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1.- Scorsese e Di Caprio in gran forma, «The Wolf of Wall Street» diverte e convince. Il mondo della finanza secondo Martin Scorsese: il...

1.- Scorsese e Di Caprio in gran forma, «The Wolf of Wall Street» diverte e convince.

Scorsese e Di Caprio in gran forma, «The Wolf of Wall Street» diverte e convince.

Il mondo della finanza secondo Martin Scorsese: il grande regista americano si conferma uno dei più importanti autori del cinema contemporaneo con «The Wolf of Wall Street», l'unico titolo imperdibile di un weekend complessivamente sottotono, a partire dal deludente «Last Vegas» di Jon Turteltaub. Per la quinta volta in carriera, Scorsese sceglie Leonardo DiCaprio come protagonista di una sua

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2.- The Walking Dead, in un mondo post apocalittico un virus ha trasformato gli uomini in zombie.

The Walking Dead, in un mondo post apocalittico un virus ha trasformato gli uomini in zombie.

The Walking Dead è una serie televisiva statunitense prodotta dal 2010. Progettata dal regista Frank Darabont, la serie è basata sull'omonima serie a fumetti scritta da Robert Kirkman (anche produttore esecutivo dello show) e illustrata da Tony Moore e Charlie Adlard. Rispetto al fumetto, di cui comunque vengono seguite le linee guida a livello di trama, Darabont ha affermato che la serie

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3.- I 10 articoli piu letti sul sito Raccomandati Se Ti Piacciono nel mese di Dicembre 2013.

I 10 articoli piu letti sul sito Raccomandati Se Ti Piacciono nel mese di Dicembre 2013.

1.- I 10 articoli piu letti sul sito Raccomandati Se Ti Piacciono nel mese di Dicembre 2013. Zoran, il mio nipote scemo, storia di una parentela che diventa amicizia nell'Italia profonda del No... "Nella cultura rurale della mia regione l'osmiza è il luogo principale di aggregazione, più del bar, perché somiglia a una casa - spiega Giuseppe Battiston, protagonista del film che segna l'esordio

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4.- Zoran, il mio nipote scemo, storia di una parentela che diventa amicizia nell'Italia profonda del Nordest.

Zoran, il mio nipote scemo, storia di una parentela che diventa amicizia nell'Italia profonda del Nordest.

"Nella cultura rurale della mia regione l'osmiza è il luogo principale di aggregazione, più del bar, perché somiglia a una casa - spiega Giuseppe Battiston, protagonista del film che segna l'esordio di Matteo Oleotto - è una specie di agriturismo del Settecento, quando l'imperatore austro-ungarico concesse ai contadini di vendere in proprio i prodotti della loro terra per otto giorni di fila. Si

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5.- I 10 articoli piu letti sul sito Raccomandati Se Ti Piacciono nel mese di Settembre 2013.

I 10 articoli piu letti sul sito Raccomandati Se Ti Piacciono nel mese di Settembre 2013.

1.- Prison Break, ingegno, azione, thriller e suspense a cui fa da sfondo il retroscena della politica (The Final Break). The Final Break Prison Break: The Final Break è un film per la televisione diretto da Brad Turner (prima parte) e da Kevin Hooks (seconda parte) che determina la fine della serie televisiva Prison Break. Talvolta i due episodi sono non ufficialmente indicati come le

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6.- Antiwar Songs, 138 canzoni contro la guerra.

Antiwar Songs, 138 canzoni contro la guerra.

Canzoni contro la guerra è un lavoro corale di raccolta di testi relativi a canti di tutto il mondo e di tutte le epoche a contenuto pacifista ed antimilitarista, in forma di Database e strutturato su contributi liberi da parte di lettori e collaboratori. Quando iniziarono a farsi più insistenti le voci di una prossima guerra in Iraq, sui newsgroup it.fan.musica.guccini e it.fan.musica.de-andre,

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7.- I 10 articoli piu letti sul sito Raccomandati Se Ti Piacciono nel mese di Agosto 2013.

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1.- Prison Break, ingegno, azione, thriller e suspense a cui fa da sfondo il retroscena della politica (The Final Break). The Final Break Prison Break: The Final Break è un film per la televisione diretto da Brad Turner (prima parte) e da Kevin Hooks (seconda parte) che determina la fine della serie televisiva Prison Break. Talvolta i due episodi sono non ufficialmente indicati come le

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8.- Keny Arkana, il rap è semplicemente qualcosa che le è capitato.

Keny Arkana, il rap è semplicemente qualcosa che le è capitato.

Keny Arkana aveva solo dodici anni quando ha iniziato a scrivere i suoi primi testi. Cresciuta in casa, senza mai essere veramente andata a scuola, è bastato poco perché la sua voglia di ribellione confluisse nei suoi primi pezzi. “Erano già parecchio anti-educazione, anti-polizia, anti-giudici, anti-il cosiddetto programma di protezione minori, tutto ciò che allora era la mia vita”, spiega

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9.- Serial killer cinematografici (3a parte).

Serial killer cinematografici (3a parte).

I serial killer nella finzione cinematografica da sempre hanno assunto un ruolo rilevante nel cinema horror. Sin dagli albori della cinematografia, infatti, la figura dello scienziato pazzo (Dr. Henry Jekyll, Dr. Mabuse) o del criminale dotato di poteri paranormali o frutto della perversione di un suo creatore (Dracula, Frankenstein, uomo invisibile) o più semplicemente scherzo della natura (uomo

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10.- Serial killer cinematografici (2a parte).

Serial killer cinematografici (2a parte).

I serial killer nella finzione cinematografica da sempre hanno assunto un ruolo rilevante nel cinema horror. Sin dagli albori della cinematografia, infatti, la figura dello scienziato pazzo (Dr. Henry Jekyll, Dr. Mabuse) o del criminale dotato di poteri paranormali o frutto della perversione di un suo creatore (Dracula, Frankenstein, uomo invisibile) o più semplicemente scherzo della natura (uomo

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Nell'Archivio Segreto Vaticano sono conservati mille anni di documenti: la confessione di Galileo, l'ultima lettera di Maria Stuard...

Nell'Archivio Segreto Vaticano sono conservati mille anni di documenti: la confessione di Galileo, l'ultima lettera di Maria Stuarda, il trattato firmato tra la Chiesa e Napoleone Bonaparte a Tolentino, la stesura originale del terzo segreto di Fatima... Ma perché il pontefice Clemente XV trascorre lunghe ore nell'archivio per riemergerne poi angosciato e afflitto?


La risposta forse sta nella missione che il papa decide di assegnare a monsignor Colin Michener, suo segretario e amico di lunga data. Michener dovrà consegnare una missiva a padre Tibor, al quale Giovanni XXIII aveva affidato il compito di tradurre dal portoghese il terzo segreto di Fatima. La preoccupazione si trasforma in terrore quando l'anziano prete viene ucciso.


Fatima, 13 luglio 1917. La Signora, avvolta in un bagliore che sembra risplendere più del sole, appare a tre poveri pastorelli e affida loro il suo messaggio. La gente si affolla intorno ai tre ragazzini, ansiosa di conoscere le parole della Vergine.


Ma loro continuano soltanto a ripetere: "È un segreto... È un segreto..." Città del Vaticano, oggi. Clemente XV è vecchio e stanco. Sa bene di essere soltanto un papa di "transizione" ed è consapevole del fatto che, tra i cardinali, sono già in atto silenziose manovre per individuare il suo successore, manovre che si orientano soprattutto sul cardinale Alberto d'Andrea, il segretario di Stato, un uomo di enorme potere e influenza. 

Ma c'è un altro problema che lo opprime e che sembra indurlo a scendere sempre più spesso nella Riserva, la stanza dell'Archivio Segreto Vaticano alla quale solo il papa può accedere. Colin Michener, suo fidato segretario e amico, ha da tempo avvertito l'inquietudine del pontefice ed è dunque con una certa preoccupazione che accetta di portare a termine una missione riservata: deve recarsi subito in Romania e portare un messaggio ad Andrej Tibor, il prete che ha tradotto il testo del terzo segreto di Fatima e lo ha consegnato nelle mani di Giovanni XXIII.


Ma quello che Michener non sospetta è che d'Andrea è a conoscenza dei tormenti del papa e vuole avvantaggiarsene nella corsa al soglio pontificio: l'ambizioso cardinale convince Katerina Lew, la donna che ha vissuto un'intensa e ambigua storia d'amore con l'allora giovane Michener, a riallacciare i rapporti col segretario papale per poterlo sorvegliare.


Nel frattempo, Michener incontra padre Tibor, che gli consegna una lettera per Clemente XV e con poche parole enigmatiche getta una luce sinistra sul 'vero' significato del terzo segreto, su qualcosa di 'diverso' dall'interpretazione resa pubblica da Giovanni Paolo II... Intrappolato in una rete d'inganni, di tradimenti e di delitti, Michener si rende subito conto che quel mistero può decidere il futuro della Chiesa e inizia così una ricerca che lo porterà dagli archivi vaticani a Medjugorje, in Bosnia, fino alla città natale di Clemente, in Germania.


Ma fino a che punto può spingersi un uomo di chiesa per compiere la volontà di Dio?

Dalla moltitudine si levarono le grida di una donna, che  chiamava Lucia e i suoi cugini impostori, giurando che Dio si sarebbe vendicato del loro sacrilegio.

Manuel Marto, zio di Lucia e padre di Giacinta e Francesco, era in piedi dietro di lo­ro e Lucia lo udì mentre intimava alla donna di tacere. Manuel Marto godeva di un grande rispetto in tutta la vallata: era un uomo che aveva visto il mondo, ben oltre la Serra da Aire che circonda la regione.

Quando guardava quei dolci occhi marro­ni e vedeva i suoi modi mansueti, Lucia si sentiva confortata. Era un bene che lui fosse li, accanto a lei, in mezzo a tutti que­gli sconosciuti.

La fanciulla si sforzò di non far caso a nessuna delle parole che le venivano urlate, concentrò i propri sensi sul profumo di menta, sull'aroma di pino e sulla pungente fragranza di ro­smarino selvatico. Tutti i pensieri, e ora anche lo sguardo, era­no rivolti alla Signora che fluttuava dinanzi a lei.

Solo lei, Giacinta e Francesco potevano vedere la Signora, ma solo lei e Giacinta erano in grado di udirne le parole. Che cosa strana, pensava Lucia, che Francesco fosse escluso.

Durante la prima visita la Signora aveva detto molto chiara mente che Francesco sarebbe andato in cielo solo dopo aver recitato molti rosari.

A partire da quel momento, erano stati travolti da un mare incessante di domande, divenendo oggetto della derisione da parte dei non credenti.

La madre di Lucia l'aveva sino portata dal parroco, per costringerla a confessare tutta una bugia.

Dopo aver ascoltato le sue parole, il prete aveva sentenziato che non era possibile che Nostra Signora fosse scesa dal cielo solo per dire che bisogna recitare il rosario tutti i giorni.

Soltanto quando rimaneva sola, Lucia trovava conforto; allora si abbandonava liberamente alle lacriime versate per se stessa e per il mondo.

Stava calando l'oscurità, e gli ombrelli che la folla aveva usato per ripararsi dal sole cominciavano a chiudersi. Lucia si alzò in piedi e gridó: "Toglietevi i cappelli! Vedo la Nostra Signora"



La vera storia:


Il terzo segreto di Fatima consiste, secondo la Chiesa cattolica, in un messaggio segreto che la Vergine Maria avrebbe consegnato ai tre pastorelli a cui sarebbe apparsa, a Fatima (in Portogallo), a partire dal 13 maggio 1917. La trascrizione delle prime due parti del segreto fu nella terza memoria di Suor Lucia, il 31 agosto 1941: gli altri due pastorinhos, Giacinta e Francisco erano morti infatti subito dopo la prima guerra mondiale. Nella successiva stesura, l'8 dicembre dello stesso anno, Suor Lucia vi aggiunse qualche annotazione. La terza parte fu scritta su ordine del Vescovo di Leiria il 3 gennaio 1944.


Fino al 2000, anno in cui la Chiesa cattolica lo rese pubblico per volontà di papa Giovanni Paolo II, solo il cardinal Joseph Ratzinger aveva mostrato di conoscere il segreto oltre al Papa e Suor Lucia, dichiarando nel 1996 ad una radio portoghese che non c'era nulla di preoccupante nel segreto, e che rimaneva tale per evitare di confondere la profezia religiosa con il sensazionalismo.


Giovanni Paolo II aveva una speciale devozione nei confronti della Madonna di Fatima. Egli in particolare riteneva che la Madonna stessa fosse intervenuta per fermare il proiettile durante l'attentato di cui era stato vittima, nel 1981, impedendo che raggiungesse direttamente il cuore, uccidendolo.


Il terzo segreto è stato perciò interpretato, alla luce di questi eventi, come riguardante principalmente la persecuzione dei cristiani fino al tentativo di uccisione di un «...vescovo vestito di bianco» che i veggenti di Fatima ebbero «...il presentimento che fosse il Santo Padre».


Va però precisato che il testo del messaggio è molto ambiguo e povero di riferimenti concreti a fatti storici o biografici, tali da renderne impossibile una attribuzione certa e indubitabile, tanto che nel documento vaticano la congregazione per la dottrina della fede stessa fornisce solamente "un tentativo di interpretazione del «segreto» di Fatima".




Gli altri romanzi do Steve Berry


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Steve Berry (Stati Uniti, 1955), avvocato e scrittore statunitense. Steve Berry è da più di vent’anni uno stimato avvocato nella Camden C...

Steve Berry (Stati Uniti, 1955), avvocato e scrittore statunitense.

Steve Berry è da più di vent’anni uno stimato avvocato nella Camden County. Spinto da due grandi passioni, la Storia e la narrativa, agli inizi degli anni ’90 comincia a dedicare gran parte del suo tempo e delle sue conoscenze alla stesura di romanzi e racconti.

Dopo aver venduto i diritti del "Terzo segreto" (Nord, 2005) e della "Profezia dei Romanov" (Nord, 2007) in tutto il mondo, Berry si è confermato un autore di bestseller internazionali grazie al clamoroso successo di "L’ultima cospirazione" (Nord, 2006), "Le ceneri di Alessandria" (Nord, 2007) e, appunto, "L’ombra del Leone", che raccontano le avventure di Cotton Malone, un ex agente operativo del dipartimento di Giustizia americano che si è trasferito a Copenhagen per gestire una libreria antiquaria.

Laureato alla Walter F. George School of Law (Mercer University), esercita la professione di avvocato per venticinque anni, prima di dedicarsi alla letteratura thriller.

Vive attualmente a Camden County, in Georgia.  


Bibliografia
Serie Cotton Malone.



2006 - L'ultima cospirazione (The Templar Legacy).
Al centro del romanzo si muovono i due protagonisti Cotton Malone, ex agente operativo del Dipartimento di Giustizia americano trasferitosi a Copenaghen per ricostruirsi un’esistenza più tranquilla, e Stephanie.
Nelle che giunge invece in Danimarca per una missione che non ha nulla a che vedere con la sicurezza nazionale. Perchè, dietro innumerevoli leggende e tracce elusive, si cela un segreto che può cambiare il corso della Storia...

Continua a leggere il resto della recensione in questa pagina


2007 - Le ceneri di Alessandria (The Alexandria Link).
Una tranquilla libreria antiquaria a Copenhagen è il rifugio scelto da Cotton Malone, un ex agente del dipartimento di Giustizia americano, dopo un'esistenza densa di pericoli e sempre ai limiti della legalità. Ma le ombre del passato tornano a incombere su di lui quando la sua ex moglie irrompe nella libreria e gli annuncia che il loro figlio è stato rapito. E la conferma arriva pochi minuti dopo sotto forma di un'e-mail: "Hai qualcosa che voglio. 


2007 - L'ombra del leone (The Venetian Betrayal). Si trova in una sala del Museo di cultura Greco-Romana di Copenhagen: ecco tutto ciò che sa Cotton Malone quando riprende conoscenza. Ma come è arrivato lì? E perché è svenuto? Cotton non ha quasi il tempo di porsi queste domande che l'edificio viene avvolto dalle fiamme e, come dal nulla, appare Cassiopea Vitt, la donna che, in passato, lo ha aiutato a trovare il tesoro dei Templari e la Biblioteca di Alessandria. 


2008 - La tomba di ghiaccio (The Charlemagne Pursuit).
Cotton Malone è sempre stato convinto che suo padre, il comandante Forrest Malone, fosse morto in un incidente avvenuto nel 1971 a bordo del Blazek, un sottomarino nucleare di pattuglia nel Nord Atlantico. Ma quando Stephanie Nelle, il suo ex capo al dipartimento di Giustizia, gli procura il riservatissimo dossier del Pentagono, la verità che emerge è sconcertante: il Blazek era impegnato in una missione segreta sotto i ghiacci antartici e la fine dell'equipaggio è tuttora avvolta nel mistero. 



2009 - Il Tesoro dell'Imperatore (The Paris Vendetta).
La ricerca di un tesoro leggendario e i piani di una misteriosa società segreta nell'avventura più coinvolgente di Cotton Malone. È solo un incubo, ma sta diventando un’ossessione: Cotton Malone continua a rivivere in sogno l’attentato di Città di Messico in cui è rimasto ucciso Cai Thorvaldsen, un giovane e brillante diplomatico danese. 
Un attentato che lui non è riuscito a sventare e che gli ha cambiato la vita: dopo le dimissioni da agente operativo del dipartimento di Giustizia americano, Cotton si è infatti trasferito a Copenhagen.


2010 - L'esercito fantasma.
A essere in pericolo, questa volta, è Cassiopea Vitt, amica e collega di Cotton Malone: mentre è impegnata nella ricerca del figlio di uno scienziato russo trasferitosi in Cina, Cassiopea fa un’importante e misteriosa scoperta archeologica all’interno della tomba dell’imperatore cinese Qin Shi Huang, difesa dal noto Esercito di terracotta.
Qualcuno, però, interessato ad appropriarsi del misterioso ritrovamento, la rapisce nel tentativo di giungere in suo possesso e Cotton Malone finisce per trovarsi, suo malgrado, implicato in questa spinosa faccenda.

 


Altri romanzi
 
2004 - La profezia dei Romanov (The Romanov Prophecy).
Ekaterinburg, 16 luglio 1918. Sono trascorsi alcuni mesi da quando i bolscevichi hanno preso il potere. È notte e l'Armata Bianca sta avanzando verso la città in cui Nicola II e la sua famiglia sono tenuti prigionieri dai rivoluzionari. Lo zar confida ancora nella salvezza. Invece i Romanov vengono freddamente giustiziati. Mosca, oggi. Il popolo russo ha deciso: dopo la caduta del comunismo e una serie di governi deboli, la monarchia sarà ristabilita e una commissione sceglierà il nuovo zar tra i lontani discendenti di Nicola II. 

2005 - Il terzo segreto (The Third Secret).
Nell'Archivio Segreto Vaticano sono conservati mille anni di documenti: la confessione di Galileo, l'ultima lettera di Maria Stuarda, il trattato firmato tra la Chiesa e Napoleone Bonaparte a Tolentino, la stesura originale del terzo segreto di Fatima.
Ma perché il pontefice Clemente XV trascorre lunghe ore nell'archivio per riemergerne poi angosciato e afflitto? 
La risposta forse sta nella missione che il papa decide di assegnare a monsignor Colin Michener, suo segretario e amico di lunga data.

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Nell'Archivio Segreto Vaticano sono conservati mille anni di documenti: la confessione di Galileo, l'ultima lettera di Maria Stuarda...

Nell'Archivio Segreto Vaticano sono conservati mille anni di documenti: la confessione di Galileo, l'ultima lettera di Maria Stuarda, il trattato firmato tra la Chiesa e Napoleone Bonaparte a Tolentino, la stesura originale del terzo segreto di Fatima... Ma perché il pontefice Clemente XV trascorre lunghe ore nell'archivio per riemergerne poi angosciato e afflitto?

La risposta forse sta nella missione che il papa decide di assegnare a monsignor Colin Michener, suo segretario e amico di lunga data.

Michener dovrà consegnare una missiva a padre Tibor, al quale Giovanni XXIII aveva affidato il compito di tradurre dal portoghese il terzo segreto di Fatima.

La preoccupazione si trasforma in terrore quando l'anziano prete viene ucciso.

Fatima, 13 luglio 1917.
La Signora, avvolta in un bagliore che sembra risplendere più del sole, appare a tre poveri pastorelli e affida loro il suo messaggio. La gente si affolla intorno ai tre ragazzini, ansiosa di conoscere le parole della Vergine.

Ma loro continuano soltanto a ripetere: "È un segreto... È un segreto..." Città del Vaticano, oggi. Clemente XV è vecchio e stanco. Sa bene di essere soltanto un papa di "transizione" ed è consapevole del fatto che, tra i cardinali, sono già in atto silenziose manovre per individuare il suo successore, manovre che si orientano soprattutto sul cardinale Alberto d'Andrea, il segretario di Stato, un uomo di enorme potere e influenza.

Ma c'è un altro problema che lo opprime e che sembra indurlo a scendere sempre più spesso nella Riserva, la stanza dell'Archivio Segreto Vaticano alla quale solo il papa può accedere. Colin Michener, suo fidato segretario e amico, ha da tempo avvertito l'inquietudine del pontefice ed è dunque con una certa preoccupazione che accetta di portare a termine una missione riservata: deve recarsi subito in Romania e portare un messaggio ad Andrej Tibor, il prete che ha tradotto il testo del terzo segreto di Fatima e lo ha consegnato nelle mani di Giovanni XXIII.

Ma quello che Michener non sospetta è che d'Andrea è a conoscenza dei tormenti del papa e vuole avvantaggiarsene nella corsa al soglio pontificio: l'ambizioso cardinale convince Katerina Lew, la donna che ha vissuto un'intensa e ambigua storia d'amore con l'allora giovane Michener, a riallacciare i rapporti col segretario papale per poterlo sorvegliare.

Nel frattempo, Michener incontra padre Tibor, che gli consegna una lettera per Clemente XV e con poche parole enigmatiche getta una luce sinistra sul 'vero' significato del terzo segreto, su qualcosa di 'diverso' dall'interpretazione resa pubblica da Giovanni Paolo II.

Intrappolato in una rete d'inganni, di tradimenti e di delitti, Michener si rende subito conto che quel mistero può decidere il futuro della Chiesa e inizia così una ricerca che lo porterà dagli archivi vaticani a Medjugorje, in Bosnia, fino alla città natale di Clemente, in Germania.


Ma fino a che punto può spingersi un uomo di chiesa per compiere la volontà di Dio?
Dalla moltitudine si levarono le grida di una donna, che chiamava Lucia e i suoi cugini impostori, giurando che Dio si sarebbe vendicato del loro sacrilegio.

Manuel Marto, zio di Lucia e padre di Giacinta e Francesco, era in piedi dietro di lo­ro e Lucia lo udì mentre intimava alla donna di tacere. Manuel Marto godeva di un grande rispetto in tutta la vallata: era un uomo che aveva visto il mondo, ben oltre la Serra da Aire che circonda la regione.

Quando guardava quei dolci occhi marro­ni e vedeva i suoi modi mansueti, Lucia si sentiva confortata. Era un bene che lui fosse li, accanto a lei, in mezzo a tutti que­gli sconosciuti.

La fanciulla si sforzò di non far caso a nessuna delle parole che le venivano urlate, concentrò i propri sensi sul profumo di menta, sull'aroma di pino e sulla pungente fragranza di ro­smarino selvatico. Tutti i pensieri, e ora anche lo sguardo, era­no rivolti alla Signora che fluttuava dinanzi a lei.

Solo lei, Giacinta e Francesco potevano vedere la Signora, ma solo lei e Giacinta erano in grado di udirne le parole. Che cosa strana, pensava Lucia, che Francesco fosse escluso.

Durante la prima visita la Signora aveva detto molto chiara mente che Francesco sarebbe andato in cielo solo dopo aver recitato molti rosari.

A partire da quel momento, erano stati travolti da un mare incessante di domande, divenendo oggetto della derisione da parte dei non credenti.

La madre di Lucia l'aveva sino portata dal parroco, per costringerla a confessare tutta una bugia.

Dopo aver ascoltato le sue parole, il prete aveva sentenziato che non era possibile che Nostra Signora fosse scesa dal cielo solo per dire che bisogna recitare il rosario tutti i giorni.

Soltanto quando rimaneva sola, Lucia trovava conforto; allora si abbandonava liberamente alle lacriime versate per se stessa e per il mondo.

Stava calando l'oscurità, e gli ombrelli che la folla aveva usato per ripararsi dal sole cominciavano a chiudersi. Lucia si alzò in piedi e gridó: "Toglietevi i cappelli! Vedo la Nostra Signora"


La vera storia:


Il terzo segreto di Fatima consiste, secondo la Chiesa cattolica, in un messaggio segreto che la Vergine Maria avrebbe consegnato ai tre pastorelle a cui sarebbe apparsa, a Fatima (in Portogallo), a partire dal 13 maggio 1917. La trascrizione delle prime due parti del segreto fu nella terza memoria di Suor Lucia, il 31 agosto 1941: le altri due pastorelle, Giacinta e Francisco erano morti infatti subito dopo la prima guerra mondiale. Nella successiva stesura, l'8 dicembre dello stesso anno, Suor Lucia vi aggiunse qualche annotazione. La terza parte fu scritta su ordine del Vescovo di Leiria il 3 gennaio 1944.

Fino al 2000, anno in cui la Chiesa cattolica lo rese pubblico per volontà di papa Giovanni Paolo II, solo il cardinal Joseph Ratzinger aveva mostrato di conoscere il segreto oltre al Papa e Suor Lucia, dichiarando nel 1996 ad una radio portoghese che non c'era nulla di preoccupante nel segreto, e che rimaneva tale per evitare di confondere la profezia religiosa con il sensazionalismo.

Giovanni Paolo II aveva una speciale devozione nei confronti della Madonna di Fatima. Egli in particolare riteneva che la Madonna stessa fosse intervenuta per fermare il proiettile durante l'attentato di cui era stato vittima, nel 1981, impedendo che raggiungesse direttamente il cuore, uccidendolo.

Il terzo segreto è stato perciò interpretato, alla luce di questi eventi, come riguardante principalmente la persecuzione dei cristiani fino al tentativo di uccisione di un «...vescovo vestito di bianco» che i veggenti di Fatima ebbero «...il presentimento che fosse il Santo Padre».

Va però precisato che il testo del messaggio è molto ambiguo e povero di riferimenti concreti a fatti storici o biografici, tali da renderne impossibile una attribuzione certa e indubitabile, tanto che nel documento vaticano la congregazione per la dottrina della fede stessa fornisce solamente "un tentativo di interpretazione del «segreto» di Fatima".


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Cotton Malone, ex-agente operativo del dipartamento di Giustizia americano, si è da tempo lasciato alle spalle una vita costellata da peric...

Cotton Malone, ex-agente operativo del dipartamento di Giustizia americano, si è da tempo lasciato alle spalle una vita costellata da pericoli e aguati, decidendo di trasferirsi a Copenhagen, dove gestisce una libreria antiquaria.

Un'esistenza tranquilla,
che però viene sconvolta quando il suo ex-superiore, Stephanie Nelle, giunta in Danimarca per una breve vacanza, cade vittima di uno scippo e il ladro, poco dopo, muore in circostanze misteriose.

Malone allora segue Stephanie
a un'asta di libri antichi e lì scopre la ragione del viaggio della donna: acquistare un volume -apparentemente senza valore-, che tuttavia viene aggiudicato a qualcun altro, disposto a pagare una cifra esorbitante per impadronirsene.


L'Ultima Cospirazione.

Trama.


A questo punto, Stephanie è costretta a rivelare a Malone la verità: sta ricostruendo una catena di indizi rinvenuti dal marito, uno studioso di esoterismo morto alcuni anni prima, e quel libro è la tessera fondamentale di un puzzle che dovrebbe risolvere il mistero del paesino francese di Rennes-le-Chateau e, di conseguenza, del mitico tesoro scomparso dei Cavalieri Templari.

 Una scena del crimine che sarebbe entrata nella storia del crimine svedese. Un intero villaggio viene battuto casa per casa dalla polizia, ma si trovano soltanto dei cadaveri. Diciannove persone, per lo più coniugi anziani sorpresi nel sonno, un ragazzino di circa dodici anni con una gamba martoriata dopo l’assalto di un lupo, ma anche cani, gatti, persino un pappagallo, tutti uccisi a coltellate. Ma è ormai ovvio che Stephanie non è l'unica a voler far luce sull'enigma che circonda il luogo in cui sarebbero custoditi numerosi testi segreti, proibiti dalla Chiesa, e immense ricchezze.

Lo dimostra la spirale d'intrighi e di morte che si dipana all'instante intorno a lei e a Malone, e che sembra aver origine proprio da un'antica cospirazione legata ai Templari.

Perchè, dietro innumerevoli leggende e tracce elusive, si cela un segreto che può cambiare il corso della Storia...

Dopo il successo ottenuto in tutto il mondo con Il terzo segreto, Steve Berry ha scritto questo nuovo thriller che ruota intorno al tesoro scomparso dei Cavalieri Templari e al mistero del paesino francese di Rennes-le-Château.


Al centro del romanzo si muovono i due protagonisti Cotton Malone, ex agente operativo del Dipartimento di Giustizia americano trasferitosi a Copenaghen per ricostruirsi un’esistenza più tranquilla, e Stephanie Nelle che giunge invece in Danimarca per una missione che non ha nulla a che vedere con la sicurezza nazionale.

Cotton gestisce una libreria antiquaria e
la sua vita viene rivoluzionata quando la sua ex dirigente Stephanie lo coinvolge in un’intricata vicenda che inizia con uno scippo davanti alla sua libreria e che prosegue con una lunga catena di suicidi, agguati e avventure ad altissimo rischio.

Cotton segue Stephanie
a un’asta di libri antichi e lì scopre la ragione del viaggio della sua ex superiore: acquistare un volume dal titolo “Pietre incise della Linguadoca” che però viene aggiudicato, per una cifra esorbitante di denaro, a qualcun altro. Cotton non sta più nella pelle. Vuole vederci chiaro.

E viene a sapere che Stephanie in realtà sta indagando sulla morte del marito
, uno studioso di esoterismo scomparso undici anni prima in circostanze misteriose, e che proprio quel libro costituisce la tessera fondamentale di un puzzle storico-religioso troppo scottante per essere svelato.

E’ ormai chiaro che Stephanie e Cotton
, quest’ultimo ripiombato completamente in quel mondo d’azione e spionaggio che avrebbe voluto lasciarsi alle spalle, non sono gli unici a voler far luce sull’enigma del libro che rimanda al paesino francese di Rennes-le-Château e del mitico tesoro scomparso dei Cavalieri Templari. Dove sono custoditi quei testi segreti proibiti dalla Chiesa?

E le immense ricchezze ad essi collegate?
Intorno ai due protagonisti si sviluppa una spirale d’intrighi e di morti che sembra proprio legata ai Templari. Perché il segreto che viene celato potrebbe davvero cambiare il corso della storia dell’Occidente cristiano.
 

L'ultima cospirazione, una spirale d'intrighi e di morte legata ai Templari.Twitta
Parigi, Francia, gennaio 1308
  Jacques de Molay sapeva che la salvezza non gli sarebbe mai stata offerta, perciò anelava la morte. Era il ventiduesimo maestro dei Poveri Soldati di Cristo e del Tempio di Salomone, un ordine religioso al servizio di Dio da duecento anni. Ma da tre mesi lui, come altri cinquemila confratelli, era un pri­gioniero di Filippo IV, re di Francia.

 «Alzatevi», ordinò Guillaume Imbert, dalla porta.

 De Molay rimase sul letto.

 «Siete arrogante persino dinanzi alla vostra dipartita», commentò Imbert.

 « L'arroganza è tutto ciò che mi resta. »

 Imbert era un individuo spietato. E de Molay aveva notato che la sua faccia da cavallo era sempre impassibile, come quel­la di una statua. Era il Grande Inquisitore di Francia, nonché confessore personale di Filippo IV, e ciò significava che il re gli dava ascolto.

 De Molay si era più volte domandato cosa, a parte la soffe­renza, desse piacere a quel domenicano. Tuttavia sapeva cosa lo irritava.
 

 « Non farò niente di ciò che voi desiderate. »



 « Avete già fatto più di quanto crediate. »

 Era vero. Per l'ennesima volta, de Molay deprecò la sua de­bolezza. Nei giorni successivi agli arresti avvenuti il 13 otto­bre, le torture di Imbert erano state brutali e molti confratelli avevano « confessato ». De Molay si sentì stringere il cuore al ricordo delle sue stesse ammissioni: i nuovi accolti nell'Ordine rinnegavano il Signore Gesù Cristo e sputavano su una croce in segno di disprezzo nei Suoi confronti... Poi anche lui era crollato e aveva addirittura scritto una lettera in cui esortavai confratelli a confessare. Un numero considerevole di loro aveva obbedito.

 Eppure, soltanto pochi giorni addietro, gli enussan di Sua Santità Clemente V erano infine arrivati a Parigi. Era ben noto che Clemente era un burattino nelle mani di Filippo e questo era il motivo per cui l'estate precedente, quand'era venuto in Francia, de Molay aveva portato con sé molti fiorini d'oro e dodici cavalli da soma carichi d'argento. Se le cose fossero an­date male, quel denaro sarebbe stato usato per comprare il fa­vore del sovrano. Ma de Molay aveva sottovalutato l'avidità di Filippo, fl re non si era accontentato di un semplice tributo: voleva tutto ciò che l'Ordine possedeva. Così era stata lanciata un'accusa di eresia e, in un solo giorno, migliaia di templari erano stati arrestati. De Molay aveva parlato delle torture agli emissari del papa e aveva pubblicamente ritrattato la sua con­fessione, pur sapendo che ciò avrebbe avuto gravi conseguen­ze per lui. Così disse: « Immagino che Filippo cominci a teme­re che il papa abbia una spina dorsale».

 « Non è saggio insultare le persone che vi tengono prigio­niero », osservò Imbert.

 « E cosa sarebbe saggio? »

 «Fare ciò che noi vogliamo. » 1 «E poi cosa risponderò al mio Dio?»

 « Il vostro Dio attende che voi, e tutti gli altri templari, ri­spondiate a noi», replicò Imbert, col suo solito tono metallico, che non tradiva la minima traccia d'emozione.

 De Molay non voleva più discutere. Negli ultimi tre mesi aveva sopportato interrogatori continui, e gli era stato impedi­to di dormire. Era stato messo ai ferri, coi piedi unti di grasso e tenuti vicino alla fiamma, disteso su un traliccio. L'avevano perfino costretto ad assistere mentre carcerieri ubriachi tortu­ravano altri templari, la maggioranza dei quali erano semplici fattori, diplomatici, contabili, artigiani, marinai e scrivani. Pro­vava vergogna per ciò che era stato costretto a dire e non in­tendeva piegarsi ad altro. Giacque sul letto maleodorante e sperò che i suoi carcerieri se ne andassero.

 L'altro fece un gesto. Due guardie entrarono nella stanza e tirarono in piedi de Molay.


 « Portatelo nella cappella », ordinò Imbert.

 De Molay era stato arrestato al Tempio di Parigi e lo tene­vano lì dal mese di ottobre. L'alto edificio con quattro torrette d'angolo era un quartier generale dei templari - un centro fi­nanziario - e non aveva camere di tortura. Imbert ne aveva improvvisato una, trasformando la cappella in un luogo di sofferenze inimmaginabili... Un luogo che de Molay aveva vi­sitato spesso, negli ultimi tre mesi.

 De Molay fu trascinato là e spinto al centro del pavimento in mattonelle bianche e nere. Molti confratelli erano stati ac­colti nell'Ordine sotto quel soffitto dipinto di stelle.

 «Mi è stato riferito che qui dentro tenevate le vostre ceri­monie più segrete », disse Imbert. n domenicano, avvolto nella sua tonaca nera, si diresse verso un lato della lunga sala, ac­canto a una cassa cesellata che de Molay conosceva bene. «Ho esaminato il contenuto di questo sarcofago. Contiene un teschio umano, due omeri e un sudario funebre. Curioso, non trovate? »

 De Molay non replicò, pensando alle parole che ogni postu­lante pronunciava quando veniva accolto nell'Ordine: Io soffri­rò tutto ciò che a Dio piacerà.

 « Molti vostri fratelli ci hanno rivelato come usavate questi macabri reperti. » Imbert scosse il capo. « Ecco a quali nefan­dezze si abbassa il vostro Ordine. »

 « Noi rispondiamo solo al nostro papa, come servi a un ser­vo di Dio », sbottò de Molay. « Lui solo può giudicarci. »

 « n vostro papa è un vassallo del mio signore. Lui non vi salverà. »

 Era vero. Gli emissari del papa si erano impegnati a riferire che de Molay aveva ritrattato la sua confessione, ma dubitava­no che ciò avrebbe potuto cambiare il destino dei templari.

 «Spogliatelo», ordinò Imbert. Il saio che de Molay indossava dal giorno del suo arresto gli fu strappato di dosso. Lui non fu troppo dispiaciuto di veder­lo gettare via, perché la stoffa lurida puzzava di feci e di orina. Ma la regola proibiva ai fratelli di mostrarsi nudi. Sapeva che l'Inquisizione privava spesso le sue vittime degli indumenti per colpirle nell'orgoglio, così disse a se stesso che non si sarebbe lasciato avvilire dall'atto offensivo di Imbert. A cinquantasei anni, il suo fisico era ancora muscoloso. Come tutti i ca­valieri suoi confratelli, si prendeva buona cura della sua salu­te. Si tenne eretto, facendo appello alla dignità, e con calma chiese: « Perché vengo umiliato in questo modo? »


 « Cosa volete dire? » chiese Imbert di rimando, incredulo.
 « Questa cappella è un luogo di devozione, ma voi mi spo­gliate e guardate la mia nudità, sapendo che ogni confratello depreca una tale esibizione. »


 Imbert aprì il coperchio del sarcofago e ne estrasse un lun­go drappo di stoffa ripiegato. « Contro il vostro prezioso Ordi­ne sono state mosse dieci accuse. De Molay le conosceva tutte. Andavano dal disprezzo per i sacramenti all'adorazione di idoli pagani, dall'aver tratto pro­fitto da atti immorali alla tolleranza dell'omosessualità.


 «Quella che mi preoccupa di più è la vostra pretesa che ogni nuovo confratello rinneghi Cristo, Nostro Signore, e sputi sulla Santa Croce e la calpesti », disse Imbert. « Uno dei vostri confratelli ci ha perfino detto che alcuni orinavano sull'imma­gine di Nostro Signore Gesù in croce. È vero? »


 «Domandatelo a quel confratello. »
 «Sfortunatamente non è sopravvissuto all'interrogatorio. »


 De Molay non replicò.
 « II mio re e Sua Santità sono stati addolorati più da questa accusa che da tutte le altre. Senza dubbio, come uomo cui è stata impartita l'educazione religiosa, sapevate quanto li avrebbe contrariati scoprire che rinnegate Cristo come Nostro Salvatore. »


 «Preferisco parlare di questi argomenti soltanto col papa. Imbert fece un cenno e le guardie chiusero due bracciali di ferro intorno ai polsi di de Molay, poi si scostarono e gli fecero allargare le braccia, senza nessun riguardo per i suoi muscoli doloranti. Da sotto la tonaca, Imbert estrasse una frusta a mol­te corde. L'oggetto tintinnò, e de Molay vide che ogni corda aveva l'estremità d'osso. L'inquisitore abbattè la frusta sulle braccia protese e sulla schiena nuda del prigioniero. Il dolore ottenebrò la mente di de Molay e poi si ritrasse, lasciando dietro di sé una lucidità di cui non c'era sofferenza. Prima che le sue carni avessero il di riprendersi, arrivò un'altra frustata, poi un'altra ancora. Il templare non voleva dare soddisfazione a Imbert, ma il dolore lo sopraffece e lui lanciò un grido straziante.
 

« Non vi prenderete più gioco dell'Inquisizione. » De Molay cercò di controllare le sue emozioni. Si vergogna-i di aver gridato. Guardò gli occhi scintillanti dell'inquisitore i attese ciò che sarebbe accaduto. Imbert gli restituì lo sguardo. «Voi rinnegate il Nostro Sal­datore, affermando che era solo un uomo e non il figlio di Dio? commettete sacrilegio sulla Santa Croce? Molto bene. Ora predrete cosa significa sopportare la croce. La frusta calò di nuovo sulla schiena, sulle natiche, sulle I gambe. Le punte d'osso spaccavano la pelle e il sangue schizzava.

 Il mondo si confuse in una nebbia. Imbert interruppe la fustigazione. « Incoronate il maestro. » De Molay alzò la testa e cercò di mettere a fuoco lo sguardo. ! Ciò che vide sembrava un anello di ferro nero. Dalla circonfe-i senza interna spuntavano dei chiodi, con la punta piegata in alto e in basso.


 Imbert si avvicinò. « Ora saprete cos'ha sopportato il Figlio di Dio. fl nostro Signore Gesù Cristo, che voi e i vostri confra­telli avete dileggiato. » La corona gli fu messa sulla testa e premuta con forza. I chiodi si conficcarono nel cuoio capelluto e il sangue sgorgò I dalle ferite, inzuppandogli i capelli sporchi e sudati


Imbert gettò da parte la frusta. « Conducetelo alla porta. » De Molay fu trascinato attraverso la cappella fino all'alta porta di legno, solitamente aperta, che conduceva al suo allog­gio privato. In quel momento era chiusa. Uno sgabello fu po­sato al suolo davanti a essa, e lui dovette salirei sopra. Una delle guardie lo tenne dritto, mentre un'altra stava pronta in caso il templare opponesse resistenza. Ma de Molay era trop­po debole per provarci.I bracciali di ferro gli furono tolti. Imbert consegnò tre grossi chiodi a un'altra guardia. «Fate­gli alzare il braccio destro nel modo che abbiamo concordato. »

 Il braccio gli fu sollevato sopra la testa. Quando la guardia si avvicinò, de Molay vide il martello.
 E capì cosa intendevano fare.
 Dio misericordioso.


 Sentì una mano afferrargli il polso e la punta di un chiodo premere sulla carne sudata. Vide il martello sollevarsi. Poi udì il secco rumore del metallo contro il metallo. Il chiodo gli trapassò il polso e lui gridò.


 «Hai evitato le vene?» domandò Imbert alla guardia.
 «Non le ho toccate. »
 « Bene. Non deve morire dissanguato. »


 Quand'era un giovane confratello, de Molay aveva combat­tuto in Terrasanta, nei mesi in cui l'Ordine aveva opposto l'ul­tima resistenza nella città di Acri. Ricordava la sensazione che si provava nel ricevere una spada nella carne. In profondità. Con durezza. A lungo. Ma restare appeso a un chiodo confic­cato in un polso era assai peggiore.


 Il suo braccio sinistro venne sollevato all'altezza della spal­la e un altro chiodo gli fu martellato attraverso la carne del polso. Si morse la lingua, cercando di controllarsi, ma il dolore atroce gli fece stringere i denti con forza. Il sangue gli riempì la bocca e lui lo ingoiò.


Imbert spostò lo sgabello con un calcio e tutto il peso del corpo di de Molay, alto un metro e ottantacinque, fece forza sui polsi, in particolare su quello destro, perché l'angolazione del braccio sinistro gli mandava sotto sforzo l'altro braccio, fi­no al punto di rottura. Qualcosa schioccò nella spalla, e la sof­ferenza gli trafisse il cervello come una lama.

Una delle guardie gli afferrò il piede destro e ne studiò la carne. Evidentemente Imbert si era preso la briga di scegliere con cura i punti d'inserimento, in modo che fossero lontani dai vasi sanguigni, n piede sinistro fu poi messo dietro il de­stro, ed entrambi vennero fissati alla porta con un solo chiodo. De Molay non aveva più la forza di gridare.


Imbert ispezionò il lavoro. « Poco sangue. Ben fatto. » Indie­treggiò di qualche passo. « Come ha sopportato il nostro Si­gnore e Salvatore, così sopporterete voi. Con una sola diffe­renza. »

Ora de Molay capì perché avevano chiuso la porta. Imbert i il catenaccio, aprì il battente facendo cigolare i cardini, e i richiuse con un tonfo.


Il corpo di de Molay fu sbattuto da una parte e poi dall'altra ondeggiando appeso ai chiodi e all'articolazione slogata. La sofferenza era indicibile. « Come sul tavolo della stiratura alla ruota, dove il dolore lò essere applicato per gradi, anche qui c'è un elemento di itrollo», spiegò Imbert. «Potrei lasciarvi penzolare immo-e. Oppure farvi ondeggiare avanti e indietro. O potrei sbat-Itere la porta come avete appena visto, che è la cosa peggiore. » n mondo appariva e spariva, e de Molay respirava a stento. ! 1 crampi gli torturavano ogni muscolo, n suo cuore batteva sel-l vaggiamente. n sudore gli scorreva sulla pelle e si sentiva co­me se avesse la febbre, con un'arsura che gli bloccava la gola. 


« Adesso vi prendete ancora gioco dell'Inquisizione? » do­mandò Imbert. Lui avrebbe voluto dirgli che odiava la Chiesa per ciò che gli veniva fatto. Un papa inetto, controllato da un monarca francese in bancarotta, aveva in qualche modo abbattuto la più grande organizzazione religiosa mai conosciuta dall'uo­mo. Quindicimila fratelli sparsi in tutta Europa. Novemila proprietà terriere. Un esercito di guerrieri che un tempo aveva dominato la Terrasanta e che esisteva da duecento anni. I Po­veri Soldati di Cristo e del Tempio di Salomone avevano sim­boleggiato tutto ciò che era buono e giusto. Ma il successo ave­va provocato l'invidia e, in qualità di maestro, lui si era reso conto della tempesta politica che infuriava intorno a loro. Avrebbero dovuto essere meno rigorosi, più ossequienti al po­tere politico, moderarsi nelle critiche. Grazie al cielo lui aveva previsto parte di ciò che era accaduto e perciò aveva preso al­cune precauzioni. Filippo IV non avrebbe mai visto un'oncia dell'oro e dell'argento dei templari.

E non avrebbe mai messo le mani sul più grande di tutti i tesori.


De Molay ricorse alle sue ultime stille di energia e alzò la testa. Imbert si accorse che stava per parlare e si fece più vi­cino.

« Che tu sia maledetto all'inferno », sussurrò il prigioniero. « Maledetto te, e tutti quelli che ti hanno aiutato nella tua cau­sa diabolica. »


La testa gli ricadde sul petto. Sentì il domenicano gridare alle guardie che facessero sbattere la porta, ma la sofferenza era così intensa e lo aggrediva da tante direzioni che tutto sfu­mò nel torpore. Lo stavano tirando giù. Non sapeva quanto tempo fosse rima­sto appeso, ma il rilasciarsi delle membra non gli portò sollie­vo, perché ogni muscolo era diventato insensibile. Fu portato di peso per qualche minuto e infine comprese di essere di nuovo nella sua stanza. I suoi carcerieri lo gettarono sul mate­rasso, e intorno a lui ci fu di nuovo il familiare puzzo di escre­menti. Gli misero la testa su un guanciale. Le sue braccia furo­no allargate ai lati.


« Mi è stato raccontato », disse con calma Imbert, « che, quan­do un nuovo fratello si presentava per essere accettato nel vo­stro Ordine, veniva avvolto in un sudario di lino. Questo sim­boleggiava la sua morte, prima di resuscitare a una nuova vita come templare. Anche voi ora avrete questo onore. Ho disteso sotto di voi il sudario che c'era nel sarcofago della cappella. » L'uomo prese la lunga pezza di stoffa, ai piedi di de Molay, e ne ripiegò l'altra metà sopra il suo corpo bagnato coprendogli anche il viso. « Mi è stato riferito che questo sudario era usato dall'Ordine in Terrasanta, e che fu portato qui per avvolgervi tutti gli iniziati, a Parigi. Ecco, ora siete resuscitato. Restate qui a meditare sui vostri peccati. Io tornerò. De Molay era troppo debole per replicare. Sapeva che mol­to probabilmente Imbert aveva ordinato di non ucciderlo, ma capiva anche che nessuno sarebbe venuto a prendersi cura di lui. Rimase a giacere immobile. Il torpore stava svanendo, so­stituito da una sofferenza atroce, fl cuore batteva come un tamburo e il suo corpo stava perdendo un'impressionante quantità di liquido sotto forma di sudore. Disse a se stesso che doveva calmarsi, immaginarsi qualcosa di piacevole. Ma riuscì soltanto a pensare a ciò cne i suoi carcerieri volevano.



Ma poi gli sovvenne un altro passaggio biblico, che portò i un po' di torpido conforto alla sua anima straziata. E mentre giaceva lì, coperto dal sudario e perdendo sudore e sangue da tutto il corpo, pensò al Deuteronomio. Lasciatemi solo, che io possa distruggerli.


 
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