La Strada è un romanzo post apocalittico dello scrittore statunitense Cormac McCarthy pubblicato nel 2006.  Il romanzo ha vinto il James...

La Strada è un romanzo post apocalittico dello scrittore statunitense Cormac McCarthy pubblicato nel 2006.

 Il romanzo ha vinto il James Tait Black Memorial Prize per la narrativa nel 2006 e il Premio Pulitzer per la narrativa nel 2007. Da esso è stato tratto un film, The Road (2009).

Un uomo e un bambino viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell'oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po' di tepore e qualche barlume di vita.

Trascinano con sé sulla strada tutto ciò che nel nuovo equilibrio delle cose hanno un certo valore: un carrello del supermercato con che riescono a rimediare, un telo per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola con cui difendersi dalle bande di predoni che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo.

E poi il bene più prezioso: se stessi e il oro reciproco amore.
Leggi anche: Cormack McCarthy fa parte dei magnifici quattro della narrativa statunitense.
«Ce la caveremo, vero, papa?
Si. Ce la caveremo.
E non ci succederà niente di male,
Esatto.
Perché noi portiamo il fuoco.
Si. Perché noi portiamo il fuoco,»

«Guardati intorno, - disse. - Non c'è profeta nella lunga storia della terra a cui questo momento non renda giustizia. Di qualunque forma abbiate parlato, ave­vate ragione».

Che cosa resta quando non c'è più un dopo perché il dopo è già qui ?

Generazioni di scienziati, mistici e scrittori hanno offerto in risposta le loro visioni di luce e tenebra. Ci hanno pro­spettato inferni d'acqua e di fuoco e al­dilà celesti, fini irrevocabili e nuove na­scite, ci hanno variamente affascinato o repulso, rassicurato o atterrito.

Nell'insuperabile creazione mccarthiana, la post-apocalisse ha il volto realisti­co di un padre e un figlio in viaggio su un groviglio di strade senza origine e sen­za meta, dentro una natura ridotta a in­volucro asciutto, fra le vestigia paurosa­mente riconoscibili di un mondo svuo­tato e inutile.

Restano dunque, su questa strada, es­seri umani condannati alla sopravviven­za, la loro quotidiana ordalia per soddi­sfare i bisogni insopprimibili e cancella­re gli altri, la furia dell'umanità tradita e i residui, impagabili scampoli di piace­re dell'essere vivi; restano i cristalli pu­rissimi del sentimento che lega padre e figlio e delle relazioni che i due intesso­no fra loro e con gli altri, ridotte all'e­strema essenza nella ferocia come nella tenerezza.

E restano le parole, splendide, preci­se, molto più numerose ormai delle cose che servono a designare; la prodigiosa lingua di McCarthy elevata a canto funebre per «il sacro idioma, privato dei suoi referenti e quindi della sua realtà».

Resta dell'altro, un residuo via via più cospicuo in mezzo al niente circostante: resta un bambino che porta il fuoco e un uomo che lo protegge dalle intemperie del mondo semimorto con implacabile amore, uomo e bambino tradotti in ogni Uomo e ogni Bambino, con responsabi­lità e ruoli che inglobano e trascendono quelli dei singoli individui. E resta, per­ciò, uno sguardo discreto in avanti e for­se in alto, oltre a quello nostalgico vol­tato a rimirare il regno dell'uomo cosi co­me lo conosciamo.

In questa risposta di McCarthy - epi­ca, elegiaca, mitica, profetica, strazian­te, universale - resta perfino l'impreve­dibile: un'affettuosa quotidianità che consola e scalda il cuore.

Trama.
Quando si svegliava in mezzo ai boschi nel buio e nel freddo della notte allungava la mano per toccare il bambi­no che gli dormiva accanto. Notti più buie del buio e gior­ni uno più grigio di quello appena passato. Come l'inizio di un freddo glaucoma che offuscava il mondo. La sua ma­no si alzava e si abbassava a ogni prezioso respiro.

Si tol­se di dosso il telo di plastica, si tirò su avvolto nei vestiti e nelle coperte puzzolenti e guardò verso est in cerca di luce ma non ce n'era. Nel sogno da cui si era svegliato va­gava in una caverna con il bambino che lo guidava tenen­dolo per mano. Il fascio di luce della torcia danzava sulle pareti umide piene di concrezioni calcaree. Come vian­danti di una favola inghiottiti e persi nelle viscere di una bestia di granito.

Profonde gole di pietra dove l'acqua sgocciolava e mormorava. I minuti della terra scanditi nel silenzio, le sue ore, i giorni, gli anni senza sosta. Poi si ri­trovavano in una grande sala di pietra dove si apriva un lago nero e antico. E sulla sponda opposta una creatura che alzava le fauci grondanti da quel pozzo carsico e fis­sava la luce della torcia con occhi bianchissimi e ciechi co­me le uova dei ragni.

Dondolava la testa appena sopra il pelo dell'acqua come per annusare ciò che non riusciva a vedere. Rannicchiata li, pallida, nuda e traslucida, con le ossa opalescenti che proiettavano la loro ombra sulle roc­ce dietro di lei. Le sue viscere, il suo cuore vivo. Il cervel­lo che pulsava in una campana di vetro opaco. Dondola­va la testa da una parte all'altra, emetteva un mugolio profondo, si voltava e si allontanava fluida e silenziosa nel­l'oscurità.

Con la prima luce grigiastra l'uomo si alzò, lasciò il bam­bino addormentato e usci sulla strada, si accovacciò e stu­diò il territorio a sud. Arido, muto, senza dio. Gli pareva che fosse ottobre ma non ne era sicuro. Erano anni che non possedeva un calendario. Si stavano spostando verso sud. Lì non sarebbero sopravvissuti a un altro inverno.

Quando ci fu luce a sufficienza per usare il binocolo ispezionò la valle sottostante. Tutto sfumava nell'oscu­rità. La cenere si sollevava leggera in lenti mulinelli sopra l'asfalto. Studiò quel poco che riusciva a vedere. I tratti di strada laggiù fra gli alberi morti. In cerca di qualche traccia di colore. Un movimento.

Un filo di fumo. Abbas­sò il binocolo e si tirò giù la mascherina di cotone dal vi­so, si asciugò il naso con il polso e riprese a scrutare la zo­na circostante. Poi rimase seduto lì con il binocolo in ma­no a guardare la luce cinerea del giorno che si rapprendeva sopra la terra. Sapeva solo che il bambino era la sua ga­ranzia. Disse: Se non è lui il verbo di Dio allora Dio non ha mai parlato.

Quando tornò dal bambino lo trovò che dormiva anco­ra. Gli tolse di dosso il telo azzurro, lo ripiegò e lo portò fino al carrello del super mercato, ce lo infilò e tornò con i piatti, qualche focaccina di mais dentro una busta e una bottiglietta di plastica piena di sciroppo. Stese a terra il piccolo telo impermeabile che usavano come tavolo e ap­parecchiò, si sfilò la pistola dalla cintura, la posò sul telo e restò a guardare il bambino che dormiva.

Nel sonno si era tolto la mascherina, che era sepolta da qualche parte in mezzo alle coperte. Posò lo sguardo sul bambino e poi lo lasciò vagare fra gli alberi verso la strada. Quello non era un posto sicuro. Adesso che era giorno dalla strada li si poteva vedere. Il bambino si rigirò nelle coperte. Poi aprì gli occhi.

Ciao papa, disse.
Sono qui.
Lo so.

Un'ora dopo erano sulla strada. Lui spingeva il carrel­lo e avevano entrambi uno zaino in spalla. Negli zaini c'e­rano le cose essenziali. Casomai avessero dovuto abban­donare il carrello e fuggire. Alla maniglia del carrello era attaccato un retrovisore da motocicletta cromato che l'uo­mo usava per tenere d'occhio la strada dietro di loro. Si risistemò lo zaino sulle spalle e scrutò la terra devastata in lontananza. La strada era deserta.

Sotto di loro, nella pic­cola valle, la serpentina grigia e quieta di un fiume. Preci­sa e immobile. Lungo la riva un ammasso di canne morte. Tutto bene?, chiese l'uomo. Il bambino annuì. Poi si in­camminarono sull'asfalto in una luce di piombo, struscian­do i piedi nella cenere, l'uno il mondo intero dell'altro.

Attraversarono il fiume su un vecchio ponte di cemen­to e dopo qualche chilometro arrivarono a una stazione di servizio. Si fermarono a osservarla dalla strada.

Pen­so che dovremmo andare a vedere, disse l'uomo. Giusto un'occhiata. Si aprirono un varco fra le erbacce che si sbri­ciolavano al loro passaggio. Attraversarono il piazzale di asfalto crcpato e trovarono il serbatoio dei distributori. Il coperchio non c'era più e l'uomo si buttò a terra pun­tellandosi sui gomiti per annusare il condotto, ma l'odo­re di benzina era solo un accenno, vago e stantio. Si rialzò e studiò il fabbricato. Le pompe erano ancora in piedi, con i tubi di gomma stranamente al loro posto. Le vetrate intatte. La porta che dava sull'officina era aperta e lui en­trò. Appoggiato a una parete c'era un armadietto di me­tallo per gli attrezzi. Rovistò nei cassetti ma non ci trovò niente di utile.

Alcune bussole da mezzo pollice in buone condizioni. Un cricchetto. Rimase nel garage a guardarsi intorno. Uri fusto di metallo pieno di spazzatura. Passò nell'ufficio. Polvere e cenere ovunque. Il bambino era in piedi sulla soglia. Una scrivania metallica, un registratore di cassa. Vecchi manuali automobilistici, zuppi e gonfi d'acqua. Il linoleum era macchiato e ondulato per via del­le infiltrazioni dal tetto. L'uomo andò alla scrivania ed esitò. Poi alzò la cornetta del telefono e fece il numero di casa di suo padre di tanto tempo prima. Il bambino lo os­servava. Cosa stai facendo?, disse.

Cinquecento metri più avanti l'uomo si fermò in mez­zo alla strada e si voltò a guardare. Che stupidi, disse. Dob­biamo tornare indietro. Spinse il carrello oltre il bordo del­la strada e lo coricò su un fianco in un punto dove non si vedeva, posarono gli zaini e tornarono alla stazione di ser­vizio. Nell'officina prese il fusto di metallo, lo inclinò e tirò fuori tutti i flaconi d'olio da un litro. Poi si sedettero sul pavimento a svuotarli dei sedimenti uno per uno, e li lasciarono sgocciolare a testa in giù dentro una bacinella finché si ritrovarono con poco meno di mezzo litro d'olio per motori. L'uomo avvitò il tappo di plastica, asciugò la bottiglia con uno straccio e la soppesò con una mano. Olio da usare per quella maledetta lampada, che rischiarasse i lunghi crepuscoli lividi, le lunghe albe grigie. Così puoi leggermi una storia, disse il bambino. Non è vero, papa? Certo, disse lui. Certo che te la leggo.

Sul versante opposto della valle la strada attraversava un terreno incendiato nero e spoglio. Tronchi carbonizzati e senza rami che si susseguivano a perdita d'occhio. Cene­re che aleggiava sopra la strada e grappoli di cavi ciechi che penzolavano dai pali della luce anneriti gemendo pia­no nel vento. Una casa bruciata in una radura e più in là una distesa di praterie livide e desolate e una montagnola fangosa di terra rossa grezza con dei lavori stradali lascia­ti a metà.

Più avanti, cartelloni pubblicitari di motel. Tut­to come una volta, solo sbiadito e sciupato dalle intempe­rie. In cima alla collina si fermarono nel freddo e nel ven­to a riprendere fiato. L'uomo guardò il bambino. Sto bene, disse lui. L'uomo gli mise una mano sulla spalla e fece un cenno verso la campagna che si stendeva ai loro piedi.

Pe­scò il binocolo nel carrello e dalla strada osservò la pianu­ra là sotto, dove i contorni di una città emergevano nel gri­giore come i tratti di un disegno a carboncino su un pae­saggio desolato. Niente da vedere. Niente fumo. Posso guardare?, disse il bambino. Si. Certo che puoi. Il bambi­no si appoggiò al carrello e regolò il binocolo. Che cosa ve­di?, disse l'uomo. Niente. Il bambino abbassò il binoco­lo. Sta piovendo. Sì, disse l'uomo. Lo so.

Lasciarono il carrello in un fosso, coperto dal telo di pla­stica, e risalirono il pendio fra i tronchi scuri degli alberi fino a un punto dove lui aveva scorto un lungo cornicione di roccia. Si sedettero al riparo della sporgenza e guarda­rono gli scrosci di pioggia grigia abbattersi sulla valle. Fa­ceva molto freddo. Sedevano stretti l'uno all'altro, entram­bi avvolti in una coperta sopra il giaccone, e dopo un po' la pioggia cessò e rimase soltanto lo sgocciolio nei boschi.

Quando l'acquazzone fu passato scesero al carrello, tol­sero il telo di plastica e recuperarono le coperte e l'occor­rente per la notte. Salirono di nuovo sulla collina e si accam­parono sulla terra asciutta sotto le rocce; l'uomo si sedette e abbracciò il bambino nel tentativo di scaldarlo.

Avvolti nelle coperte aspettarono che quell'oscurità senza nome li coprisse col suo manto. Al calar della notte la sagoma gri­gia della città svanì come un fantasma e lui accese la picco­la lampada e la sistemò al riparo dal vento. Poi si rimisero in marcia e tenendosi per mano raggiunsero la sommità del­la collina, il punto più alto della strada da dove potevano spaziare sul territorio a sud che imbruniva, in piedi nel ven­to, avvolti nelle coperte, in cerca di qualche traccia di falò o di luci.

Non c'era niente. La loro lampada fra le rocce sul fianco della collina era poco più di una pagliuzza di luce, e dopo un po' tornarono indietro. Era tutto troppo umido per accendere un fuoco. Consumarono il loro misero pasto senza scaldarlo e si stesero ciascuno nel proprio giaciglio con la lampada nel mezzo. L'uomo si era portato dietro il libro del bambino, ma il bambino era troppo stanco per ascoltarlo leggere.

Possiamo lasciare la lampada accesa fin­ché non mi addormento?, disse.

Si. Certo che possiamo.

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Nell'Archivio Segreto Vaticano sono conservati mille anni di documenti: la confessione di Galileo, l'ultima lettera di Maria Stuarda...

Nell'Archivio Segreto Vaticano sono conservati mille anni di documenti: la confessione di Galileo, l'ultima lettera di Maria Stuarda, il trattato firmato tra la Chiesa e Napoleone Bonaparte a Tolentino, la stesura originale del terzo segreto di Fatima... Ma perché il pontefice Clemente XV trascorre lunghe ore nell'archivio per riemergerne poi angosciato e afflitto?

La risposta forse sta nella missione che il papa decide di assegnare a monsignor Colin Michener, suo segretario e amico di lunga data.

Michener dovrà consegnare una missiva a padre Tibor, al quale Giovanni XXIII aveva affidato il compito di tradurre dal portoghese il terzo segreto di Fatima.

La preoccupazione si trasforma in terrore quando l'anziano prete viene ucciso.

Fatima, 13 luglio 1917.
La Signora, avvolta in un bagliore che sembra risplendere più del sole, appare a tre poveri pastorelli e affida loro il suo messaggio. La gente si affolla intorno ai tre ragazzini, ansiosa di conoscere le parole della Vergine.

Ma loro continuano soltanto a ripetere: "È un segreto... È un segreto..." Città del Vaticano, oggi. Clemente XV è vecchio e stanco. Sa bene di essere soltanto un papa di "transizione" ed è consapevole del fatto che, tra i cardinali, sono già in atto silenziose manovre per individuare il suo successore, manovre che si orientano soprattutto sul cardinale Alberto d'Andrea, il segretario di Stato, un uomo di enorme potere e influenza.

Ma c'è un altro problema che lo opprime e che sembra indurlo a scendere sempre più spesso nella Riserva, la stanza dell'Archivio Segreto Vaticano alla quale solo il papa può accedere. Colin Michener, suo fidato segretario e amico, ha da tempo avvertito l'inquietudine del pontefice ed è dunque con una certa preoccupazione che accetta di portare a termine una missione riservata: deve recarsi subito in Romania e portare un messaggio ad Andrej Tibor, il prete che ha tradotto il testo del terzo segreto di Fatima e lo ha consegnato nelle mani di Giovanni XXIII.

Ma quello che Michener non sospetta è che d'Andrea è a conoscenza dei tormenti del papa e vuole avvantaggiarsene nella corsa al soglio pontificio: l'ambizioso cardinale convince Katerina Lew, la donna che ha vissuto un'intensa e ambigua storia d'amore con l'allora giovane Michener, a riallacciare i rapporti col segretario papale per poterlo sorvegliare.

Nel frattempo, Michener incontra padre Tibor, che gli consegna una lettera per Clemente XV e con poche parole enigmatiche getta una luce sinistra sul 'vero' significato del terzo segreto, su qualcosa di 'diverso' dall'interpretazione resa pubblica da Giovanni Paolo II.

Intrappolato in una rete d'inganni, di tradimenti e di delitti, Michener si rende subito conto che quel mistero può decidere il futuro della Chiesa e inizia così una ricerca che lo porterà dagli archivi vaticani a Medjugorje, in Bosnia, fino alla città natale di Clemente, in Germania.


Ma fino a che punto può spingersi un uomo di chiesa per compiere la volontà di Dio?
Dalla moltitudine si levarono le grida di una donna, che chiamava Lucia e i suoi cugini impostori, giurando che Dio si sarebbe vendicato del loro sacrilegio.

Manuel Marto, zio di Lucia e padre di Giacinta e Francesco, era in piedi dietro di lo­ro e Lucia lo udì mentre intimava alla donna di tacere. Manuel Marto godeva di un grande rispetto in tutta la vallata: era un uomo che aveva visto il mondo, ben oltre la Serra da Aire che circonda la regione.

Quando guardava quei dolci occhi marro­ni e vedeva i suoi modi mansueti, Lucia si sentiva confortata. Era un bene che lui fosse li, accanto a lei, in mezzo a tutti que­gli sconosciuti.

La fanciulla si sforzò di non far caso a nessuna delle parole che le venivano urlate, concentrò i propri sensi sul profumo di menta, sull'aroma di pino e sulla pungente fragranza di ro­smarino selvatico. Tutti i pensieri, e ora anche lo sguardo, era­no rivolti alla Signora che fluttuava dinanzi a lei.

Solo lei, Giacinta e Francesco potevano vedere la Signora, ma solo lei e Giacinta erano in grado di udirne le parole. Che cosa strana, pensava Lucia, che Francesco fosse escluso.

Durante la prima visita la Signora aveva detto molto chiara mente che Francesco sarebbe andato in cielo solo dopo aver recitato molti rosari.

A partire da quel momento, erano stati travolti da un mare incessante di domande, divenendo oggetto della derisione da parte dei non credenti.

La madre di Lucia l'aveva sino portata dal parroco, per costringerla a confessare tutta una bugia.

Dopo aver ascoltato le sue parole, il prete aveva sentenziato che non era possibile che Nostra Signora fosse scesa dal cielo solo per dire che bisogna recitare il rosario tutti i giorni.

Soltanto quando rimaneva sola, Lucia trovava conforto; allora si abbandonava liberamente alle lacriime versate per se stessa e per il mondo.

Stava calando l'oscurità, e gli ombrelli che la folla aveva usato per ripararsi dal sole cominciavano a chiudersi. Lucia si alzò in piedi e gridó: "Toglietevi i cappelli! Vedo la Nostra Signora"


La vera storia:


Il terzo segreto di Fatima consiste, secondo la Chiesa cattolica, in un messaggio segreto che la Vergine Maria avrebbe consegnato ai tre pastorelle a cui sarebbe apparsa, a Fatima (in Portogallo), a partire dal 13 maggio 1917. La trascrizione delle prime due parti del segreto fu nella terza memoria di Suor Lucia, il 31 agosto 1941: le altri due pastorelle, Giacinta e Francisco erano morti infatti subito dopo la prima guerra mondiale. Nella successiva stesura, l'8 dicembre dello stesso anno, Suor Lucia vi aggiunse qualche annotazione. La terza parte fu scritta su ordine del Vescovo di Leiria il 3 gennaio 1944.

Fino al 2000, anno in cui la Chiesa cattolica lo rese pubblico per volontà di papa Giovanni Paolo II, solo il cardinal Joseph Ratzinger aveva mostrato di conoscere il segreto oltre al Papa e Suor Lucia, dichiarando nel 1996 ad una radio portoghese che non c'era nulla di preoccupante nel segreto, e che rimaneva tale per evitare di confondere la profezia religiosa con il sensazionalismo.

Giovanni Paolo II aveva una speciale devozione nei confronti della Madonna di Fatima. Egli in particolare riteneva che la Madonna stessa fosse intervenuta per fermare il proiettile durante l'attentato di cui era stato vittima, nel 1981, impedendo che raggiungesse direttamente il cuore, uccidendolo.

Il terzo segreto è stato perciò interpretato, alla luce di questi eventi, come riguardante principalmente la persecuzione dei cristiani fino al tentativo di uccisione di un «...vescovo vestito di bianco» che i veggenti di Fatima ebbero «...il presentimento che fosse il Santo Padre».

Va però precisato che il testo del messaggio è molto ambiguo e povero di riferimenti concreti a fatti storici o biografici, tali da renderne impossibile una attribuzione certa e indubitabile, tanto che nel documento vaticano la congregazione per la dottrina della fede stessa fornisce solamente "un tentativo di interpretazione del «segreto» di Fatima".


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Peter Høeg (17 maggio 1957) è uno scrittore danese. Il padre, Erik Høeg , è avvocato e la madre, Karen Kjellund, è una studiosa di filolo...

Peter Høeg (17 maggio 1957) è uno scrittore danese.

Il padre, Erik Høeg, è avvocato e la madre, Karen Kjellund, è una studiosa di filologia classica. Peter si diploma al Frederiksberg Gymnasium nel 1976 e in seguito studia letteratura comparata all'Università di Copenaghen, completando gli studi nel 1984.

Prima di dedicarsi interamente alla scrittura, Hoeg lavora come attore, ballerino, insegnante di recitazione e marinaio, e viaggia in lungo e in largo per il mondo, soprattutto in Africa. Sua moglie Akinyi è kenyota.

Inizia a scrivere il suo primo romanzo "La storia dei sogni danesi", quando frequenta ancora l'università e ci lavora per sei anni, sottoponendolo a infinite revisioni e acquisendo così una grande capacità di scrittura, fino alla sua pubblicazione nel 1988.

Il suo libro successivo, edito nel 1990 è "Racconti notturni" e fa di lui il principale scrittore danese contemporaneo. Fin dall'inizio Hoeg riceve un grande apprezzamento dalla critica, ma sarà solo con la pubblicazione del suo terzo libro Il senso di Smilla per la neve, che conquisterà fama internazionale.

La vita di Hoeg è caratterizzata da un forte impegno sociale, tanto che gli si deve la creazione di una fondazione, la Lolwe Foundation, finalizzata al miglioramento delle condizioni di vita delle donne e dei bambini nel Terzo mondo, un'organizzazione non-profit a cui lo scrittore ha devoluto tuttio i proventi dalla vendita del suo libro La donna e la scimmia, pubblicato nel 1996.

Dal suo libro "Il senso di Smilla per la neve", un "giallo" ambientato tra Copenhagen e i ghiacci della Groenlandia, il regista Bille August ha tratto un film con Julia Ormond (nel ruolo di Smilla), Gabriel Byrne e Vanessa Redgrave.

Bibliografia.
  • 1988 - La storia dei sogni danesi (Forestilling om det Tyvende århundrede).
  • 1990 - Racconti notturni (Fortællinger om natten).
  • 1992 - Il senso di Smilla per la neve (Frøken Smillas fornemmelse for sne).
  • 1993 - I quasi adatti (De måske egnede).
  • 1996 - La donna e la scimmia (Kvinden og aben).
2006 - La bambina silenziosa (Den stille pige).
La polizia tributaria danese è sulle tracce di Kasper Krone, un misterioso personaggio che gestisce un circo, sa a memoria ogni singola partitura di Bach e dà lezioni di musica a giovani selezionatissimi. Krone, che ha il dono di un orecchio sovrumano e della capacità quasi telepatica di comprendere le mille sfaccettature dell'animo femminile, deve una marea di soldi al fisco, ma ha perso tutta la sua enorme fortuna al poker e ha fatto perdere le sue tracce, ricorrendo alla complicità di un ristorante cinese. Quando le autorità lo rintracciano, con sua grande sorpresa gli propongono un patto: in cambio della loro indulgenza, deve ritrovare KlaraMaria, una bambina scomparsa che è stata sua allieva.

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La bambina silenziosa è un thriller ambientato a Copenaghen, dove Kasper Krone, clown discendente di un'antica famiglia circense tedesc...

La bambina silenziosa è un thriller ambientato a Copenaghen, dove Kasper Krone, clown discendente di un'antica famiglia circense tedesca, cerca di salvare dai rapitori la piccola Klara Maria, una bimba di 10 anni con la preziosa e pericolosa facoltà di prevedere i terremoti.

Ancora una volta, dopo Esajas in Smilla, Peter, August e Katarina in “I quasi adatti”, al centro del racconto ci sono i bambini.

«Non comincio mai un romanzo progettando di parlare dell'infanzia, ma a posteriori si rivela evidentemente un tema ricorrente. Un po' perché passo molto tempo con le mie tre figlie e ammiro le loro qualità: genuinità, apertura, mancanza di pregiudizi. Un po' perché ho scelto di vivere io stesso cercando di non perdere i pregi tipici dei bambini. Non si tratta di una stupida regressione, ma del tentativo di resistere al caos, al mondo moderno così tecnologico, confuso, invadente: per difendersi molte persone finiscono per indurirsi e fermarsi alla superficie. lo provo a non lasciarmi travolgere. In una parte di me resto bambino, e cerco di sviluppare il lato femminile della mia anima»

Leggi anche: Peter Hoeg, scrittore danese, rivela la sua peculiare natura di semi-recluso volontario.

Trama.

Kasper Krone è il discendente di un'antica famiglia circense tedesca, della quale ha re­plicato con grande successo i fasti.

Silenzio­so e schivo, è un uomo di poche ma tenaci passioni: il poker, per il quale ha perso più di una fortuna, i suoi allievi della scuola di cir­co e la musica di Johann Sebastian Bach, di cui conosce a memoria ogni nota.

E in realtà per la musica Kasper ha un orecchio incredi­bile, al limite del soprannaturale, dono che da sempre tiene segreto per ascoltare non solo la sua amatissima musica ma anche, all'insa­puta degli altri, i sussurri più impercettibili del mondo. Immensa era stata la sua sorpresa nello scoprire che la piccola e taciturna Klara Maria, giunta a lui anni prima come allieva, condivideva questo suo incredibile dono.

E proprio in virtù di questa segreta somiglian­zà, l'ombroso Kasper non riesce a darsi pace il giorno in cui la bambina, appena decenne, sparisce in circostanze misteriose alla perife­ria della città.

Anche perché lui aveva "sen­tito" che Klara era in pericolo. Da quel mo­mento comincia per Kasper un'indagine che si dipana, sulla falsariga di una partitura di Bach, tra le vie di Copenhagen e nei meandri dei gesti e dei suoni, ora suadenti, ora ingan­nevoli degli uomini.

Ma Kasper è in ascolto, attento a captare nell'aria il silenzioso grido d'aiuto della sua allieva prediletta...

Dopo una lunga assenza torna un autore che ha il fascino enigmatico dei suoi personaggi, con un libro che, proprio come II senso di Smilla per la neve, nell'esplorare il male che si an­nida negli uomini, ne scopre altresì la natura incantata e magicamente mutevole.

La Creatrice ha accordato ogni essere umano in una tonalità, e grado di sentirla, soprattutto nel breve attimo indifeso in cui gli altri erano molto vicini ma ancora non sapevano che lui era in ascolto. Quindi aspettava alla finestra, anche in quel momento.

Faceva freddo come poteva far freddo solo in Danimarca, e ,solo in aprile quando la gente, nel suo sciocco entusiasmo per la luce aveva spendo il il riscaldamento centralizzato, affidato la pelliccia al pelliciaio, riposto nei cassetti le mutande lunghe, ed era uscita.

E solo troppo tardi scopriva che la temperatura era intorno allo zero, con il novanta per cento di umidità, eche il vento soffiava da nord e penetrava sotto gli abiti e la pelle, posandosi intorno al cuore e riempiendolo di una tri­na.


La pioggia era più fredda della neve, sottile, fitta e grigia come un tappeto di seta. Dal tappeto emerse una lunga Volvo con i vetrii scuri. Dall'auto scesero un uomo, una donna e una bambina. Sembrava una situazione promettente.

l'uoma era alto e robustoa, abituato a ottenere sempre ciò chew volela con qualunque mezzo. La donna era bionda come un ghiacciaio, profumava di soldi, molti soldi, e aveva l'aria di una cche è abbastanza in gamba da esserseli guadagnati da sola.

La bambina aveva abiti costosi e camminava impettita. Sembravano il prototipo della sacra famiglia danarosa.
Come nella Toccata e fuga in re minore. Grandi, fatali colonne di musica.

Poi riconobbe la bambina, e in quell'istante arrivò il silenzio.

Durò poco, forse un secondo, forse anche meno. Ma bastò a sgretolare la realtà. Cancellò il piazzale, la pista per le prove, l'ufficio di Daffy, la finestra. D brutto tempo, fl mese di aprile. La Danimarca. fl presente.

Poi svanì, come se non ci fosse mai stato.

Kasper si era aggrappato al battente della finestra. Doveva esserci una spiegazione razionale. Era stato un malessere. Un blackout. Un piccolo embolo. Nessuno trascorre impunemen-te due notti in bianco di fila, dalle ventidue alle otto del matti­no, al tavolo da gioco. Oppure era stata una scossa. Le prime, quelle violente, erano state avvertite anche lì.

Lanciò un'occhiata dietro di sé. Daffy sedeva alla scrivania come se nulla fosse accaduto. In mezzo al cortile i tre avanza­vano controvento. Non era stata una scossa. Si era trattato di qualcos'altro.

Il talento è la capacità di escludere. Lui aveva venticinque anni di esperienza nell'individuare le cose da escludere. Una sua parola e Daffy avrebbe detto che lui non c'era.

Aprì la porta e tese la mano.

«Avanti» disse. «Sono Kasper Krone. Benvenuti.»

Nell'istante in cui la donna gli diede la mano, lui incontrò gli occhi della bambina. Con un movimento impercettibile, vi­sibile solo a loro due, lei scosse la testa.

Li portò nella sala per gli allenamenti, e rimasero in piedi guar­dandosi intorno. Gli occhiali da sole nascondevano la loro espressione, ma il loro timbro era teso. Si erano aspettati un am­biente più raffinato.

Più simile alla Store Sai dove prova il Bal­letto reale. O alle sale di rappresentanza del castello di Ama-lienborg. Con legno merbau e colori tenui e pannelli dorati. «Questa è Klara Maria» disse la donna. «È nervosa. È tesa. Al Dipartimento di psichiatria infantile del Bispebjerg Hospital ci hanno consigliato di portarla da te.»

Anche nel sistema di un bugiardo allenato la menzogna ge­nera una lieve stonatura. Così era accaduto in lei. La bambina fissava il pavimento. «Sono diecimila corone a seduta» disse lui.
L'aveva fatto per sbloccare la situazione. Una loro obiezione avrebbe avviato un dialogo che gli sarebbe stato utile per ascoltare più a fondo i loro sistemi.

Non protestarono. L'uomo tirò fuori un portafoglio che si aprì come il mantìce di una fisarmonica. Kasper li aveva visti nelle mani dei mercanti di cavalli quando ancora si esibiva nelle piazze. In quel portafoglio sarebbe potuto entrare un ca­vallo in miniatura, un Falabella. Ne uscirono dieci banconote da mille corone nuove di zecca.

«Devo chiedervi di pagare due sedute anticipate» disse. «Lo pretende il mio commercialista.» Altre dieci banconote videro la luce del giorno.

Lui prese uno dei suoi vecchi biglietti da visita stampati in rilievo e la penna stilografica. «Un cliente ha disdetto l'appuntamento» disse, «quindi po­trei vederla anche subito. Farò una valutazione del tono mu-I scolare e del ritmo fisico. Non ci vorranno nemmeno venti minuti.» «Verremo uno dei prossimi giorni» disse la donna. Lui scrisse il suo numero di telefono sul biglietto. «Dovrò essere presente anch'io» disse lei. Lui scosse la testa.

«Purtroppo questo non è possibile quando si fa un lavoro profondo con i bambini.» Nella sala accadde qualcosa: la temperatura si abbassò, tutte le frequenze crollarono, ogni cosa si coagulò. Chiuse gli occhi. Quando li riaprì, dopo quindici secondi, le banconote erano ancora lì. Le prese prima che fosse troppo tardi.

I tre si voltarono e uscirono passando per l'ufficio. Daffy aprì j loro la porta esterna.

Attraversarono il cortile senza guardarsi I Indietro, salirono sull'auto e si allontanarono nella pioggia. Posò la fronte sul vetro freddo. Voleva rimettere a posto la penna, insieme alle banconote. Non c'erano più.


Sentì un rumore proveniente dalla scrivania. Un fruscio, co­me quando si mescola un mazzo di carte Piaget.

Davanti a Daffy, sul piano del tavolo, c'era il mucchietto color mogano di banconote nuove.


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Henning Mankell (Stoccolma, 3 febbraio 1948) è uno scrittore svedese, noto principalmente per i suoi romanzi polizieschi che hanno come p...

Henning Mankell (Stoccolma, 3 febbraio 1948) è uno scrittore svedese, noto principalmente per i suoi romanzi polizieschi che hanno come protagonista il personaggio di Kurt Wallander, commissario della polizia di Ystad.

Con il primo libro del commissario Wallander (Assassino senza volto) ha vinto il premio Glasnyckeln dedicato ai migliori romanzi gialli dei paesi scandinavi. Lo scrittore vive fra la Svezia ed il Mozambico e dal 1998 è sposato con la regista teatrale e televisiva Eva Bergman, figlia di Ingmar Bergman.


Mankell è nato a Stoccolma e cresciuto nelle città svedese di Sveg (Härjedalen) e di Borås (Västergötland). Il padre di Mankell, Ivar, era un giudice e il nonno, da cui prese il nome Henning, un compositore . All'età di 20 anni, aveva già iniziato la sua carriera di autore e assistente presso il Riksteater di Stoccolma.

Negli anni seguenti ha collaborato con diversi teatri in Svezia. Nel 1985 ha fondato il teatro Avenida, a Maputo in Mozambico, dove trascorre buona parte del suo tempo e dove trova l'ispirazione per il proprio lavoro.

Recentemente ha costituito una propria casa editrice (Leopard Förlag) col fine di aiutare i giovani talenti africani e svedesi. Negli anni settanta, Mankell andò a vivere in Norvegia con una norvegese membro di un partito maoista comunista del Lavoro. Mankell collaborò alle attività di quel partito, pur senza mai farne parte. Oggi è sposato con Eva Bergman, figlia di Ingmar Bergman. Il 2 giugno 2008 gli è stato conferita la Laurea honoris causa dalla Saint Andrews University in Scozia.

Serie del commissario Kurt Wallander:

1992 - Assasino senza volto.
Una fredda giornata di gennaio poco prima dell'alba, in un paese del sud della Svezia, un contadino scopre che i suoi vicini sono stati assaliti e picchiati barbaramente.
Incredulo di fronte a tanto sangue, avverte la polizia.
Quello che vede il commissario Wallander è peggio di quanto avesse immaginato. Molto peggio. L'uomo è stato torturato a morte, la donna è ancora viva, legata a una sedia, anche lei vittima di una violenza senza ragione. Prima di morire, sussurra le ultime parole: «Straniero, straniero».
E in Svezia queste sono parole che possono scatenare la rabbia di molti, far esplodere l'odio razziale che cova in una società minata da una profonda inquietudine. Basta una fuga di notizie e comincia la caccia all'uomo. 
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1992 - I cani di Riga.
I cani di Riga (titolo originale Hundarna i Riga), romanzo giallo dello scrittore svedese Henning Mankell, è la seconda storia della saga dell'ispettore di polizia Kurt Wallander.
Il romanzo è ambientato, a Ystad, Svezia e a Riga, Lettonia.
Un canotto alla deriva con i corpi di due uomini viene ritrovato sulle coste della Svezia meridionale; il commissario Kurt Wallander indaga ed è indirizzato su una pista che lo porta a Riga, capitale della Lettonia.
Il detective si trova invischiato in un intreccio di avvenimenti che hanno sullo sfondo l'instabile scenario politico lettone determinatosi dopo la caduta dell'impero sovietico e prima del periodo di prosperità economica in cui il paese baltico si troverà solo a partire dall'anno 2000.
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1993 - La leonessa bianca.
La leonessa bianca (Den vita lejoninnan) è un romanzo dello scrittore svedese Henning Mankell che, edito nel 1998, costituisce la terza storia della saga dell'ispettore di polizia Kurt Wallander. Il romanzo è ambientato, a Ystad, Svezia e in Sudafrica. La prima edizione italiana del romanzo è stata pubblicata nell'anno 2003 da Marsilio.
A proposito dell'ambientazione in Sudafrica di gran parte del romanzo, va detto che lo scrittore vive da anni parzialmente proprio nel paese africano. Anche da questo romanzo, come da molti altri scritti da Mankell, è stato tratto nel 1996 un film di produzione svedese intitolato Den Vita lejoninnan e diretto da Per Berglund.
La trama si snoda su due livelli paralleli: uno, ambientato durante l'ultimo...
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1994 - L'uomo che sorrideva.
Una fredda e buia sera di ottobre nel sud della Scania. L'avvocato Gustaf Torstensson sta tornando a casa dopo una visita a un cliente. 
All'improvviso scorge una figura legata a una sedia al centro della strada. 
Con una brusca frenata evita la collisione. Scende dall'auto, fa alcuni passi e viene colpito violentemente alla nuca. Il giorno successivo, l'avvocato viene trovato morto all'interno della sua macchina capovolta in un campo. 
Nel frattempo, il commissario Kurt Wallander vaga irrequieto su una spiaggia a Skagen all'estremo nord della Danimarca. Da mesi è in preda a una forte depressione. Si sente finito, è deciso a porre termine alla sua carriera di poliziotto.

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1995 - La Falsa Pista.
Estate 1994. Gli svedesi siedono incollati ai televisori per seguire il campionato del Mondo di Calcio. Ma per Kurt Wallander, il commissario della squadra criminale di Ystad, la festa si trasforma in un incubo.
Nella magnifica estate nordica una ragazza si cosparge di benzina e si dà fuoco in un campo di colza in fiore. Poco dopo un ex ministro di grazia e giustizia, con un passato pieno di ombre, viene trovato sulla spiaggia con la spina dorsale spezzata e scotennato.
È l’inizio di una terribile serie di omicidi: come un indiano sul piede di guerra, un brutale assassino uccide silenziosamente e strappa lo scalpo al nemico sconfitto.. Ma qual è il legame tra un ministro in pensione, un antiquario affermato e un comune ricettatore? Perché l'assassino scotenna le sue vittime?
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1996 - La Quinta Donna.
Maggio 1993: in Algeria i fondamentalisti islamici uccidono quattro suore. La quinta donna massacrata è una turista svedese. La polizia algerina cerca di insabbiare il caso.
Settembre 1994: una serie ili orribili delitti scuote il sud della Svezia. Un anziano signore, appassionato bird-watcher che si diletta di poesia, cade in una trappola feroce. Il suo corpo viene ritrovato in pasto ai corvi, trapassato da canne di bambù.
Qualche giorno dopo, nel bosco, legalo a un albero si scopre il cadavere di un fiorista, un amabile cultore di orchidee. È stato strangolato.
Non passa molto tempo che il corpo senza vita di un ricercatore dell'università riaffiora, chiuso in un sacco, tra le acque di un lago.
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1997 - Delitto di Mezza Estate.
Delitto di mezza estate (titolo originale Steget efter - One step behind) è un romanzo giallo dello scrittore svedese Henning Mankell edito nel 1997; è la settima storia della saga dell'ispettore di polizia Kurt Wallander ed è ambientata, come le altre, a Ystad, Svezia.
Tre ragazzi vengono uccisi in un bosco durante la festa del solstizio d'estate. Uno dei principali collaboratori di Wallander, l'ispettore Svedberg viene trovato morto. Sembra che tra i delitti ci sia un collegamento.
Svedberg in segreto aveva condotto un'indagine sui tre ragazzi e nascosto del materiale tra cui una fotografia di donna.
Che cosa unisce l'ispettore ucciso ai ragazzi e alla donna?
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1998 - Muro di Fuoco.
Dopo una serata trascorsa in un locale, due ragazze, di cui una minorenne, aggrediscono un tassista con un martello e lo finiscono a coltellate.
Il commissario Wallander non riesce a crederci, incapace di trovare una logica nei gesti dei nuovi assassini, ma è sicuro che quell'omicidio nasconda qualcosa.
Altri delitti lo coinvolgono in indagini sempre più complesse: il cadavere di un uomo viene trafugato dall'obitorio e riportato ai piedi del Bancomat dove era stato ritrovato; qualche, giorno dopo, in seguito a un imponente blackout, in una centrale elettrica si scopre il corpo carbonizzato di una ragazza.
Diversi tasselli di un unico disegno. Per ricomporlo, Wallander deve affrontare una nuova dimensione del crimine.
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1999 - Piramide (Pyramiden - The Pyramid).
2002 - Prima del gelo (Innan frosten - Before the frost).

2009 - L'Uomo Inquieto.
Ritroviamo in questo nuovo lavoro di Mankell, il commissario Kurt Wallander protagonista della serie di libri che lo scrittore ha dedicato al romanzo giallo.
Un po’ di anni sono passati dall’ultima volta che l’abbiamo incontrato, come sempre impegnato nel suo lavoro presso la polizia di Ystad, lavoro al quale dedica praticamente tutto se stesso con grande competenza, serietà e ostinazione.
Ha compiuto ormai sessant'anni e da cinque si è trasferito dall’appartamento di Mariagatan in una casetta nel verde fuori città. Un sogno che da tempo coltivava insieme a quello di avere un cane, che si procura subito dopo l’acquisto della nuova abitazione. Un cucciolo di labrador nero che chiama Jussi e che faticherà non poco ad addestrare.
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Altri romanzi:

1991 - Joel e le lettere d'amore (Skuggorna växer i skymningen).
2000 - Il figlio del vento (Vindens son).
2000 - Comédia infantil (Comédia infantil).
2001 - Il segreto del fuoco (Eldens Hemlighet).

2002 - Il Cane che inseguiva le Stelle.
Joel, undici anni, vive con il padre, che fa il taglialegna ma è un ex marinaio ancora innamorato dell'oceano. La mamma è andata via di casa tanti anni prima.
Joel è solitario, inquieto, ribelle: vorrebbe sapere perché sua madre è sparita, è irritato col padre che ha un nuovo legame, cerca l'approvazione di un compagno ben sapendo che è solo un prepotente, e per compiacerlo affronta una prova pericolosa: arrampicarsi su un ponte altissimo.
Fuori dalla finestra, in una notte di gelo, Joel ha visto un cane che ha l'aria di correre incontro a una stella. Abbiamo tutti bisogno di stelle, vero?E Joel troverà le sue, piano piano, con pazienza, crescendo.
Henning Mankell (Stoccolma, 1948) è l’autore dei gialli del commissario...
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2004 - Nel cuore profondo (Djup - Depth).

2007 - Il ritorno del maestro di danza.
Lo Harjedalen, nel nord della Svezia, è una terra di foreste sterminate, i cui lunghi inverni sono a stento rischiarati dal bagliore della neve. E qui, in un casolare sperduto, che Herbert Molin, ex poliziotto in pensione, decide di ritirarsi. E qui, un brutale assassino lo raggiunge per accompagnarlo in un ultimo, terribile ballo con la morte.

Quando la polizia arriva sulla scena del delitto, trova delle impronte di sangue che sembrano tracciare i passi del tango. Il trentasettenne Stefan Lindman, ispettore della polizia di Boras, un tempo collega della vittima, per non doversi confrontare con la malattia che lo tormenta si butta a capofitto nelle indagini e scopre ben presto l'inquietante passato nazista di Molin. Esiste un legame tra la sua morte atroce e le sue convinzioni politiche?


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2007 - Il cervello di Kennedy (Kennedys hjärna - Kennedy's Brain).
2008 - Scarpe Italiane (Italienska skor).
2009 - Il ragazzo che dormiva con la neve nel letto (Pojken som sov med snö i sin säng).

2009 - Il Cinese.
In una fredda giornata di gennaio, la polizia di Hudiksvall, nella Svezia centrale, scopre un orribile massacro: in un villaggio vicino alla foresta, diciannove persone sono state trucidate. Sembra il gesto di un folle.
Quando a Helsingborg il magistrato Birgitta Roslin legge della strage, si rende conto che tra le vittime ci sono persone a lei molto vicine, e decide di occuparsi del caso. 
Il ritrovamento di un nastro di seta rossa la porta a Pechino, dove la scoperta di un diario la trascinerà indietro nel tempo, svelandole una terribile storia di schiavitù e soprusi. Coinvolta in un diabolico gioco politico, Birgitta dovrà confrontarsi con la brutalità del capitalismo selvaggio e dei nuovi potenti nella Cina di oggi, pronti a rivendicare il loro posto sulla scena internazionale.
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Antologie di racconti:

2000 - (Pyramiden - The Pyramid) 

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Un'esperienza realmente vissuta, ma del tutto estranea alla mentalità dell'uomo occidentale del XX secolo; questa la caratteristica...

Un'esperienza realmente vissuta, ma del tutto estranea alla mentalità dell'uomo occidentale del XX secolo; questa la caratteristica fondamentale che si ritrova nelle opere dell'etnologo e antropologo peruviano Carlos Castaneda.

Nel paesaggio allucinato delle aride e desolate plaghe di un Messico 'diverso', tra le antiche rovine delle civiltà autoctone più remote, l'apprendista raggiunge il livello più alto dei poteri magici: ottiene il "dono dell'Aquila", la libertà, si scioglie da ogni forma di condizionamento e diviene 'nagual', energia cosmica pura.

Carlos Castaneda, partito intorno alla metà degli anni sessanta alla volta del Messico per una tesi sulle proprietà delle piante psicotrope, si imbatte in Don Juan, sciamano e profondo conoscitore delle "piante che danno potere". Si ferma presso di lui e ne diventa apprendista.

Carlos Castaneda, in origine Carlos César Salvador Aranha Castañeda (Peru, 25 dicembre 1925 – Los Angeles, 27 aprile 1998), è stato un antr...

Carlos Castaneda, in origine Carlos César Salvador Aranha Castañeda (Peru, 25 dicembre 1925 – Los Angeles, 27 aprile 1998), è stato un antropologo e scrittore sudamericano (non si sa se peruviano o brasiliano), naturalizzato statunitense nel 1951.

La data e il luogo precisi della sua nascita, così come altre vicende della sua vita, sono ancora molto controverse.

Castaneda ha acquisito una fama mondiale molto controversa con i suoi libri sulle vicende dello stregone Don Juan e il suo gruppo di allievi sciamani.

Secondo quanto asserito da Castaneda, nel 1960, allora giovane studente di antropologia all'Università della California a Los Angeles, conobbe in Arizona un messicano di etnia yaqui, Don Juan Matus. Questi lo avrebbe iniziato allo stregoneria, portandolo a scoprire mondi e stati di coscienza alterati e ricorrendo inizialmente anche a sostanze allucinogene (come il cactus Peyote da cui si estrae la Mescalina) per abbattere le sue convinzioni.


Sempre secondo il racconto di Castaneda, alla partenza di Don Juan per il suo ultimo volo, lo sciamano Carlos, in qualità di nagual designato da Don Juan, avrebbe proseguito col gruppo degli altri allievi il suo cammino verso la liberazione totale dell'essere, per partire infine anche lui, come il suo maestro, per il viaggio definitivo attraverso l'ignoto. Secondo Castaneda, gli sciamani da lui conosciuti indicherebbero l'ultimo volo come un processo volontario di attivazione estrema del "fuoco dal profondo" capace di condurre ad una specie di combustione interna, o volatilizzazione istantanea del corpo.

Il lavoro di Castaneda è criticato da molti antropologi, soprattutto da quelli specializzati nella cultura Yaqui. Anche lo stile di scrittura ha generato dei dubbi. Se infatti i primi libri assomigliano a dei resoconti di antropologia, già con Il secondo anello del potere lo stile comincia ad essere quello del romanzo. La stessa esistenza di Don Juan è messa in discussione, a causa delle molte contraddizioni nella sua personalità descritta nei vari libri, così come ci sono contraddizioni nella sequenza degli eventi descritti.
Leggi anche: Il Dono dell'Aquila, il sesto libro del Nagual, un'esperienza realmente vissuta.
Biografia.

Castaneda afferma di essere nato a San Paolo del Brasile, il giorno di Natale del 1931. I registri dell'ufficio immigrazione, comunque, indicano che era nato sei anni prima in Cajamarca, in Perù. Castaneda affermava inoltre che "Castaneda" fosse uno pseudonimo, ma i registri mostrano che gli venne dato dalla madre Susana Castaneda Navoa. Il suo cognome compare con la Ñ in molti dizionari spagnoli, anche se le sue pubblicazioni ne riportano una versione anglicizzata. Si spostò negli Stati Uniti nei primi anni '50 e divenne un cittadino naturalizzato nel 1957. Frequentò l'Università della California, a Los Angeles, conseguendo la laurea in Arte nel 1962 e il dottorato di Filosofia nel 1970

Castaneda scrisse dodici libri e diversi articoli accademici dettagliando le sue esperienze con un Indiano Yaqui indigeno del Messico Centrale. I suoi primi tre libri Gli insegnamenti di Don Juan: una via Yaqui alla Conoscenza, Una realtà separata e Viaggio a Ixtlan, furono scritti mentre Castaneda era uno studente di antropologia all'università. Castaneda scrisse questi libri come se fossero il diario delle sue ricerche descrivendo l'apprendistato con uno sciamano tradizionale identificato come don Juan Matus. Castaneda fu premiato per il lavoro descritto in questi libri.

I suoi scritti sono stati criticati dagli accademici, e sono visti con molto sospetto. In molti hanno provato a corroborare i racconti di Castaneda con la sua esperienza personale e quella del suo apprendistato. Considerando che Castaneda descrisse, come parte dei propri sforzi di seguire i precetti imparati dal vecchio Nagual, don Juan Matus, lo sforzo personale di cancellare la sua propria storia personale, una mancanza di corroborazione da altri non può sorprendere. Ad ogni modo, ad oggi, i fatti relativi al suo luogo di nascita, all'età e alla natura della sua morte [alcuni affermano che morì di cancro], rimane controversa. Prove contradditorie suggeriscono che Castaneda scrisse nel tradizionale stile allegorico del narratore etnopoetico, comune a molte culture Indiane native.

Forse l'aspetto maggiormente contestato del suo lavoro sono le descrizioni dell'uso delle piante psicotropo come di un mezzo per indurre stati alterati di coscienza. Nei primi due libri Castaneda, descrive come la Via Yaqui per la conoscenza richieda l'uso di potenti piante indigene, come il Peyote e la Datura. Nel suo terzo libro, Viaggio ad Ixtlan, ribalta la sua enfasi sul potere delle piante. Egli afferma che Don Juan le ha usate su di lui per dimostrare che le esperienze fuori dalla vita conosciuta del giorno dopo giorno sono reali e tangibili.

Castaneda in seguito negò ogni utilizzo di droghe per i propri propositi. Affermò che queste possono inalterabilmente danneggiare la palla luminosa di emanazioni energetiche dal corpo, così come il corpo fisico. In Viaggio ad Ixtlan, il terzo libro della serie, scrisse:

La mia percezione del mondo attraverso l'effetto di questi psicotropi è stata così bizzarra ed impressionante che io fui costretto ad assumere che questi stati erano la sola via di comunicazione e apprendimento di ciò che don Juan stava cercando di insegnarmi. Questo assunto era erroneo.

Castaneda fu un fenomeno abbastanza popolare per il magazine Time da dedicargli una copertina il 5 marzo 1973 (Vol. 101 No. 10).

Il suo quarto libro, L'isola del Tonal, termina con Castaneda sul punto di saltare da un picco in un abisso, segnando così il suo passaggio da discepolo a uomo di conoscenza. Alcuni scrittori pensavano che questo dovesse necessariamente segnare la fine della sua serie. Restarono sorpresi di vederlo produrre altri libri. Contrariamente ad una critica a lui contraria, Castaneda continuò ad essere molto popolare presso il pubblico dei suoi lettori. Furono pubblicati dodici suoi libri e 3 video. Nel 1997 Castaneda citò in giudizio la sua ex moglie, Margaret Runyan Castaneda per il suo libro Un viaggio magico con Carlos Castaneda; ma questo fu spostato a dopo la morte di Castaneda.

La morte.

Castaneda morì il 27 aprile 1998 di cancro a Los Angeles. Si conosce poco riguardo alla sua morte. Non ci fu un funerale pubblico: Castaneda fu apparentemente cremato e le sue ceneri furono mandate in Messico. Il giornalista Robert Marshall, afferma che Castaneda è sicuramente morto di cancro nel 1998 e che fu cremato a Culver City. Misteriosamente, un certo numero di donne del suo cerchio più ristretto sparirono poco dopo e si presume siano morte per un suicidio pianificato. Solo una di queste donne è stata trovata. I resti di Patricia Partin, spesso riportata da Castaneda come Scout blu, Alexander Nury e Claude, furono trovati nel 2004 vicino a dove la sua macchina abbandonata era stata rinvenuta poche settimane dopo la morte di Castaneda nella primavera del 1998. I suoi resti erano in condizioni tali da richiedere un'identificazione col DNA che fu effettuata nel 2006. L'altra donna rimane introvabile e si presume sia morta.

Libri.

I nove lavori più famosi di Castaneda sono organizzati in tre gruppi di tre, di cui ognuno corrisponde ad una particolare conoscenza Tolteca: la padronanza della consapevolezza, la padronanza della trasformazione, e la padronanza dell'intento. Per ciascuna di queste c'è anche un compendio che descrive gli insegnamenti essenziali. I tre compendi furono pubblicati postumi.

Così ciascuna arte è descritta in quattro libri: tre lavori presentati nella forma di storia e uno compliato come un riepilogo:

La padronanza della consapevolezza.

La padronanza della consapevolezza sottolinea l'importanza del passaggio dalla conoscenza del mondo del Tonal (gli oggetti di ogni giorno) al mondo del Nagual (Spirito). Durante questa fase di sviluppo, il guerriero viaggiatore tende a minimizzare la propria importanza e a cercare e conservare energie. Come prima cosa, lo studente è incoraggiato a fare azioni e a prendere responsabilità per la propria vita.

* Gli insegnamenti di Don Juan: Una via Yaquy alla conoscenza (1968)
* Una realtà separata: Ulteriori conversazioni con Don Juan (1971)
* Viaggio a Ixtlan: Le lezioni di Don Juan (1972)
* Passi Magici: La conoscenza pratica degli Sciamani dell'antico Messico (compilazione) (1998)

La padronanza della trasformazione.

Durante la fase dell'acquisizione della padronanza della trasformazione, il guerriero viaggiatore deve pulire e mantenere le energie e affinare il proprio unico collegamento con lo Spirito, l'intuito. Il guerriero viaggiatore diventa impeccabile e testa empiricamente questa connessione e alla fine bandisce tutti i dubbi, accettando il proprio destino e seguendo la strada del cuore.

* l'isola del tonal (1975)
* Il secondo anello del potere (1977)
* Il dono dell'aquila (1981)
* Il lato attivo dell'infinito (compilazione) (1999)

La padronanza dell'intento.

Una volta che il guerriero viaggiatore ha accumulato abbastanza surplus di energia, abbastanza potere personale, la seconda attenzione sopita è attivata. Sognare diventa possibile. Il guerriero viaggiatore mantiene la propria impeccabilità, cammina nella via del cuore, e aspetta un'apertura verso la libertà.

* Il fuoco dal profondo (1984)
* Il potere del silenzio: altre lezioni da Don Juan (1987)
* L'arte di sognare (1993)
* La ruota del tempo: Gli sciamani del Messico (compilazione) (2000)

Idee.

I lavori di Castaneda mettono in luce la visione mistica espressa da Don Juan Matus. La sintesi del pensiero di Don Juan può essere riassunta in una frase tratta dal primo libro di Castaneda, Gli insegnamenti di Don Juan: una via Yaqui alla Conoscenza

Per me c'è solo il viaggio su una strada che ha cuore, in ciascuna strada che può avere cuore. Lì viaggio io, e la
sola sfida di valore per me è il percorrerla tutta. E lì io viaggio guardando e, guardando, resto senza fiato.

Gli insegnamenti di Don Juan sono reminiscenze di varie tradizioni mistiche e credenze soprannaturali, ed includono molte pratiche che mirano a focalizzare l'energia e la consapevolezza di ognuno in una "seconda attenzione", portando ad alti gradi di consapevolezza e visione della realtà non-ordinaria fuori dagli schemi della realtà quotidiana. In L'arte di sognare, Castaneda scrisse che Don Juan era in contrapposizione al nostro mondo ordinario-

...ciò che noi crediamo essere unico ed assoluto, è solo uno in un insieme di mondi consecutivi, posizionati come gli strati di una cipolla. Egli affermò che anche se noi fossimo stati energeticamente condizionati a percepire solamente il nostro mondo, avremmo avuto ancora la capacità di entrare in quegli altri regni, che sono reali, unici , assoluti ed ingolfati come lo è il nostro mondo. (viii)

Secondo Castaneda, il fatto più significativo nella vita di una persona è la propria consapevolezza dormiente. L'obiettivo primario di un guerriero (anche guerriero viaggiatore) è di elevare la propria consapevolezza. Incrementarla richiede disciplina, e questa discpilina costituisce il modo di vita del guerriero. Don Juan spesso utilizzò la metafora del guerriero, e disse a Castaneda nell'Agosto del 1961, "Un uomo va alla conoscenza come va alla guerra, con gli occhi aperti, paura, rispetto e assoluta fiducia. Andare alla conoscenza o andare alla guerra in ogni altro modo è un errore, e chiunque faccia questo tornerà sui suoi passi." (Gli insegnamenti di Don Juan, 43).

Un potere personale sufficiente porta alla padronanza dell'intento e della consapevolezza. Questa padronanza è principalmente il movimento controllato di quello che è conosciuto come il punto d'unione, il centro di una sfera o di un uovo di emanazioni energetiche, chiamato l'emanazioni dell'Aquila, che escono dal corpo. Quando siamo giovani, il nostro uovo luminoso non è ancora rigido e il punto d'unione scorre fluido. L'uovo degli umani è intersecato da filamenti di consapevolezza, che producono percezioni, ma quando le persone crescono e vivono in una esistenza ordinaria, concretizzano solo una piccola parte di emanazioni, che diventano la loro realtà percettiva (siamo "energeticamente condizionati a percepire solo il nostro mondo").

Castaneda afferma che, ogni nostra sensazione, sentimento e azione è determinato dalla posizione del punto di unione. Il movimento consapevole del punto di unione permette percezioni del mondo in modi differenti (realtà non ordinaria). L'obiettivo del guerriero è di raggiungere la totalità di se stessi attraverso l'illuminazione di tutte le emanazioni dell'Aquila all'interno dell'uovo e allineando queste con il grandioso tutto dell'esistenza e dell'esperienza. Piccoli movimenti portano a piccoli cambiamenti nella percezione e grandi movimenti portano a cambiamenti radicali.

Infine, la maggioranza degli adulti possono muovere il proprio punto di unione solo in sogno, attraverso l'uso delle droghe, l'amore, la rabbia, la paura, la stanchezza, attraverso il silenzio interiore o come preferibile, attraverso l'Intento della consapevolezza. Il più diretto o comune tipo di movimento del punto di unione è raggiunto attraverso il sogno. Le descrizioni dei sogni nei libri di Castaneda e le varie tecniche che impiega per raggiungerne la padronanza spesso assomigliano a sogni lucidi. Per esempio, come primo passo nella padronanza della consapevolezza e dell'intento, Don Juan raccomanda che Castaneda provi il semplice esercizio di guardare la propria mano mentre dorme e da li, costruire la propria abilità a concentrare la propria attenzione mentre dorme.

In Viaggio a Ixtlan, un amico di Don Juan, Don Genaro, avverte che "l'intento non è l'intenzione". La nostra energia del corpo, come entità metafisica, è composta di Intento. Attraverso tecniche come porre l'agguato a se stessi (ricapitolazione dell'esperienze della propria vita, cancellare la propria storia personale e sviluppare il modo del guerriero), sognare (preparare il sogno, sognare e l'ascensione) e maneggiare l'Intento (cambiare consapevolezza, fermare il mondo, collassare il mondo), il guerriero mira a riguadagnare luminosità che è stata persa attraverso la consapevolezza ordinaria della vita di tutti i giorni e, infine, controllare l'Intento.

Breve descrizione dei libri.

1. Gli insegnamenti di Don Juan: una via Yaqui alla Conoscenza pubblicato anche col titolo A scuola dallo stregone- descrizione di piante alleate e strada verso la conoscenza: mescalito (peyote) - il protettore dell'uomo; vedere le cose con colori liquidi; funghi- imparare a manipolare, volare, e a percepire la forma di un'animale; datura- spirito femminile, difficile da manovrare, da forza, processo lungo. Questo libro è l'unico nella serie in cui l'ultima parte include una dettagliata "Analisi strutturale" degli insegnamenti di Don Juan.

2. Una realtà separata - Discute le idee di volontà, follia controllata e vedere (come contrapposto a guardare), come strumento che un guerriero usa per essere un uomo di conoscenza.

3. Viaggio ad Ixtlan - Lezioni sulla strada del guerriero, o fermare il mondo, la routine, la propria storia personale, importanza di se stessi, la morte come un messaggero, il non fare, sognare.

4. L'isola del Tonal - Descrizione di punti di percezione nel corpo o nell'uovo luminoso, tonal (prima attenzione, conoscenza, consapevolezza del lato destro) e nagual (seconda attenzione, ignoto, consapevolezza del lato sinistro, sognare insieme)

5. Il secondo anello del potere - Descrive gli eventi dopo la partenza di Don Juan, le esperienze con le donne guerriere del gruppo originario del nagual, la seconda attenzione (il secondo anello del potere), la perdita della "'forma' umana", il sogno.

6. Il dono dell'Aquila - descrizione della forza che crea, distrugge e governa l'universo (o almeno le 48 bande della terra), oltre che sorgente delle emanazioni stesse, descrizione dei comandi dell'Aquila all'uomo, la regola del Nagual, vari livelli di insignificanti tiranni, la via verso la libertà, l'agguato a se stessi e il sogno, luogi di potere. Da notare che Don Juan descrive l'energia strutturale dell'entità chiamata Aquila, una cosa che non è quello che noi chiamiamo Aquila, ma piuttosto una cosa così vasta da essere incomprensibile.

7. Il fuoco dal profondo - passo dopo passo, delucidazioni della padronanza della consapevolezza o della conoscenza del neo veggente: tutto è energia (le emanazioni dell'Aquila o emanazioni luminose), l'uovo luminoso e il punto d'unione, il noto (prima attenzione o tonal), l'ignoto (seconda attenzione o nagual), l'inconoscibile (fuori dall'uovo luminoso), tiranni di scarsa importanza come modo per spostare il punto d'unione e promuovere la crescita del guerriero, mondi gemelli di organico ed inorganico (più precisamente esseri materiali e esseri non materiali), spostamento del punto di unione e altri filamenti di consapevolezza, fasci di emanazioni che sono le basi per le fonti di differenti tipi di consapevolezza e forme, la forma umana, le forze che colpiscono l'uovo luminoso, vincere la morte, l'agguato a se stessi, l'intento e il sogno.

8. Il potere del silenzio - racconti sulla padronanza essenziale dell'intento, ruotanti attorno a punti chiave dello spirito

9. L'arte di sognare - passi verso la padronanza del sogno.

10. Tensegrità, passi magici - descrizione con foto di movimenti fisici miranti ad incrementare il proprio benessere, un sistema divenuto famoso col termine tensegrità.

11. Il lato attivo dell'infinito - ricapitolazione, diario degli eventi significativi (come visti dallo spirito).

12. La ruota del tempo - ricostruzione del modo in cui i libri precedenti sono stati scritti con citazioni significative da tutti i precedenti libri.

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Dopo un interminabile viaggio nelle tierre più remote del mondo conosciuto, per il mago Taita e il fedele Meren è tempo di far ritorno in ...

Dopo un interminabile viaggio nelle tierre più remote del mondo conosciuto, per il mago Taita e il fedele Meren è tempo di far ritorno in Egitto.

La loro amata patria è afflita da piaghe senza fine: sulle regioni del Nilo, già stremate da lunghi anni senza esondazioni, si è abbattuto il flagelo della peste, che non ha risparmiato neppure i figli del faraone Nefer Seti. E mentre i nemici di sempre tramano per mettere le mani sul regno, su di esso piomba una nuova, penosa calamità: il fiume, da sempre fonde de vita e di proisperità, si è ridotto a una catena di pozze fangose del colore del sangue.

Uno scenario drammatico in cui, impalpabile come la tela di un ragno velenoso, si diffonde il culto di una nuova, misteriosa dea dagli straordinari poteri. Un culto che sta affondando i suoi artigli nel seno stesso della famiglia reale. Disperato, il faraone chiede a Taita di remeittersi in camino. Solo il grande stregone, forte dei nuovi poteri ottenuti grazie agli arcani riti custoditi nella lontana Asia, ha qualche speranza di scoprire e sconfiggere la minaccia che si annida alle fonti del Nilo.

Alle fonti del Nilo, un  viaggio lungo il maestoso letto del fiume.

Trama.


Ha così inizio un pericoloso viaggio lungo il maestoso letto del fiume, descritto con grande talento narrativo e ineguagliabile ricchezza di dettagli, nel quale alle insidie che minacciano la spedizione si aggiunge la sfida letale del mago con le forze oscure in agguato fuori e anche dentro di sè.....


Pianki, Lord Harrab.


È il padre di Tanus, uno dei grandi dell’aristocrazia egizia. Aveva la carnagione scura, e gli occhi tipicamente egizi del colore dell'ossidiana levigata; era un uomo più forte che bello, ma dotato d'un cuore nobile e generoso. Qualcuno potrebbe sostenere che era troppo generoso e fiducioso.

Tanus, Lord Harrab.

Giovane e fiero ufficiale dell’esercito, innalzato al rango di Primo dei Diecimila prima del compimento dei vent’anni. Figlio di Pianki e della bella figlia di uno schiavo di Tehenu, Tanus ha ereditato il meglio da entrambi i genitori: la natura generosa del padre e la bellezza della madre. È comandante di uno dei reggimenti della guardia d’elite del Faraone e prende ordini solo da questi. Gode della piena protezione della doppia corona d’Egitto. Il suo dio è Horus. Alto e chiaro di carnagione, di capelli color biondo ramato, è dotato di un grande fascino, che gli deriva dalla sua franchezza e dai modi schietti. I suoi uomini sono disposti a seguirlo fino alla morte. Onesto, nobile e degno di fiducia, manca di doppiezza o malizia. Quando ha preso una decisione, non si lascia dissuadere facilmente.


Lostris, la regina.

La bella figlia del perfido Lord Intef. Cresciuta per sposare il Faraone e diventare regina, è da sempre innamorata di Tanus. Da bambina si dava da fare per aiutarlo e ballava per lui intorno agli accampamenti da caccia. Così ha imparato a conoscere la natura, fino a chiamare per nome ogni pesce e ogni uccello, e sa come maneggiare un arco o una fiocina con uguale maestria. È sempre stata consapevole sia dei doveri che le leggi e la tradizione le imponevano sia dei privilegi derivanti dal suo rango, ed è in soggezione dell’autorità e della tempra del padre. Ha occhi a mandorla di colore verde scuro e porta al collo una medaglietta di Hapi, dea del Nilo, forgiata da Taita.



È molto amata per la sua bellezza, per la sua solarità e per la sua dolcezza. Ha un grande senso dell’umorismo ed è una discepola perspicace e diligente, con una mente profonda e vivace. Per il matrimonio con il faraone, riceve in dote da suo padre lo schiavo Taita e agli inizi della sua vita coniugale dipende quasi interamente dai modesti risparmi dello stesso Taita, grazie al quale si assicura presto un congruo patrimonio e una lunga lista di favori da parte dei suoi nuovi amici ricchi e potenti. Sempre insieme a Taita canta,crea indovinelli e scrive storielle, e per questo entrambi sono molto amati a corte.

Mamose, il Faraone.

Ottavo Faraone a chiamarsi così e ottavo di quella discendenza, è il più debole di una dinastia già debole e vacillante. La corona che gli cinge il capo è la doppia corona in cui sono combinate quella bianca dell’Alto Egitto con la testa di avvoltoio della dea Nekhbet e quella rossa con la testa di cobra di Buto, la dea del Delta, che aveva perso da circa dieci anni. Un altro Faraone regna nel Basso Egitto, portando la sua versione della doppia corona. Tra i due regni ci sono continue guerre che straziano l’Egitto dall’interno.
Alle fonti del Nilo, un viaggio lungo il maestoso letto del fiume, descritto con grande talento narrativo.Twitta
Il suo palazzo è sull’isola Elefantina, a dieci giorni di viaggio da Tebe su imbarcazioni veloci. Come già i suoi antenati, Mamose dedica la maggior parte della sua vita e dei suoi averi alla costruzione di una tomba in marmo e granito enorme, mentre vive in un palazzo dalle mura di fango col tetto di paglia. È basso, calvo, con mani da donna e piedi piccoli. È un vecchio ossessionato dalla mancanza di un erede maschio. Il suo viso è segnato dalle rughe. Dietro l’aspetto tetro, si nasconde un uomo gentile.



Beni-Jon, il sacerdote.

È il vicino più prossimo e nemico giurato del re Arkoun, che si proclama Re dei Re e sovrano dello stato etiope di Axum. Masara è la sua figlia preferita. Ha una lunga barba bianca e capelli argentei fino alla vita. Da giovane era l’uomo più desiderato in Etiopia e ha avuto 200 mogli. Alcune donne si sono tolte la vita per amore suo.

Masara.

La figlia preferita di Beni-Jon, venduta ad Arkoun per un carico d’argento.

Tamose, il Faraone.

Alto, simile a un dio, è il figlio della regina Lostris e del suo amante Tanus. È amato dai suoi soldati che lo seguono ovunque. Tutti i suoi consiglieri – fatta eccezione per Lord Naja – vorrebbero distoglierlo dall’idea di muovere guerra a Hyksos, ma lui ritiene la riunificazione dell’Egitto sotto la sua guida come la propria missione e il proprio destino. Solo allora riterrà davvero meritata la doppia corona e potrà portarla con la benedizione degli dei. Quattordici dei suoi figli sono morti durante la “piaga dei fiori gialli”; gli unici sopravvissuti sono il principer Nefer Memnone e due sorelle.

Nefer Memnone, il principe.

Figlio del Faraone Tamose, nipote di Lostris e Tanus. “Nefer” significa puro e perfetto nel corpo e nello spirito. Il suo nome divino è Seti, uno dei cinque nomi del potere conferitigli alla nascita, ben prima che la sua ascesa al trono fosse certa. Prodigioso fin dalla nascita, era stato educato per diventare un ottimo cavaliere e auriga. Più vicino al suo tutore Taita che ai suoi genitori o fratelli, gli viene insegnato che la guerra e la gloria sono le ragioni della sua vita su questa terra. Il sovrano non può sposarsi prima dell’incoronazione, ma può essere incoronato solo dopo aver raggiunto la maggiore età o essere un seguace della “Via rossa”. Al momento di salire al trono d’Egitto, prende il nome regale di faraone Nefer Seti. La sua sposa, Mintaka, resta al suo fianco come regina principale.

Taita.

Conosciuto tra gli schiavi come Al-Ker, “fratello maggiore”, è lo schiavo eunuco di formidabile talento, saggio e pio di Lord Intef. Il suo dio è Horus ed è molto devoto di Seth. È in soggezione dell’autorità e della tempra del suo padrone. Nonostante la castrazione subita poco dopo la pubertà prova tutti i normali sentimenti e i desideri di un uomo verso le donne. Nonostante la sua condizione di schiavo, ha una vita agiata: pratica la medicina, è più rispettato di tanti uomini liberi e a lui sono affidati gli affari del Palazzo. Scrive e disegna resoconti di quanto gli accade intorno, ama gli uccelli e gli animali e ha un piccolo serraglio. Ha un talento superiore: si descrive come uno scriba, un sapiente e un artista, un medico, un compositore di musica, un architetto, contabile, consigliere, confidente, ingegnere e bambinaia. Inoltre canta, compone enigmi e scrive racconti.

È un esperto giocatore di Bao, un gioco simile ai nostri Scacchi; è un buongustaio e un cuoco fantastico. Uno dei suoi piatti preferiti è l’anatra selvaggia arrosto con fichi. Una volta invecchiato si mette in viaggio per accrescerela sua sapienza, una ricerca che lo conduce più a fondo nel mondo mistico degli adepti e delle loro arti oscure, per emergerne come un grande mago.

Bakatha, la principessa.

È la terza figlia di Lostris e Tanus, ma è comunemente ritenuta essere stata generata dal fantasma del faraone. La prima parola che ha pronunciato è stata “Tata”.

Tehuti, la principessa.

È la seconda figlia di Lostris e Tanus, ma si ritiene che sia stata generata dal fantasma del Faraone. Taita le è molto vicino e li si rifiuta di addormentarsi prima che lui le abbia raccontato una storia.

Timlet.

È il padre di Lord Naja.

Lord Naja.

Un guerriero potente, comandante dell’esercito di Tamose. È conosciuto come il Grande Leone d’Egitto. Figlio di Timlet e Hyksosian, è un adepto del culto di Osiride. È alto e bello quasi quanto il Faraone Tamose. Arrogante e orgoglioso, è un uomo intelligente, acuto e perspicace, scaltro e ambiguo, di natura voluttuosa e sensuale.


Heseret, la principessa.

È la maggiore delle due sorelle di Nefer. Ha ereditato tutta la bellezza della nonna, la regina Lostris. Ha un corpo ben fatto. La sua pelle è bianca come il latte, ha un sorriso malizioso, grandi occhi verdi e una voce dolcissima.

Merykara, la principessa.

Dolce e graziosa e la più giovane delle due sorelle di Nefer. Prima dell’adolescenza aveva lunghe gambe e girava con il petto, ancora piatto, scoperto, raccogliendo i suoi lunghi capelli neri in una lunga treccia che scendeva lungo la sua spalla sinistra. In seguito li ha accorciati, sopra le spalle.

Meren Cambise.

Nipote di Kratas, amico e compagno di Nefer. Percorre la Via Rossa assieme a lui. Accompagna Taita nel suo viaggio di ricerca.

Magara, Saak e Misha.

Magara e Saak servono le principesse Hereset e Merykara. Misha è la statuaria fanciulla nubiana dal portamento regale e un leggendario paio di natiche. È una serva della principessa Merykara.

Lord Intef.

Padre di Lostris. È l’uomo più ricco dell’Alto Egitto dopo il faraone e la sua ricchezza aumenta di anno in anno. I titoli concessigli dal faraone stesso includono quello di Guardiano delle Tombe Reali, Sostegno dell’Egitto, Compagno del Faraone, Governatore di Karnak e Signore della Necropolis. È lui il governatore di altre 22 province dell’Alto Egitto. Ha otto mogli, sposate per la dote che portavano o per le connessioni politiche influenti che garantivano, ma solo tre figli: Lostris, e due maschi, Menset e Sobek. La sua residenza è a Karnak. È incredibilmente bello, lunghe gambe, ventre piatto e una testa leonina. Scaltro e ambiguo, è capace di nascondere ciò che prova a chi gli sta intorno. È dotato della “pazienza di un coccodrillo”, capace di attendere anni per cogliere l’occasione giusta per colpire i suoi nemici. Preferisce i giovinetti alle donne e non ha visitato il suo harem per quindici anni. Duro con chi lo delude, si rivela pericolosissimo proprio quando il suo tono sembra più mite e il suo sorriso più suadente. Detesta Tanus e la sua famiglia.


Saltis, il re.

Capo dei Re-Pastori di Hyksos, una tribù guerriera emersa improvvisamente da una terra sconosciuta a oriente della Siria. Saltis è asiatico, la sua pelle ha il colore dell’ambra e il suo naso è aquilino. La sua barba, nera e folta, è tagliata dritta, gli arriva al petto ed è intrecciata con nastrini colorati. La sua è una tribù di origini semitiche, un tempo nomade e dedita alla pastorizia, che viveva nelle montagne di Zagros, non lontano dal lago Van. Non conoscono la scrittura e la loro struttura politica è una dura tirannia comandata da Saltis. Le loro vittorie sono il frutto di una strategia militare mai vista prima, basata sull’uso di cavalli e carri. Sono in grado di coprire velocemente grandi distanze e nessun esercito può resistergli. I due figli di Saltis sono i due potentissimi eroi delle legioni di Hyksos, i principi Beon e Apachan.

Sobek e Menset.

I due fratelli di Lostris. Il più giovane segue l’altro ovunque questi lo conduca.

Apepi, il re.

Figlio di Saltis, il re degli Hyskos. È così alto che sovrasta tutti quelli che lo circondano. Porta una corona di avvoltoio sulla sua testa. I suoi occhi sono scuri, la sua barba è striata d’argento, le sue labbra sono grosse e ha un naso a punta. È soprannominato da Taita il barbaro sanguinario, nemico mortale della sua terra e del suo faraone

Beon, il principe.

Figlio di Saltis, comanda la fanteria degli Hyksos quando la corte fa ritorno in Egitto.

Apachan, il principe.

Figlio di Saltis, è alla guida dei carri degli Hyksos quando la corte rientra in Egitto. È talmente alto da sovrastare la sua auriga. Indossa l’alto elmo della famiglia reale degli Hyksos e la sua barba scura è ornata di nastri colorati. È abilissimo nel maneggiare la spada.

Khyan Hyksos.

L’adorato figlio di Trok che Taita ha guarito dalle febbri.

Mintaka.

Figlia del re degli Hyksos Apepi, nata sotto il segno del Gatto. Una fanciulla affascinante con un viso determinato e intelligente. Come tutti gli Hyksos, ha un viso largo e zigomi prominenti, la sua bocca è grande, le sue labbra carnose e il suo naso pronunciato, ma ogni caratteristica è in armonia con le altre e il suo collo è bello e elegante. I suoi occhi a mandorla (non è la figlia di Troh, Troh vorrebbe sposarla!) sono stupendi sotto le sopracciglia arcuate. Ha uno sguardo pronto e vivace. Focosa e tenace, ha il cuore di un guerriero e di una regina. Ha scelto la dea Hathor come sua protettrice, invece di una delle mostruose divinità degli Hyskos. Ha solo tredici anni quando vede per la prima volta il faraone Nefer Seti, di un anno più grande. Porta un anello di lapislazzuli al dito indice, sul quale è inciso il suo sigillo e conosce gli ufficiali di Naja, che una volta erano al servizio di suo padre. Possiede una memoria straordinaria, allenata e resa più acuta dalla pratica del gioco del Bao.

Thana, Soleth e Tinia.

Thana è una delle schiave di Mintaka. È strabica e ha un naso grosso, ma è leale, devota e sincera. Solete era l’eunuco a guardia degli appartamenti di Mintaka. Tinia è la schiava preferita di Mintaka.


WILBUR SMITH è nato nel 1933 nella Rhodesia del Nord (l'attuale Zambia), ma è cresciuto e ha studiato in Sudafrica. Si è dedicato a tempo pieno alla narrativa dal 1964 e da allora ha pubblicato trenta romanzi, che gli hanno valso la definizione di "maestro dell'avventura". E' uno dei massimi autori di bestseller: oltre 110 milioni di copie dei suoi libri sono state vendute nel mondo (più di 17 milioni solo in Italia).

Per maggiori informazioni visitate il sito: http://www.wilbursmith.it

Gli altri romanzi di Wilbur Smith ambientati nell'antico Egitto:

Il dio del fiume
Il settimo papiro
Figli del Nilo




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