Concerti memorabili: Fabrizio De André al Brancaccio di Roma, uno dei testamenti artistici e live più importanti del grande cantautore.

Il concerto registrato al Teatro Brancaccio di Roma il 13 e 14 febbraio 1998, nel corso della tournée Mi innamoravo di tutto (legata al capolavoro Anime Salve), è considerato a tutti gli effetti un evento leggendario e uno dei testamenti artistici e live più importanti di Fabrizio De André, prima della sua scomparsa nel gennaio del 1999.
Di seguito trovi l'analisi dettagliata di questo storico live, focalizzata su interpreti, canzoni e una recensione critica dell'opera.
1. Gli Interpreti: Sul Palco con i Figli
La particolarità straordinaria di questo tour — e delle serate al Brancaccio — risiede nella forte dimensione familiare e corale voluta da Faber, che trasforma il palco in uno spazio di condivisione artistica e generazionale con i suoi figli:
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Fabrizio De André: Voce principale e chitarra classica.
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Cristiano De André (figlio): Vero e proprio alter ego polistrumentale e vocale sul palco. Suona chitarre, violino, oud, bouzouki, tastiere, mandolino e sitar, oltre a duettare intensamente con il padre (in brani come Anime salve e 'Â cúmba) e a interpretare alcuni suoi brani nel corso del concerto (Nel bene e nel male, Invincibili).
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Luvi De André (figlia): Presenza vocale preziosa nei cori e nelle armonie, protagonista di momenti di grande commozione e intensità, come l'esecuzione di Khorakhané e Geordie.
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La Superba Band: Una formazione di straordinari musicisti che ha cucito su misura i suoni del Mediterraneo e della world music attorno alla poetica di De André:
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Mark Harris (direzione musicale e tastiere)
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Ellade Bandini (batteria)
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Stefano Cerri (basso)
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Mario Arcari (fiati)
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Michele Ascolese e Giorgio Cordini (chitarre e cordi)
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Rosario Jermano (percussioni)
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Laura De Luca e Danila Satragno (cori, flauto e fisarmonica).
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2. Le Canzoni (La Scaletta)
Il concerto, immortalato nell'album dal vivo e nel celebre DVD Fabrizio De André in concerto, si sviluppa in un percorso che attraversa l'intera carriera del cantautore, dando grande spazio alle sonorità etniche e agli ultimi album:
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Primo Tempo (incentrato sul Mediterraneo e Anime Salve):
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Crêuza de mä
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Jamin-a
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Sidún
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Prinçesa
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Khorakhané (a forza di essere vento) (con Luvi De André)
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Anime salve (con Cristiano De André)
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Dolcenera
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Le acciughe fanno il pallone
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Disamistade
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'Â cúmba (con Cristiano De André)
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Ho visto Nina volare
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Smisurata preghiera
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Secondo Tempo (Spazio ai brani di Cristiano, alla suite sacra e ai grandi classici storici):
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Spazio ai brani di Cristiano De André (Nel bene e nel male, Invincibili).
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La riproposizione della suite de La buona novella (L'infanzia di Maria, Il ritorno di Giuseppe, Il sogno di Maria, Tre madri, Il testamento di Tito).
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I capolavori storici: La città vecchia, Bocca di Rosa, Amico fragile, Fiume Sand Creek, Il pescatore, Via del Campo, Geordie (interpretato insieme a Luvi) e la chiusura affidata a Volta la carta.
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3. Recensione e Valutazione Critica
“Un abbraccio collettivo, un rito laico di poesia e suoni che attraversa le sponde del Mediterraneo per arrivare dritto al cuore della coscienza civile.”
Il live al Teatro Brancaccio rappresenta il punto d’incontro perfetto tra la maturità artistica più alta di Fabrizio De André e l'energia della sua band arricchita dalla linfa vitale dei figli.
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La قيمة Emozionale e il Passaggio di Testimone: Veder dialogare Fabrizio e Cristiano sul palco non è mero esercizio di stile o una scelta di stampo affettivo: è un vero e proprio passaggio di consegne musicali. Il virtuosismo di Cristiano alle chitarre e al violino si fonde con la voce roca e solenne del padre, mentre la purezza vocale di Luvi in Khorakhané regala uno dei momenti di più alta commozione della storia della musica italiana dal vivo.
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La Qualità Musicale e gli Arrangiamenti: Gli arrangiamenti del tour 1997-1998 sono ricchi, stratificati, intrisi di contaminazioni etniche, world music, sonorità balcaniche, mediorientali e liguri. Dal vivo al Brancaccio, questa complessa macchina sonora trova un equilibrio acustico formidabile. Ogni brano respira grazie all'interplay impeccabile tra i musicisti storici di Faber.
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Il Valore Storico: Rivedere oggi questo concerto significa assistere a un momento di grazia irripetibile. De André appare sul palco non più come il "cantautore maledetto" degli esordi, ma come un saggio cantastorie universale, un "anarchico" della parola che sa farsi carezza e denuncia sociale (da Prinçesa a Smisurata preghiera). Un documento imprescindibile, un capolavoro audiovisivo che fotografa Faber nel pieno della sua maestria scenica e poetica.
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