Home » , » Assassino senza volto, una splendida combinazione tra il meglio del noir americano e il fascino scandinavo.

Una fredda giornata di gennaio poco prima dell'alba, in un paese del sud della Svezia, un contadino scopre che i suoi vicini sono stati ...

Una fredda giornata di gennaio poco prima dell'alba, in un paese del sud della Svezia, un contadino scopre che i suoi vicini sono stati assaliti e picchiati barbaramente.

Incredulo di fronte a tanto sangue, avverte la polizia.

Quello che vede il commissario Wallander è peggio di quanto avesse immaginato. Molto peggio. L'uomo è stato torturato a morte, la donna è ancora viva, legata a una sedia, anche lei vittima di una violenza senza ragione. Prima di morire, sussurra le ultime parole: «Straniero, straniero».

E in Svezia queste sono parole che possono scatenare la rabbia di molti, far esplodere l'odio razziale che cova in una società minata da una profonda inquietudine.

Basta una fuga di notizie e comincia la caccia all'uomo. I cittadini non si fidano più della polizia, preferiscono organizzare da sé la loro sicurezza e la loro vendetta: Kurt Wallander, con i suoi colleghi, deve arginare la loro determinazione a farsi giustizia da soli.

Ma scoprirà presto che il povero vecchio barbaramente trucidato conduceva in realtà una doppia vita...


Ha dimenticato qualcosa. Appena si sveglia lo sa con sicurezza. Qualcosa che ha sognato durante la notte. Qualcosa che dovrebbe ricordare.

Si sforza di ricordare. Ma il sonno è come un buco ero. Un pozzo che non rivela niente di ciò che contiene. Eppure non ho sognato i tori, pensa. Se fosse stato cosí sarei fradicio di sudore, come se mi fossi svegliato cpn la febbre nel pieno della notte. E questa notte, i tori mi hanno lasciato in pace.

Rimane e disteso al buio e ascolta. Il respiro di sua moglie è appena percettibile e deve sforzarsi per captar­li il suono.

Una mattina o l'altra sarà lì, distesa di fianco a me, e senza che io me ne sia accorto, pensa. Oppure io . Uno di noi morirà prima dell'altro.

La sveglia sul comodino di fianco al letto con i numeri fosforescenti indica le cinque meno un quarto.

Mi sono svegliato a quest'ora, pensa. Di solito mi sveglio alle cinque e mezza. È sempre stato così da anni.

Perché mi sono svegliato adesso?


C'è qualcosa di diverso. Qualcosa che non è come dovrebbe.

Sposta una mano con cautela fino a toccare il volto di sua moglie. Appoggia appena i polpastrelli e sente il calore del viso. Questo vuole dire che non è morta.

Questo vuole dire che non è ancora stato lasciato solo.


Continua a cercare di ascoltare nel buio.

La cavalla, pensa. Non nitrisce. Ecco perché mi sono svegliato. D'abitudine, lo fa ogni notte. La sento senza svegliarmi e nel mio subconscio so che posso continuare
dormire.

Si alza lentamente cercando di evitare che il letto ci­goli. Lo stesso letto nel quale hanno dormito per quarant'anni. L'unico mobile che avevano potuto permettersi quando si erano sposati. L'unico letto che avrebbe avuto in tutta la loro vita.

Mentre attraversa il pavimento di legno per arrivare alla finestra, sente la solita fitta di dolore mattutino al ginocchio sinistro.


Sono vecchio, pensa. Vecchio e consumato. Ogni mattina quando mi sveglio non riesco a fare a meno di pensare che ho già settant'anni.

Arrivato alla finestra, sposta la tenda e osserva la notte d'inverno. È l'8 gennaio e in Scania non è ancora caduta la prima neve.

La lampada al di sopra della porta della cucina illumina un triangolo del giardino, la quercia spoglia e l'inizio dei campi appena al di là.

Socchiude gli occhi e volge lo sguardo verso il giardino della famiglia Lòvgren. La loro casa bianca lunga è avvolta dal buio.


«Che cosa stai facendo?» farfuglia sua moglie. «Dormi» risponde. «È solo un crampo.» «Hai male?» «No.»

«Torna a dormire allora. Non rimanere lì al freddo.» Poi sente che la donna si gira su un fianco. Una tempo ci siamo amati, pensa. Ma subito si pente di quel suo pensiero. Troppo sentimentale. Amare.

Non è più per quelli come noi. Un uomo che ha fatto il contadino, chino a lavorare la dura terra della Scania, per più di quarant'anni, non lascia uscire la parola "amare" dalla bocca quando parla con sua moglie.

Nella nostra vita l'amore è sempre stato qualcosa di diverso...

Continua a osservare la casa dei vicini, socchiude gli occhi, cerca di penetrare con lo sguardo il buio della notte d'inverno.


Nitrisci, pensa. Nitrisci nel tuo box, così so che tutto come sempre. Così posso tornare sotto il piumone ancora un po'.

La giornata del contadino in pensione, di un uomo pieno di acciacchi, è già sufficientemente lunga e triste così come è.


Improvvisamente si rende conto che, per qualche istante, il suo sguardo è rimasto fisso sulla finestra dei vicini. Qualcosa è cambiato. Per anni aveva i gettato uno sguardo alle finestre dei vicini, per curiosità.

Ora c'è qualcosa che è cambiato. O forse è stato solo il buio.

Chiude gli occhi conta fino a venti per farli riposare. Poi li riapre e fissa lentamente la finestra e ora è sicuro che sia aperta. Una che di notte è sempre stata chiusa ora, improv
visamente è aperta.

E la giumenta non nitrisce...

La giumenta non ha nitrito perché il vecchio Lòvgren ha fatto la sua solita camminata notturna fino alla stalla, come ogni notte, la prostata lo ha buttato del letto caldo...


È solo la mia immaginazione, si dice. Uno scherzo dei miei occhi. Tutto è come sempre. Cosa può mai accade­re da queste parti? In questo minuscolo villaggio chia­mato Lenarp, poco a nord di Kadesjò, sulla strada che porta al magnifico lago di Krageholm, nel cuore della Scania?
Qui non succede mai niente. Il tempo si è fer­mato in questo piccolo villaggio dove la vita scorre come un ruscello senza energia né volontà. Qui rimangono solo alcuni contadini che hanno venduto o dato in affit­to le proprie terre ad altri. Qui viviamo anche noi aspet­tando l'inevitabile...

Alza nuovamente lo sguardo verso la finestra e pensa che né Maria, né Johannes Lòvgren l'avrebbero lasciata aperta. Fra le altre cose, la vecchiaia porta con sé anche la paura, le serrature aumentano continuamente, e nes­suno dimentica di chiudere le finestre al calare della notte. Invecchiare significa diventare apprensivi.

La stessa paura dell'ignoto che si prova da bambini torna sempre con la vecchiaia...

Potrei vestirmi e uscire, pensa. Non devo fare altro che attraversare il giardino, riparandomi dal vento in­vernale, e arrivare allo steccato che divide le nostre pro­prietà. Così sarò sicuro che la mia immaginazione mi sta giocando uno scherzo.

Ma decide di rimanere in casa. Fra breve Johannes si alzerà per preparare il caffè. Prima accenderà la luce nel bagno, poi quella della cucina. E tutto sarà come sem­pre...

Rimane alla finestra e improvvisamente si rende conto che sta rabbrividendo. Il freddo della vecchiaia che cor­re nelle ossa anche nella più calda delle stanze. Pensa a Maria e a Johannes. Anche con loro abbiamo avuto una ipecie di matrimonio, pensa, come vicini e come contadini.

Ci siamo aiutati a vicenda, abbiamo anche condiviso i momenti buoni della vita.

Abbiamo celebrato insieme le notti di
mezza estate e insieme abbiamo consumato i pranzi di Natale.

I nostri figli hanno scorrazzato sulle nostre terre come se fosse una sola proprietà.

E adesso viviamo in­sieme il lento tempo della vecchiaia.


Senza sapere perché, apre la finestra, cercando di non fare rumore per non svegliare Hanna.

Istintivamente tiene la mano stretta sulla maniglia, vuole evitare che le raffiche di vento possano fargli perdere la presa e farla sbattere. Ma fuori tutto è calmo e si ricorda che le pre­visioni meteo non avevano parlato di possibilità di tem­pesta sulla Scania.


II cielo è terso e stellato e fa molto freddo. Sta per chiudere la finestra quando ha l'impressione di avere udito un rumore.

Un uccello che chiama nella notte, poi viene preso dalla paura. L'ansia scaturisce come nulla e lo attanaglia.


Gli sembra di udire una persona gridare. È un grido, lanciato perché altri lo possano udire. Chiude la finestra con tale forza che una delle piante sbatte contro il vetro e sveglia Hanna.

Che stai facendo?» gli dice con tono irritato.


La cavalla non nitrisce» risponde avvicinandosi alla finestra. E qualcuno sta gridando.»

La donna si mette a sedere sul letto.

«Che cosa stai dicendo?»

Non vuole rispondere, ma adesso è sicuro che non è stato il richiamo di un uccello.

«Il grido era di Johannes o di Maria» dice. «Uno di loro due ha gridato per chiedere aiuto.»

La donna si alza dal letto e va alla finestra. Scruta il buio, la camicia da notte bianca la fa sembrare ancora più alta e robusta.

«La finestra della cucina non è aperta» sussurra. «È rotta.»

L'uomo le si avvicina rabbrividendo.

«Qualcuno sta gridando aiuto» dice la donna con vo­ce insicura.

«Cosa facciamo» chiede l'uomo.

«Vai lì. Adesso.»

«E se c'è pericolo?»

«Sono i nostri migliori amici. Se è successo qualcosa dobbiamo aiutarli.»

L'uomo si veste rapidamente, poi va in cucina e pren­de la torcia elettrica che è sulla cassetta dei fusibili. Camminando sente il fango indurito dal gelo sotto i piedi. Fatti alcuni passi si volta come per assicurarsi che' Hanna sia sempre alla finestra.

Arrivato allo steccato si ferma. Non sembra muoversi niente. Adesso vede chiaramente che la finestra è rotta. Scavalca il basso steccato e si avvicina alla casa bianca dei Lòvgren. Nessun grido. Solo il rumore attutito dei suoi passi.

È stato uno scherzo della mia immaginazione. Sono solo un vecchio rimbambito che non sa più distinguere fra illusione e realtà. Forse sognerò ancora i tori. Quel vecchio incubo che avevo da bambino quando sognavo di essere rincorso da tori e che mi faceva capire che un giorno sarei morto...

Poi sente nuovamente l'urlo. Più debole ora, più simi­le a un gemito questa volta. E sa che è Maria.

Si avvicina alla finestra della camera da letto e soc­chiude gli occhi cercando di vedere all'interno attraver­so la fessura fra le tende.

Improvvisamente è sicuro che Johannes è morto. Accende la torcia elettrica e chiude gli occhi prima di costringersi a guardare all'interno.

Vede Maria. È legata a una sedia capovolta sul pavimento. Il suo volto è ricoperto di sangue, i pezzi della sua dentiera sono sparsi sulla camicia da notte.

Poi vede uno dei piedi di Johannes. Riesce a vederne solo uno. Il resto del corpo è nascosto dalla tenda.

Si volta e torna indietro zoppicando. Scavalca nuovamente lo steccato e scivola sbattendo il ginocchio su una lastra di fango dura come una pietra. 8enza esitare telefona subito alla polizia.
«Non muoverti. Non voglio che tu veda quell'orribile spettacolo.»


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1 commento:

  1. Poliziesco completo degli elementi richiesti nella struttura...ambientazione svedese descritta senza mai dilungarsi in particolari noiosi, colpi di scena, analisi del protagonista ispettore con le sue forze e debolezze che lo rendono umano e non perfetto come spesso succede.. Quasi fino alle ultime pagine, il lettore brancola nel buio fino a quando qualcosa succede e apre nuove piste. Bello! Prima volta che leggo di quest'autore ma sicuramente darò spazio alle indagini di Wallander ancora. Mi ha travolto nella lettura creandomi curiosità nel voler sapere come sarebbe andata a finire. E in un libro, penso sia il massimo degli obiettivi

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