Home » , , » Insolito e crudele, uno dei migliori romanzi gialli di Patricia Cornwell.

“Insolito e crudele” è il quarto libro scritto dalla scrittrice americana Patricia Cornwell. Si tratta, in particolare, di uno dei suoi ...

“Insolito e crudele” è il quarto libro scritto dalla scrittrice americana Patricia Cornwell.

Si tratta, in particolare, di uno dei suoi migliori romanzi gialli ed ha vinto nel 1993 il Gold Dagger Awart, assegnato ogni anno dalla Crime Writer’s Association, l’Associazione americana degli scrittori di libri gialli.

Si tratta, in particolare, di un romanzo ricco di colpi di scena e con protagonista l’ormai nota dottoressa Kay Scarpetta, direttrice del centro di medicina legale di Richmond, uno dei più importanti della Virginia. Insieme alla sua équipe, in particolare, Kay Scarpetta dovrà risolvere un caso spinoso e difficile e dovrà persino difendersi da chi cercherà di incastrarla.

Trama.
Il romanzo è ambientato poco prima di Natale a Richmond: la dottoressa Scarpetta si prepara a compiere l’autopsia sul corpo di Ronnie Joe Waddel, condannato per l’omicidio di Robyn Naismith compiuto 10 anni prima e giustiziato sulla sedia elettrica.

Quella che sembra un’operazione di routine, ben presto, però, si complica e assume valenze assai diverse.

Alla dottoressa Kay Scarpetta, infatti, viene chiesto di recarsi in ospedale per analizzare le ferite di un ragazzino di 13 anni trovato in fin di vita vicino un cassonetto della spazzatura.

Il bambino, in particolare, è stato brutalmente mutilato e ferito con un’arma da fuoco e si pensa che abbia subito anche una violenza sessuale, ipotesi avvalorata dal fatto che i suoi abiti sono stati trovati piegati ai suoi piedi.

Dopo un’accurata analisi, la dottoressa Kay Scarpetta è assalita da tremendi dubbi: la vittima, infatti, presenta numerosi elementi in comune con Robyn Naismith, la ragazza uccisa dieci anni prima da Ronnie Joe Waddel.

Com’è possibile tutto ciò? Ronnie Joe Waddel è stato giustiziato proprio la notte stessa del ritrovamento del ragazzino e durante i 10 anni che ha passato in prigione, non ha mai avuto modo di uscire. Il corpo steso sul suo tavolo delle autopsie è proprio quello di Ronnie Joe Waddel?

La situazione si complica quando la dottoressa Kay Scarpetta si accorge che l’hard disk del suo computer è stato manomesso e, per scoprire il responsabile, chiede aiuto a sua nipote Lucy.

Sicuramente la manomissione del computer deve essere collegata alle indagini che sta svolgendo, perché da quel momento Kay inizia ad essere accusata ingiustamente.

Un altro omicidio, inoltre, sembra avvalorare ancora di più l’ipotesi che Ronnie Joe Waddel sia riuscito in qualche modo a sfuggire alla sedia elettrica, ma la verità è ancora lontana e le indagini continuano.

Con amarezza e stupore Kay si accorge che tutte le informazioni su Ronnie Joe Waddel sono sparite dai computer, compreso il report della sua autopsia e inizia a dubitare persino della sua stessa équipe.

Leggi anche: La Traccia, chiarire la misteriosa morte di una quattordicenne è il compito di Kay Scarpetta.

«Pronto?» disse una voce maschile che invece non riconob­bi. «Vorrei parlare con il capo medico legale, Kay Scarpetta.»


«Sono io» risposi.


«Oh, bene. Sono il detective Joe Trent. Ho trovato il suo numero sull'elenco, scusi se la disturbo a casa.»


Dal tono sembrava nervoso. «È che ci troviamo in una situazione... avremmo proprio bisogno del suo aiuto.»


«Di cosa si tratta?» chiesi, fissando ansiosamente il televiso­re. Stavano trasmettendo una pubblicità. Sperai che non mi volessero sulla scena di un nuovo delitto.


«Qualche ora fa un ragazzo bianco di tredici anni è stato adescato all'uscita di un negozio nel Northside. Gli hanno sparato alla testa. Potrebbero esserci dei risvolti a sfondo ses­suale.»


Ebbi un tuffo al cuore. Allungai la mano per prendere carta e penna. «Dov'è il cadavere?»


«Lo hanno ritrovato sul retro di una grande drogheria in Patterson Avenue. Voglio dire, che non è deceduto. Non ha ancora ripreso conoscenza, e in effetti non sappiamo nemme­no se se la caverà.


Quindi, visto che non c'è di mezzo un mor­to, so che non è un caso per lei. Però, vede, il fatto è che alcune ferite sono davvero strane. Non ne avevo mai viste di simili.


So che lei ha molta esperienza, così speravo che potesse aiu­tarmi a capire come e perché sono state procurate.»


«Me le descriva» dissi.


«Dunque, innanzitutto parliamo di due zone: una all'inter­no della coscia destra, in alto, verso l'inguine, l'altra intorno alla spalla destra. Mancano interi brandelli di carne, come se fossero stati asportati, e lungo i margini delle ferite compaio­no graffi e strane incisioni. In questo momento si trova all'Henrico Doctor's.»


«Avete rinvenuto i tessuti recisi?» Stavo scartabellando mentalmente i miei archivi alla ricerca di qualche analogia con casi del genere.


«Non ancora. Comunque i nostri uomini stanno continuan­do le ricerche, anche se l'aggressione potrebbe essere avvenu­ta all'interno di un veicolo.»


«Quale veicolo?»

«La macchina dell'aggressore. Il parcheggio dove è stato rinvenuto il corpo si trova a circa sei chilometri dal negozio in il ragazzo era stato visto l'ultima volta.
Probabilmente è salito sulla macchina di qualcuno, magari con la forza.» «Avete scattato delle foto alle ferite, prima di portarlo in ospedale?


«Sì, anche se i medici non possono fare molto. Visto il quan-Itivo di pelle mancante, sarà necessario effettuare un tra­tto - un trapianto a tutto spessore - hanno detto.»


Significava che gli avevano ripulito le ferite, somministrato antibiotici per via endovenosa e che adesso aspettavano aticargli un prelievo cutaneo dal gluteo. Se, invece, aveva cambiato idea e gli avevano scalzato i tessuti circostanti per suturare, allora non mi sarebbe rimasto granché da vedere. Non hanno suturato le ferite» dissi, così mi è stato riferito.» Vuole che venga a dare un'occhiata?»


Sarebbe magnifico» disse lui, sollevato. «Così potrà esaminare ferite di persona. Quando?»


Domani andrebbe benissimo.»


Accordo. A che ora? Se non le dispiace preferirei sul .»


Va bene alle otto? La aspetterò davanti al pronto soccorso.» sarò» dissi, mentre lo speaker televisivo mi fissava con pa. Riappesi, afferrai il telecomando e alzai il volume. genia? Nessuna novità da parte del governatore?»


La camera inquadrò il penitenziario di stato: un tratto del James River, appena fuori dal centro della città, duecento anni erano stati stipati i peggiori criminali. Nell'oscurità si agitavano manifestanti armati e sostenitori della pena capitale dai volti improvisamente spigolosi sotto la luce cruda dei riflettori. La vista di facce che ridevano mi gelò il sangue nelle vene. Poi, una graziosa corrispondente con un cappotto rosso in primo piano. Eccomi, Bill» esordì. «Come sai, nella giornata di ieri è stata istituita una linea telefonica diretta fra il penitenziario e del governatore Norring. Non si hanno ancora notizie, ma questo la dice lunga: se il governatore non intende in­tervenire, mantiene il silenzio.»


«E che atmosfera si respira? Ci sono fermenti?»


«No, per ora la situazione è tranquilla. Qui fuori sono ormai radunate alcune centinaia di persone, e il penitenziario è pra­ticamente deserto. La maggior parte dei detenuti è stata tra­sferita nel nuovo istituto di pena di Greensville, qui ne sono rimasti pochissimi.»


Spensi la tv. Qualche minuto dopo ero già in macchina, di­retta verso est, la sicura delle portiere abbassata e la radio ac­cesa. La stanchezza si stava insinuando in me come una spe­cie di anestesia. Mi sentivo appannata e malinconica. Odiavo le esecuzioni capitali. Odiavo aspettare la morte di qualcuno, per poi inciderne con il bisturi le carni ancora calde. Ero un medico con una specializzazione in legge. Mi avevano inse­gnato cosa dava la vita e cosa la toglieva, cosa era giusto e co­sa sbagliato. Poi, l'esperienza era diventata la mia maestra. Una maestra che con la mia parte più pristina, idealista e ana­litica, ci si era pulita le scarpe. È straziante ritrovarsi costretti ad ammettere che molti cliché sono veri. Non esiste giustizia a questo mondo. E nulla avrebbe mai potuto cancellare quello che Ronnie Joe Waddell aveva fatto.


Da nove anni era rinchiuso nel braccio della morte. Non ero stata io a occuparmi della sua vittima, uccisa prima che mi ve­nisse assegnato l'incarico di capo medico legale della Virginia e che mi trasferissi a Richmond. Ma avevo studiato il suo dossier, e conoscevo anche il più piccolo e raccapricciante dettaglio del­la vicenda. La mattina del quattro settembre di dieci anni pri­ma, Robyn Naismith aveva telefonato a Channel 8, dove lavo­rava come annunciatrice, dicendo di essere indisposta. Era uscita per comprare qualche medicina, poi era rincasata. Il giorno seguente avevano ritrovato il suo corpo nudo e strazia­to nel salotto, appoggiato contro il televisore. Un'impronta di sangue rilevata sull'armadietto dei medicinali era poi stata identificata come appartenente a Ronnie Joe Waddell.


Quando arrivai, sul retro dell'obitorio trovai alcune macchi­ne parcheggiate. Fielding, il mio vice, Ben Stevens, l'amministratore, e Sifwn Story, la mia assistente di sala, erano già lì.


Il portone della zona di carico era aperto e le luci illuminavano la pavimentazione catramata dell'interno. Mentre parcheggiava a mia volta, un agente della polizia di stato scese dall'auto pattuglia dov'era rimasto seduto a fumare.


Jon è rischioso tenere la porta aperta?» chiesi. Era un tizio e magro, con folti capelli bianchi. Sebbene in passato avessimo già avuto modo di parlarci, non riuscivo a ricordare i nome.


Per adesso non sembrano esserci problemi, dottoressa Scarpetta» rispose, allacciandosi la giacca di nylon pesante, ho visto in giro facce sospette.


In modo che così resti.»


L'importante è che lei non si allontani.» Sò contare su di me. In caso di difficoltà possiamo chiedere dei rinforzi. Pare ci siano molti manifestanti. Immagino abbia letto sul giornale di quella petizione. Hanno raccolto non so quante firme e l'hanno presentata al governatore.
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