Home » , » La Foresta di Ghiaccio, una favola nera e nordica popolata di mostri e di creature selvagge.

In alta montagna nessuno è quello che sembra e ognuno ha un segreto da nascondere e/o un peccato da scontare. Un flash introduttivo semin...

In alta montagna nessuno è quello che sembra e ognuno ha un segreto da nascondere e/o un peccato da scontare.

Un flash introduttivo semina inquietudine, anche perché tutto si svolge in una cupa concitazione notturna: vent’anni prima lo stesso luogo è stato teatro di dolorosi traffici umani provenienti dalla Bosnia.

Da una parte l’outsider, la zoologa Ksenia Rappoport (apparentemente) sulle tracce dell’orso, dall’altra i montanari rudi e rozzi (Adriano Giannini, Emir Kusturica “la bestia”) che ruotano attorno alla centrale. Ognuno fa e cerca altro.

È un thriller noir. Costruzione suggestiva, di atmosfera; fiato sospeso sui personaggi, tutti sfuggenti, le cui vere identità si annidano minacciose nell’ombra. Ma il bravo Claudio Noce di Good morning Aman non crede fino in fondo nella forza del racconto “di genere” disseminandolo di ammiccamenti metaforici. Comunque un bel film, da raccomandare.

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Confine Italia-Slovenia, 1994. Un bambino fugge da un gruppo di profughi vessati da un violento capobanda. Profondo nord italiano, oggi. Un tecnico specializzato, Pietro, viene chiamato a riparare una centrale elettrica con annessa diga che subisce frequenti guasti.

A dare una mano a Pietro è Lorenzo, uno strano tipo coinvolto in traffici più o meno leciti e innamorato di Rio de Janeiro, la cui vocazione di morituro è preannunciata dalla sua abitudine ad allargare le braccia come il Cristo Redentore.

Il paesino montano è popolato da molte brutte facce e l'assenza di corrente non è sempre casuale. In paese si aggira anche la zoologa Lana che, malgrado i rischi per la sua incolumità, procura da mangiare a un orso non dissimile dal fratellastro di Lorenzo, Secondo, che vive seminascosto dentro la centrale.

La foresta di ghiaccio è una favola nera e nordica popolata di mostri e di creature selvagge, e Claudio Noce ce la racconta alternando le mille gradazioni dell'oscurità alla luce abbagliante della neve. Ci sono boschi impervi, un Pollicino che deve ritrovare la strada, una Cappuccetto Rosso che va a sfidare l'orso (invece del lupo), e una serie di agnelli sacrificali destinati al macello. In questa chiave, il film di Noce è riuscitissimo: giuste le atmosfere, coinvolgente la fotografia, incalzante il montaggio.

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Funziona molto meno l'aspetto noir del racconto, perché la storia è convoluta ed eccessivamente oscura, e né la sceneggiatura né il montaggio ci aiutano a decifrarla. Con tutto il rispetto per la necessità di mantenere i segreti e rivelare gradualmente i misteri, Noce chiede allo spettatore uno sforzo eccessivo per riassemblare i pezzi di un puzzle complicato e privo di tessere importanti.

Visivamente, La foresta di ghiaccio è una conferma del talento registico di Noce, già evidente nel suo primo lungometraggio, Good Morning Aman. Noce sta dentro le storie che racconta, rivelandoci i suoi personaggi per frammenti, e permettendo alla fisicità dei luoghi e degli attori di esprimersi in tutta la sua forza primordiale: ad esempio la scena di sesso ne La foresta di ghiaccio è realistica e potente, un'anomalia nel panorama cinematografico italiano.

È sintomatico che al centro della storia ci sia un generatore, perché il cinema di Noce è energia delle immagini, e trasmissione ben veicolata di corrente vitale. Anche la simbologia è usata qui in modo sapiente: dai ponti che sono alternativamente tramite e minaccia, alle bestie feroci che rifiutano l'addomesticazione, alla diga che argina e contiene un impeto che, se liberato, può avere conseguenze devastanti.

Il che rende ancora più importante una maggiore cura nella comunicazione della storia, una maggiore attenzione nel prendere per mano lo spettatore che, soprattutto in un noir, va guidato, pur presentandogli sapientemente indizi e rivelazioni, altrimenti perde il filo della trama, e l'interesse. L'idea di trattare un tema come quello dell'emigrazione non in forma di trattato sociale ma di film di genere è preziosa: poi però le regole di quel genere vanno rispettate, e la comprensibilità, pur nella complessità dell'intreccio narrativo, è una di queste.

Interpreti e personaggi:

Secondo: Emir Kusturica
Lorenzo: Adriano Giannini
Lana: Ksenia Rappoport
Pietro: Domenico Diele
Stanislao: Giovanni Vettorazzo
Sandra: Maria Roveran
Lazlo: Rinat Khismatouline
Attilio: Danilo Panzeri
Manlio: Marco Tenti
Davide: Adriano Mosca
Drago: Stefano Pellizzari
Vladan: Nusret Salija

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