quanto tutto in città fosse così schifosamente costoso. Forse lo aveva pensato anche la signora vestita da donna in carriera - almeno tale fu la sua prima impressio­ne - perché per un momento ancora non fece niente, restò lì a guardare la montagna di gelato e sciroppo gocciolante come se non avesse mai visto niente del genere.

Poi dal Common giunse un altro grido, questa volta non umano, un verso che stava a metà tra un guaito di sor­presa e uno gnaulio di dolore. Clay si girò a guardare e vi­de il cane che prima trotterellava con il fresbee in bocca. Era bruno, di dimensioni discrete, forse un Labrador, lui non conosceva bene i cani, quando aveva bisogno di dise­gnarne uno lo copiava da un libro.

Accanto a lui c'era un uomo in giucca e cravatta inginocchiato, lo teneva prigioniero per il collo e sembrava che gli stesse - no, non sto vedendo quello che credo di vedere, pensò Clay - masti­cando un orecchio. Poi il cane guai di nuovo e cercò di di­vincolarsi. L'uomo in giacca e cravatta lo tenne fermo, e sì, era proprio l'orecchio del cane, quello che aveva in bocca l'uomo, e mentre Clay continuava a guardare, glie­lo strappò dalla testa. Questa volta il cane lanciò un grido quasi umano e alcune anatre che nuotavano nel laghetto poco distante si alzarono in volo starnazzando.

«Rasi!» gridò qualcuno dietro Clay. Così gli era sem­brato. Poteva anche essere una parola di senso compiuto, però ciò che successe dopo lo spinse a propendere per rast: non un vocabolo, ma piuttosto un'espressione inarti­colata di aggressività.

Tornò a guardare il furgone dei gelati in tempo per ve­dere la signora tuffarsi sul bancone nel tentativo di ag­guantare il gelataio. Riuscì ad acchiappare un lembo della sua casacca bianca, ma bastò l'unico passo all'indietro che lo stupore lo spinse a compiere, perché lei perdesse la presa.

L'espressione refrattaria, perbene, pubblica -ella che Clay considerava la non-espressione da indossare in strada - era stata sostituita da una smorfia contratta ohe le aveva stretto gli occhi in due fessure e messo in mo-Ntrn entrambe le arcate dei denti. Il suo labbro superiore si ira rovesciato completamente all'infuori, scoprendone l'interno vellutato e rosa, intimo come una vulva. Il suo barboncino scappò nella via, trascinando dietro di sé il guinzaglio rosso con in fondo il suo cappio. Sopraggiunse una limousine nera e travolse il barboncino prima che fos­se arrivato al centro della strada. Un batuffolo un attimo prima; budella un attimo dopo.


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Le storie Tutto è fatidico e Le piccole sorelle di Eluria fanno parte della serie La Torre Nera. Nell'introduzione del libro, Kin...

tutto e fatidicoLe storie Tutto è fatidico e Le piccole sorelle di Eluria fanno parte della serie La Torre Nera.

Nell'introduzione del libro, King descrive lo strano metodo usato per ordinare le storie:


    « Quello che ho fatto è prendere tutte le picche da un mazzo di carte più il jolly. Dall'asso al re valgono da 1 a 13, il jolly è il 14. Ho mischiato le carte e le ho distribuite. L'ordine con cui sono uscite dal mazzo è diventato l'ordine delle storie. Ne è uscito un bilanciamento perfetto tra storie letterali ed orrore puro. Ho anche aggiunto una nota descrittiva prima o dopo ogni storia, a seconda di quello che credevo essere la miglior posizione. La prossima raccolta verrà ordinata con i tarocchi. »

 

Racconti contenuti.
    * Autopsia 4
    * L'uomo vestito di nero
    * Tutto ciò che ami ti sarà portato via
    * La morte di Jack Hamilton
    * La camera della morte
    * Le piccole sorelle di Eluria
    * Tutto è fatidico
    * La teoria degli animali di L.T.
    * Il Virus della Strada va a nord
    * Pranzo al "Gotham Cafe"
    * Quella sensazione che puoi dire soltanto in francese
    * 1408
    * Riding the Bullet - Passaggio per il nulla
    * La moneta portafortuna

Trame.

tutto e fatidico1


Autopsia 4
Howard Cottrell si risveglia da una qualche forma di incoscienza per scoprirsi legato ad un letto in una sala da autopsia. Mentre il medico si prepara ad iniziare, Howard lotta per cercare di uscire da quella situazione.
Dopo aver capito che non è morto, capisce di essere paralizzato, e cerca di far capire la situazione al dottore prima che questi inizi a tagliarlo.
Mentre prepara il corpo di Cottrell, il dottore di turno, Katie Arlen, nota delle ferite nella zona pubica. Mentre le osserva sbadatamente, un altro dottore arriva di corsa per informarla che Howard è ancora vivo. Katie guarda in basso - e vede sé stessa tenere il mano il suo pene rigido.
In una nota comica, Howard spiega che è stato forse morso da un serpente molto raro, che ha causato la paralisi simile alla morte. Un altro dei dottori trova il serpente nella sua sacca da golf e viene morso subito. Probabilmente verrà ricoverato. Howard aggiunge che lui e Katie si frequentano per un po', ma si lasciano per un problema in camera da letto: lui è impotente a meno che lei indossi i suoi guanti in lattice.

L'uomo vestito di nero.
La storia, ambientata nel 1914, parla di Gary, un contadino di nove anni, il cui fratello è morto da non molto tempo. Un giorno Gary va a pesca. Dopo essersi addormentato si risveglia trovando uno strano uomo vestito di nero davanti a lui. I suoi occhi sono completamente arancioni e puzza di cerini bruciati. L'uomo racconta a Gary cose terribili; che la madre è morta mentre lui era fuori, che il padre lo vuole rapire, che l'uomo intende mangiarlo. Gary all'inizio non ci crede, ma ben presto scopre che l'uomo è il diavolo in persona, e tenta di fuggire. Le cose dette dall'uomo erano false, ma Gary resterà ossessionato da quell'incidente per il resto della vita.


Tutto ciò che ami ti sarà portato via.
Un commesso viaggiatore arriva ad un Motel in Nebraska per suicidarsi perché "non può continuare a vivere come sta facendo". Ha una moglie, una figlia, ed un hobby: collezionare i graffiti che ha trovato durante i molteplici viaggi. Iniziò annotando gli scarabocchi sui muri che attiravano la sua attenzione senza ragione. Nella sua vita solitaria con, come unici compagni, miglia e miglia di strade vuote, quelle "voci nei bagni" diventarono i suoi amici; qualcosa cui pensare durante le lunghe guide, qualcosa di prezioso ed importante, qualcosa che gli parli. Quest'uomo decide che "un colpo in bocca è più semplice di qualsiasi cambiamento di vita", ma al lettore è lasciato il dubbio se eseguirà il suo piano perché sembra dipendere dal fatto che la sua raccolta andrebbe persa. La storia si chiude con l'uomo in piedi vicino al prato esterno del motel, pronto a lanciare il libro, ma tenendolo stretto, come tiene stretta la sua vita.


La morte di Jack Hamilton.
Scritto in prima persona, il narratore, un membro della gang di John Dilinger che rapinò la banca, Homer Van Meter, racconta della lenta, dolorosa morte del compagno Jack Hamilton. Van Meter inizia descrivendo la morte di Dilinger all'esterno del teatro per mano di un uomo di Melvin Purvis (cui si fa continuo riferimento come il nemico), così come accennando alla teoria secondo la quale il morto non fosse veramente Dilinger. Van Meter smentisce queste teorie, dicendo che il tutto è nato durante la sua testimonianza riguarda la morte di Jack Hamilton. Dopo essere fuggito da una sparatoria al Little Bohemia Lodge in Wisconsin, Hamilton fu colpito ad un polmone da un poliziotto che li inseguiva durante la fuga, il che gli causò una cancrena. Hamilton rifiutò di farsi curare da Joseph Moran; Van Meter e Dillinger lo portano a casa di Volney Davis e della sua ragazza Rabbits, due membri della gang, così come Arthur, il figlio di Ma. Il narratore non fornisce dettagli, perché l'uomo perde la ragione prima della agonizzante ma pietosa morte.

La camera della morte.
Fletcher, ex-reporter del New York Times, viene catturato dai membri di un governo sudamericano. La storia inizia quando viene portato nella "stanza della morte" dove capisce che i suoi rapitori, dopo averlo interrogato circa una sommossa comunista che sta appoggiando, non lo lasceranno uscire vivo dalla stanza, nonostante le loro promesse.
Durante l'interrogatorio, Fletcher tenta di rimanere calmo, e studia un piano disperato per salvarsi la vita che, con stupore, vede riuscire. Dopo aver ucciso i tre aguzzini, fugge dalla sala.


Le piccole sorelle di Eluria.
La storia narra di Roland di Gilead, la cui ricerca della Torre Nera è all'inizio; questi eventi precedono quelli descritti nella serie La Torre Nera, ma avvengono dopo le avventure di Roland a Mejis, descritte in La sfera del buio. Al tempo del racconto è accompagnato da un cavallo e sta già inseguendo l'uomo in nero. Sta decidendo se acquistare un nuovo cavallo, o un mulo; il che si ricollega all'inizio di L'ultimo cavaliere.
Roland ed il suo cavallo arrivano ad un villaggio nel deserto, Eluria, dove incontrano un cane che mostra una macchia a forma di croce nel pelo, mentre sta per mangiare un ragazzo morto. Roland lo allontana e, mentre guarda il corpo, trova un medaglione a forma di croce. Lo raccoglie e viene immediatamente attaccato ed immobilizzato da un gruppo di mutanti, risvegliandosi in un ospedale percorso da uno strano gruppo di suore. Si chiamano "Le piccole sorelle", usano piccole creature simili a scarafaggi chiamate "dottori" per curare i malati gravi. All'inizio sembrano gentili, ma Roland scopre pian piano che sono in realtà vampiri; tengono in vita i malati solo per poter avere sempre sangue a disposizione.
Il medaglione che Roland ha preso al ragazzo in città sembra essere una sorta di sacra protezione contro di loro. Nota un altro paziente vicino a lui con un medaglione simile, il fratello del morto. Le ferite di Roland si rimarginano, ma è troppo debole per fuggire a causa di alcune pozioni. Una delle sorelle, Sorella Jenna, rivela a Roland che si è unita involontariamente alle altre, e spera di uscire dal gruppo. Inizia a somministrare a Roland un'erba che contrasti con il potere debilitante della pozione, e riesce a fargli recuperare le forze finché sono pronti per evadere. Le altre sorelle scoprono i loro piani ed ingaggiano un mutante per levare il medaglione dal collo di Roland in modo da poterlo uccidere. Il mutante ruba il medaglione al paziente vicino squarciandogli la gola. La vista del sangue scatena nelle suore una fame inarrestabile, dando a Jenna e Roland l'opportunità di scappare. Le altre sorelle tentano di opporsi ma Jenna dimostra abilità nel comandare i dottori, che offrono un diversivo. La leader, Gran Sorella Mary, riesce a prevalere ma viene attaccata ed uccisa dallo stesso cane che Roland aveva incontrato in paese. Roland e Sorella Jenna si dichiarano amore, ma Jenna si trasforma in quello che potrebbe essere il suo stato naturale, un "dottore", mentre Roland sta dormendo.

Tutto è fatidico.
La storia è raccontata in prima persona da un diciannovenne che ha abbandonato gli studi, Dinky Earnshaw. Dinky spiega che ha trovato un nuovo lavoro. Era un impiegato al "Super Saver", un supermercato, dove lavorava con alcuni deficienti ed era oppresso da un bullo di nome Skipper. Ma ora Skipper è morto e Dinky ha un nuovo lavoro, dove i vantaggi principali sono che ha una casa ed una macchina proprie e qualsiasi cosa desideri, incluso CD non ancora usciti. Riceve anche un po' di soldi ogni settimana, forniti da qualcuno che li recapita nella sua buca delle lettere. Deve ricordarsi di distruggerli o buttarli alla fine della settimana. Nel suo solito modo terra-terra, King racconta i dettagli di questa situazione prima che venga posta la fatidica domanda: cos'è esattamente il lavoro, ed in che modo coinvolge un impiegato morto del supermarket?
Dinky Earnshaw apparirà in seguito nella serie La Torre Nera.


La teoria degli animali di L.T.
La storia è raccontata da un operaio che riporta una racconto fatto da L.T., un collega che rievoca i problemi del proprio matrimonio, attribuiti agli animali domestici acquistati da lui e dalla moglie. La moglie compra per L.T. un cane che lo odia da subito mentre si affeziona alla moglie. Contemporaneamente L.T. acquista un gatto per la moglie che si comporta nel modo opposto. La storia fornisce un interessante studio dei personaggi, fatto dal loquace L.T. e rivela uno strano giro di sangue.


Il Virus della Strada va a nord.
La storia segue uno scrittore horror, Richard Kinnell, mentre guida verso casa nel Maine. Lungo la strada, incontra una svendita da giardino, dove nota e viene catturato da un bizzarro dipinto di un uomo che subisce un incidente da qualche parte. La tela, apparentemente intitolata Il Virus della Strada va a nord, fu dipinto da un genio incompreso che bruciò tutte le altre sue opere prima di suicidarsi, lasciando un nota in cui diceva che non poteva vivere sapendo cosa gli stava per succedere. Kinnell lo compra subito dalla donna che tiene la vendita.
Mentre viaggia verso nord, si ferma a casa di una zia per mostrarle l'opera... e vede che alcuni particolari nel disegno sono cambiati. All'inizio non ci fa caso pensando di averlo esaminato troppo velocemente, ma si accorge ben presto che è in continua metamorfosi. Disorientato da questo fatto, si libera della tela in un'area di sosta.
Arrivato a casa, scopre con orrore che il dipinto lo ha in qualche modo seguito, e pende dal suo muro. È cambiato di nuovo; ora mostra le conseguenze sanguinose nel giardino in cui ha acquistato il dipinto. Sente al notiziario che la donna è stata brutalmente uccisa. Capisce che l'uomo del disegno in qualche modo esiste, ed ogni volta che il disegno cambia lo mostra sempre più da vicino. Kinnel accende il camino, e vi butta il dipinto. Sperando di averlo distrutto per sempre, decide di farsi una doccia, dove sviene ed ha un incubo riguardo alle varie cose successe nella giornata.
Quando si risveglia, capisce che l'uomo del dipinto sta camminando in casa sua. Tenta di fuggire ma inciampa, ed il quadro lo cattura.


Pranzo al "Gotham Cafe".
Steve Coslaw, rientrando a casa, trova una lettera della moglie, Diane, che annuncia di voler divorziare. Si deprime, soprattutto perché la fuga di Diane lo sollecita a smettere di fumare, causandogli astinenza da nicotina. L'avvocato di Diane, William Humboldt, chiama Steve organizzando un incontro per pranzo al Gotham Café con i due coniugi. L'avvocato non si presenta all'appuntamento a causa di una crisi familiare.
Prima di entrare nel Café, Steve compra un ombrello. Appena entrato incontra il maître, Guy, che parla di un cane. Quando Steve tenta di riaccendere la fiamma con Diane, le cose crollano. Il maître si ripresenta, ubriaco fradicio, cantando "Eeeee!" (vedi la storia della morte del Re Rosso nella serie La Torre Nera) ed accoltellando Humboldt alla testa con un coltello. Steve lo colpisce con l'ombrello, ma Guy insegue lui e Diane in cucina e, dopo aver ucciso il cuoco, tenta di continuare l'opera. Diane crede di veder morire Steve, ma lui è ancora in grado di fermare Guy rovesciandogli addosso dell'acqua bollente e colpendolo con una padella.
Dopo la fuga finale dal Café e da Guy, Steve non riesce a riconquistare Diane, e lei se ne va. Mentre Steve si siede sul selciato guardando la ambulanze arrivare, pensa alla vita privata di Guy ed alla natura della sua follia.

Quella sensazione che puoi dire soltanto in francese.
Bill e Carol Shelton stanno volando su un jet privato, diretti verso una vacanza su Captiva Island. Carol ha una serie di deja-vu di incidenti e persone che ben presto conoscerà. Ogni deja-vu mostra sempre più una qualche tragedia che coinvolge un uomo di nome Floyd. Alla fine della storia, Floyd viene mostrato e l'orrore dei deja-vu è lontano solo pochi secondi.


1408.
Mike Enslin è uno scrittore che pubblica lavori basati su posti infestati da fantasmi. Ha scritto tre best sellers nella serie - "Dieci notti in dieci case infestate", "Dieci notti in dieci cimiteri infestati" e "Dieci notti in dieci castelli infestati". Arriva all'hotel Dolphin sulla 66ma strada di New York durante la stesura del prossimo libro, "Dieci notti di dieci camere d'hotel infestate". Il cocciuto Enslin deve lottare con il direttore dell'hotel, Mr.Olin, per poter avere accesso alla famigerata camera 1408, visto che Mr.Olin ha molti dubbi riguardo al permettere a chiunque (soprattutto a gente scettica come Enslin) di utilizzarla. Enslin minaccia di utilizzare il proprio avvocato pur di averne accesso, ed alla fine ne esce vincitore.
Secondo il volere di Olin, la stanza 1408 non è stata affittata per oltre venti anni. È ancora arredata con i vecchi mobili, in contrasto con lo stile moderno del resto dell'hotel visto che, come dice il proprietario, "sono sicuro che nessun dispositivo funzioni. Gli orologi digitali non si muovono, stessa cosa per calcolatrici o telefonini".
Durante lo spostamento dall'ufficio di Olin all'ascensore, Olin racconta la storia più recente della stanza - il perché è stata eliminata dalle stanze disponibili nell'albergo; perché usa solo gemelli o coppie di parenti stretti per pulire la stanza; ed elenca i numerosi morti nella stanza: 12 suicidi e 30 morti naturali nell'arco di 68 anni. Enslin è scioccato ma scettico, ed è determinato a continuare la ricerca.
I problemi iniziano prima ancora di aprire la stanza; crede che la porta sia storta. Controlla ancora ma ora sembra dritta; ricontrolla ed è di nuovo storta, ma a destra.
Appena entra esamina la stanza, dettando tutto al registratore portatile, i pensieri cominciano a diventare offuscati. Passaggi descrittivi della storia raccontano l'esperienza di Enslin, simile ad un'allucinazione (il menu della colazione cambia lingua e diventa l'immagine di un ragazzo mangiato da un lupo, immagine che appare e si trasforma sul muro, i piedi affondano nel tappeto come nel fango). Terrorizzato, Enslin tenta di uscire dalla stanza ma la porta non si apre. Prova a chiamare la reception ma sente una voce forte, gracchiante che inizia a contare: " "Questo è il nono! Questo è il decimo! Dieci! Abbiamo ucciso i tuoi amici! Ogni amico è morto! Questo è il sesto! Sei!"
Enslin guarda con orrore la stanza che sembra sciogliersi davanti a lui e sente una presenza arrivare. Guidato dall'istinto, da fuoco alla sua maglietta con una scatola di cerini. In mezzo alle fiamme, esce dalla porta che ora è sbloccata. Per pura fortuna si salva mentre un altro ospite dell'hotel arriva con un secchio d'acqua; l'ospite spegne il fuoco e salva Enslin, nonostante continuerà a soffrire problemi di salute, paranoia ed incubi relativi alla sua esperienza nella 1408. Lascia la redditizia carriera (nonostante le proteste del suo agente) e si ritira in una casa sulla spiaggia, completamente isolato dalla società.
Da questo racconto è stato tratto il film "1408" diretto nel 2007 dal regista svedese Mikael Håfström, con John Cusack e Samuel L. Jackson.

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Riding the Bullet - Passaggio per il nulla.
La storia descrive Alan Parker, uno studente universitario che cerca la sua strada nella vita. Riceve una telefonata che lo informa dell'ictus che ha colpito la madre, notizia terribile visto che era la persona più vicina al suo cuore (il padre morì quando era piccolo e così si trovo da solo con sua madre contro il mondo). Senza una macchina, deve fare l'autostop fino all'ospedale per vederla.
All'inizio viene aiutato da un bizzarro anziano con una puzza che convince Alan a continuare a piedi. Questo lo porta nei pressi del cimitero, dove trova la lapide di un uomo di nome George Staub. Il fato fa in modo che il prossimo uomo ad aiutare Alan sia lo stesso George Staub.
Durante il viaggio, George ricorda ad Alan dell'otto volante che, da bambino, ha sempre temuto: il Proiettile a Laconia, New Hampshire. Dice ad Alan che deve fare la scelta più difficile della sua vita: George porterà Alan o sua madre con sé nell'aldilà e, prima di raggiungere l'ospedale, Alan dovrà decidere chi. In un momento di paura, Alan salva sé stesso e lascia che George prenda la madre.
George spinge Alan fuori dall'auto, all'esterno del cimitero da cui erano partiti. Tutto quello che gli resta di George è una spilla ("ho corso sul Proiettile al Thrill Village a Laconia" si legge), ma quando Alan raggiunge l'ospedale, la madre è ancora viva. Non morirà per molti anni a venire, ma quando alla fine lo farà, lui si sentirà ancora colpevole.


La moneta portafortuna.
Darlene Pullen è una ragazza madre con due bambini (un'adolescente ribelle ed un figlio minore smidollato) ed uno schifoso lavoro da domestica. Dopo aver scoperto che la propria mancia è una sola "moneta portafortuna", la usa per un piccolo gioco d'azzardo e scopre che funziona un po'. Al casinò locale, tenta la fortuna col nichelino, vince e, nel giro di poco tempo, guadagna centinaia di dollari. Tutto sembra procedere nel migliore dei modi ...
... smette di fantasticare e si ritrova nella solita camera d'albergo, con il mano la moneta. Quando i due ragazzi le fanno visita sul lavoro, permette al figlio di avere la moneta e, non appena inizia a giocare, vince come Darlene aveva immaginato.
Curiosità
Nel romanzo La casa del buio, quando Jack Sawyer torna nei Territori, incontra Sophie proprio nella tenda-ospedale de "Le Piccole Sorelle". Sophie informa Jack che si trova in questa specie di "ospedale ambulante" gestito da "Le Piccole Sorelle" che non sono poi altro che una specie di vampiri assetati di sangue. Questo lascerebbe intuire che I Territori conosciuti da "Jack Viaggiante" ne Il talismano e il suo seguito La casa del buio sono il mondo di Roland di Gilead descritto nella serie La Torre Nera se non fosse che Sophie dice anche che "l'ospedale è ambulante in questo e in altri mondi", riprendendo così il concetto dei mondi paralleli descritto proprio nella serie della La Torre Nera.
Edizioni
    * Stephen King, Tutto è fatidico, collana Narrativa, traduzione di Tullio Dobner

fonte: wikipedia

Introduzione.

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 Praticare un'arte (quasi) perduta.
Ho scritto più volte del piacere di scrivere e, dopo tanti anni, non vedo il motivo di proporvi una minestra riscaldata, ma ho una confessione da farvi: mi interesso anche all'aspetto com­merciale del mio lavoro, con quell'entusiasmo un po' esagera­to tipico dei dilettanti. Mi piace giocarci, tentare una sorta di impollinazione incrociata tra i media, andare oltre i limiti. Ho provato a scrivere romanzi-sceneggiature (La tempesta del se­colo, la miniserie TV Rose Red), romanzi a puntate (// Miglio Verde) e romanzi a puntate su Internet (The Plant). Non l'ho mai fatto per guadagnare di più e nemmeno con la precisa in­tenzione di creare nuovi mercati: ho sempre cercato di vede­re sotto prospettive diverse la pratica, l'arte e la tecnica della scrittura, rinnovandone il processo e rendendo così i risultati - le storie, in altre parole - il più possibile originali.
Nella riga sopra avevo iniziato a scrivere: «... rendendo co­sì [le storie] sempre nuove», ma poi ho cancellato la frase per onestà.
Suvvia, andiamo, signore e signori, chi posso prende­re in giro dopo tanti anni, se non forse me stesso? Ho venduto il mio primo racconto a ventun anni, prima ancora di finire il college. Adesso ne ho cinquantaquattro e ormai ho macinato una bella quantità di parole grazie al computer/word proces­sor da un chilo e qualcosa su cui appoggio il berretto dei Red Sox. È da molto tempo che per me la pratica della scrittura non è più una novità, ma non per questo ha perso il suo fascino. Eppure, se non trovassi il modo di renderla sempre fresca e interessante, diventerebbe stanca e ammuffita in un attimo. Non voglio che succeda, perché non voglio ingannare chi leg­ge quello che scrivo (e cioè te, caro Fedele Lettore), e nem­meno me stesso. Dopotutto qui siamo in due. Abbiamo un ap­puntamento. Dovremmo divertirci. Dovremmo ballare.
Tenendo a mente tutto questo, ecco un'altra storia. Allora, io e mia moglie abbiamo due stazioni radio: WZON-AM, un canale sportivo, e WKIT-FM, che propone rock classico («il rock di Bangor», diciamo noi). Quello radiofonico è un setto­re difficile di questi tempi, soprattutto in un mercato come Bangor, dove ci sono troppe stazioni e non abbastanza ascol­tatori. Si possono ascoltare il country contemporaneo, il country classico, i grandi successi del passato, i programmi di grossi personaggi. Le stazioni di Steve e Tabby King erano in rosso ormai da anni: non di molto, ma quanto bastava per in­fastidirmi. A me piace vincere, capite, e anche se avevamo successo negli ARB (gli indici d'ascolto Arbitron), alla fine dell'anno i conti non quadravano mai. Mi avevano spiegato che le entrate pubblicitarie sul mercato di Bangor erano insuf­ficienti, che la torta era stata divisa in troppe fette.

Così mi è venuta un'idea. Ho pensato di scrivere uno sce­neggiato radiofonico, come quelli che ascoltavo con mio non­no a Durham, nel Maine, mentre io crescevo (e lui invecchia­va). Uno sceneggiato per Halloween, buon Dio! Ovviamente conoscevo La guerra dei mondi, la famosa, o famigerata, tra­smissione proposta per Halloween da Orson Welles nel suo programma The Mercury Theatre. Con grande presunzione (una presunzione davvero geniale), Welles aveva trasformato il classico racconto di un'invasione scritto da H.G. Wells in una serie di notiziari e servizi radiofonici. E aveva funzionato. Aveva funzionato così bene da scatenare il panico in tutta l'A­merica e da costringere Welles (Orson, non H.G.) a scusarsi pubblicamente durante la puntata successiva. (Scommetto che l'aveva fatto con il sorriso sulle labbra.Io di certo avrei sor­riso, se fossi riuscito a creare una menzogna così forte e con­vincente.)
Credevo che quello che aveva funzionato per Orson Welles avrebbe funzionato anche per me. Invece di iniziare con musi­ca da ballo, come lo sceneggiato di Welles, il mio sarebbe in­cominciato con Ted Nugent che miagolava Cai Scratch Fever. Poi si inserisce un annunciatore, uno dei nostri «artisti dell'e­tere» (nessuno li chiama più deejay). «Vi parla J.J. West, per il notiziario di WKIT», dice. «Sono nel centro di Bangor, do­ve un migliaio di persone affollano Pickering Square con gli occhi fissi su un oggetto volante, un grande disco argenteo di­retto verso terra... Un momento, se sollevo il microfono forse I riuscite a sentirlo.»
E da lì sarebbe nato tutto il resto. Potevamo usare le nostre  apparecchiature per creare gli effetti sonori, scritturare attori dilettanti della zona per interpretare i vari ruoli, e sapete qual è la cosa più bella? La cosa più bella di tutte? Potevamo registrare lo sceneggiato e venderlo alle stazioni di tutti gli Stati  Uniti. I proventi, riflettevo (e il mio commercialista era d'accordo), sarebbero rientrati nella categoria «utile della stazione radiofonica» invece che «utile da diritti d'autore». Era un modo per compensare la mancanza di introiti pubblicitari, e forse alla fine dell'anno le due stazioni avrebbero chiuso in attivo!  L'idea dello sceneggiato radiofonico mi entusiasmava, con pure la prospettiva di contribuire a risollevare le finanze le mie stazioni prestando la mia abilità di scrittore alla radio. E poi cos'è successo? Non ci sono riuscito, ecco che co­sa. Ho provato e riprovato, ma tutto quello che scrivevo alla  fine somigliava a una narrazione. Non a uno sceneggiato, a una di quelle storie che si svolgono a poco a poco nella mente ha l'età per ricordare certi programmi radiofonici come Suspense e Gunsmoke capirà cosa intendo), ma a qualcosa di simiile a un libro su cassetta. Sono sicuro che avremmo conmunque potuto vendere lo sceneggiato ad altre stazioni, rica­vandoci qualche soldo, ma sapevo che non avrebbe avuto successo.
Era noioso. Gli ascoltatori si sarebbero sentiti im­brogliati. Aveva qualcosa che non andava, e non sapevo come rimediare. Scrivere sceneggiati radiofonici, secondo me, è un'arte perduta. Abbiamo perso la capacità di vedere con l'u­dito, anche se un tempo ce l'avevamo. Una volta, ricordo, mi bastava sentire un rumorista picchiettare con le nocche su un pezzo di legno cavo per vedere Matt Dillon avvicinarsi al bancone del Long Branch Saloon con indosso i suoi stivali polverosi, chiaro come il sole. Ora non più. Quei tempi sono passati.
Scrivere opere teatrali in stile shakespeariano - commedie e tragedie in versi sciolti - è un'altra arte perduta. La gente va ancora a teatro per assistere alle rappresentazioni universitarie di Amieto e Re Lear, ma diciamoci la verità: quanto successo credete che avrebbero in tivù queste tragedie contro un quiz o un programma come Survivor, anche se Amieto fosse inter­pretato da Brad Pitt e Polonio da Jack Nicholson? E per quan­to ci sia ancora chi va a vedere monumenti del teatro elisabettiano come Re Lear o Macbeth, l'apprezzamento di una forma d'arte dista anni luce dalla capacità di creare un nuovo esempio di quella forma d'arte. Di tanto in tanto c'è chi cerca di produrre uno spettacolo in versi sciolti, a Broadway oppure off-Broadway. Finisce inevitabilmente per fallire.

La poesia invece non è un'arte perduta. La poesia gode di li ottima salute. Certo, c'è sempre il solito branco di idioti (co­me amavano definirsi gli autori della rivista Mad) che si nasconde  nella massa, gente che confonde la pretenziosità con il io, ma ci sono anche molti che esercitano quest'arte in maniera brillante. Se non mi credete, date un'occhiata alle riviste letterarie nella libreria più vicina. Ogni sei poesie scadenti ne troverete un paio davvero buone. E questo, ve lo garantisco, è un rapporto decisamente accettabile tra gemme e spazzatura.
Anche l'arte del racconto non è perduta, ma a mio parere è ben più vicina della poesia al baratro dell'estinzione. Quando ho venduto il mio primo racconto, nel deliziosamente lontano 1968, lamentavo già la progressiva contrazione del mercato: le riviste pulp erano scomparse, le raccolte erano in crisi, i settimanali (come il Saturday Evening Posi) stavano moren­do. Negli anni successivi ho assistito all'inarrestabile riduzione del mercato dei racconti.
Che Dio benedica le piccole rivi­ste in cui i giovani scrittori possono ancora pubblicare le loro opere, che benedica i redattori che ancora leggono le pile di manoscritti inviati dagli aspiranti autori (soprattutto dopo il I panico da antrace post 11 settembre), e che benedica anche gli editori che di tanto in tanto approvano ancora la pubblica­zione di una raccolta di racconti inediti: ma Dio non ci metterebbe un giorno intero per benedirli tutti, e nemmeno la Sua pausa caffè. Gli basterebbe una decina di minuti. Ormai sono rimasti in pochi, e ogni anno ce n'è qualcuno di meno.
La rivista Story, un punto di riferimento fondamentale per i giovani scrittori (me compreso, anche se non vi ho mai pubblicato ninte), ha ormai chiuso i battenti. Ha chiuso anche Amazing Stories, nonostante i numerosi tentativi di riportarla in vita. Sono scomparsi alcuni interessanti periodici di fantascienza Vertex, e, certo, anche le riviste horror come Creepy e Eerie.
Queste magnifiche riviste non esistono più da molto. Ogni tanto qualcuno cerca di riportarle in vita: mentre scrivo, Weird Tales attraversa, arrancando, una di queste fasi. In genere, questi tentativi falliscono. È un po' come per le i teatrali in versi sciolti, che debuttano e chiudono in me-un batter d'occhio. Non si può riportare in vita quello I è Scomparso. Quello che è perduto è perduto per sempre. |iNel corso degli anni ho continuato a scrivere racconti, in perché di tanto in tanto mi vengono ancora in mente del successo, Chi ha spostato il mio formaggio? e basta. Non ho tempo, mi devo sbrigare, ho un infarto in programma fra circa quattro anni, voglio arrivarci con il fondo d'investimen­to in perfetto ordine.
Quando «Riding thè Bullet» è stato pubblicato come e-book (con tanto di copertina e logo della Scribner), è cambia­to tutto. La gente ha iniziato ad assediarmi nelle sale d'attesa degli aeroporti, persino in quella della stazione di Boston. Mi fermavano anche per strada. Per un periodo, ho rifiutato le of­ferte di partecipare a tre talk-show al giorno, una media da brivido. Sono persino finito sulla copertina di Time, e il New York Times ha pontificato più volte sull'apparente successo del racconto e sull'apparente fallimento del suo cybersucces-sore, The Plant. Buon Dio, sono finito sulla prima pagina del Wall Street Journal. Senza accorgermene, ero diventato un magnate dei media.
Ma cos'era che mi faceva impazzire?
Perché mi sembrava tutto senza senso? Il fatto era che nessuno si interessava al racconto. Accidenti, non mi domandavano niente di «Ri­ding», e sapete una cosa? È davvero bello, ve lo dico io. Sem­plice ma emozionante. Raggiunge lo scopo. Se esso (o uno qualsiasi di questa raccolta) vi ha spinto a spegnere il televi­sore, per quanto mi riguarda è un grande successo.
Invece, dopo l'uscita di «Riding thè Bullet», gli uomini in giacca e cravatta volevano sapere solo una cosa: «Come va? Vende bene?» Come spiegare che non me ne fregava proprio un cacchio di come andava sul mercato, che quello che mi im­portava era l'effetto che aveva sul cuore dei lettori? Aveva successo? Era un fallimento? Faceva correre un brivido lungo la schiena? Provocava quel piccolo frisson che è la vera ra­gion d'essere di ogni storia di paura? A poco a poco mi sono reso conto di assistere a un altro esempio di declino creativo, a un altro passo nella direzione che forse conduce davvero all'estinzione.

C'è qualcosa di strano e di decadente nell'apparire sulla copertina di una grande rivista solo per aver immes­so sul mercato un prodotto in maniera alternativa. Ed è ancora più strano rendersi conto che forse i lettori erano molto più in­teressati alla novità del formato elettronico che non al conte­nuto. Voglio davvero sapere quanti dei lettori che hanno scari­cato «Riding thè Bullet» lo hanno poi letto? No. Credo che potrei restarne molto deluso.
Forse in futuro è editoria elettronica e finirà per imporsi, o forse no: a me non importa un fico secco, credetemi. Per me, scegliere quella strada è stato solo un altro modo di restare pienamente coinvolto nel processo di scrivere storie e di farle arrivare a quante più persone possibile.
Scrivere racconti non è così facile come leggerli. In questo libro ce  ne sono solo due - quello che da il titolo alla raccoltae la "Teoria degli animali di L.T. » - che non mi hanno richiesto uno sforzo molto più grande del risultato relativamente che ho ottenuto. Eppure credo di essere riuscito a mantenere  fresca la scrittura, almeno per me, soprattutto perchè rifiuto di  lasciar passare un anno senza scrivere almeno un paio racconti.
Non è come andare in bicicletta, ma piuttosto come in pale­stra: o ci si tiene allenati o si perde tutto.

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