Home » , , » La Bambina Silenziosa, come gli altri romanzi di Hoeg, è innanzitutto una storia avvincente.

La bambina silenziosa è un thriller ambientato a Copenaghen, dove Kasper Krone, clown discendente di un'antica famiglia circense tedesc...

La bambina silenziosa è un thriller ambientato a Copenaghen, dove Kasper Krone, clown discendente di un'antica famiglia circense tedesca, cerca di salvare dai rapitori la piccola Klara Maria, una bimba di 10 anni con la preziosa e pericolosa facoltà di prevedere i terremoti.

Ancora una volta, dopo Esajas in Smilla, Peter, August e Katarina in “I quasi adatti”, al centro del racconto ci sono i bambini.

«Non comincio mai un romanzo progettando di parlare dell'infanzia, ma a posteriori si rivela evidentemente un tema ricorrente. Un po' perché passo molto tempo con le mie tre figlie e ammiro le loro qualità: genuinità, apertura, mancanza di pregiudizi. Un po' perché ho scelto di vivere io stesso cercando di non perdere i pregi tipici dei bambini. Non si tratta di una stupida regressione, ma del tentativo di resistere al caos, al mondo moderno così tecnologico, confuso, invadente: per difendersi molte persone finiscono per indurirsi e fermarsi alla superficie. lo provo a non lasciarmi travolgere. In una parte di me resto bambino, e cerco di sviluppare il lato femminile della mia anima»

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Trama.

Kasper Krone è il discendente di un'antica famiglia circense tedesca, della quale ha re­plicato con grande successo i fasti.

Silenzio­so e schivo, è un uomo di poche ma tenaci passioni: il poker, per il quale ha perso più di una fortuna, i suoi allievi della scuola di cir­co e la musica di Johann Sebastian Bach, di cui conosce a memoria ogni nota.

E in realtà per la musica Kasper ha un orecchio incredi­bile, al limite del soprannaturale, dono che da sempre tiene segreto per ascoltare non solo la sua amatissima musica ma anche, all'insa­puta degli altri, i sussurri più impercettibili del mondo. Immensa era stata la sua sorpresa nello scoprire che la piccola e taciturna Klara Maria, giunta a lui anni prima come allieva, condivideva questo suo incredibile dono.

E proprio in virtù di questa segreta somiglian­zà, l'ombroso Kasper non riesce a darsi pace il giorno in cui la bambina, appena decenne, sparisce in circostanze misteriose alla perife­ria della città.

Anche perché lui aveva "sen­tito" che Klara era in pericolo. Da quel mo­mento comincia per Kasper un'indagine che si dipana, sulla falsariga di una partitura di Bach, tra le vie di Copenhagen e nei meandri dei gesti e dei suoni, ora suadenti, ora ingan­nevoli degli uomini.

Ma Kasper è in ascolto, attento a captare nell'aria il silenzioso grido d'aiuto della sua allieva prediletta...

Dopo una lunga assenza torna un autore che ha il fascino enigmatico dei suoi personaggi, con un libro che, proprio come II senso di Smilla per la neve, nell'esplorare il male che si an­nida negli uomini, ne scopre altresì la natura incantata e magicamente mutevole.

La Creatrice ha accordato ogni essere umano in una tonalità, e grado di sentirla, soprattutto nel breve attimo indifeso in cui gli altri erano molto vicini ma ancora non sapevano che lui era in ascolto. Quindi aspettava alla finestra, anche in quel momento.

Faceva freddo come poteva far freddo solo in Danimarca, e ,solo in aprile quando la gente, nel suo sciocco entusiasmo per la luce aveva spendo il il riscaldamento centralizzato, affidato la pelliccia al pelliciaio, riposto nei cassetti le mutande lunghe, ed era uscita.

E solo troppo tardi scopriva che la temperatura era intorno allo zero, con il novanta per cento di umidità, eche il vento soffiava da nord e penetrava sotto gli abiti e la pelle, posandosi intorno al cuore e riempiendolo di una tri­na.


La pioggia era più fredda della neve, sottile, fitta e grigia come un tappeto di seta. Dal tappeto emerse una lunga Volvo con i vetrii scuri. Dall'auto scesero un uomo, una donna e una bambina. Sembrava una situazione promettente.

l'uoma era alto e robustoa, abituato a ottenere sempre ciò chew volela con qualunque mezzo. La donna era bionda come un ghiacciaio, profumava di soldi, molti soldi, e aveva l'aria di una cche è abbastanza in gamba da esserseli guadagnati da sola.

La bambina aveva abiti costosi e camminava impettita. Sembravano il prototipo della sacra famiglia danarosa.
Come nella Toccata e fuga in re minore. Grandi, fatali colonne di musica.

Poi riconobbe la bambina, e in quell'istante arrivò il silenzio.

Durò poco, forse un secondo, forse anche meno. Ma bastò a sgretolare la realtà. Cancellò il piazzale, la pista per le prove, l'ufficio di Daffy, la finestra. D brutto tempo, fl mese di aprile. La Danimarca. fl presente.

Poi svanì, come se non ci fosse mai stato.

Kasper si era aggrappato al battente della finestra. Doveva esserci una spiegazione razionale. Era stato un malessere. Un blackout. Un piccolo embolo. Nessuno trascorre impunemen-te due notti in bianco di fila, dalle ventidue alle otto del matti­no, al tavolo da gioco. Oppure era stata una scossa. Le prime, quelle violente, erano state avvertite anche lì.

Lanciò un'occhiata dietro di sé. Daffy sedeva alla scrivania come se nulla fosse accaduto. In mezzo al cortile i tre avanza­vano controvento. Non era stata una scossa. Si era trattato di qualcos'altro.

Il talento è la capacità di escludere. Lui aveva venticinque anni di esperienza nell'individuare le cose da escludere. Una sua parola e Daffy avrebbe detto che lui non c'era.

Aprì la porta e tese la mano.

«Avanti» disse. «Sono Kasper Krone. Benvenuti.»

Nell'istante in cui la donna gli diede la mano, lui incontrò gli occhi della bambina. Con un movimento impercettibile, vi­sibile solo a loro due, lei scosse la testa.

Li portò nella sala per gli allenamenti, e rimasero in piedi guar­dandosi intorno. Gli occhiali da sole nascondevano la loro espressione, ma il loro timbro era teso. Si erano aspettati un am­biente più raffinato.

Più simile alla Store Sai dove prova il Bal­letto reale. O alle sale di rappresentanza del castello di Ama-lienborg. Con legno merbau e colori tenui e pannelli dorati. «Questa è Klara Maria» disse la donna. «È nervosa. È tesa. Al Dipartimento di psichiatria infantile del Bispebjerg Hospital ci hanno consigliato di portarla da te.»

Anche nel sistema di un bugiardo allenato la menzogna ge­nera una lieve stonatura. Così era accaduto in lei. La bambina fissava il pavimento. «Sono diecimila corone a seduta» disse lui.
L'aveva fatto per sbloccare la situazione. Una loro obiezione avrebbe avviato un dialogo che gli sarebbe stato utile per ascoltare più a fondo i loro sistemi.

Non protestarono. L'uomo tirò fuori un portafoglio che si aprì come il mantìce di una fisarmonica. Kasper li aveva visti nelle mani dei mercanti di cavalli quando ancora si esibiva nelle piazze. In quel portafoglio sarebbe potuto entrare un ca­vallo in miniatura, un Falabella. Ne uscirono dieci banconote da mille corone nuove di zecca.

«Devo chiedervi di pagare due sedute anticipate» disse. «Lo pretende il mio commercialista.» Altre dieci banconote videro la luce del giorno.

Lui prese uno dei suoi vecchi biglietti da visita stampati in rilievo e la penna stilografica. «Un cliente ha disdetto l'appuntamento» disse, «quindi po­trei vederla anche subito. Farò una valutazione del tono mu-I scolare e del ritmo fisico. Non ci vorranno nemmeno venti minuti.» «Verremo uno dei prossimi giorni» disse la donna. Lui scrisse il suo numero di telefono sul biglietto. «Dovrò essere presente anch'io» disse lei. Lui scosse la testa.

«Purtroppo questo non è possibile quando si fa un lavoro profondo con i bambini.» Nella sala accadde qualcosa: la temperatura si abbassò, tutte le frequenze crollarono, ogni cosa si coagulò. Chiuse gli occhi. Quando li riaprì, dopo quindici secondi, le banconote erano ancora lì. Le prese prima che fosse troppo tardi.

I tre si voltarono e uscirono passando per l'ufficio. Daffy aprì j loro la porta esterna.

Attraversarono il cortile senza guardarsi I Indietro, salirono sull'auto e si allontanarono nella pioggia. Posò la fronte sul vetro freddo. Voleva rimettere a posto la penna, insieme alle banconote. Non c'erano più.


Sentì un rumore proveniente dalla scrivania. Un fruscio, co­me quando si mescola un mazzo di carte Piaget.

Davanti a Daffy, sul piano del tavolo, c'era il mucchietto color mogano di banconote nuove.


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1 commento:

  1. Non poteva chiamarlo "Il senso di Kasper per la musica", però ci sarebbe stato bene. E soprattutto c'è quella scrittura. Una di quelle che amo di più, in assoluto. Altro che i Larsson, i Mankell o altri svariati 'giallisti' del nord estremo. Qui siamo di fronte a un'altra qualità. Come nel suo libro più famoso o in quell'altro capolavoro che è "I quasi adatti", siamo in qualche modo di fronte a un thriller, ma racchiuderlo così banalmente in un genere sarebbe ingeneroso. È letteratura. Vera, profonda, piena, ricca. Per gran parte della lettura ho pensato che le stellette sarebbero state cinque. Una parte finale, a mio avviso, non all'altezza, gliene fa perdere una.

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