Patricia Daniels Cornwell (Miami, 9 giugno 1956) è una scrittrice statunitense. È una discendente di Harriet Beecher Stowe, l'autric...


Patricia Daniels Cornwell (Miami, 9 giugno 1956) è una scrittrice statunitense.

È una discendente di Harriet Beecher Stowe, l'autrice de La capanna dello zio Tom. Nata con il nome di Patricia Daniels, la Cornwell è stata sposata con un docente universitario, Charles Cornwell, di cui ha conservato il cognome per firmare i romanzi che scrive. Scrittrice ormai affermata e multimilionaria, la Cornwell - che ha fondato una apposita società, la Cornwell enterprise - è nota anche per le sue attività benefiche: tra le altre cose, l'istituzione di una borsa di studio presso l'università del Tennessee e la donazione della sua collezione di dipinti di Walter Sickert all'università Harvard.

Nonostante un'infanzia difficile e una degenza in un ospedale psichiatrico, ha avuto una lunga carriera giornalistica e dopo aver fatto l'analista informatico presso l'ufficio di Medicina Legale della Virginia, ha raggiunto il successo come scrittrice di romanzi, centrando le proprie storie poliziesche sulla figura di un medico legale donna, Kay Scarpetta, che affronta e risolve casi di omicidio, alcune volte con l'aiuto della nipote Lucy e del poliziotto Pete Marino.

L'enorme successo di critica e pubblico dei romanzi che vedono protagonista la dottoressa Scarpetta non è stato duplicato dai romanzi che hanno per protagonisti Judy Hammer e Andy Brazil. Sono molti i legami tra i libri di Patricia Cornwell e la sua vita privata. Kay Scarpetta e la nipote Lucy possiedono le caratteristiche e le qualità dell'autrice, come le conoscenze informatiche e di medicina legale. Anche l'omosessualità di Lucy trova riscontro nella realtà: Patricia Cornwell alla fine degli anni Novanta è stata chiamata a testimoniare in un processo che vedeva imputato un agente dell'FBI accusato di aver tentato di uccidere la moglie, anch'essa agente dell'FBI.

L'uomo aveva scoperto che la moglie aveva avuto una relazione con la scrittrice, della quale era consulente. In aula Patricia Cornwell ha ammesso la relazione. Inoltre l’ultima avventura di Kay Scarpetta (la quindicesima, intitolata "Book of the Dead", in Italia "Il Libro dei Morti", pubblicata nel 2007) è dedicata alla «Dr.ssa Staci Gruber, professoressa associata in Psichiatria alla Harvard Medical School e direttrice associata del Laboratorio delle Neuroimmagini Cognitive all’Ospedale McLean». La competenza professionale della dottoressa Gruber è evidente nei dettagli scientifici del libro, ma il rapporto fra le due donne è assai più che professionale.


Nel febbraio 2005 le due si sono unite in matrimonio. Angelina Jolie interpreterà Kay Scarpetta, il medico legale protagonista di tanti thriller della scrittrice Patricia Cornwell. Dopo anni di tentativi e con un budget non trascurabile di 10 milioni di dollari comincia ufficialmente nel 2010 la produzione del primo film che vedrà protagonista l'investigatrice e medico legale nata nel 1990 sulle pagine del fortunato thriller Postmortem. Con la produzione della Fox, il film su Kay Scarpetta dovrebbe essere pronto entro il 2012.

La sceneggiatura è in fase di lavorazione, si cerca un regista. Il soggetto originale è stato scritto dalla stessa Cornwell, la cui opera letteraria può a buon diritto essere considerata tra le maggiori fonti di ispirazione della rinascita del telelefilm di investigazione scientifica, cioè Csi e suoi derivati. La storia prevede un balzo indietro nel tempo per il personaggio di Kay Scarpetta, che letterariamente è una donna di mezza età. Nel film avrà trent'anni e i suoi fan la ritroveranno, impersonata da Angelina Jolie, agli inizi della sua carriera. La Cornwell, inizialmente scettica, si è detta poi entusiasta della scelta della Jolie come interprete del personaggio da lei inventato.


Biografia.

Nonostante un'infanzia difficile e una degenza in un ospedale psichiatrico,[1] ha avuto una lunga carriera giornalistica e dopo aver fatto l'analista informatico presso l'ufficio di Medicina Legale della Virginia, ha raggiunto il successo come scrittrice di romanzi, centrando le proprie storie poliziesche sulla figura di un medico legale donna, Kay Scarpetta, che affronta e risolve casi di omicidio, alcune volte con l'aiuto della nipote Lucy e del poliziotto Pete Marino.

L'enorme successo di critica e pubblico dei romanzi che vedono protagonista la dottoressa Scarpetta non è stato duplicato dai romanzi che hanno per protagonisti Judy Hammer e Andy Brazil.

Sono molti i legami tra i libri di Patricia Cornwell e la sua vita privata. Kay Scarpetta e la nipote Lucy possiedono le caratteristiche e le qualità dell'autrice, come le conoscenze informatiche e di medicina legale.

Anche l'omosessualità di Lucy trova riscontro nella realtà: Patricia Cornwell alla fine degli anni Novanta è stata chiamata a testimoniare in un processo che vedeva imputato un agente dell'FBI accusato di aver tentato di uccidere la moglie, anch'essa agente dell'FBI. L'uomo aveva scoperto che la moglie aveva avuto una relazione con la scrittrice, della quale era consulente. In aula Patricia Cornwell ha ammesso la relazione.

Inoltre l’ultima avventura di Kay Scarpetta (la quindicesima, intitolata "Book of the Dead", in Italia "Il Libro dei Morti", pubblicata nel 2007) è dedicata alla «Dr.ssa Staci Gruber, professoressa associata in Psichiatria alla Harvard Medical School e direttrice associata del Laboratorio delle Neuroimmagini Cognitive all’Ospedale McLean». La competenza professionale della dottoressa Gruber è evidente nei dettagli scientifici del libro, ma il rapporto fra le due donne è assai più che professionale. Nel febbraio 2005 le due si sono unite in matrimonio.

Angelina Jolie interpreterà Kay Scarpetta, il medico legale protagonista di tanti thriller della scrittrice Patricia Cornwell. Dopo anni di tentativi e con un budget non trascurabile di 10 milioni di dollari comincia ufficialmente nel 2010 la produzione del primo film che vedrà protagonista l'investigatrice e medico legale nata nel 1990 sulle pagine del fortunato thriller Postmortem.


Con la produzione della Fox, il film su Kay Scarpetta dovrebbe essere pronto entro il 2012. La sceneggiatura è in fase di lavorazione, si cerca un regista. Il soggetto originale è stato scritto dalla stessa Cornwell, la cui opera letteraria può a buon diritto essere considerata tra le maggiori fonti di ispirazione della rinascita del telelefilm di investigazione scientifica, cioè Csi e suoi derivati. La storia prevede un balzo indietro nel tempo per il personaggio di Kay Scarpetta, che letterariamente è una donna di mezza età. Nel film avrà trent'anni e i suoi fan la ritroveranno, impersonata da Angelina Jolie, agli inizi della sua carriera. La Cornwell, inizialmente scettica, si è detta poi entusiasta della scelta della Jolie come interprete del personaggio da lei inventato.



Bibliografia.

Romanzi con Kay Scarpetta.

    Postmortem (Postmortem, 1990)
    Oggetti di reato (Body of Evidence, 1991)
    Quel che rimane (All That Remains, 1992)
    Insolito e crudele (Cruel and Unusual, 1993)
    (vincitore Gold Dagger Award 1993)
    La fabbrica dei corpi (The Body Farm, 1994)
    Il cimitero dei senza nome (From Potter's Field, 1995)
    Causa di morte (Cause of Death, 1996)
    Morte innaturale (Unnatural Exposure, 1997)
    Punto di origine (Point of Origin, 1998)
    Cadavere non identificato (Black Notice, 1999)
    L'ultimo distretto (The Last Precinct, 2000)
    Calliphora (Blow Fly, 2003) (Mondadori, 2003) 



    Predatore (Predator, 2005) (Mondadori, 2006)
    Il libro dei morti (Book of the Dead, 2007)
    Kay Scarpetta (Scarpetta, 2008)
    Il fattore Scarpetta (The Scarpetta Factor, 2009)
    (Port mortuary, 2010)

 Romanzi con Judy Hammer e Andy Brazil.

    Il nido dei calabroni (Hornet's Nest, 1997)
    Croce del Sud (Southern Cross, 1999)
    L'isola dei cani (Isle of Dogs, 2001)

Romanzi con Win Garano

    A rischio (At Risk, 2006)
    Al buio (The Front, 2008)

Altri lavori.

    (An Uncommon Friend: The Authorized Biography of Ruth Bell Graham precedentemente A Time for Remembering, 1983)
    (Ruth, a Portrait: The Story of Ruth Bell Graham, 1997)
    La cena di Natale: a tavola con Kay Scarpetta (Scarpetta's Winter Table, 1998)
    La piccola fiaba della vita (Life's Little Fable, 1999)
    (Food to Die for: Secrets from Kay Scarpetta's Kitchen, 2002)
    Ritratto di un assassino: Jack lo Squartatore. Caso chiuso (Portrait of a Killer: Jack the Ripper - Case Closed, 2002)

Filmografia.

    1989 - Freddy's Nightmares (Telefilm) - apparizione come attrice nell'episodio "Identity Crisis" (1x21)
    1991 - Matlock (Telefilm) - apparizione come attrice nell'episodio "The Formula" (5x17)
    1999 - ATF (Film TV) - storia e sceneggiatura


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Un'indagine di Kay Scarpetta. Cinque anni dopo essere stata allontanata dall'autorevole incarico che ricopriva all'Istituto di...

Un'indagine di Kay Scarpetta. Cinque anni dopo essere stata allontanata dall'autorevole incarico che ricopriva all'Istituto di medicina legale di Richmond, Kay Scarpetta torna in Virginia. Ma non è un ritorno trionfale.

L'ha richiamata l'attuale capo dell'istituto, il presuntuoso e incompetente Joel Marcus (ma in realtà è stato costretto a convocarla), e la scena che si presenta davanti agli occhi di Kay è decisamente preoccupante. Gran parte della morgue è in rovina, i laboratori sono nel caos e non esiste più traccia della perfetta organizzazione che lei aveva creato. Il caso da risolvere per Kay è quello di una quattordicenne, inequivocabilmente cadavere, ma di cui non si riesce a stabilire una causa reale di morte. E non si tratta certo di influenza, come la madre continua a sostenere.

Accanto a lei il fedele Pete Marino, indimenticabile per la sua stravaganza, per la sua rudezza e timidezza. Accanto a lei, ugualmente, l'affascinante nipote Lucy, a capo di un'agenzia internazionale di investigazioni, un'organizzazione simile a un gruppo paramilitare per gerarchie e tecnologia. Ed è proprio dalle indagini condotte da Lucy su uno strano individuo, che passa il suo tempo a incidere occhi sulle finestre di casa sua o sulle portiere delle sue due Ferrari, che viene scoperto un impercettibile indizio. È da qui che Kay Scarpetta parte, con la sua abilità di investigatrice e patologa, con la sua capacità geniale di ricostruire da un nonnulla un intero mondo di orrori. Come altri scrittori di thriller, Patricia Cornwell sa inventare precisi colpi a effetto, ma il reale segreto dei suoi romanzi è l'umanità che riesce a estrarre dal sensazionalismo e dal sentimentalismo dei suoi personaggi. Un thriller appassionante. Una storia dal fascino straordinario. Un piccolo capolavoro per il ritorno di Kay Scarpetta.


Scavatrici e bulldozer gialli rimuovono terra e pietre da un luogo che ha visto più morti di tante guerre e Kay Scarpetta, a bordo di un fuoristrada preso a noleg­gio, rallenta fino quasi a fermarsi. Scossa, guarda i macchinari gialli che distruggono quel che resta del suo passato.

«Avrebbero dovuto avvertirmi» dice. Le sue intenzioni erano abbastanza innocenti, in quella grigia mattina di dicembre. In preda alla nostal­gia, aveva pensato di passare davanti all'edificio in cui aveva lavorato tanti anni, senza sapere che lo stavano demolendo. Avrebbero dovuto avvertirla.

Sarebbe stato gentile dirle che quel palazzo in cui aveva trascorso tan-tempo quando era giovane, piena di sogni e di speranze, quando ancora credeva nell'amore, quel palazzo ìt cui provava tanta nostalgia, era in demolizione. » Vede avanzare un bulldozer pronto all'attacco, e la i rumorosa violenza meccanica le sembra allarman­te pericolosa. "Avrei dovuto ascoltare" pensa guardando il palazzo sventrato, con la facciata ormai piena di buchi.

"Quando mi hanno chiesto di tornare a Richmond, avrei dovuto ascoltarmi di più."

"Ho un caso difficile e mi piacerebbe che lei mi desse una mano" le ha detto il dottor Joel Marcus, l'attuale direttore dell'Istituto di medicina legale della Vìrginia, l'uomo che ha preso il suo posto. L'ha chiamata ie­ri pomeriggio al telefono e lei non ha prestato attenzio­ne ai propri sentimenti.

"Certamente" gli ha risposto, passeggiando per la cucina della sua casa nel Sud della Florida. "Che cosa posso fare per lei?"

"Una quattordicenne è stata trovata morta nel suo letto due settimane fa, intorno a mezzogiorno. Aveva l'influenza."

Avrebbe dovuto chiedergli come mai aveva deciso di chiamare proprio lei. Ma non si è data ascolto. "Era a casa da scuola?" gli ha chiesto invece.

"Sì."

"Sola?" Stava mescolando bourbon, miele e olio d'o­liva e teneva la cornetta appoggiata sulla spalla.

"Sì."

"Chi l'ha trovata? Com'è morta?" ha chiesto versan­do il miscuglio dentro un sacchetto di plastica che con­teneva una bistecca di filetto.

"A trovarla è stata la madre e la causa di morte è an­cora da accertare" ha risposto Marcus. "Sembrerebbe tutto normale, a parte il fatto che .non si capisce come mai è morta."

Kay Scarpetta ha messo la bistecca a marinare nel frigo e ha aperto il cassetto in cui tiene le patate, poi ha cambiato idea, ha deciso di fare il pane ai cereali, e lo ha richiuso. Non riusciva a stare ferma, e tantomeno seduta; era nervosa e cercava di non farlo capire. Per­ché il dottor Marcus l'aveva chiamata? Avrebbe dovuto
chiederglielo.

"Con chi abitava la ragazza?" gli ha domandato in­vece.

"Preferirei parlarne di persona" le ha risposto Mar­cus. "È un caso complicato."
Kay stava per dirgli che non poteva aiutarlo, che era in partenza, che aveva in programma due settimane ad Aspen, ma non lo ha fatto. Non lo ha fatto perché non è vero: la vacanza è stata rimandata, o forse annullata del tutto, benché decisa da mesi. Non è riuscita a men­tire ed è ricorsa a una scusa più professionale: "Non posso venire a Richmond perché sto lavorando a un caso molto complesso, una morte per impiccagione che i familiari non vogliono rassegnarsi a considerare un suicidio".
"E perché?" le ha domandato Marcus. Più parlava, meno lei lo ascoltava. "Problemi razziali?"

"D morto è salito su un albero, si è messo un cappio intorno al collo e si è ammanettato per non poter più cambiare idea" ha spiegato lei, aprendo uno sportello della cucina. "Quando è saltato giù dal ramo, la corda gli ha spezzato la seconda vertebra cervicale e gli ha spinto in avanti il cuoio capelluto, così che, quando lo hanno trovato, aveva un'espressione corrucciata, una sorta di smorfia di dolore. I suoi parenti, qui nel Mississippi, dove l'omosessualità è ancora poco accettata, non riescono a spiegarsi l'espressione del morto e le manette."

"Non sono mai stato nel Mississippi" è stato il com­mento di Marcus, che forse voleva dire che non gliene fregava niente né del morto impiccato né di nessuna tragedia che non lo riguardasse personalmente. Ma Kay Scarpetta non lo stava ascoltando e non capiva. "La aiuterei volentieri" gli ha detto aprendo una bottiglia di olio extravergine di oliva non filtrato, che non i nessuna necessità di aprire. "Però non credo che i una buona idea."

li t Era arrabbiata, ma non voleva ammetterlo con se sa e passeggiava per la sua bella cucina allegra e at-atissima, con gli elettrodomestici in acciaio inos­abile e i piani di granito, guardando dalla finestra la acoastal Waterway. Era arrabbiata di non andare ì Aspen, ma le seccava ammetterlo. Era arrabbiata, ìbbiatissima, ma non voleva essere scortese con larcus ricordandogli che fino a qualche tempo prima aveva ricoperto lei la sua carica e che, quando l'aveva­no mandata via, aveva deciso di non mettere mai più piede a Richmond. Però Marcus stava zitto e lei ha do­vuto spiegargli che il suo trasferimento non era stato propriamente amichevole, come lui senz'altro sapeva.

"E passato molto tempo, Kay" le ha fatto notare al­lora. Lei era stata abbastanza rispettosa e professiona­le da chiamarlo dottor Marcus e da dargli del lei: come si permetteva quel villano di chiamarla per nome? Si è offesa, ma poi si è detta che probabilmente lui voleva solo essere cordiale e amichevole, che non doveva esse­re ipersensibile e negativa: possibile che la gelosia la spingesse a essere tanto prevenuta nei suoi confronti? In fondo, che cosa c'era di male a chiamarla Kay? si disse. E, ancora una volta, non aveva dato retta al pro­prio istinto.

"Il governatore nel frattempo è cambiato" ha conti­nuato Marcus. "Probabilmente la signora che ricopre attualmente la carica non l'ha mai sentita nominare."

Stava forse cercando di umiliarla, facendole capire che era così poco importante e che nessuno sapeva chi era? Ma poi si è detta che stava veramente esagerando, che Marcus non voleva certo offenderla.
"È talmente presa dalla crisi finanziaria e dall'allar­me terrorismo che..."
Kay si rimprovera di essere tanto negativa nei con­fronti del medico che ha preso il suo posto. In fondo Marcus le ha soltanto chiesto una mano in un caso dif­ficile: che male c'è? È normale che i manager usciti da un'azienda vengano poi richiamati in qualità di consu­lenti. E comunque Aspen è saltata.

"... gli obiettivi in Virginia sono talmente tanti: basi militari, l'accademia dell'FBI, un campo di addestra­mento della cia, la Federai Reserve... Non avrà proble­mi con il governatore, Kay. È una donna troppo ambi­ziosa, aspira ad arrivare a Washington, non ha mai manifestato il minimo interesse per il mio lavoro" ha continuato Marcus con il suo accento del Sud, cercan­do di persuadere Kay che tornare a Richmond dopo cinque anni e offrire una consulenza all'Istituto di me­dicina legale da cui era stata licenziata non avrebbe creato nessun problema, anzi, sarebbe passato del tut­to inosservato. Poco convinta, Kay Scarpetta più che altro ha pensato ad Aspen, a Benton, al fatto che lui era in montagna senza di lei. Il tempo per occuparsi di un altro caso c'era, non aveva impegni pressanti.

Gira lentamente intorno alla vecchia sede dell'Istitu­to di medicina legale della Virginia, assediata da mac­chinali gialli simili a enormi insetti voraci dalle fauci di metallo. Ci sono scavatori e camion ovunque e il fra­stuono è assordante.
«Be', sono contenta di averlo visto» dice Kay Scar­petta. «Ma avrebbero dovuto dirmelo.»

Pete Marino, che è in automobile con lei, osserva in silenzio il cantiere.
«E sono contenta che l'abbia visto anche tu, capita­no» aggiunge Kay. Non lo chiama spesso "capitano", anche perché Marino non lo è più. Quando lo fa, è per gentilezza.
«Contenta tu, contenti tutti» borbotta lui con il suo tipico sarcasmo. «Comunque sì, hai ragione, avrebbero dovuto dirtelo. Se non altro, quel coglione che ha preso fi tuo posto e ti ha supplicato di venire qui dopo cinque Anni a dargli una mano.

«Probabilmente non ci ha pensato» lo giustifica Kay. I «Sì, bravo» commenta Marino. «Mi sta già sulle palle.» Indossa pantaloni sportivi neri, anfibi, giacca di finta pelle nera e berretto con visiera del Dipartimento di Polizia di Los Angeles. Kay Scarpetta sa che vuole fare del figura del bullo metropolitano perché ce l'ha ancora  a morte con "quelli di Richmond" che gli hanno fatto unavita grama quando era ispettore di polizia in Virginia. Marino è convinto di non aver meritato le numerose ammonizioni, le sospensioni, i trasferimenti e i provvedimenti disciplinari che ha ricevuto nel corso della sua carriera e non si rende conto che, se gli altri lo trattano male, spesso è perché lui li provoca.

Kay Scarpetta lo guarda, seduto imbronciato con gli occhiali da sole e quel berretto, e pensa che sembra scemo, soprattutto visto che odia Los Angeles, Holly­wood, il mondo dello spettacolo e tutti quelli che muoiono dalla voglia di farne parte. Il berretto della polizia di Los Angeles è un regalo di Lucy, la nipote di Kay Scarpetta, che recentemente ha aperto una filiale della propria agenzia di investigazioni a Los Angeles. Chissà perché Marino, per tornare a Richmond, ha scelto un look così: forse era sua precisa intenzione mostrarsi completamente diverso da quello che è.
«Dunque non vai ad Aspen» le dice a voce bassa. «Chissà com'è incacchiato Benton.»
«Per la verità è impegnato» risponde Kay. «Quindi se lo raggiungo fra due o tre giorni è più contento.»

«Due o tre giorni? Tu pensi davvero che ci mettere­mo soltanto due o tre giorni? Vedrai che ad Aspen non ci vai più. Com'è che Benton è impegnato, comunque?»
«Non me lo ha detto e io non gliel'ho chiesto» ri­sponde lei per chiudere il discorso. Non ha nessuna vo­glia di parlarne.

Marino guarda fuori del finestrino senza dire niente e Kay Scarpetta è certa che sta pensando ai suoi rap­porti con Benton Wesley. Probabilmente ci pensa spes­so, troppo spesso: ha intuito che lei si è allontanata da Benton, che da quando sono tornati insieme sono più distanti. La disturba che Marino se ne sia accorto, an­che se è naturale: se qualcuno doveva accorgersene, era ovvio che fosse proprio lui.
«Peccato per Aspen» dice Marino. «Io mi incacchierei, comunque.»

«Guarda!» esclama Kay Scarpetta, indicandogli il palazzo che viene abbattuto sotto i loro occhi. «Già che siamo qui, tanto vale che ci guardiamo lo spettacolo.» Non vuole parlare né di Aspen né di Benton, né del perché non è in montagna con lui. Gli anni in cui pen­sava che fosse morto l'hanno cambiata profondamen­te. Quando lui è rientrato nella sua vita, nulla è stato più come prima. Kay non sa perché.

«Non potevano fare a meno di buttarlo giù» senten­zia Marino guardando dal finestrino. «Ci devono pas­sare i binari dell'Anatrale. Siccome riaprono la Main Street Station, avevano bisogno di spazio. Non so chi me l'ha detto. È passato un sacco di tempo.»

«Potevi anche dirmelo» gli fa Kay.
«È passato un sacco di tempo, non so neanche più dove l'ho sentito.»
«Avresti potuto dirmelo lo stesso.»

Marino la guarda in faccia. «Senti, capisco che ti gi­rino le scatole. Lo sapevamo che tornare a Richmond non sarebbe stato facile. Siamo appena arrivati e ci troviamo davanti questo scempio. Siamo qui da meno di un'ora e scopriamo che il palazzo in cui lavoravamo insieme è un cumulo di macerie. A me non sembra un gran bel segnale. Senti, stai andando troppo piano: guarda che ci tamponano.»
«Non mi girano le scatole» ribatte Kay Scarpetta. «È solo che avrei gradito essere informata, tutto qui.»

Procede a passo d'uomo e osserva il cantiere.
«È di cattivo auspicio, questa cosa» ribadisce lui. La guarda poi si volta verso il finestrino.

«Non era mica l'ottava meraviglia del mondo» insi­ste Marino, in tono improvvisamente seccato. «Un cu­bo di cemento anni Settanta in cui sono passati chissà quanti morti ammazzati, gente andata al Creatore per aids, cancrena e quant'altro, donne e bambini stuprati, strangolati, pugnalati... pazzi finiti sotto un treno... Ne ha viste di brutture, questo posto... Per non parlare dei cadaveri conservati nella divisione di Anatomia. Quelli sono la cosa peggiore, per me. Ti ricordi che li tiravano fuori dalle vasche di formalina con un argano, aggan­ciandoli per le orecchie? Nudi, rosa come porcellini, tutti rannicchiati... Che orrore!» Avvicina le gambe flesse al mento per mimare la posizione dei cadaveri.

«Fino a poco tempo fa non saresti riuscito a tirare su le gambe a quel modo» gli fa notare Kay Scarpetta. «Tre mesi fa, le piegavi a malapena.»
«Ma dai...»

«Sul serio. Anzi, volevo dirtelo: sei dimagrito un sac­co, stai proprio bene.»
«Ad alzare una gamba ci vuole veramente poco: basta pensare ai cani. Maschi, naturalmente» scherza Marino, soddisfatto del complimento. Kay Scarpetta si dispiace di non avergli detto prima quanto lo trovava migliorato.

«Davvero, sei molto più in forma.» Per anni ha avu­to paura che Marino schiattasse a causa delle sue abi­tudini malsane, e si dispiace di non averlo incoraggiato abbastanza, quando lui ha cominciato a cambiare vita. Si è dovuta trovare di fronte alle macerie del suo vec­chio Istituto di medicina legale per riuscire a dirgli qualcosa di gentile. «Scusami se non te l'ho detto pri­ma» aggiunge. «Spero che tu non segua una dieta iper-proteica.»

«Abito in Florida, adesso» risponde lui tutto allegro. «Seguo la dieta di South Beach. Anche se a South Beach non metto piede: è pieno di finocchi.»

«Non mi piace che tu ti esprima in questo modo» lo interrompe Kay. Le da un fastidio terribile sentire certe parole. Marino lo sa e le usa apposta.

«Ti ricordi il forno?» Marino riprende il filo dei ri­cordi. «Quando c'erano le cremazioni, lo sapevano tut­ti perché usciva il fumo dal comignolo.» Indica la cimi­niera scura del crematorio. «Se vedevo uscire il fumo, chiudevo i finestrini della macchina. Non voglio mica respirare certa roba, io...»

. Kay Scarpetta sta passando lungo la parte posterio-Jre del complesso, che è ancora intatta e le sembra ^identica a come la ricordava. Il parcheggio è vuoto, a
te un grosso trattore giallo fermo proprio dove lei Bveva il posto macchina quando dirigeva l'istituto, ap­ena a destra dell'entrata. Per un attimo, le pare di ri-lisntire la saracinesca cigolante che si azionava pre-lendo un grosso pulsante rosso e verde, le voci, il favai di carri funebri, ambulanze e barelle che trasportavano i sacchi grigi in cui erano chiusi i cadaveri. Siorno e notte, notte e giorno, senza soluzione di con-tjnuità.

«Guarda bene» dice a Marino.
«Ho già visto tutto quello che c'è da vedere» ribatte Itti. «Quanti giri vuoi fare intorno al palazzo?»

«Due. Per farmi un quadro preciso della situazione.»
Svolta a sinistra in Main Street e gira intorno al can­tiere a velocità, lievemente più alta. Passando di nuovo davanti al parcheggio, nota un uomo in pantaloni ver­de oliva e giacca nera vicino a un trattore giallo, che traffica con il motore. Capisce che sta cercando di ri­parare un guasto e rabbrividisce nel vederlo davanti al­la grossa ruota nera.

«Secondo me, ti conviene lasciare il berretto in mac­china» dice a Marino.
«Còme, scusa?» chiede lui voltandosi dalla sua parte.
«Mi hai sentito benissimo. È solo un consiglio da amica» risponde Kay, mentre l'uomo davanti al tratto­re scompare alla sua vista.
«TU mi dai spesso consigli» replica lui. «Non so se da amica, però.» Si toglie il berretto con la scritta lapd e lo guarda pensoso. Ha la fronte sudata e i pochi capelli che madre natura gli ha lasciato sono rasati a zero.
«Non mi hai mai detto perché adesso ti radi a zero» gli dice.
«Non me l'hai mai chiesto.»
«Be', te lo chiedo ora.» Svolta in dirczione nord, al­lontanandosi dal cantiere verso Broad Street, e accelera.
«È di moda» risponde Marino. «Per averne pochi, tanto vale non averne e basta.»
«Sì, ha una logica» risponde Kay. «Come tutto, pe­raltro.»

Edgar Allan Pogue si guarda le dita dei piedi rilassan­dosi sulla sdraio. Sorride e pensa alla reazione che avrà la gente quando scoprirà che è andato a stare a Hollywood. "La mia seconda casa" pensa. Lui, Edgar Allan Pogue, ha una seconda casa, dove andare a ripo­sarsi e a prendere il sole.

A nessuno verrà in mente che potrebbe trattarsi di Un'altra Hollywood. Quando si parla di Hollywood si pensa sempre all'enorme insegna sulla collina, alle vil­le lussuosissime, a spider ultimo modello e a personag­gi famosi. A nessuno verrà in mente che la Hollywood di Edgar Allan Pogue è nella contea di Broward, a un'ora di macchina da Miami, e senza star del cinema. AI medico lo dovrà dire, però, pensa addolorato. Sì, il Dedico sarà il primo a saperlo, perché deve fargli il uccino. Uno che sta a Hollywood non può rimanere ftza vaccino antinfluenzale, anche se dovesse scar-ijgiare. Pogue si arrabbia al solo pensiero. «Vedi, mamma, siamo qui. Siamo qui veramente,  è un sogno» dice con la voce strascicata di chi ha qualcosa in bocca che gli impedisce di pronunciare be­lle parole. Stringe fra i denti bianchi e regolari una piatita di legno. «E tu che pensavi che non ci saremmo  arrivati» continua, sbavando sulla matita. Un rivo­to di saliva gli cola sul mento.


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Jeffery Deaver (Glen Ellyn, Illinois, 6 maggio 1950) è uno scrittore statunitense. Scrittore di romanzi Thriller, ha vinto per tre volte ...

Jeffery Deaver (Glen Ellyn, Illinois, 6 maggio 1950) è uno scrittore statunitense.

Scrittore di romanzi Thriller, ha vinto per tre volte l'Ellery Queen Readers Award for Best Short Story of the Year, vinto il British Thumping Good Read Award ed è stato più volte finalista all'Edgar Award. 



Ha conosciuto il successo internazionale con "Il collezionista di ossa", la prima indagine di Lincoln Rhyme e Amelia Sachs, da cui è stato tratto l'omonimo film.

Bibliografia

Ciclo di Rune

    * 1988 - Manhattan Is My Beat
    * 1990 - Death of a Blue Movie Star
    * 1992 - Hard News

Ciclo di John Pellam

    * 1992 - Sotto terra (Shallow Graves)
    * 1993 - Fiume di Sangue (Bloody River Blues)
    * 2001 - L'ultimo copione di John Pellam (Hell's Kitchen)

Ciclo di Lincoln Rhyme

    * 1997 - Il collezionista di ossa (The Bone Collector), Sonzogno
    * 1998 - Lo scheletro che balla (The Coffin Dancer), Sonzogno
    * 2000 - La sedia vuota (The Empty Chair), Sonzogno
    * 2002 - La scimmia di pietra (The Stone Monkey), Sonzogno
    * 2003 - L'uomo scomparso (The Vanished Man), Sonzogno
    * 2003 - Il regalo di Natale - raccolto nell'antologia Spirali
    * 2005 - La dodicesima carta (The Twelfth Card), Sonzogno
    * 2006 - La luna fredda (The Cold Moon), Sonzogno 


Ciclo di Kathryn Dance

    * 2006 - La luna fredda (The Cold Moon), Sonzogno
    * 2007 - La bambola che dorme (The Sleeping Doll)

Romanzi vari

    * 1988 - Voodoo
    * 1988 - Always a Thief
    * 1992 - Mistress of Justice
    * 1993 - The Lesson of Her Death
    * 1994 - Pietà per gli insonni (Praying For Sleep)
    * 1995 - Speaking in Tongues
    * 1995 - Il silenzio dei rapiti (A Maiden's Grave)
    * 1999 - La lacrima del diavolo (The Devil's Teardrop)
    * 2001 - Profondo Blu (The Blue Nowhere)




    * 2004 - Il giardino delle belve (Garden Of Beasts)

Antologie

    * 2001 - Suspense (A century of great suspense stories),
    * 2003 - Spirali (Twisted)
    * 2004 - Nocturne
    * 2006 - More Twisted

Filmografia

Film tratti dai suoi romanzi.

    * 1997 - Dead Silence (Film TV) - tratto da Il silenzio dei rapiti
    * 1999 - Il collezionista di ossa (The Bone Collector)



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    Umberto Eco (Alessandria, 5 gennaio 1932) è uno scrittore, filosofo, accademico, semiologo, linguista, massmediologo e bibliofilo italiano d...

    Umberto Eco (Alessandria, 5 gennaio 1932) è uno scrittore, filosofo, accademico, semiologo, linguista, massmediologo e bibliofilo italiano di fama internazionale.

    Dal 2008 è professore emerito e presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici dell'Università di Bologna.

    Saggista prolifico, ha scritto numerosi saggi di semiotica, estetica medievale, linguistica e filosofia, oltre a romanzi di successo.

    Definito come l'intellettuale italiano vivente più famoso nel mondo[senza fonte], dal 12 novembre 2010 Umberto Eco è socio dell'Accademia dei Lincei, per la classe di Scienze Morali, Storiche e Filosofiche.

    Opere.

    Narrativa.

    • Il Nome della Rosa (1980) - Un giallo di ambientazione medievale, vincitore del Premio Strega nel 1981, finalista del Edgar Award nel 1984. Vedi anche Postille al nome della rosa per informazioni sull'ambientazione. Da questo libro è stato anche tratto un film omonimo con Sean Connery e Christian Slater.
     
      • Il pendolo di Foucault (1988) - Complotti, esoterismo e magia in un contesto ambientato ai giorni nostri.
      • L'isola del giorno prima (1994) - La storia di un nobile del XVII secolo naufragato sulla linea del cambiamento di data.
      • Baudolino (2000) - La storia di un giovane contadino piemontese adottato dall'imperatore Federico I Barbarossa e delle sue incredibili avventure.
      • La misteriosa fiamma della regina Loana (2004) - Questo romanzo, benché illustrato a colori, è dominato dalla nebbia. Nella nebbia si risveglia Yambo, dopo un incidente che gli ha fatto perdere la memoria. Accompagnandolo nel lento recupero di sé stesso, la moglie lo convince a tornare nella casa di campagna dove ha conservato i libri letti da ragazzo, i quaderni di scuola, i dischi che ascoltava allora.
      • Il cimitero di Praga (2010)

      Saggistica.


      Eco ha anche scritto numerosi saggi di filosofia, semiotica, linguistica, estetica:

      • Il problema estetico in San Tommaso, Torino: Edizioni di Filosofia, 1956 (Seconda ed. modificata: Il problema estetico in Tommaso d'Aquino, Milano: Bompiani, 1970).
      • Sviluppo dell'estetica medievale, in Momenti e problemi di storia dell'estetica, Milano: Marzorati, 1959 (Seconda ed. modificata: Arte e bellezza nell'estetica medievale, Milano: Bompiani, 1987)
      • Storia figurata delle invenzioni. Dalla selce scheggiata al volo spaziale, Milano: Bompiani, 1961 (con G. B. Zorzoli)
      • Opera aperta, Milano: Bompiani, 1962 (Seconda ed. modificata: 1967; sulla base dell'ed. francese 1965, 1971, Quarta ed. modificata 1976).
      • Diario minimo, Milano: Mondadori, 1963 (ed. modificata, 1975) (contiene la celeberrima Fenomenologia di Mike Bongiorno e l'altrettanto celebre Elogio di Franti)
      • Apocalittici e integrati, Milano: Bompiani, 1964 (ed. modificata, 1977)
      • Il caso Bond (a cura di, con Oreste del Buono), Milano: Bompiani, 1965
      • Le poetiche di Joyce, Milano: Bompiani, 1966 (ed. modificata sulla base della seconda parte di Opera Aperta, 1972).
      • Appunti per una semiologia delle comunicazioni visive, Milano: Bompiani, 1967 (poi in La struttura assente)
      • L'Italie par elle-meme. A portrait of Italy. Autoritratto dell'Italia (a cura di, con Giulio Carlo Argan, Guido Piovene, Luigi Chiarini, Vittorio Gregotti e altri), Milano: Bompiani, 1967
      • La struttura assente, Milano: Bompiani, 1968 (ultima ed. modificata, 1980)
      • La definizione dell'arte, Milano: Mursia, 1968
      • L'arte come mestiere (a cura di), Milano: Bompiani, 1969
      • I sistemi di segni e lo strutturalismo sovietico (a cura di, con Remo Faccani), Milano: Bompiani, 1969
      • L'industria della cultura (a cura di), Milano: Bompiani, 1969
      • Le forme del contenuto, Milano: Bompiani, 1971
      • Il nuovo medioevo, Milano: Bompiani, 1972 (con Francesco Alberoni, Furio Colombo e Giuseppe Sacco)
      • Estetica e teoria dell'informazione (a cura di), Milano: Bompiani, 1972
      • Il segno, Milano: Isedi, 1973 (seconda ed. modificata, Milano: Mondadori)
      • Il costume di casa, Milano: Bompiani, 1973
      • Beato di Liébana, Milano: Franco Maria Ricci, 1973
      • Trattato di semiotica generale, Milano: Bompiani, 1975
      • (EN) A Theory of Semiotics, Bloomington: Indiana U.P., 1976 (e London: Macmillan, 1977) (versione inglese originale di Trattato di semiotica generale)
      • Il superuomo di massa, Roma: Cooperativa Scrittori, 1976 (ed. modificata, Milano: Bompiani, 1978)
      • Dalla periferia dell'impero, Milano: Bompiani, 1977
      • Come si fa una tesi di laurea, Milano: Bompiani, 1977
      • (EN) The Role of the Reader, Bloomington: Indiana U.P., 1979 (e London: Hutchinson, 1981) (contiene saggi presi da Opera aperta, Apocalittici e integrati, Forme del contenuto, Lector in Fabula e Il superuomo di massa)
      • (EN, FR) A semiotic Landscape. Panorama sémiotique. Proceedings of the Ist Congress of the International Association for Semiotic Studies, Den Haag, Paris, New York: Mouton (= Approaches to Semiotics, 29) (a cura di, con Seymour Chatman e Jean-Marie Klinkenberg).
      • Lector in fabula, Milano: Bompiani, 1979
      • (EN) Function and sign: the semiotics of architecture. A componential analysis of the architectural sign /column/, in G. Broadbent e altri (a cura di), Signs, symbols and architecture, New York: Wiley, 1980
      • (GR) E semeiologia sten kathemerine zoe, Thessaloniki: Malliares, 1980 (antologia di saggi).
      • Il "Milione": descrivere l'ignoto, in L'espresso, 1982
      • Postille al nome della rosa (1983) (aggiunte all'ed. italiana tascabile di Il nome della rosa, Milano: Bompiani, 1984)
      • The Sign of Three. Peirce, Holmes, Dupin (a cura di, con Thomas A. Sebeok), Bloomington: Indiana U.P., 1983 (trad. Il segno dei tre, Milano: Bompiani)
      • Sette anni di desiderio, Milano: Bompiani, 1983
      • Semiotica e filosofia del linguaggio, Torino: Einaudi, 1984
      • (PT) Conceito de texto, São Paulo: Queiroz, 1984
      • Sugli specchi e altri saggi, Milano: Bompiani, 1985
      • (FR) De Bibliotheca, Caen: L'échoppe, 1986
      • (DE) Streit der Interpretationen, Konstanz: Universitätverlag Konstanz GMBH, 1987
      • (FR) Notes sur la sémiotique de la réception, Paris: Actes Sémiotiques, IX, 81, 1987 (Centre National de la Recherche Scientifique)
      • (EN) Meaning and mental representations (a cura di, con M. Santambrogio e Patrizia Violi), Bloomington: Indiana U.P., 1988
      • (DE) Im Labyrinth der Vernunft. Texte über Kunst und Zeichen, Leipzig: Reclam, 1989 (antologia di saggi)
      • Lo strano caso della Hanau 1609, Milano: Bompiani, 1989
      • Leggere i Promessi sposi (con Maria Corti), Milano, Bompiani, 1989
      • (DE) Auf dem Wege zu einem Neuen Mittelalter, München: DTV Grossdruck, 1990 (antologia di saggi).
      • I limiti dell'interpretazione, Milano: Bompiani, 1990
      • Stelle e stellette, Genova: Melangolo, 1991
      • Vocali, Napoli: Guida, 1991
      • Il secondo diario minimo, Milano: Bompiani, 1992
      • (EN) Interpretation and Overinterpretation, Cambridge: Cambridge U.P., 1992
      • La memoria vegetale, Milano: Ed. Rovello, 1992
      • La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea, Bari: Laterza, 1993
      • (GR) Ton augousto den Uparchoun eideseis, Thessaloniki: Parateretés, 1993 (antologia di saggi).
      • (EN) Apocalypse Postponed, Bloomington: Indiana U.P, 1994 (a cura di Robert Lumley, saggi da Apocalittici e integrati)
      • (EN) Six Walks in the Fictional Woods, Cambridge: Harvard U.P., 1994 (tradotto come Sei passeggiate nei boschi narrativi, Milano: Bompiani)
      • Povero Pinocchio (a cura di), Modena: Comix, 1995
      • In cosa crede chi non crede? (con Carlo Maria Martini), Roma: Liberal, 1996
      • (DE) Neue Streichholzbriefe, München: DTV, 1997
      • Cinque scritti morali, Milano: Bompiani, 1997
      • Kant e l'ornitorinco, Milano: Bompiani, 1997
      • (EN) Talking of Joyce (con Liberato Santoro-Brienza), Dublin: University College Dublin Press, 1998
      • (DE) Gesammelte Streichholzbriefe, München: Hanser, 1998
      • (EN) Serendipities. Language and Lunacy, New York: Columbia U.P., 1998 (e London: Weidenfeld, 1999)
      • Tra menzogna e ironia, Milano: Bompiani, 1998
      • La bustina di Minerva, Milano: Bompiani, 2000
      • (NO) Den nye Middelalderen og andre essays, Oslo: Tiden Norske, 2000 (antologia di saggi)
      • (DE) Mein verrücktes Italien, Berlin: Wagenbach, 2000 (antologia di saggi)
      • (CS) Mysl a smysl, Praha: Moravia press, 2000 (antologia di saggi)
      • (EN) Experiences in translation, Toronto: Toronto U.P., 2000
      • Riflessioni sulla bibliofilia, Milano: Ed. Rovello, 2001
      • (DE) Sämtliche Glossen und Parodien, München: Hanser, 2001 (raccolta completa da Diario mimimo, Secondo diario minimo, Bustina di Minerva e altre parodie da raccolte in tedesco)
      • Sulla letteratura, Milano: Bompiani, 2002
      • Dire quasi la stessa cosa. Esperienze di traduzione, Milano: Bompiani, 2003
      • (EN) Mouse or Rat?: Translation as Negociation, London: Weidenfeld & Nicholson, 2003 (Experiences in translation e saggi selezionati da Dire quasi la stessa cosa)
      • Bellezza. Storia di un'idea dell'Occidente (a cura di, CD-ROM), Milano: Motta On Line, 2002
      • Storia della bellezza, Milano: Bompiani, 2004 (a cura di)
      • Il linguaggio della terra australe, Milano: Bompiani, 2004 (edizione non commerciale)
      • Il Codice Temesvar, Milano: Ed. Rovello, 2005
      • Nel segno della parola (con Daniele Del Giudice e Gianfranco Ravasi), a cura di Ivano Dionigi, Milano: Rizzoli, 2005
      • A passo di gambero. Guerre calde e populismo mediatico, Milano: Bompiani, 2006
      • La memoria vegetale e altri scritti di bibliofilia, Milano: Bompiani, 2006
      • Sator Arepo eccetera, Roma: Nottetempo, 2006
      • Storia della bruttezza, Milano: Bompiani, 2007 (a cura di)
      • 11/9 La cospirazione impossibile, Milano: Piemme, 2007 (volume di autori vari a cura di Massimo Polidoro)
      • Dall'albero al labirinto, Milano: Bompiani, 2007
      • Nebbia (a cura di, con Remo Ceserani), Torino: Einaudi, 2009 (antologia letteraria di racconti a tema)
      • Non sperate di liberarvi dei libri (con Jean-Claude Carrière), Milano: Bompiani, 2009
      • Vertigine della lista, Milano: Bompiani, 2009
      • Il Medioevo. Barbari, Cristiani, Musulmani (a cura di), Milano: Encyclomedia Publishers, 2010
      • Il Medioevo. Cattedrali, Cavalieri, Città (a cura di), Milano, Encyclomedia Publishers, 2011
      • Il Medioevo. Castelli, Mercanti, Poeti (a cura di), Milano, Encyclomedia Publishers, 2011
      • Costruire il nemico, Milano: Bompiani, 2011

       Letteratura per l'infanzia.

      • La bomba e il generale, Milano: Bompiani, 1966 (con Eugenio Carmi, ed. rivista 1988, poi in Tre racconti)
      • I tre cosmonauti, Milano: Bompiani, 1966 (con Eugenio Carmi, ed. rivista 1988, poi in Tre racconti)
      • Gli gnomi di Gnu, Milano: Bompiani, 1992 (con Eugenio Carmi, poi in Tre racconti)
      • Tre racconti, Milano: Bompiani, 2004 (raccolta dei tre precedenti)
      • La storia de "I promessi sposi" raccontata da Umberto Eco, Roma: Gruppo ed. L'Espresso, 2010 (collana "Save the Story", a cura di Alessandro Baricco)

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        Ampiamente riconosciuto come il maggior scrittore di fantascienza dei suoi tempi e adorato come vero e proprio oggetto di culto da parte del...

        Ampiamente riconosciuto come il maggior scrittore di fantascienza dei suoi tempi e adorato come vero e proprio oggetto di culto da parte delle migliaia di fan che ha conqui­stato, Philip K. Dick è oggi visto come autore universale, in grado di creare mondi realistici e al tempo stesso lontani dall'esperienza di tutti i giorni, e di evocare con sarcasmo e acume società e stili di vita realmente esi­stenti.

        Dick è autore di più di cinquanta vo­lumi tra romanzi e racconti, e la sua 'scoper­ta1 è passata per il giudizio di scrittori e in­tellettuali molto diversi, da Jean Baudrillard ad Art Spiegelman, da Ursula Le Guin a Fredrìc Jameson.

        La notorietà dello scrittore, naturalmente, deve molto agli adattamenti cinematografici: Biade Runnér di Rìdlèy Scott ha segnato l'immaginario visivo di fine XX secolo, creando il modello più affascinante e credibile della metropoli del futuro; e a Dick si sono rivolti Steven Spielberg per il suo Minority Reperì, John Woo per il suo Paycheck e Richard Linklater per il film tratto da Un oscuro scrutare.

        Biografia:

        Philip Kindred Dick (Chicago, 16 dicembre 1928 – Santa Ana, 2 marzo 1982) è stato uno scrittore statunitense.

        Fu famoso in vita solo nell'ambito della fantascienza statunitense, sia in patria che in Europa (divenne già negli anni ottanta autore di culto in Italia e in Francia). Dopo la sua morte si è avuta la riscoperta della sua narrativa realistica, che è stata pubblicata tutta postuma.

        A partire dalla sua morte, Dick ha influito profondamente non solo sulla fantascienza, ma sulla narrativa nordamericana in generale; giunse alla fama al di fuori della fantascienza solo dopo che i diversi adattamenti cinematografici delle sue opere lo fecero conoscere a un pubblico più vasto (in particolare Blade Runner di Ridley Scott). I suoi lavori sono ora tra i più popolari della fantascienza e della letteratura postmoderna in generale (Ursula K. Le Guin lo definì "il nostro Borges[1]"), e si può affermare che da morto Dick ha ottenuto sia la fama che il rispetto da parte dei critici: ciò che in vita aveva a un tempo desiderato e temuto.

        Scartando la visione ottimistica e semplicistica della fantascienza dell'età dell'oro, Dick esplorò consistentemente i temi della natura della realtà e dell'umanità nei suoi romanzi popolati di persone comuni, piuttosto che da élite galattiche. Dedicò grande attenzione all'impatto dei media sulla società e la politica. S'interrogò su questioni importanti della storia e della cultura degli Stati Uniti. Fu parte integrante dell'ondata postmodernista, assieme ad altri autori di fantascienza e non. Anticipando il genere cyberpunk, Dick esplorò l'anomia della California settentrionale in molti suoi lavori. Il suo acclamato romanzo La svastica sul Sole, vincitore del Premio Hugo, è un lavoro pionieristico che unisce i generi dell'ucronia e della fantascienza. Ha scritto anche moltissimi racconti brevi, pubblicati in massima parte su riviste pulp.

        Le sue opere sono caratterizzate da un senso della realtà costantemente eroso, con protagonisti che spesso scoprono che i loro cari (o anche loro stessi) sono segretamente robot, alieni, esseri soprannaturali, sottoposti a lavaggio del cervello, spie, morti o una combinazione di queste possibilità.

        Le opere realistiche di Dick, dapprima ignorate o incomprese dai fan della fantascienza, sono comunque degne della massima attenzione, e alcune di loro, come L'uomo dai denti tutti uguali, In questo piccolo mondo e l'ultimo, La trasmigrazione di Timothy Archer, tengono testa ai suoi migliori romanzi fantascientifici. Dick contribuisce alla costruzione dell'immagine letteraria della California a pari dignità con i suoi predecessori John Steinbeck e Raymond Chandler, spianando la strada alla produzione di Jonathan Lethem e di altri autori avantpop, come Steve Erikson.

        Bibliografia:

        Romanzi.

        Nota: le opere sono elencate in ordine di pubblicazione. Tra parentesi la prima versione italiana, e altri titoli con cui è stato pubblicato il romanzo.

        1955
            Solar Lottery (Il disco di fiamma, pubblicato anche come Lotteria dello spazio)

        1956
            The World Jones Made (Il mondo che Jones creò, pubblicato anche come E Jones creò il mondo)
            The Man Who Japed (Redenzione immorale)

        1957
            Eye in the Sky (L'occhio nel cielo)
            The Cosmic Puppets (La città sostituita)

        1959
            Time Out of Joint (Tempo fuor di sesto, pubblicato anche come Il tempo si è spezzato, L'uomo dei giochi a premio e Tempo fuori luogo)

        1960
            Dr. Futurity (Il dottor Futuro)
            Vulcan's Hammer (Vulcano 3)

        1962
            The Man in the High Castle (La svastica sul sole, pubblicato anche come L'uomo nell'alto castello)

        1963
            The Game-Players of Titan (I giocatori di Titano)

        1964
            Martian Time-Slip (Noi marziani)
            The Simulacra (I simulacri)
            Clans of the Alphane Moon (Follia per sette clan)
            The Penultimate Truth (La penultima verità)

        1965
            The Three Stigmata of Palmer Eldritch (Le tre stimmate di Palmer Eldritch)
            Dr. Bloodmoney, or How We Got Along After the Bomb (Cronache del dopobomba)

        1966
            The Crack in Space (Svegliatevi, dormienti, pubblicato anche come Vedere un altro orizzonte)
            Now Wait for Last Year (Illusione di potere)
            The Unteleported Man (Utopia, andata e ritorno)

        1967
            Counter-Clock World (In senso inverso, pubblicato anche come Redivivi S.p.A. e Ritorno dall'aldilà)
            The Zap Gun (Mr. Lars, sognatore d'armi)
            The Ganymede Takeover, scritto con Ray Nelson (L'ora dei grandi vermi)

        1968
            Do Androids Dream of Electric Sheep? (Il cacciatore di androidi pubblicato anche come Ma gli androidi sognano pecore elettriche? e Blade Runner)

        1969
            Ubik (Ubik)
            Galactic Pot-Healer (Guaritore galattico)

        1970
            Maze of Death (Labirinto di morte)
            Our Friends from Frolix 8 (Nostri amici da Frolix 8, pubblicato anche come I nostri amici di Frolix

        1972
            We Can Build You (L'Androide Abramo Lincoln, pubblicato anche come A. Lincoln, Androide)

        1974
            Flow My Tears, The Policeman Said (Scorrete lacrime, disse il poliziotto, pubblicato anche come Episodio temporale)

        1975
            Confessions of a Crap Artist (Confessioni di un artista di merda)

        1976
            Deus irae (Deus irae) in collaborazione con Roger Zelazny.

        1977
            A Scanner Darkly (Un oscuro scrutare, pubblicato anche come Scrutare nel buio)

        1981
            VALIS (Valis)
            The Divine Invasion (Divina invasione)

        1982
            The Transmigration of Timothy Archer (La trasmigrazione di Timothy Archer)

        1985
            The Man Whose Teeth Were All Exactly Alike (L'uomo dai denti tutti uguali)
            Radio Free Albemuth (Radio libera Albemuth)
            Puttering About in a Small Land (In questo piccolo mondo)
            In Milton Lumky Territory (In terra ostile)

        1986
            Humpty Dumpty in Oakland

        1987
            Mary and the Giant (Mary e il gigante)

        1988
            The Broken Bubble
            Nick and the Glimmung (per bambini) (Nick e il Glimmung)

        1994
            Gather Yourselves Together (Il paradiso maoista)

        2007
            Voices From The Street (Voci dalla strada)


        Racconti.

        Nota: le opere sono elencate in ordine di pubblicazione.


        Da L'occhio nel cielo fino alla trilogia di Valis, uno dei temi ricorrenti nell'opera di Dick è l'irruzione del divino nella realtà quotidiana

        1952
            Beyond Lies the Wub (Ora tocca al wub)
            The Gun (Il cannone)
            The Little Movement (Minibattaglia)
            The Skull (Il teschio)
            The Variable Man (L'uomo variabile)

        1953
            The Builder (La barca)
            Colony (Colonia)
            The Commuter (Il sobborgo dimenticato)
            The Cookie Lady (La signora dei biscotti)
            The Cosmic Poachers (Pirati cosmici)
            The Defenders (I difensori della Terra)
            Expendable (Un uomo a rischio)
            The Eyes Have It (Invasione oculare)
            The Great C (Il grande C)
            The Hanging Stranger (L'impiccato)
            The Impossible Planet (Pianeta impossibile)
            Impostor (Impostore)
            The Indefatigable Frog (L'infaticabile ranocchio)
            The Infinities (Cavie)
            The King of the Elves (Il Re degli Elfi)
            Martians Come in Clouds (Nuvole marziane)
            Mr. Spaceship (La mente dell'astronave)
            Out in the Garden (In giardino)
            Paycheck (I labirinti della memoria)
            Piper in the Woods (I pifferai)
            Planet for Transients (Pianeta alieno)
            The Preserving Machine (La macchina salvamusica)
            Project: Earth (Progetto: Terra)
            Roog (Ruug)
            Second Variety (Modello due)
            Some Kinds of Life (Un certo tipo di vita)
            The Trouble with Bubbles (Il mondo in una bolla)
            The World She Wanted (Il mondo che lei voleva)


        1954

            A World of Talent (Il mondo dei mutanti)
            The Last of the Master (L'ultimo dei capi)
            Adjustment Team (Squadra riparazioni)
            Beyond the Door (Dietro lo sportello)
            Breakfast at Twilight (Colazione al crepuscolo)
            The Crawlers (Quelli che strisciano)
            The Crystal Crypt (La cripta di cristallo)
            The Exhibit Piece (Il padiglione del passato)
            The Father-thing (La Cosa-padre)
            The Golden Man (Non saremo noi)
            James P. Crow (Jeams P. Crow)
            Jon's World (Il mondo di Jon)
            The Little Black Box (I seguaci di Mercer)
            Meddler (Il fattore letale)
            Of Withered Apples (Mele avvizzite)
            A Present for Pat (Un regalo per Pat)
            Prize Ship (La nave nemica)
            Progeny (Progenie)
            Prominent Author (Un autore importante)
            Sales Pitch (Vendete e moltiplicatevi)
            Shell Game (Rivolta contro la Terra)
            The Short Happy Life of the Brown Oxford (Breve vita felice di una scarpa marrone)
            Small Town (Piccola città)
            Souvenir (Souvenir)
            Strange Eden (Strano Eden)
            Survey Team (Squadra di ricognizione)
            Time Pawn (Il dottor futuro)
            Tony and the Beetles (Tony e i coleotteri)
            The Turning Wheel (La ruota cosmica)
            Upon the Dull Earth (Sulla monotona Terra)

        1955
            Autofac (Autofac)
            Captive Market (Commercio temporale)
            The Chromium Fence (Saltare il fosso)
            Foster, You're Dead! (Foster, sei morto!)
            The Hood Maker (Il fabbricante di cappucci)
            Human Is (Umano è)
            The Mold of Yancy (Yancy)
            Nanny (Nanny)
            Psi-man Heal My Child! (Psi)
            Service Call (Servizio assistenza)
            A Surface Raid (Un'incursione in superficie)
            Vulcan's Hammer (Vulcano 3)
            War Veteran (Veterano di guerra)

        Nelle sue descrizioni di sinistre città futuristiche ipertecnologiche, Dick anticipò le atmosfere del cyberpunk

        1956
            A Glass of Darkness (La città sostituita)
            Minority Report (Rapporto di minoranza)
            Pay for the Printer (Diffidate delle imitazioni)
            To Serve the Master (Al servizio del padrone)

        1957
            Misadjustment (Le illusioni degli altri)
            The Unreconstructed M (La macchina)

        1958
            Null-o (Non-o)

        1959
            Explorers We (Tornando a casa)
            Fair Game (Selvaggina pregiata)
            Recall Mechanism (Meccanismo di ricordo)
            War Game (Il gioco della guerra)

        1963
            All We Marsmen (Noi marziani)
            The Days of Perky Pat (I giorni di Perky Pat)
            If There Were No Benny Cemoli (Se non ci fosse Benny Cemoli)
            Stand-by (Presidente di riserva)
            What'll We Do With Ragland Park? (Cosa ne facciamo di Ragland Park?)

        1964
            Cantata 140 (Svegliatevi, dormienti)
            A Game of Unchance (Giocate e vincete)
            Novelty Act (Uno show originale)
            Oh, to be a Blobel! (Oh, essere un blobel!)
            Orpheus with Clay Feet (Orfeo dai piedi d'argilla)
            Precious Artifact (Il gatto)
            The Unteleported Man (Utopia, andata e ritorno)
            The War with the Fnools (Bacco, tabacco e... Fnools!)
            Waterspider (Pulce d'acqua)
            What the Dead Men Say (Quel che dicono i morti)



        1965    Project Plowshare (Mrs. Lars, sognatore d'armi)
            Retreat Syndrome (Sindrome regressiva)

        1966    Holy Quarrel (Teologia per computer)
            We Can Remember It For You Wholesale (Ricordiamo per voi)
            Your Appointment Will Be Yesterday (Il suo appuntamento è fissato per ieri)

        1967    Faith of our Fathers (La fede dei nostri padri)
            Return Match (Partita di ritorno)

        1968    Not By Its Cover (Legatura di pelle)
            The Story To End All Stories (Il racconto che mette fine a tutti i racconti)

        1969    A. Lincoln, Simulacrum (A. Lincoln, androide)
            The Electric Ant (Formica elettrica)

        1972    Cadbury, the Beaver Who Lacked (Cadbury, il castoro scarso)

        1974    The Different Stages of Love
            The Pre-persons (Le pre-persone)
            A Little Something For Us Tempunauts (Noi temponauti)

        1979    The Exit Door Leads In (L'ultimo test)

        1980    I Hope I Shall Arrive Soon (Spero di arrivare presto)
            Rautavaara's Case (Il caso di Rautavaara)
            Chains of Air, Web of Aethyr (Catene d'aria, ragnatela d'etere)

        1981    The Alien Mind (La mente aliena)

        1984    Strange Memories Of Death (Strani ricordi di morte)

        1987    The Day Mr. Computer Fell Out of Its Tree (Il giorno che il signor Computer uscì di testa)
            The Eye of The Sibyl (L'occhio della sibilla)
            Fawn, Look Back
            Stability (Stabilità)

        1988    Fawn, Look Back

        1989    11-17-80

        1992    The Name of the Game is Death (Labirinto di morte)



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        Quando in una fredda mattina d’inverno uno sconosciuto si presenta nella sua parrocchia e chiede insistentemente di vederlo, il reverendo Ke...

        Quando in una fredda mattina d’inverno uno sconosciuto si presenta nella sua parrocchia e chiede insistentemente di vederlo, il reverendo Keith Schroeder non può immaginare che quell’incontro cambierà la sua vita per sempre.

        L’uomo si chiama Travis Boyette, ha subito varie condanne per reati sessuali, è in libertà vigilata e sostiene di custodire da molti anni un terribile segreto che è deciso a confessare. Perché proprio adesso? Dice di avere un tumore incurabile al cervello e di volersi liberare dal peso che grava sulla sua coscienza.

        Con la sua testimonianza potrebbe scagionare Donté Drumm, un giovane di colore condannato a morte in una piccola città del Texas per l’omicidio di una ragazza bianca il cui corpo non è mai stato ritrovato.

        Donté si è sempre proclamato innocente, la sua famiglia e Robbie Flak, il suo avvocato, noto per l’impegno sociale e il carattere bellicoso, si sono battuti per nove anni con ogni mezzo per dimostrarlo; il caso ha suscitato un enorme scalpore, ma finora tutto è stato inutile. Boyette afferma di sapere chi è il vero assassino, ma non ha intenzione di rivelarlo a nessuno se non al reverendo Schroeder. Mancano quattro giorni all’esecuzione.

        Basteranno per salvare Donté, o almeno per una sospensione della condanna? Come può un pregiudicato convincere avvocati, giudici e politici che stanno giustiziando l’uomo sbagliato? In una spasmodica corsa contro il tempo, il reverendo e l’avvocato faranno di tutto per ottenere un rinvio.

        Ma, come spesso accade, la verità, se clamorosa, sembra avere vita più difficile della menzogna.


        John Grisham torna con il suo cavallo di battaglia preferito: l’odiosità della pena di morte e la fallibilità di verdetti che spesso – a condanna eseguita – si rivelano basati su falsi presupposti. Con Io confesso (in uscita per Mondadori, pp. 437, e20; qui ne anticipiamo l’incipit) l’inventore del legal thriller ripercorre in sostanza la strada iniziata nel 2008 con Innocente, incurante degli effetti collaterali di simili atti d’accusa: il pubblico americano sembra infatti irritarsi profondamente e ogni volta lo penalizza nelle vendite.

        Fortunatamente per lui, l’Italia – e l’Europa in generale – non la pensano così e gli restituiscono ciò che perde in patria tifando incondizionatamente per il poveraccio di turno, anche se colpevole. Prigioniero comunque di una civiltà giudiziaria barbara, insopportabile alle nostre coscienze. In questo caso però pare proprio che l’imputato, il nero Dontè Drumm, a 24 ore dall’esecuzione, sia innocente.

        O, per lo meno, è quanto sostiene Travis Boyette, criminale fuori sulla parola, fedina penale costellata di ogni tipo di reato, ma con un tumore maligno al cervello e dunque pronto a confessare al reverendo Keith Schroeder il vero nome dell’assassino della bianca Nicole Yarber, il cui corpo non è mai stato ritrovato, pur di ottenere l’assoluzione prima di morire. Come in gran parte dei romanzi di Grisham, anche qui il ritmo, l’ansia e il colpo di scena sono dirompenti e attanagliano qualsiasi tipo di lettore



        Il custode della chiesa di Si Mark aveva appena grattato via dieci centimetri di neve dal marciapiede, quando comparve l'uomo con il bastone. C'era il sole, ma il vento ululava e la temperatura era bloccata sullo zero. L'uomo indossava soltanto dei pantaloni da lavoro di tela, una camicia estiva, un paio di logori scarponcini da trekking e una giacca a vento leggera che poteva opporre ben poca resistenza al gelo. Ma comunque non sembrava soffrire il freddo, e neppure avere fretta. Camminava zoppicando, con una leggera inclinazione a sinistra, il lato su cui si appoggiava al bastone. Avanzò faticosamente lungo il marciapiede accanto alla cappella e si fermò davanti a un ingresso laterale contrasse­gnato dalla scritta ufficio in caratteri rosso scuro. Non bussò e aprì la porta, che non era chiusa a chiave. Entrò proprio mentre un'altra raffica di vento lo colpiva alle spalle.

        La stanza era un'area ricevimento, con quell'aspetto polve­roso e disordinato che ci si aspetta di trovare in una vecchia chiesa. Sulla scrivania al centro del locale c'era una targhetta che annunciava la presenza di Charlotte Junger, la quale sedeva poco dietro il proprio nome. «Buongiorno» salutò la donna con un sorriso.
        «Buongiorno» disse l'uomo. Una pausa. «Fa molto freddo fuori.»
        «Sì, è vero» concordò la donna, mentre dava una rapida oc­chiata al visitatore. Il problema più evidente era che non aveva il cappotto né qualcosa che gli riparasse testa e mani.


        «Immagino che lei sia Miss Junger» disse l'uomo, fissando il nome sulla targhetta.
        «No, Miss Junger oggi non c'è: ha l'influenza. Per il momento la sostituisco io. Mi chiamo Dana Schroeder, sono la moglie del pastore. Cosa, possiamo fare per lei?»
        C'era una sedia davanti alla scrivania e l'uomo la guardò speranzoso. «Posso?» domandò.

        «Naturalmente» rispose Dana. L'uomo si sedette quasi con cautela, come se ogni movimento richiedesse un'attenta rifles­sione.

        «C'è il reverendo?» domandò, guardando una grande porta chiusa sulla sinistra.
        «Sì, ma è occupato. Cosa possiamo fare per lei?» Dana era minuta, con un bel seno sotto il maglione aderente. A causa della scrivania, l'uomo non poteva vedere nulla al di sotto della cintura. Le donne piccole di statura erano sempre state le sue preferite. Questa aveva un viso grazioso, grandi occhi azzurri e zigomi alti; nel complesso una bella ragazza, la perfetta mogliettina del pastore.

        Era passato parecchio tempo dall'ultima volta che aveva toccato una donna.
        «Ho bisogno di parlare con il reverendo Schroeder.» L'uomo congiunse le mani in un gesto di preghiera. «Ieri ero in chiesa, ho ascoltato il suo sermone e... be', mi serve un consiglio.»

        «Mio marito è molto occupato, oggi» disse Dana con un sorriso. Bei denti.

        «È che si tratta di una questione piuttosto urgente» insistette l'uomo.

        Dana era sposata con Keith Schroeder da abbastanza tempo per sapere che nessuno era mai stato cacciato via dal suo ufficio, avesse o meno un appuntamento. Inoltre era un gelido lunedì mattina, e Keith non era poi così occupato. Qualche telefonata, un colloquio con una giovane coppia che stava battendo in ritirata davanti all'imminente matrimonio - incontro in corso proprio in quel momento - e poi le solite visite negli ospedali. Dana frugò tra i fogli sulla scrivania e trovò il questionario che stava cercando.

        «Okay, adesso le chiederò qualche dato personale e poi vedremo cosa si può fare.»

        Aveva già la penna in mano.

        «Grazie» disse l'uomo, chinando leggermente la testa.


        «Nome?»

        «Travis Boyette.» L'uomo sillabò istintivamente il proprio cognome. «Data di nascita: 10 ottobre 1963. Luogo: Joplin, Missouri. Età: quarantaquattro anni. Single, divorziato, nessun figlio. Nessun indirizzo. Nessun lavoro. Nessuna prospettiva.»

        Dana assorbì i dati mentre la penna cercava freneticamente gli spazi giusti da riempire. Le informazioni dell'uomo suscitavano molte più domande di quelle che prevedeva il suo elementare modulo. «A proposito dell'indirizzo...» disse, continuando a scrivere. «Dove abita attualmente?»

        «Attualmente mi trovo sotto la responsabilità del dipartimento Amministrazione penitenziaria del Kansas. Mi hanno mandato in un centro di recupero in Seventeenth Street, a qualche isolato da qui. Sto per essere rilasciato, o "reinserito", come piace dire a loro. Qualche mese nel centro qui a Topeka e poi sarò un uomo libero, con niente in cui sperare se non la libertà vigilata per il resto della vita.»

        La penna smise di scrivere, ma Dana continuò comunque a fissarla. Il suo interesse nel questionario era improvvisamente scemato. Esitava a chiedere altro. Tuttavia, avendo lei dato inizio all'interrogatorio, si sentiva obbligata a continuare. Cos'altro avrebbero potuto fare mentre aspettavano il reverendo?

        «Le andrebbe del caffè?» domandò, sicura che quella fosse una domanda innocua.
        Ci fu una pausa, troppo lunga, come se Boyette non riuscisse a decidersi. «Sì, grazie. Nero, con poco zucchero.»

        Dana uscì in fretta dalla stanza. Boyette la guardò allontanarsi, osservandola attentamente nei particolari, notando il bel sedere rotondo sotto i pantaloni sportivi, le gambe affusolate, le spalle atletiche, perfino la coda di cavallo. Un metro e sessanta, forse sessantadue. Cinquanta chili al massimo.

        Dana se la prese comoda, e quando rientrò trovò Travis Boy-ette esattamente dove l'aveva lasciato, ancora seduto come un monaco, la punta delle dita della mano destra che picchiettava­no la punta delle dita della sinistra, il bastone di legno scuro di traverso sulle cosce, gli occhi che fissavano il nulla sulla parete di fronte. La testa era calva, piccola, perfettamente rotonda e lu­cente. Un inquietante tatuaggio risa­liva strisciando lungo il lato sinistro del collo. Boyette prese la tazza e ringraziò. Dana riguadagnò la propria posizione, con la scrivania tra di loro.

        «Lei è luterano?» domandò, impugnando di nuovo la penna.

        «Ne dubito. In realtà non sono niente. Non ho mai sentito il bisogno di appartenere a una chiesa.»

        «Però ieri era qui. Perché?»

        Boyette teneva la tazza davanti al mento con tutte e due le mani, come un topo che rosicchia un boccone. Se la risposta a una semplice domanda sul caffè richiedeva dieci secondi, per quella sulla chiesa poteva forse servire un'ora. L'uomo bevve un sorso e si passò la lingua sulle labbra. «Quanto tempo pensa che ci vorrà prima di poter vedere il reverendo?» domandò alla fine.

        "Non sarà mai abbastanza presto" pensò Dana, a quel punto ansiosa di passare il visitatore a suo marito. Guardò l'orologio appeso alla parete e rispose: «Solo pochi minuti, ormai».

        «Sarebbe possibile restarcene seduti in silenzio, mentre aspet­tiamo?» domandò Boyette con grande educazione.


        Dana assorbì il colpo, e decise rapidamente che il silenzio non era poi una cattiva idea. Ma la curiosità ebbe la meglio. «Certo. Solo un'ultima domanda.» Aveva lo sguardo abbassato sul questionario, come se il modulo esigesse un'ultima risposta. «Per quanto tempo è stato in prigione?»

        «Metà della mia vita» rispose Boyette senza esitare, quasi fosse abituato a fornire quell'informazione cinque volte al giorno.

        Dana scribacchiò qualcosa, poi rivolse l'attenzione alla tastiera del computer. Picchiettò sui tasti con gesti decisi e teatrali, come se all'improvviso avvertisse un'urgenza. L'e-mail che aveva inviato a Keith diceva: "Qui c'è un ex detenuto che vuole par­lare con te. Non se ne andrà finché non lo avrà fatto. Sembra abbastanza a posto. Offerto caffè. Sbrigati".

        Cinque minuti più tardi, la porta dell'ufficio del reverendo si aprì. Una giovane donna sgusciò in fretta all'esterno. Si stava asciugando gli occhi. La seguiva il suo ex fidanzato, il quale riuscì a produrre contemporaneamente un'espressione seria e accigliata e un sorriso. Nessuno dei due rivolse la parola a Dana. Nessuno dei due notò Travis Boyette. Tutti e due scomparvero.


        Quando la porta d'ingresso si richiuse sbattendo, Dana disse a Boyette: «Solo un minuto». Poi entrò in fretta nell'ufficio del marito per un rapido briefing.

        fl reverendo Keith Schroeder aveva trentacinque anni, era felice­mente sposato con Dana da dieci ed era padre di tre ragazzini, nati a intervalli di venti mesi l'uno dall'altro. Era il pastore di St Mark da due anni; in precedenza c'era stata una chiesa a Kansas City. Anche suo padre era un pastore luterano, ora in pensione, e Keith non aveva mai sognato di essere qualcosa di diverso. Era cresciuto in una cittadina vicino a St Louis, aveva frequentato scuole non molto lontane da casa e, a parte una gita scolastica a New York e la luna di miele in Florida, non si era mai allontanato dal Midwest. Era per lo più ammirato dalla sua congregazione, anche se qualche problema c'era stato. Lo screzio più grave si era verificato l'inverno precedente quando, durante una bufera di neve, aveva aperto il seminterrato della chiesa per ospitare diversi senzatetto. Dopo che la neve si era sciolta, alcuni ospiti si erano dimostrati riluttanti ad andarsene. Il comune era intervenuto con una citazione per uso non consentito dei locali e il quotidiano della città aveva pubblicato un articolo piuttosto imbarazzante.

        Il tema del suo sermone del giorno prima era stato il perdono: il potere infinito e grandioso di Dio di perdonare i nostri peccati, per quanto odiosi possano essere. I peccati di Travis Boyette erano atroci, incredibili, orrendi. I suoi crimini contro l'umanità lo avrebbero sicuramente condannato alla sofferenza eterna. A quel punto della sua miserabile vita, Boyette era convinto che non avrebbe mai potuto essere perdonato. Ma era curioso.

        «Abbiamo avuto parecchia gente che veniva dal centro di reinserimento» stava dicendo Keith. «Vi ho addirittura celebrato delle funzioni.» Erano in un angolo del suo ufficio, lontani dalla scrivania, due nuovi amici che facevano una chiacchierata seduti sulle poltroncine di canapa semisfondate. Accanto a loro, finti ceppi ardevano in un finto caminetto.

        «Il centro non è un brutto posto» disse Boyette. «Di sicuro migliore della prigione.» Era un uomo fragile, con la carnagione pallida di chi è rimasto confinato in luoghi privi di luce. Il ba­stone scuro era posato di traverso sulle ginocchia ossute, così vicine da toccarsi.



        «Dov'è stato in prigione?» Keith aveva in mano una tazza di tè bollente.

        «Qua e là. Gli ultimi sei anni a Lansing.»

        «E per cosa è stato condannato?» domandò Keith, ansioso di scoprire di quali reati fosse colpevole in modo da sapere qualcosa di più di quell'uomo. Violenza? Droga?

        Probabilmente. Oppure Travis poteva essere stato condannato per appropriazione in­debita o evasione fiscale. Di sicuro non sembrava tipo da fare del male a qualcuno.
        «Un mucchio di brutte cose, reverendo. Non riesco a ricordarle tutte.» Boyette preferiva evitare il contatto visivo. Il tappeto sotto i piedi sembrava catturare tutta la sua attenzione. Keith bevve un sorso di tè, osservò bene il suo ospite e fu allora che notò il tic. Ogni pochi secondi la testa di Boyette si inclinava leggermente a sinistra. Era un movimento rapido, seguito da un più deciso scatto per riportare la testa in posizione eretta.

        Dopo qualche minuto di totale silenzio, Keith domandò: «Di cosa volevi parlarmi, Travis?».

        «Ho un tumore al cervello, reverendo. Maligno, mortale, praticamente incurabile. Se avessi un po' di soldi potrei cercare di combatterlo... radiazioni, chemio, la solita roba, il che forse mi darebbe dieci mesi, magari un anno. Ma è un glioblastoma, di quarto grado, e questo significa che sono un uomo morto. Sei mesi, un anno, non ha molta importanza. Tra un po' me ne sarò andato.» Come se avesse aspettato la battuta per l'entrata in scena, il tumore si presentò. Boyette fece una smorfia, si piegò in avanti e prese a massaggiarsi le tempie. Il respiro era affannato, faticoso, e tutto il corpo sembrava in preda al dolore.

        «Mi dispiace molto» disse Keith, rendendosi pienamente conto di quanto la frase fosse inadeguata.

        «Maledetti mal di testa» si lamentò Boyette, gli occhi ancora chiusi. Lottò contro il dolore per qualche minuto. Keith lo guar­dava impotente, mordendosi la lingua per impedirsi di dire qualcosa di stupido come: "Vuoi un Tylenol?". Poi la sofferenza si attenuò e Boyette sembrò rilassarsi. «Mi scusi.»

        «Quando le è stato diagnosticato?» chiese il reverendo.

        «Non lo so. Un mese fa. Il mal di testa è cominciato a Lansing, in estate. Può immaginare la qualità delle cure in quel posto: non ho avuto nessun aiuto. Dopo che mi hanno rilasciato e mandato qui, mi hanno portato al St Francis Hospital, dove mi hanno fatto tutti gli esami e le tac, e mi hanno trovato un bell'uovo in mezzo alla testa, proprio tra le orecchie, troppo in profondità per intervenire.» Fece un respiro profondo, buttò fuori l'aria e sorrise per la prima volta. Gli mancava un dente nell'arcata superiore, a sinistra, e il buco era vistoso. Keith sospettò che in prigione le cure odontoiatriche lasciassero un po' a desiderare.

        «Immagino che lei abbia già incontrato gente come me» riprese Boyette. «Gente vicina alla morte.»

        «Ogni tanto. Fa parte del mestiere.»

        «E immagino che queste persone tendano a prendere parec­chio sul serio Dio, il paradiso, l'inferno e tutta quella roba lì.»

        «Proprio così. È la natura umana. Quando dobbiamo con­frontarci con la nostra mortalità, pensiamo all'aldilà. E cosa mi dici di te, Travis? Tu credi in Dio?»

        «Certi giorni sì e certi altri no. Ma, anche quando ci credo, sono comunque abbastanza scettico. Per lei è semplice credere in Dio, ha avuto una vita facile. La mia storia è molto diversa.»

        «Ti va di raccontarmela?»

        «Non proprio.»

        «Allora perché sei qui, Travis?»

        Il tic. Quando la testa fu di nuovo ferma, gli occhi di Boyette si guardarono intorno nella stanza e poi si fermarono su quelli del pastore. I due si fissarono a lungo, entrambi senza sbattere le palpebre. Poi Boyette disse: «Reverendo, io ho fatto delle brutte cose. Ho fatto del male a persone innocenti. Non sono sicuro di volermi portare tutto nella tomba».
        "Adesso finalmente arriviamo da qualche parte" pensò Keith. Il peso del peccato non confessato. La vergogna di una colpa sepolta. «Parlarmi di quelle brutte cose ti sarebbe d'aiuto. E il punto migliore da cui partire è la confessione.»

        «Sarebbe confidenziale?»

        «In linea di massima sì, ma ci sono delle eccezioni.»

        «Quali eccezioni?»

        «Se tu ti confidi con me e io mi convinco che costituisci un pericolo per te stesso o per altri, il vincolo di segretezza non vale. Posso fare i passi che ritengo necessari per proteggere te o l'altra persona. In altre parole, posso chiedere aiuto.»

        «Sembra complicato.»

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